

Revocare l'obbligo di apertura partita IVA per le associazioni


Revocare l'obbligo di apertura partita IVA per le associazioni
Il problema
Sono il presidente di Tamzarà, una piccola Associazione di Promozione Sociale (APS) che si occupa di danza popolare. La nostra associazione è nata con la missione di portare avanti tradizioni culturali italiane e internazionali e di promuovere il benessere e la coesione sociale attraverso la danza. Per noi, nulla è più importante del mantenere viva la passione per il ballo e la cultura tradizionale, ma l'obbligo di aprire una partita IVA potrebbe minacciare la nostra esistenza.
Le nuove normative che richiedono alle associazioni del terzo settore di ottenere una partita IVA rappresentano non solo un peso burocratico e finanziario gravoso, ma mettono seriamente a rischio la nostra capacità di operare. Molte di queste associazioni, come la nostra, sono gestite da volontari che dedicano il loro tempo libero a servire la comunità. Non produciamo profitti e non siamo in grado di sostenere i costi aggiuntivi di gestione e amministrazione che l'ottenimento di una partita IVA richiederebbe.
Secondo un rapporto dell'Agenzia delle Entrate, il costo amministrativo stimato per mantenere una partita IVA per associazioni come la nostra può superare i 1.000 euro all'anno. Per realtà piccole e spesso finanziate tramite contributi volontari, questo può rappresentare la differenza tra continuare l'attività e dover chiudere. L’introduzione della partita IVA per attività rivolte ai soci inoltre assimila queste realtà a imprese commerciali, snaturandone la missione e scoraggiando il principio base del volontariato.
La nostra richiesta è chiara: esonerare le associazioni del terzo settore con limitate capacità economiche dall'obbligo di aprire una partita IVA. Tale esonero permetterebbe di continuare a offrire preziosi servizi sociali e culturali senza il timore di essere sopraffatti da costi amministrativi impropri.
Vi invitiamo a firmare questa petizione per aiutarci a mantenere vive le nostre tradizioni, supportando le piccole associazioni che rendono grande il nostro patrimonio culturale. Unitevi a noi nella richiesta ai legislatori di rivedere questa normativa svantaggiosa e poco sensibile alle realtà del terzo settore. Firmate ora per supportare la nostra causa!

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Il problema
Sono il presidente di Tamzarà, una piccola Associazione di Promozione Sociale (APS) che si occupa di danza popolare. La nostra associazione è nata con la missione di portare avanti tradizioni culturali italiane e internazionali e di promuovere il benessere e la coesione sociale attraverso la danza. Per noi, nulla è più importante del mantenere viva la passione per il ballo e la cultura tradizionale, ma l'obbligo di aprire una partita IVA potrebbe minacciare la nostra esistenza.
Le nuove normative che richiedono alle associazioni del terzo settore di ottenere una partita IVA rappresentano non solo un peso burocratico e finanziario gravoso, ma mettono seriamente a rischio la nostra capacità di operare. Molte di queste associazioni, come la nostra, sono gestite da volontari che dedicano il loro tempo libero a servire la comunità. Non produciamo profitti e non siamo in grado di sostenere i costi aggiuntivi di gestione e amministrazione che l'ottenimento di una partita IVA richiederebbe.
Secondo un rapporto dell'Agenzia delle Entrate, il costo amministrativo stimato per mantenere una partita IVA per associazioni come la nostra può superare i 1.000 euro all'anno. Per realtà piccole e spesso finanziate tramite contributi volontari, questo può rappresentare la differenza tra continuare l'attività e dover chiudere. L’introduzione della partita IVA per attività rivolte ai soci inoltre assimila queste realtà a imprese commerciali, snaturandone la missione e scoraggiando il principio base del volontariato.
La nostra richiesta è chiara: esonerare le associazioni del terzo settore con limitate capacità economiche dall'obbligo di aprire una partita IVA. Tale esonero permetterebbe di continuare a offrire preziosi servizi sociali e culturali senza il timore di essere sopraffatti da costi amministrativi impropri.
Vi invitiamo a firmare questa petizione per aiutarci a mantenere vive le nostre tradizioni, supportando le piccole associazioni che rendono grande il nostro patrimonio culturale. Unitevi a noi nella richiesta ai legislatori di rivedere questa normativa svantaggiosa e poco sensibile alle realtà del terzo settore. Firmate ora per supportare la nostra causa!

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Petizione creata in data 5 novembre 2025