Diretta a Regione Friuli Venezia Giulia, Comuni della provincia di Pordenone

Fermiamo la strage delle Nutrie!

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Questi non sono affatto metodi ecologici, non sono affatto incruenti! Questi non sono metodi validi di contenimento della popolazione! Si tratta di una vera e propria campagna di disinformazione, condotta senza tregue e con un fine ben preciso: legittimare violenze e stragi! Le nutrie sono animali docili, sensibili e pacifici. Questa è solo crudeltà, sadismo, le nutrie vengono uccise con armi da fuoco le quali non garantiscono una morte certa e rapida potendo causare ferite di varia gravità che provocano sofferenze inutili, inoltre si condanna l’eventuale
prole non ancora autosufficiente a morte per inedia! Chiediamo alla Regione FVG di abrogare il decreto con il quale si approva un piano triennale per l'eradicazione della nutria, e sopratutto chiediamo ai Comuni che hanno richiesto di poter procedere con questo tipo di intervento, di fermarsi!
Dal punto di vista normativo va evidenziato che sebbene il D.L. n. 91/14, convertito con modificazioni dalla L. n.116/14 ha modificato l’art. 2 comma 2 della L. 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), inserisca le nutrie nell’elenco degli animali (talpe, ratti, topi propriamente detti, arvicole) esclusi dall’ambito di applicabilità di detta legge, è erroneo affermare che le stesse non siano assoggettabili alla L. 189/2004.
Invero, proprio per l’effetto di tale esclusione le nutrie, non ricadendo più nell’ambito di applicabilità della lex specialis, quale è la L. 157/92 citata, sono pienamente assoggettate all’ambito di operatività della L. 189/2004 che si applica a tutti gli animali, nessuno escluso, fatto salvo quanto specificato all’art. 3 comma 1 che testualmente recita:
“Dopo l'articolo 19 bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale sono inseriti i seguenti:
Art. 19-ter (Leggi speciali in materia di animali). Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente”
Pertanto, per effetto di tale modifica, l’uccisione volontaria e non necessitata anche di un solo esemplare di nutria o il suo maltrattamento integrerebbe gli estremi dei delitto p. e p. dagli art. 544 bis e ter c.p.
Per quanto concerne il concetto di “necessità” la Corte di Cassazione si è così pronunciata:
<<In tema di delitti contro il sentimento degli animali, nella nozione di “necessità” che esclude la configurabilità dei delitti di uccisione (art. 544 bis c.p.) e maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) vi rientra lo stato di necessità previsto dall’art. 54 c.p., nonché ogni altra situazione che induca all’uccisione o al maltrattamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile >> (Cass. 195/2006) ovvero << ogni altra situazione che induce alla uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o un danno giuridicamente apprezzabile >> (Cass. 1996/1998).
Detto ciò l’esclusione della nutria dalla L. 157/92 non autorizza un abbattimento indiscriminato della specie tenuto conto della L. 189/2004.
Pertanto la cattura e l’abbattimento delle nutrie potrà ritenersi lecito solo se ne sia comprovata la necessità, secondo l’accezione chiarita dalla Suprema Corte e la non evitabilità.
In particolare, se la necessità riguardasse la salute pubblica, l'Azienda Sanitaria- Dipartimento di prevenzione (o Istituto Zooprofilattico per quanto di competenza di ciascuno) dovrebbe certificare che le nutrie costituiscono un pericolo concreto ed attuale per la salute delle persone (ad esempio attraverso l’accertamento della presenza di un numero significativo di esemplari infetti); diversamente, dovrebbe essere dimostrato in termini quantificabili, e non semplicemente supposto sulla base di lamentele o dicerie, che sussista un pericolo attuale o un danno giuridicamente apprezzabile per le persone o i beni e che tale pericolo non sia altrimenti evitabile con il ricorso a mezzi alternativi alla uccisione, come ad esempio la sterilizzazione degli esemplari fertili ovvero la rimozione delle cause che hanno consentito od agevolato l’insediamento delle colonie in determinate aree.
Inoltre si rileva come non vi sia traccia, della necessità di procedere preliminarmente (come previsto dalla Circolare Interministeriale richiamata) ad una “valutazione demografica della popolazione delle nutrie sul proprio territorio di competenza”, per cui un eventuale piano di contenimento (rectius: eliminazione) delle nutrie verrebbe allo stato intrapreso in assenza di dati certi sul loro numero e sulla loro effettiva pericolosità.
Dal punto di vista dell'economicità, si richiede una precisa valutazione dei costi per il prelievo, il trasporto, l’analisi, l’anestesia profonda, la soppressione eutanasica e lo smaltimento di ciascun capo, considerando che tali operazioni sarebbero da ripetersi periodicamente alla stregua delle derattizzazioni che garantiscono effetti temporanei, comparandoli con quelli necessari per la sterilizzazione dei soggetti fertili, operazione che consentirebbe di mantenere un livello numerico stabile nel tempo grazie alla territorialità che gli individui mantengono anche successivamente alla sterilizzazione. Infatti, gli studi di dinamica di popolazioni dimostrano che queste tendono a raggiungere velocemente il numero consentito dalla capacità portante dell’ambiente, che dipende dalla disponibilità trofica e soprattutto dall'habitat, oltre che dalla presenza di predatori naturali e di parassiti. In genere questi ultimi, come ci insegnano i principi elementari dell'ecologia, si sviluppano in un momento successivo all'occupazione di una nicchia da parte di una determinata specie: nella catena alimentare le nutrie, essendo erbivore, sono delle prede e la dialettica preda-predatore prevede esplosioni demografiche continue da parte delle prede, che vengono contenute dai predatori (o dai parassiti). Dunque l'intervento dell'uomo dovrebbe sostituirsi a quello dei predatori naturali, obbligandolo nel tempo ad effettuare costosi “prelievi” forzosi degli individui.
Diversamente, intervenendo direttamente sulla capacità riproduttiva attraverso la sterilizzazione, si dovrebbero sostenere costi iniziali che poi sarebbero ripagati dalla mancanza di prole, eliminando anche il rischio di immigrazione di nuovi individui in quanto le nutrie mantengono per l'appunto la loro territorialità.
In merito si riporta anche l'esperienza del cosiddetto “METODO BUCCINASCO”, il primo progetto ufficiale al mondo di contenimento ecologico di alcune colonie di nutrie tramite sterilizzazione, nato dall’idea del dott. Samuele Venturini (biologo e castorologo) e Anna Corbani (U.D.A. Comune di Buccinasco – MI). Nel tempo il progetto ha avuto il successo ipotizzato divenendo così un ottimo metodo ecologico di contenimento che permette non solo di gestire meglio la presenza di questi roditori in determinati contesti, ma anche di far risparmiare alle Amministrazioni risorse economiche. Non ultimo, è l’unico metodo che accontenta sia chi desidera una gestione dei “conflitti” uomo-natura, sia chi dimostra una sensibilità e un senso etico più profondo. (http://nutria.progeconatura.com/progetti-…/progetto-nutrie/
Tale progetto "...si basa su un contenimento naturale dove individui riproduttori sterilizzati, continuando a difendere il territorio in competizione per il cibo e gli spazi con gli individui fertili, impediscano fenomeni di immigrazione e riducano il tasso riproduttivo della colonia. Questo è un sistema indolore, rispettoso della vita e sicuramente più gradito dell’uccisione cruenta che risulta impopolare presso il pubblico più sensibile. Da un anno circa stiamo sperimentando la sterilizzazione nell’area urbana e suburbana del comune di Buccinasco (MI). E i risultati positivi ci spingono a proseguire per questa strada che ci auguriamo di continuare a percorrere sempre con il supporto di Regione Lombardia. Gli animali vengono così catturati, trasportati in un ambulatorio, visitati, analizzati, chippati, sterilizzati e poi reinseriti nel loro habitat dove vengono costantemente monitorati..".
Infine si rileva che non esiste allo stato una definizione giuridica di “specie nociva”, dunque l’affermazione contenuta nella citata Circolare Interministeriale secondo la quale la nutria, con la modifica legislativa in questione, sarebbe passata da “fauna selvatica” e quindi protetta, a “specie nociva” è del tutto arbitraria ed infondata, non solo giuridicamente ma anche scientificamente, in quanto nella corretta gestione, anche in senso etico, delle problematiche relative alle specie potenzialmente “nocive”, occorre sempre rapportarsi con i sistemi biologici sul dato puntuale, locale e comprensivo delle risultanze di studi appropriati in loco, valutando sempre, in primis, la possibilità di utilizzare metodi alternativi all'uccisione, quale la sterilizzazione degli animali e soprattutto le modifiche dell'habitat. Se fosse sufficiente uccidere per contenere le popolazioni "nocive" a un livello accettabile, non dovremmo avere più topi nelle nostre città. Ciò nonostante si continua ad assistere a scelte sbrigative e poco oculate, che determinano l'inutile sacrificio di esseri viventi e lo spreco di soldi pubblici, entrambe questioni eticamente discutibili.
Ciò premesso, a fronte del discutibile decreto Regionale FVG n. 1574 del 16 giugno 2016, non si riscontrano alcune delibere/ordinanze/provvedimenti comunali che recepiscono e/o deliberano tale attività di contenimento/eradicazione delle nutrie, pertanto riteniamo illegittima l'attività di posizionamento delle gabbie e la cattura degli esemplari.
Tenendo conto di tutto precedentemente descritto, chiediamo alla Regione l'abrogazione di tale decreto, ed ai Comuni di smettere con queste stragi.
Si leggono e si sentono spesso molte informazioni errate sulle nutrie e ciò è dovuto alla scarsa conoscenza che la maggior parte delle persone ha di questo animale. Una scarsa conoscenza dovuta ad una vera e propria campagna di disinformazione, condotta senza tregue e con un fine ben preciso: legittimare violenze e stragi.
La nutria NON è un animale aggressivo e pericoloso: E' una preda e per di più è un animale dolce, docile, affettuoso e amichevole. È considerato animale da compagnia e in moltissimi Paesi del mondo è rispettato e apprezzato per la sua tenerezza e docilità appunto. Le nutrie sono prede quindi sono per natura timorose e di conseguenza, come tutti gli altri animali, si difendono se qualcuno attacca loro o i loro cuccioli.
La nutria NON è un pericolo sanitario: Le analisi eseguite dagli Istituti Zooprofilattici dimostrano che la nutria NON rappresenta un pericolo sanitario, anzi, la presenza di nutrie rende più salubre l’ambiente dato che tendono ad allontanare i ratti e altri roditori. Gli studi hanno evidenziato una bassissima frequenza di positività a forme di Leptospira, tutt’al più paragonabile a quella normalmente riscontrabile in altri animali selvatici presenti nei medesimi territori. La presenza di anticorpi per Leptospira è un referto frequente negli animali selvatici sani e non è sinonimo di leptospirosi né di rischio di trasmissione della malattia. Non esistono casi documentati di malattie che siano state trasmesse dalla nutria all’uomo o agli animali domestici. La nutria non rappresenta pertanto alcun pericolo dal punto di vista igienico-sanitario, né ha un particolare ruolo nella trasmissione e diffusione di malattie.
La nutria NON danneggia le infrastrutture: Solo dove si ha mancanza di manutenzione e l’habitat è già degradato allora ci possono essere danni, ma comunque limitati. Le frane delle sponde sono un fenomeno complesso dovuto ad una molteplicità di fattori, principalmente la natura argillosa del terreno, la sezione troppo ripida dei canali e la loro periodica messa in asciutta voluta dai Consorzi di Bonifica, il frequente passaggio di mezzi pesanti su capezzagne (strada sterrata di servizio) e strade arginali; le tane delle Nutrie incidono solo in minima parte sul dissesto, che potrebbe certamente essere mitigato con una efficace e costante manutenzione. Gli agricoltori sarebbero tenuti a mantenere una precisa fascia di rispetto dalla riva di canali e scoli, ma nessuno lo fa e si arriva a coltivare fin sugli argini, ove è il passaggio dei trattori più che la presenza di tane a provocare il franamento. Tanto più che le linee guida previste dal Ministero dell'Ambiente e dall'ISPRA prevedono dei sistemi di prevenzione dei danni quali: Recinzioni elettrificate poste ad un'altezza da terra di circa 15 cm con cui perimetrale gli appezzamenti suscettibili di subire danneggiamento. Protezione meccanica degli argini attraverso l'impiego di reti composite che vengono stese al suolo e coprono sia la parete immersa dell'argine che la sua parte sommitale.
I dati ufficiali nazionali relativi ai costi di indennizzo causati dagli impatti della fauna selvatica parlano chiaro: la nutria influisce solamente per un 5%, oltretutto i danni imputati alla nutria includono spesso quelli provocati dal tasso o da altri animali. Quello che non viene detto è che lepri e fagiani causano danni pari al 15% circa mentre i cinghiali al 40%. Insomma, gli animali definiti come “selvaggina” e che vengono immessi per scopi venatori (caccia) provocano molti più danni delle nutrie. Basterebbe regolamentare la gestione venatoria per risolvere gran parte degli impatti che la fauna selvatica arreca all’uomo. Impatti che vengono favoriti dallo stesso essere umano per i propri interessi.
La nutria NON danneggia l'agricoltura: Le nutrie prediligono le piante acquatiche e la vegetazione spontanea. Solo in carenza di cibo possono alimentarsi di colture ma solo delle piantine più prossime ai corsi d’acqua. I dati dimostrano che non si può parlare di danni veri e propri ma di perdite già messe in preventivo. Eventuali danni sono comunque limitati e dovuti ad un alto tasso di densità della popolazione causato dalla presenza di allevamenti di nutrie o da abbattimenti. Gli studi dimostrano che più si uccidono le nutrie e più loro si riproducono per ristabilire l’equilibrio.
La nutria NON si riproduce a dismisura: La nutria si riproduce poco in realtà, solo 2 volte all’anno partorendo mediamente 4-6 cuccioli. Inoltre va tenuto conto che: la gravidanza è molto lunga e dura 4 mesi. Si ha un alto tasso di aborti tra le primipare e durante l’inverno. La mortalità infantile dopo la nascita è alta. La maturità sessuale viene raggiunta a 5-6 mesi di età e cala ogni anno che passa. La nutria si autoregola in base alle risorse trofiche e ambientali essendo in grado di assorbire i feti e abortire. Ciò avviene perché le nutrie tendono naturalmente all’equilibrio ecologico della popolazione in base alla capacità portante. Tant’è vero che in moltissimi luoghi le nutrie sono stanziali da decine e decine di anni senza alcun tipo di impatto.
La nutria HA predatori naturali: In Italia ce ne sono eccome! Lupi, linci, faine, gatti selvatici, gatti randagi, cani randagi, rapaci diurni, rapaci notturni, ciconiformi, lucci, colubridi, ma soprattutto volpi. E allora perché non lasciare che il numero trovi equilibrio per mano dei suoi naturali predatori, come ad esempio la volpe? Perché la volpe è un’ambita preda dei cacciatori, al pari di lepri e fagiani e di conseguenza i cacciatori non permetterebbero mai che venisse proibita la caccia alla volpe, nemmeno per fare in modo di riportare equilibrio tra le specie.
L'uccisione delle nutrie NON è sicura NE economica: «La legge “ammazza-nutrie” oltre a contenere numerosi profili d’illegittimità costituzionale - dichiara Massimo Vitturi, responsabile nazionale Area Animali Selvatici della LAV - non potrà mai raggiungere gli obiettivi prefissati, è quindi del tutto inutile, oltre che incostituzionale, e causerà un numero imprecisato di vittime tra gli animali». L’obiettivo della legge, ovvero l’eradicazione degli animali dal territorio regionale, è un obiettivo dichiarato irraggiungibile perfino dall’ISPRA, il massimo ente scientifico del Ministero dell’Ambiente. Le associazioni Enpa, Lac, Lipu e Meta dichiarano: «la legge è antiscientifica e serve solamente a regalare cospicui rimborsi, ben mezzo milione di euro prelevati dalle tasche dei contribuenti solo per il 2016, a chi ucciderà gli animali, in ogni area, incluse quelle protette, senza alcun limite, senza alcun criterio, anche di notte mettendo a rischio la pubblica incolumità».

Questa petizione sarà consegnata a:
  • Regione Friuli Venezia Giulia, Comuni della provincia di Pordenone


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