Restituite Palazzo Nuovo a studenti e lavoratori!


Restituite Palazzo Nuovo a studenti e lavoratori!
Il problema
Palazzo Nuovo a Torino è la sede universitaria di tre Dipartimenti di area umanistica, di oltre trenta corsi di studio, diversi corsi di dottorato, master, scuole di specializzazione.
Da oltre un mese (39 giorni a oggi) poche decine di studenti, affiancati da individui non riconducibili ad alcun titolo all’Università, hanno preso possesso dell'intero edificio, impedendo l'accesso a chiunque non condivida la loro protesta e vandalizzando le strutture, come ampiamente documentato dalla stampa.
Tutto questo mentre
- centinaia di docenti e lavoratori sono privati del diritto di accedere alla loro struttura di lavoro;
- migliaia di studenti sono costretti a seguire le lezioni online, sostenere esami e sedute di laurea in aule spesso lontane e non possono accedere alle biblioteche dentro il Palazzo.
Agli studenti e alle studentesse che stanno fra gli occupanti di Palazzo Nuovo chiediamo
— di riflettere su quanto poco la loro azione abbia giovato alla causa palestinese (a dire il vero, nulla) e su quanti danni e inconvenienti abbia invece causato a docenti, lavoratori, studenti;
— di emanciparsi da chi li esorta a proseguire questa occupazione selvaggia che non può portare a ulteriori risultati, che si vorrebbero strappare con il ricatto, e non è condivisa dalla stragrande maggioranza degli studenti;
— conseguentemente, di optare per l’unica azione sensata: liberare gli spazi, che sono di tutte e tutti, e riconsegnarli alla comunità intera. Basterebbe, in fondo, dar seguito al motto che campeggia su uno striscione che è stato esposto sulla gradinata di Palazzo Nuovo: “L’università è dell3 student3”.
Al Rettore dell’Università di Torino e a tutte le autorità preposte chiediamo di intervenire per
— ristabilire al più presto la legalità
— far cessare questa interruzione di pubblico servizio che si protrae ormai da oltre cinque settimane
— restituire Palazzo Nuovo ai suoi legittimi fruitori
— accertare e rendere nota la conta dei danni materiali inferti alla cosa pubblica
— adottare ogni misura di prevenzione per scongiurare, a partire dal prossimo anno accademico, la possibilità che ulteriori occupazioni indiscriminate tengano in ostaggio per settimane o mesi un’intera struttura dell’Università, centro della vita di studio e lavorativa di migliaia di persone.
Nel caso del personale docente, il mancato accesso alle biblioteche, alla strumentazione di ricerca e ai laboratori pregiudica fortemente l'attività di ricerca e didattica. Inoltre, è preclusa la possibilità di ricevere studenti in presenza e di organizzare incontri seminariali e lavori di gruppo con laureandi e tesisti.
I bibliotecari e gli impiegati amministrativi sono costretti a lavorare “in modalità agile”, da casa o in sedi distaccate, tra mille difficoltà pratiche, mentre il personale addetto alle pulizie e alla sorveglianza si trova in condizioni ancora peggiori.
Gravissima, infine, è la lesione del diritto allo studio di migliaia di studenti e studentesse, che non possono fruire delle aule per le lezioni, dei laboratori, delle aule studio, degli spazi di condivisione e socializzazione, e soprattutto delle biblioteche. Tra di loro vi sono centinaia di fuorisede che, oltre alle tasse universitarie, continuano a pagare regolarmente affitti e abbonamenti ai mezzi di trasporto per poter risiedere a Torino o spostarsi in città.
Per quella parte, cospicua, della comunità studentesca abituata a frequentare assiduamente gli spazi di Palazzo Nuovo questa interruzione forzata della normale vita universitaria è ormai fonte di grave disagio, stress, ansia, sofferenza psicologica. L’allontanamento coatto dal luogo di lavoro e di studio inibisce la socializzazione e spersonalizza il mestiere di tecnici-amministrativi, bibliotecari, docenti e ricercatori.
Se l’occupazione, poi, dovesse protrarsi ancora a lungo, o riprendere a settembre, dopo che gli occupanti saranno rientrati dalle meritate vacanze, sarà materialmente impossibile ricollocare l’intera didattica in altri spazi: e non avrebbe senso riprendere le lezioni a distanza, come ai tempi del Covid, che speravamo di esserci lasciati alle spalle.
La comunità universitaria e la cittadinanza tutta non possono continuare a guardare, impotenti, lo scempio perpetrato ai propri danni da uno sparuto manipolo refrattario al dialogo e al confronto democratico. Non è tollerabile che l’Ateneo torinese resti in balia di poche decine di persone, che hanno goduto fino ad oggi di una totale impunità. La protesta degli studenti pro-Palestina ha interessato la maggior parte degli Atenei italiani: ma solo a Torino essa ha comportato il divieto generalizzato di accesso ai luoghi di formazione, ricerca e studio per migliaia di studenti delle discipline umanistiche.
Torino, 19 giugno 2024

Il problema
Palazzo Nuovo a Torino è la sede universitaria di tre Dipartimenti di area umanistica, di oltre trenta corsi di studio, diversi corsi di dottorato, master, scuole di specializzazione.
Da oltre un mese (39 giorni a oggi) poche decine di studenti, affiancati da individui non riconducibili ad alcun titolo all’Università, hanno preso possesso dell'intero edificio, impedendo l'accesso a chiunque non condivida la loro protesta e vandalizzando le strutture, come ampiamente documentato dalla stampa.
Tutto questo mentre
- centinaia di docenti e lavoratori sono privati del diritto di accedere alla loro struttura di lavoro;
- migliaia di studenti sono costretti a seguire le lezioni online, sostenere esami e sedute di laurea in aule spesso lontane e non possono accedere alle biblioteche dentro il Palazzo.
Agli studenti e alle studentesse che stanno fra gli occupanti di Palazzo Nuovo chiediamo
— di riflettere su quanto poco la loro azione abbia giovato alla causa palestinese (a dire il vero, nulla) e su quanti danni e inconvenienti abbia invece causato a docenti, lavoratori, studenti;
— di emanciparsi da chi li esorta a proseguire questa occupazione selvaggia che non può portare a ulteriori risultati, che si vorrebbero strappare con il ricatto, e non è condivisa dalla stragrande maggioranza degli studenti;
— conseguentemente, di optare per l’unica azione sensata: liberare gli spazi, che sono di tutte e tutti, e riconsegnarli alla comunità intera. Basterebbe, in fondo, dar seguito al motto che campeggia su uno striscione che è stato esposto sulla gradinata di Palazzo Nuovo: “L’università è dell3 student3”.
Al Rettore dell’Università di Torino e a tutte le autorità preposte chiediamo di intervenire per
— ristabilire al più presto la legalità
— far cessare questa interruzione di pubblico servizio che si protrae ormai da oltre cinque settimane
— restituire Palazzo Nuovo ai suoi legittimi fruitori
— accertare e rendere nota la conta dei danni materiali inferti alla cosa pubblica
— adottare ogni misura di prevenzione per scongiurare, a partire dal prossimo anno accademico, la possibilità che ulteriori occupazioni indiscriminate tengano in ostaggio per settimane o mesi un’intera struttura dell’Università, centro della vita di studio e lavorativa di migliaia di persone.
Nel caso del personale docente, il mancato accesso alle biblioteche, alla strumentazione di ricerca e ai laboratori pregiudica fortemente l'attività di ricerca e didattica. Inoltre, è preclusa la possibilità di ricevere studenti in presenza e di organizzare incontri seminariali e lavori di gruppo con laureandi e tesisti.
I bibliotecari e gli impiegati amministrativi sono costretti a lavorare “in modalità agile”, da casa o in sedi distaccate, tra mille difficoltà pratiche, mentre il personale addetto alle pulizie e alla sorveglianza si trova in condizioni ancora peggiori.
Gravissima, infine, è la lesione del diritto allo studio di migliaia di studenti e studentesse, che non possono fruire delle aule per le lezioni, dei laboratori, delle aule studio, degli spazi di condivisione e socializzazione, e soprattutto delle biblioteche. Tra di loro vi sono centinaia di fuorisede che, oltre alle tasse universitarie, continuano a pagare regolarmente affitti e abbonamenti ai mezzi di trasporto per poter risiedere a Torino o spostarsi in città.
Per quella parte, cospicua, della comunità studentesca abituata a frequentare assiduamente gli spazi di Palazzo Nuovo questa interruzione forzata della normale vita universitaria è ormai fonte di grave disagio, stress, ansia, sofferenza psicologica. L’allontanamento coatto dal luogo di lavoro e di studio inibisce la socializzazione e spersonalizza il mestiere di tecnici-amministrativi, bibliotecari, docenti e ricercatori.
Se l’occupazione, poi, dovesse protrarsi ancora a lungo, o riprendere a settembre, dopo che gli occupanti saranno rientrati dalle meritate vacanze, sarà materialmente impossibile ricollocare l’intera didattica in altri spazi: e non avrebbe senso riprendere le lezioni a distanza, come ai tempi del Covid, che speravamo di esserci lasciati alle spalle.
La comunità universitaria e la cittadinanza tutta non possono continuare a guardare, impotenti, lo scempio perpetrato ai propri danni da uno sparuto manipolo refrattario al dialogo e al confronto democratico. Non è tollerabile che l’Ateneo torinese resti in balia di poche decine di persone, che hanno goduto fino ad oggi di una totale impunità. La protesta degli studenti pro-Palestina ha interessato la maggior parte degli Atenei italiani: ma solo a Torino essa ha comportato il divieto generalizzato di accesso ai luoghi di formazione, ricerca e studio per migliaia di studenti delle discipline umanistiche.
Torino, 19 giugno 2024

Vittoria
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Petizione creata in data 19 giugno 2024