

RedBird ed Elliott fuori dal Milan
Il problema
Sono un tifoso del Milan qualunque, ma profondamente legato a una storia costruita da generazioni di campioni e successi. Per questo esprimo tutto il mio dissenso e la mia preoccupazione verso la gestione della società da parte della proprietà RedBird/Elliott e dell’attuale dirigenza, dal 2023 a oggi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento del Milan dai suoi valori storici: competenza sportiva, ambizione internazionale, rispetto delle bandiere e centralità del risultato sportivo rispetto alla mera valorizzazione economico-finanziaria del brand.
La decisione di allontanare Paolo Maldini nel giugno 2023 rappresenta una ferita mai rimarginata per gran parte del popolo rossonero ed è stata il simbolo della rottura con la storia stessa del club.
Maldini non era soltanto un dirigente: era il simbolo vivente del Milan nel mondo. Sotto la sua gestione sportiva il club aveva:
- vinto uno Scudetto;
- raggiunto una semifinale di Champions League;
- ricostruito credibilità internazionale;
- valorizzato giovani talenti con competenza e visione.
La sua rimozione ha segnato la rottura definitiva tra società e identità milanista.
Da quel momento il Milan è apparso sempre più guidato da logiche finanziarie, senza valorizzare allo stesso modo la componente sportiva. Una deriva che Paolo Maldini non avrebbe mai accettato. Una gestione aziendalista che riduce il Milan a un asset finanziario, distruggendo ogni giorno la sua storia, la sua essenza e la sua identità di club di grande tradizione e successo.
Le dichiarazioni pubbliche della proprietà hanno alimentato la percezione di un club gestito prioritariamente come investimento economico. L’unico risultato sportivo realmente considerato sembra essere il raggiungimento del quarto posto, necessario per accedere ai ricavi della Champions League: risorse che, agli occhi dei tifosi, non vengono reinvestite adeguatamente sul mercato, ma finiscono per alimentare una macchina finanziaria e speculativa che oggi appare distante dallo spirito del Milan.
Per milioni di tifosi rossoneri, però, l’obiettivo non può essere semplicemente partecipare o “restare competitivi”: il Milan ha il dovere storico di competere per vincere.
L’ambizione minima del “quarto posto” e della qualificazione Champions come traguardo economico rappresenta un ridimensionamento culturale inaccettabile per uno dei club più titolati al mondo.
Dopo l’addio di Maldini, la società ha progressivamente svuotato l’area tecnica di figure realmente rappresentative del mondo Milan. Le scelte sportive sono apparse spesso dettate più da algoritmi finanziari, logiche speculative o interessi legati agli intermediari che da una reale progettualità tecnica.
Ogni estate il tifoso fatica a comprendere quanto la direzione sportiva sia realmente libera di operare, percependo ogni sessione di mercato come priva di una logica chiara e di una reale collaborazione con l’allenatore. A questo si aggiunge un evidente livello di incompetenza nella selezione dei giocatori adatti a costruire una rosa competitiva. Più che di giocatori funzionali al progetto, sembra si parli soltanto di asset da valorizzare e rivendere.
La questione del nuovo stadio è diventata il simbolo della distanza tra proprietà e tifoseria.
Nessun tifoso è contrario a priori a uno stadio moderno. Ma le dichiarazioni della proprietà hanno confermato che il progetto viene considerato soprattutto come un’operazione immobiliare e finanziaria. Inoltre esisteva la possibilità di avere una nuova casa a San Donato, indipendente e senza la condivisione con i cugini interisti. Le scelte dei dirigenti, invece, sembrano aver condannato il Milan a una convivenza eterna a San Siro, principalmente per motivi legati allo sfruttamento immobiliare dell’area.
I tifosi rossoneri non meritano questo.
Inoltre:
- il progetto è stato caratterizzato da continui cambi di direzione;
- non è mai stata condivisa una visione chiara con la tifoseria;
- San Siro viene spesso descritto soltanto come un ostacolo economico e non come un simbolo storico del club;
- cresce il timore che il Milan venga trasformato in un brand di entertainment da monetizzare, sacrificando il legame popolare e identitario che ha reso unico questo club.
Dal 2023 a oggi: - il Milan non ha ridotto il gap competitivo, anzi lo ha ampliato, assistendo ai successi di FC Internazionale Milano e SSC Napoli, società che sembrano avere una progettualità sportiva oltre che economica;
- ha perso identità e continuità, scegliendo scientemente di passare da club di arrivo a club di passaggio;
- giocatori e figure dirigenziali di alto livello sono stati ceduti o allontanati;
- la gestione continua a seguire logiche prevalentemente finanziarie, dimenticando che i risultati sportivi sono il vero core business di una squadra di calcio. Senza vittorie, il brand e la reputazione del club non potranno mai crescere realmente.
Parte della responsabilità ricade anche su numerose testate giornalistiche e su alcuni giornalisti vicini all’ambiente rossonero, che alimentano divisioni interne alla tifoseria.
Il focus sembra essere sempre la ricerca di un colpevole diverso dalla proprietà: dalla “Marotta League” agli arbitri, fino ad arrivare ai giocatori stessi — Rafael Leão su tutti. La narrazione funzionale alla proprietà è quella di giocatori che non performano, che vogliono andare via o che avanzano richieste irragionevoli per il rinnovo, oppure di tifosi “colpevoli” di avvelenare il clima, quando invece stanno lottando per riavere il vero Milan. Chiunque puó essere colpevole tranne le persone che le scelte le fanno e le fanno subire agli altri componenti del club.
Per questo è fondamentale che la tifoseria resti unita e non si faccia influenzare dalle solite “balle di mercato” utili soltanto a spegnere la contestazione.
Una protesta è credibile solo quando è continua, ferma e impermeabile a qualsiasi tentativo di distrazione o divisione. E soprattutto quando non è limitata ad un solo individuo (Giorgio Furlani) ma quando si riferisce a tutto il sistema.
Ricordatevi dell’ingresso secondario alla festa di Natale del 2024, dei maxischermi che evitano di mostrare il volto di Giorgio Furlani e di quanto pesi alla dirigenza il rischio di mancare la Champions League o di vedere uno stadio vuoto e in contestazione.
In questa situazione, anche gufare può diventare utile.
CHIEDIAMO
- ai dirigenti e alla proprietà di farsi da parte. Vendete la società e andatevene: non siete più graditi. Avete fatto il vostro tempo e lucrato abbastanza sul nostro Milan. Senza i tifosi non potete fare nulla. La vostra gestione è incompatibile con ciò che il Milan rappresenta per noi e con la storia del club;
- a tutti i tifosi di condividere questa petizione, firmarla e mantenere la schiena dritta, allo stadio e fuori. Il tempo delle contestazioni frammentate deve finire. Non andate allo stadio, non comprate merchandising, non fatevi abbindolare da notizie false. Contestate sempre e comunque.
CONCLUSIONE
Il Milan non è un fondo finanziario.
Il Milan non è un algoritmo.
Il Milan non è un’operazione immobiliare.
Il Milan è storia, identità, appartenenza, ambizione e passione.
Noi tifosi continueremo sempre ad amare questi colori, ma non possiamo restare in silenzio davanti a una gestione che rischia di allontanare il club dalla sua essenza.
Per questo chiediamo un cambio di rotta immediato.
Per il bene del Milan.

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Il problema
Sono un tifoso del Milan qualunque, ma profondamente legato a una storia costruita da generazioni di campioni e successi. Per questo esprimo tutto il mio dissenso e la mia preoccupazione verso la gestione della società da parte della proprietà RedBird/Elliott e dell’attuale dirigenza, dal 2023 a oggi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento del Milan dai suoi valori storici: competenza sportiva, ambizione internazionale, rispetto delle bandiere e centralità del risultato sportivo rispetto alla mera valorizzazione economico-finanziaria del brand.
La decisione di allontanare Paolo Maldini nel giugno 2023 rappresenta una ferita mai rimarginata per gran parte del popolo rossonero ed è stata il simbolo della rottura con la storia stessa del club.
Maldini non era soltanto un dirigente: era il simbolo vivente del Milan nel mondo. Sotto la sua gestione sportiva il club aveva:
- vinto uno Scudetto;
- raggiunto una semifinale di Champions League;
- ricostruito credibilità internazionale;
- valorizzato giovani talenti con competenza e visione.
La sua rimozione ha segnato la rottura definitiva tra società e identità milanista.
Da quel momento il Milan è apparso sempre più guidato da logiche finanziarie, senza valorizzare allo stesso modo la componente sportiva. Una deriva che Paolo Maldini non avrebbe mai accettato. Una gestione aziendalista che riduce il Milan a un asset finanziario, distruggendo ogni giorno la sua storia, la sua essenza e la sua identità di club di grande tradizione e successo.
Le dichiarazioni pubbliche della proprietà hanno alimentato la percezione di un club gestito prioritariamente come investimento economico. L’unico risultato sportivo realmente considerato sembra essere il raggiungimento del quarto posto, necessario per accedere ai ricavi della Champions League: risorse che, agli occhi dei tifosi, non vengono reinvestite adeguatamente sul mercato, ma finiscono per alimentare una macchina finanziaria e speculativa che oggi appare distante dallo spirito del Milan.
Per milioni di tifosi rossoneri, però, l’obiettivo non può essere semplicemente partecipare o “restare competitivi”: il Milan ha il dovere storico di competere per vincere.
L’ambizione minima del “quarto posto” e della qualificazione Champions come traguardo economico rappresenta un ridimensionamento culturale inaccettabile per uno dei club più titolati al mondo.
Dopo l’addio di Maldini, la società ha progressivamente svuotato l’area tecnica di figure realmente rappresentative del mondo Milan. Le scelte sportive sono apparse spesso dettate più da algoritmi finanziari, logiche speculative o interessi legati agli intermediari che da una reale progettualità tecnica.
Ogni estate il tifoso fatica a comprendere quanto la direzione sportiva sia realmente libera di operare, percependo ogni sessione di mercato come priva di una logica chiara e di una reale collaborazione con l’allenatore. A questo si aggiunge un evidente livello di incompetenza nella selezione dei giocatori adatti a costruire una rosa competitiva. Più che di giocatori funzionali al progetto, sembra si parli soltanto di asset da valorizzare e rivendere.
La questione del nuovo stadio è diventata il simbolo della distanza tra proprietà e tifoseria.
Nessun tifoso è contrario a priori a uno stadio moderno. Ma le dichiarazioni della proprietà hanno confermato che il progetto viene considerato soprattutto come un’operazione immobiliare e finanziaria. Inoltre esisteva la possibilità di avere una nuova casa a San Donato, indipendente e senza la condivisione con i cugini interisti. Le scelte dei dirigenti, invece, sembrano aver condannato il Milan a una convivenza eterna a San Siro, principalmente per motivi legati allo sfruttamento immobiliare dell’area.
I tifosi rossoneri non meritano questo.
Inoltre:
- il progetto è stato caratterizzato da continui cambi di direzione;
- non è mai stata condivisa una visione chiara con la tifoseria;
- San Siro viene spesso descritto soltanto come un ostacolo economico e non come un simbolo storico del club;
- cresce il timore che il Milan venga trasformato in un brand di entertainment da monetizzare, sacrificando il legame popolare e identitario che ha reso unico questo club.
Dal 2023 a oggi: - il Milan non ha ridotto il gap competitivo, anzi lo ha ampliato, assistendo ai successi di FC Internazionale Milano e SSC Napoli, società che sembrano avere una progettualità sportiva oltre che economica;
- ha perso identità e continuità, scegliendo scientemente di passare da club di arrivo a club di passaggio;
- giocatori e figure dirigenziali di alto livello sono stati ceduti o allontanati;
- la gestione continua a seguire logiche prevalentemente finanziarie, dimenticando che i risultati sportivi sono il vero core business di una squadra di calcio. Senza vittorie, il brand e la reputazione del club non potranno mai crescere realmente.
Parte della responsabilità ricade anche su numerose testate giornalistiche e su alcuni giornalisti vicini all’ambiente rossonero, che alimentano divisioni interne alla tifoseria.
Il focus sembra essere sempre la ricerca di un colpevole diverso dalla proprietà: dalla “Marotta League” agli arbitri, fino ad arrivare ai giocatori stessi — Rafael Leão su tutti. La narrazione funzionale alla proprietà è quella di giocatori che non performano, che vogliono andare via o che avanzano richieste irragionevoli per il rinnovo, oppure di tifosi “colpevoli” di avvelenare il clima, quando invece stanno lottando per riavere il vero Milan. Chiunque puó essere colpevole tranne le persone che le scelte le fanno e le fanno subire agli altri componenti del club.
Per questo è fondamentale che la tifoseria resti unita e non si faccia influenzare dalle solite “balle di mercato” utili soltanto a spegnere la contestazione.
Una protesta è credibile solo quando è continua, ferma e impermeabile a qualsiasi tentativo di distrazione o divisione. E soprattutto quando non è limitata ad un solo individuo (Giorgio Furlani) ma quando si riferisce a tutto il sistema.
Ricordatevi dell’ingresso secondario alla festa di Natale del 2024, dei maxischermi che evitano di mostrare il volto di Giorgio Furlani e di quanto pesi alla dirigenza il rischio di mancare la Champions League o di vedere uno stadio vuoto e in contestazione.
In questa situazione, anche gufare può diventare utile.
CHIEDIAMO
- ai dirigenti e alla proprietà di farsi da parte. Vendete la società e andatevene: non siete più graditi. Avete fatto il vostro tempo e lucrato abbastanza sul nostro Milan. Senza i tifosi non potete fare nulla. La vostra gestione è incompatibile con ciò che il Milan rappresenta per noi e con la storia del club;
- a tutti i tifosi di condividere questa petizione, firmarla e mantenere la schiena dritta, allo stadio e fuori. Il tempo delle contestazioni frammentate deve finire. Non andate allo stadio, non comprate merchandising, non fatevi abbindolare da notizie false. Contestate sempre e comunque.
CONCLUSIONE
Il Milan non è un fondo finanziario.
Il Milan non è un algoritmo.
Il Milan non è un’operazione immobiliare.
Il Milan è storia, identità, appartenenza, ambizione e passione.
Noi tifosi continueremo sempre ad amare questi colori, ma non possiamo restare in silenzio davanti a una gestione che rischia di allontanare il club dalla sua essenza.
Per questo chiediamo un cambio di rotta immediato.
Per il bene del Milan.

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Petizione creata in data 8 maggio 2026