

Quando il contraddittorio fa paura, parte la richiesta di censura
Il problema
NO ai tentativi di limitare il dibattito pubblico sul caso Garlasco
Petizione indirizzata alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e ad AGCOM
Noi sottoscritti cittadini riteniamo preoccupante il crescente tentativo di delegittimare il confronto pubblico e il pluralismo informativo sul caso Garlasco attraverso richieste di intervento rivolte al Servizio Pubblico e alle autorità di vigilanza.
L’informazione giudiziaria non può essere ridotta a una narrazione unica, selezionata o “autorizzata” solo perché più rassicurante o conforme a determinate sensibilità mediatiche.
Negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione pubblica per la presenza di nuovi elementi investigativi, consulenze, analisi tecniche e discussioni che, piaccia o meno, hanno un evidente interesse pubblico. È quindi naturale che programmi televisivi, giornalisti, esperti, opinionisti e persino creator digitali partecipino al dibattito, nel rispetto delle leggi vigenti.
Chiedere di limitare presenze televisive, opinioni critiche o ricostruzioni alternative perché considerate “scomode” rischia di trasformarsi in una forma indiretta di censura culturale e mediatica.
Il pluralismo non consiste nell’invitare solo figure gradite a una parte del pubblico. Il Servizio Pubblico deve garantire confronto, contraddittorio e libertà di approfondimento, non proteggere una narrativa ufficiale da ogni critica o discussione.
Colpisce inoltre il tentativo di screditare preventivamente ospiti, giornalisti, consulenti o creator attraverso riferimenti polemici alle loro attività online o a controversie mediatiche, quasi a suggerire che alcune persone debbano essere escluse dal dibattito pubblico in base alla loro provenienza o popolarità sul web.
La Rai non deve diventare un luogo dove si decide chi ha diritto di parola e chi no.
Chiediamo quindi alla Rai, alla Commissione Parlamentare di Vigilanza e ad AGCOM di tutelare:
il pluralismo dell’informazione;
la libertà di espressione;
il diritto di cronaca e approfondimento;
il confronto tra opinioni differenti;
l’autonomia editoriale del giornalismo.
Il pubblico ha diritto a un’informazione seria, ma anche libera. La soluzione agli eccessi mediatici non può essere il silenziamento del dibattito.
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Il problema
NO ai tentativi di limitare il dibattito pubblico sul caso Garlasco
Petizione indirizzata alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e ad AGCOM
Noi sottoscritti cittadini riteniamo preoccupante il crescente tentativo di delegittimare il confronto pubblico e il pluralismo informativo sul caso Garlasco attraverso richieste di intervento rivolte al Servizio Pubblico e alle autorità di vigilanza.
L’informazione giudiziaria non può essere ridotta a una narrazione unica, selezionata o “autorizzata” solo perché più rassicurante o conforme a determinate sensibilità mediatiche.
Negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione pubblica per la presenza di nuovi elementi investigativi, consulenze, analisi tecniche e discussioni che, piaccia o meno, hanno un evidente interesse pubblico. È quindi naturale che programmi televisivi, giornalisti, esperti, opinionisti e persino creator digitali partecipino al dibattito, nel rispetto delle leggi vigenti.
Chiedere di limitare presenze televisive, opinioni critiche o ricostruzioni alternative perché considerate “scomode” rischia di trasformarsi in una forma indiretta di censura culturale e mediatica.
Il pluralismo non consiste nell’invitare solo figure gradite a una parte del pubblico. Il Servizio Pubblico deve garantire confronto, contraddittorio e libertà di approfondimento, non proteggere una narrativa ufficiale da ogni critica o discussione.
Colpisce inoltre il tentativo di screditare preventivamente ospiti, giornalisti, consulenti o creator attraverso riferimenti polemici alle loro attività online o a controversie mediatiche, quasi a suggerire che alcune persone debbano essere escluse dal dibattito pubblico in base alla loro provenienza o popolarità sul web.
La Rai non deve diventare un luogo dove si decide chi ha diritto di parola e chi no.
Chiediamo quindi alla Rai, alla Commissione Parlamentare di Vigilanza e ad AGCOM di tutelare:
il pluralismo dell’informazione;
la libertà di espressione;
il diritto di cronaca e approfondimento;
il confronto tra opinioni differenti;
l’autonomia editoriale del giornalismo.
Il pubblico ha diritto a un’informazione seria, ma anche libera. La soluzione agli eccessi mediatici non può essere il silenziamento del dibattito.
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Petizione creata in data 10 maggio 2026