Reintroduzione della lince in Valtellina.

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La lince alpina (lynx lynx alpina) è stata una presenza diffusa in Valtellina almeno fino agli inizi dell’ottocento. Quando se ne parlava, veniva spesso confusa con una sottospecie meno temibile del lupo, da qui il nome “lupo cerviero”. Nel dialetto di Teglio veniva chiamata “luf gat” ciò “lupo gatto”. Come si desume dalla tradizione popolare questo animale è del tutto innocuo per l’uomo, anche i dati ufficiali non riportano nessun caso di predazione della lince nei confronti dell’uomo.

I motivi che hanno portato a un drammatico calo nelle popolazioni di linci europee tra l’800 e il ‘900 devono essere ricondotti a fattori antropici diretti o indiretti. La lince in Italia e in Europa è stata infatti sottoposta, così come gli altri grandi carnivori, a una lunga persecuzione da parte dell'uomo, che ne ha causato una notevole riduzione demografica.

Oltre agli abbattimenti diretti di linci, ritenute una minaccia per il bestiame e considerate competitori nella caccia agli ungulati, lo sfruttamento delle foreste e l’espansione di aree coltivate hanno comportato un’alterazione degli ecosistemi, la distruzione dei siti di rifugio delle linci, la frammentazione dei loro areali e, soprattutto, la drastica riduzione delle loro prede, quali capriolo, cervo, camoscio ecc.

La Svizzera dal 1971 al 1976 e poi la Slovenia (1973) hanno condotto alcune operazioni di reintroduzione con notevole successo. Visti i risultati incoraggianti, successivamente Italia (1975), Austria (dal 1976 al 1979), Francia e Germania hanno tentato di reintrodurre alcuni esemplari a loro volta, ottenendo però minori risultati. Fino alla fine degli anni ‘80, le neo-popolazioni provenienti da Slovenia e Svizzera hanno registrato una crescita consistente. Successivamente però l’espansione ha subito un rallentamento (dovuto anche all'apertura della caccia alla lince in Slovenia).

Nei primi anni ’80 si sono quindi riscontrate le prime frammentarie segnalazioni in Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, Piemonte (Val d’Ossola), Veneto (provincia di Belluno) e Friuli Venezia Giulia.

Sembra che inizialmente la colonizzazione della lince in Italia abbia seguito due direttrici preferenziali di spostamento degli individui migranti da est, centrate sul Carso triestino-goriziano e sulle Prealpi Giulie.

Da diversi anni la popolazione di ungulati in Valtellina sta aumentando considerevolmente , noi riteniamo che i tempi siano maturi per un serio progetto di reintroduzione della lince, ormai nella sua sottospecie lynx lynx carphaticus, essendo la sottospecie alpina completamente estinta.

La nostra mission è promuovere un progetto di reintroduzione della lince in Valtellina, regione strategica in quanto permetterà l'interconnessione tra le popolazioni svizzere e quella presenti sulle alpi orientali, territorio in cui la lince era storicamente presente e che oggi offre sicuramente zone idonee alla sua presenza. Crediamo che tale specie debba ritornare a ripopolare le nostre montagne per riequilibrare le dinamiche ambientali, quasi totalmente prive di grandi carnivori (in primis la rigenerazione naturale del bosco regolando in modo naturale le popolazioni di artiodattili) e per ridare a questo splendido e affascinante animale lo spazio che in passato gli apparteneva