#RecoveryFund: retribuzione per i praticanti di ogni ordine professionale

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Mi chiamo Maria Paola, ho 30 anni, attualmente svolgo la pratica forense presso uno studio legale del Sud Italia. 

Come per tanti miei coetanei, l’abilitazione all’esercizio della professione che ho scelto è una strada caratterizzata da ostacoli e ingiustizie: in Italia, non si dà abbastanza merito (economicamente parlando) alla figura dei praticanti nonostante il carico di lavoro che, solitamente, svolgiamo nel pieno rispetto della normativa vigente. 

Parlo di futuri avvocati come me ma anche psicologi, commercialisti, consulenti del lavoro, geometri e tutti coloro che hanno scelto di far parte di ordini professionali per il cui tirocinio professionalizzante non è prevista una retribuzione. 

Una situazione che vede molti di noi faticare per arrivare alla fine del percorso o rinunciare completamente ad avviarlo per indisponibilità di mezzi. 

Vi sembra giusto che un ragazzo debba rinunciare alle proprie aspirazioni o lavorare gratuitamente perché il suo impegno non è riconosciuto dallo Stato?

Il piano di "Recovery Fund" rappresenta un’occasione straordinaria per investire finalmente sul futuro dell’Italia e di noi giovani.

Per questo chiediamo al Governo Conte di non perdere questo appuntamento con la storia e di impegnarsi ad utilizzare parte dei fondi del "Recovery Fund" per retribuire tutti i tirocini professionalizzanti, oltre a modificare tutte quelle disposizioni normative che regolano la materia per i diversi ordini professionali (nel caso della professione forense, ad esempio, chiediamo la riforma della LEGGE 31 dicembre 2012, n. 247 "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense").
Chiediamo inoltre di dar vita a programmi, a breve termine, di inserimento in canali che presentino una prospettiva di guadagno immediato e di sostegno contributivo all'avviamento delle professioni.