Richiesta di Immediata Cancellazione del Decreto di Riforma della Legge sulla Cittadinanza


Richiesta di Immediata Cancellazione del Decreto di Riforma della Legge sulla Cittadinanza
La causa
Al Presidente del Senato della Repubblica Italiana, Ai Senatori e alle Senatrici della Repubblica Italiana,
Noi sottoscritti cittadini italiani e italo discendenti residenti in Italia, e all'estero, discendenti di emigrati italiani, associazioni e organizzazioni della società civile,
PREMESSO CHE:
Un recente decreto ha introdotto una riforma della Legge sulla Cittadinanza Italiana, modificando in modo sostanziale i criteri di trasmissione della cittadinanza iure sanguinis (per discendenza).
Tale riforma, in particolare, vincola la trasmissione del diritto alla cittadinanza ai discendenti di avi italiani alla condizione che la nascita dei nipoti minorenni di 25 anni sia stata registrata dall'avo emigrato.
Questa nuova disposizione impone un requisito retroattivo e di fatto impossibile per la stragrande maggioranza dei discendenti di italiani emigrati, spesso nel corso del XIX e XX secolo.
Le generazioni di discendenti attualmente interessate al riconoscimento della cittadinanza italiana sono, nella maggior parte dei casi, nipoti o pronipoti di quegli emigrati, con un'età media che supera ampiamente i 25 anni.
L'applicazione di tale decreto esclude di fatto milioni di persone che mantengono un profondo legame di sangue, culturale, affettivo e storico con l'Italia e che, in base alla precedente normativa, avrebbero avuto il diritto di vedersi riconosciuta la cittadinanza.
La riforma appare discriminatoria e contraria ai principi fondamentali del diritto e del riconoscimento dell'identità e del legame di sangue.
Essa ignora la realtà storica dell'emigrazione italiana, le difficoltà incontrate dagli avi nel mantenere i contatti con il Paese d'origine e nell'adempiere a formalità amministrative a distanza di decenni, e omette di considerare come sia stata strutturalmente l'Italia a forzare l'emigrazione di milioni di suoi cittadini, venendo meno al contempo all'obbligo di mantenere vivo e agevolare il legame con le proprie comunità all'estero.
Il decreto genera incertezza giuridica e un senso di ingiustizia tra le comunità di origine italiana nel mondo, minando il rapporto tra l'Italia e i suoi discendenti all'estero.
La riforma tradisce una visione marcatamente unilaterale del legame di cittadinanza, focalizzandosi esclusivamente sugli obblighi e sulle responsabilità dei discendenti di emigrati, senza considerare in alcun modo gli obblighi e le responsabilità che lo Stato italiano ha avuto e continua ad avere nei confronti della sua diaspora.
Il decreto sembra ignorare che:
È stata spesso una necessità strutturale ed economica dell'Italia a forzare l'emigrazione di milioni di suoi cittadini, in diverse epoche storiche. Lo Stato aveva (e in parte ha tuttora) il dovere morale e politico di mantenere un legame con queste comunità disperse nel mondo.
Lo Stato italiano ha spesso mancato di politiche attive e continuative per sostenere le proprie comunità all'estero, per preservare la lingua, la cultura e il senso di appartenenza. Pretendere ora adempimenti specifici da parte dei discendenti, a distanza di generazioni e in contesti spesso molto diversi, appare iniquo.
Il legame con la madrepatria non è una prerogativa esclusiva del cittadino residente. Milioni di persone di origine italiana all'estero contribuiscono alla diffusione della cultura italiana, mantengono legami economici e affettivi con il Paese e rappresentano una risorsa preziosa per l'Italia.
La riforma sembra erigere barriere burocratiche e temporali insormontabili, basandosi su una concezione statica e limitata della cittadinanza, senza riconoscere la dinamicità e la profondità dei legami transnazionali. Si concentra unicamente sul "dovere" del discendente di dimostrare un legame, omettendo completamente l'"obbligo" dello Stato di nutrire e preservare quel legame con le sue comunità nel mondo, create spesso da necessità storiche imposte dalla stessa Italia.
Questa visione parziale e sbilanciata rischia di alienare ulteriormente milioni di persone che si sentono parte della storia e dell'identità italiana, ma che vengono di fatto escluse da un diritto fondamentale a causa di criteri anacronistici e di una mancata considerazione delle responsabilità storiche e attuali dello Stato.
CONSIDERATO INOLTRE CHE:
L'attuale Legge sulla Cittadinanza Italiana presenta un'iniquità storica e una discriminazione di genere, in quanto, fino all'entrata in vigore della Costituzione nel 1948, la cittadinanza italiana non veniva trasmessa ai figli da madre italiana se il padre era straniero.
Questa discriminazione basata sul genere ha privato e continua a privare del diritto alla cittadinanza italiana un vasto numero di discendenti di donne italiane emigrate prima del 1948.
Numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno riconosciuto il diritto alla cittadinanza iure sanguinis anche ai discendenti di donne italiane nate prima del 1948, ma è necessario un intervento legislativo per sanare definitivamente questa ingiustizia.
CONSIDERATO ULTERIORMENTE CHE:
La scienza e gli studi genealogici confermano che il legame di sangue e l'identità culturale con gli avi italiani non si affievoliscono con il passare delle generazioni, ma anzi si rafforzano attraverso la trasmissione di tradizioni, lingua e senso di appartenenza.
Non sussistono ragioni scientifiche o logiche per limitare temporalmente il diritto alla cittadinanza iure sanguinis in base all'epoca di nascita degli avi. Porre limiti generazionali, specialmente per avi nati prima dell'Unità d'Italia (1861), appare arbitrario e non tiene conto della continuità del legame familiare e dell'identità italiana.
CHIEDIAMO CON FORZA AL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA:
L'immediata cancellazione del decreto di riforma della Legge sulla Cittadinanza Italiana che introduce il requisito irragionevole e retroattivo della registrazione della nascita dei nipoti minorenni di 25 anni da parte degli avi emigrati, e che in modo inaccettabile e palesemente discriminatorio limita il diritto alla cittadinanza iure sanguinis alla linea di filiazione dei soli nonni, escludendo arbitrariamente e senza alcuna base logica o scientifica le generazioni successive di discendenti italiani nel mondo.
La ripristinazione della normativa precedente in materia di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, garantendo il diritto ai discendenti di italiani emigrati di vedersi riconosciuta la cittadinanza in base al legame di filiazione.
L'avvio di un ampio e inclusivo confronto sulla legge sulla cittadinanza che, anziché restringere, ampli i criteri di accesso alla cittadinanza italiana senza limiti generazionali basati su date arbitrarie.
In particolare, chiediamo una modifica legislativa che riconosca pienamente il diritto alla cittadinanza iure sanguinis anche ai discendenti di donne italiane nate prima del 1° gennaio 1948, eliminando la discriminazione di genere ancora presente nella normativa.
Chiediamo inoltre il riconoscimento del diritto alla cittadinanza iure sanguinis a tutti i discendenti di avi italiani nati prima del 1861, senza alcuna limitazione generazionale, in linea con il principio del legame di sangue e con le evidenze scientifiche che ne confermano la persistenza.
CI IMPEGNIAMO A:
Diffondere la presente petizione e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle gravi conseguenze della restrittiva riforma e sull'importanza di sanare l'iniquità storica nei confronti dei discendenti di donne italiane e di riconoscere il legame indissolubile con tutti gli avi italiani.
Sostenere ogni iniziativa legale e politica volta all'abrogazione del decreto e all'ampliamento della legge sulla cittadinanza senza limiti generazionali.
Promuovere un dialogo costruttivo con le istituzioni per una riforma della cittadinanza che sia equa, inclusiva, rispettosa della storia dell'emigrazione italiana, pienamente conforme ai principi di uguaglianza di genere e basata su criteri scientificamente validi per il riconoscimento del legame di sangue.
Invitiamo tutti i cittadini italiani, i discendenti di emigrati italiani nel mondo, e in particolare i discendenti di donne italiane nate prima del 1948 e i discendenti di avi italiani nati prima del 1861, e chiunque condivida questi principi di giustizia e di rispetto dei legami identitari a sottoscrivere con urgenza la presente petizione.

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La causa
Al Presidente del Senato della Repubblica Italiana, Ai Senatori e alle Senatrici della Repubblica Italiana,
Noi sottoscritti cittadini italiani e italo discendenti residenti in Italia, e all'estero, discendenti di emigrati italiani, associazioni e organizzazioni della società civile,
PREMESSO CHE:
Un recente decreto ha introdotto una riforma della Legge sulla Cittadinanza Italiana, modificando in modo sostanziale i criteri di trasmissione della cittadinanza iure sanguinis (per discendenza).
Tale riforma, in particolare, vincola la trasmissione del diritto alla cittadinanza ai discendenti di avi italiani alla condizione che la nascita dei nipoti minorenni di 25 anni sia stata registrata dall'avo emigrato.
Questa nuova disposizione impone un requisito retroattivo e di fatto impossibile per la stragrande maggioranza dei discendenti di italiani emigrati, spesso nel corso del XIX e XX secolo.
Le generazioni di discendenti attualmente interessate al riconoscimento della cittadinanza italiana sono, nella maggior parte dei casi, nipoti o pronipoti di quegli emigrati, con un'età media che supera ampiamente i 25 anni.
L'applicazione di tale decreto esclude di fatto milioni di persone che mantengono un profondo legame di sangue, culturale, affettivo e storico con l'Italia e che, in base alla precedente normativa, avrebbero avuto il diritto di vedersi riconosciuta la cittadinanza.
La riforma appare discriminatoria e contraria ai principi fondamentali del diritto e del riconoscimento dell'identità e del legame di sangue.
Essa ignora la realtà storica dell'emigrazione italiana, le difficoltà incontrate dagli avi nel mantenere i contatti con il Paese d'origine e nell'adempiere a formalità amministrative a distanza di decenni, e omette di considerare come sia stata strutturalmente l'Italia a forzare l'emigrazione di milioni di suoi cittadini, venendo meno al contempo all'obbligo di mantenere vivo e agevolare il legame con le proprie comunità all'estero.
Il decreto genera incertezza giuridica e un senso di ingiustizia tra le comunità di origine italiana nel mondo, minando il rapporto tra l'Italia e i suoi discendenti all'estero.
La riforma tradisce una visione marcatamente unilaterale del legame di cittadinanza, focalizzandosi esclusivamente sugli obblighi e sulle responsabilità dei discendenti di emigrati, senza considerare in alcun modo gli obblighi e le responsabilità che lo Stato italiano ha avuto e continua ad avere nei confronti della sua diaspora.
Il decreto sembra ignorare che:
È stata spesso una necessità strutturale ed economica dell'Italia a forzare l'emigrazione di milioni di suoi cittadini, in diverse epoche storiche. Lo Stato aveva (e in parte ha tuttora) il dovere morale e politico di mantenere un legame con queste comunità disperse nel mondo.
Lo Stato italiano ha spesso mancato di politiche attive e continuative per sostenere le proprie comunità all'estero, per preservare la lingua, la cultura e il senso di appartenenza. Pretendere ora adempimenti specifici da parte dei discendenti, a distanza di generazioni e in contesti spesso molto diversi, appare iniquo.
Il legame con la madrepatria non è una prerogativa esclusiva del cittadino residente. Milioni di persone di origine italiana all'estero contribuiscono alla diffusione della cultura italiana, mantengono legami economici e affettivi con il Paese e rappresentano una risorsa preziosa per l'Italia.
La riforma sembra erigere barriere burocratiche e temporali insormontabili, basandosi su una concezione statica e limitata della cittadinanza, senza riconoscere la dinamicità e la profondità dei legami transnazionali. Si concentra unicamente sul "dovere" del discendente di dimostrare un legame, omettendo completamente l'"obbligo" dello Stato di nutrire e preservare quel legame con le sue comunità nel mondo, create spesso da necessità storiche imposte dalla stessa Italia.
Questa visione parziale e sbilanciata rischia di alienare ulteriormente milioni di persone che si sentono parte della storia e dell'identità italiana, ma che vengono di fatto escluse da un diritto fondamentale a causa di criteri anacronistici e di una mancata considerazione delle responsabilità storiche e attuali dello Stato.
CONSIDERATO INOLTRE CHE:
L'attuale Legge sulla Cittadinanza Italiana presenta un'iniquità storica e una discriminazione di genere, in quanto, fino all'entrata in vigore della Costituzione nel 1948, la cittadinanza italiana non veniva trasmessa ai figli da madre italiana se il padre era straniero.
Questa discriminazione basata sul genere ha privato e continua a privare del diritto alla cittadinanza italiana un vasto numero di discendenti di donne italiane emigrate prima del 1948.
Numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno riconosciuto il diritto alla cittadinanza iure sanguinis anche ai discendenti di donne italiane nate prima del 1948, ma è necessario un intervento legislativo per sanare definitivamente questa ingiustizia.
CONSIDERATO ULTERIORMENTE CHE:
La scienza e gli studi genealogici confermano che il legame di sangue e l'identità culturale con gli avi italiani non si affievoliscono con il passare delle generazioni, ma anzi si rafforzano attraverso la trasmissione di tradizioni, lingua e senso di appartenenza.
Non sussistono ragioni scientifiche o logiche per limitare temporalmente il diritto alla cittadinanza iure sanguinis in base all'epoca di nascita degli avi. Porre limiti generazionali, specialmente per avi nati prima dell'Unità d'Italia (1861), appare arbitrario e non tiene conto della continuità del legame familiare e dell'identità italiana.
CHIEDIAMO CON FORZA AL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA:
L'immediata cancellazione del decreto di riforma della Legge sulla Cittadinanza Italiana che introduce il requisito irragionevole e retroattivo della registrazione della nascita dei nipoti minorenni di 25 anni da parte degli avi emigrati, e che in modo inaccettabile e palesemente discriminatorio limita il diritto alla cittadinanza iure sanguinis alla linea di filiazione dei soli nonni, escludendo arbitrariamente e senza alcuna base logica o scientifica le generazioni successive di discendenti italiani nel mondo.
La ripristinazione della normativa precedente in materia di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, garantendo il diritto ai discendenti di italiani emigrati di vedersi riconosciuta la cittadinanza in base al legame di filiazione.
L'avvio di un ampio e inclusivo confronto sulla legge sulla cittadinanza che, anziché restringere, ampli i criteri di accesso alla cittadinanza italiana senza limiti generazionali basati su date arbitrarie.
In particolare, chiediamo una modifica legislativa che riconosca pienamente il diritto alla cittadinanza iure sanguinis anche ai discendenti di donne italiane nate prima del 1° gennaio 1948, eliminando la discriminazione di genere ancora presente nella normativa.
Chiediamo inoltre il riconoscimento del diritto alla cittadinanza iure sanguinis a tutti i discendenti di avi italiani nati prima del 1861, senza alcuna limitazione generazionale, in linea con il principio del legame di sangue e con le evidenze scientifiche che ne confermano la persistenza.
CI IMPEGNIAMO A:
Diffondere la presente petizione e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle gravi conseguenze della restrittiva riforma e sull'importanza di sanare l'iniquità storica nei confronti dei discendenti di donne italiane e di riconoscere il legame indissolubile con tutti gli avi italiani.
Sostenere ogni iniziativa legale e politica volta all'abrogazione del decreto e all'ampliamento della legge sulla cittadinanza senza limiti generazionali.
Promuovere un dialogo costruttivo con le istituzioni per una riforma della cittadinanza che sia equa, inclusiva, rispettosa della storia dell'emigrazione italiana, pienamente conforme ai principi di uguaglianza di genere e basata su criteri scientificamente validi per il riconoscimento del legame di sangue.
Invitiamo tutti i cittadini italiani, i discendenti di emigrati italiani nel mondo, e in particolare i discendenti di donne italiane nate prima del 1948 e i discendenti di avi italiani nati prima del 1861, e chiunque condivida questi principi di giustizia e di rispetto dei legami identitari a sottoscrivere con urgenza la presente petizione.

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Petición creada en 31 de marzo de 2025