Proteggere il modello integrato tra istituzione pubblica e terzo settore a Napoli


Proteggere il modello integrato tra istituzione pubblica e terzo settore a Napoli
Il problema
“PER NON RESTARE AI MARGINI”
La vera pratica di cura è la prossimità e va messa al centro
In difesa del modello territoriale integrato
sulle dipendenze e le marginalità
È a rischio un modello di comunità!
Negli ultimi trent’anni, abbiamo contribuito a costruire uno dei modelli di integrazione tra pubblico e terzo settore più innovativi in Italia per affrontare il tema delle dipendenze. Non si tratta solo di “curare chi usa sostanze”. Si tratta di salvare vite, prevenire recidive, ridurre il sovraffollamento carcerario, sostenere famiglie, proteggere la salute pubblica e rafforzare la coesione sociale.
Questo modello si fonda su un principio semplice e concreto: la Riduzione del Danno.
Questo modello ci permette di intervenire subito, nella realtà così com’è, intercettando fragilità prima che diventino emergenze. Riconoscere la persona per ciò che è, non solo nell’uso di droghe o alcol o nella sua esclusione sociale, ma nella sua complessità: una persona coinvolta a livello sociale nelle reti familiari, sociali, istituzionali, sanitarie.
Noi, operatrici e operatori sociali del terzo settore, non siamo un semplice ampliamento o un sostitutivo del servizio pubblico, siamo servizio pubblico, che opera in integrazione e complementarietà alle figure clinico-sanitarie offrendo maggiore accesso ai servizi pubblici grazie ad un lavoro di prossimità e mediazione.
Un modello che, fin dall’inizio, è stato fortemente voluto e costruito insieme, pubblico e terzo settore, è oggi oggetto di scelte politiche che ne mettono seriamente a rischio la continuità: attualmente l’ASL Napoli 1 ha deliberato l’interruzione della nuova gara d’appalto, con una proroga fino ad agosto dell’affidamento dei servizi. Una decisione che espone il sistema al concreto pericolo di smantellamento e di chiusura dei servizi, o peggio al mantenimento formale dei servizi che non integri il lavoro di prossimità e intercettazione dei bisogni del territorio.
Cosa significa perdere questo modello?
Si rischia di perdere un sistema che negli anni ha garantito prevenzione, intervento precoce e riduzione del danno attraverso una collaborazione concreta tra pubblico, Terzo Settore e rete territoriale. Quindi significa:
lasciare senza supporto le persone più fragili;
aumentare marginalità e tensioni sociali nei quartieri;
sovraccaricare ulteriormente servizi pubblici già in difficoltà;
disperdere competenze ed esperienze costruite nel tempo;
trasformare interventi di prevenzione in gestione continua dell’emergenza.
Questo non è un problema solo delle dipendenze.
La marginalità sociale non è solo un problema di droga, alcol o dimora: a volte è tutto questo insieme. L’esclusione colpisce la persona e chi la circonda. Smantellando il modello integrato non si riuscirà più ad agire per prevenire. Distruggere questo modello impoverisce tutti noi di cura, di comunità e di futuro.
I numeri non mentono, il modello integrato è socialmente utile ed economicamente efficace.
Per questo rivolgiamo un appello:
Chiediamo la sottoscrizione di questo documento a difesa di un sistema complesso che ha dimostrato efficienza, sostenibilità e capacità di generare valore pubblico.
Chiediamo la convocazione di un’assemblea pubblica di tutti gli attori della rete per costruire un’identità condivisa, una piattaforma di valori comuni e una strategia di tutela e sviluppo del modello territoriale.
SCEGLI LA PREVENZIONE ALL’EMERGENZA.
SCEGLI L’INTEGRAZIONE ALLA FRAMMENTAZIONE.
SCEGLI LA COMUNITÀ ALL’INDIFFERENZA.
DIFENDIAMO QUESTO MODELLO.
DIFENDIAMO IL TERRITORIO.
INVITIAMO ALLA PARTECIPAZIONE DI UN’ASSEMBLEA PUBBLICA
il 1 APRILE 2026
(orario e luogo da definire)
Il collettivo delle dipendenze del consorzio Gesco,
impegnati nei seguenti servizi:
CD Lilliput, CD Arteteca MP CD Palomar, Progetto Aleph e Villa Aleph, Spazio Emmeci, Drop in, Unità di Strada, Hybrid, Progetto IV Piano, I Poli DGA, le attività di Promozione della Salute e l’Orto Sociale Urbano

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Il problema
“PER NON RESTARE AI MARGINI”
La vera pratica di cura è la prossimità e va messa al centro
In difesa del modello territoriale integrato
sulle dipendenze e le marginalità
È a rischio un modello di comunità!
Negli ultimi trent’anni, abbiamo contribuito a costruire uno dei modelli di integrazione tra pubblico e terzo settore più innovativi in Italia per affrontare il tema delle dipendenze. Non si tratta solo di “curare chi usa sostanze”. Si tratta di salvare vite, prevenire recidive, ridurre il sovraffollamento carcerario, sostenere famiglie, proteggere la salute pubblica e rafforzare la coesione sociale.
Questo modello si fonda su un principio semplice e concreto: la Riduzione del Danno.
Questo modello ci permette di intervenire subito, nella realtà così com’è, intercettando fragilità prima che diventino emergenze. Riconoscere la persona per ciò che è, non solo nell’uso di droghe o alcol o nella sua esclusione sociale, ma nella sua complessità: una persona coinvolta a livello sociale nelle reti familiari, sociali, istituzionali, sanitarie.
Noi, operatrici e operatori sociali del terzo settore, non siamo un semplice ampliamento o un sostitutivo del servizio pubblico, siamo servizio pubblico, che opera in integrazione e complementarietà alle figure clinico-sanitarie offrendo maggiore accesso ai servizi pubblici grazie ad un lavoro di prossimità e mediazione.
Un modello che, fin dall’inizio, è stato fortemente voluto e costruito insieme, pubblico e terzo settore, è oggi oggetto di scelte politiche che ne mettono seriamente a rischio la continuità: attualmente l’ASL Napoli 1 ha deliberato l’interruzione della nuova gara d’appalto, con una proroga fino ad agosto dell’affidamento dei servizi. Una decisione che espone il sistema al concreto pericolo di smantellamento e di chiusura dei servizi, o peggio al mantenimento formale dei servizi che non integri il lavoro di prossimità e intercettazione dei bisogni del territorio.
Cosa significa perdere questo modello?
Si rischia di perdere un sistema che negli anni ha garantito prevenzione, intervento precoce e riduzione del danno attraverso una collaborazione concreta tra pubblico, Terzo Settore e rete territoriale. Quindi significa:
lasciare senza supporto le persone più fragili;
aumentare marginalità e tensioni sociali nei quartieri;
sovraccaricare ulteriormente servizi pubblici già in difficoltà;
disperdere competenze ed esperienze costruite nel tempo;
trasformare interventi di prevenzione in gestione continua dell’emergenza.
Questo non è un problema solo delle dipendenze.
La marginalità sociale non è solo un problema di droga, alcol o dimora: a volte è tutto questo insieme. L’esclusione colpisce la persona e chi la circonda. Smantellando il modello integrato non si riuscirà più ad agire per prevenire. Distruggere questo modello impoverisce tutti noi di cura, di comunità e di futuro.
I numeri non mentono, il modello integrato è socialmente utile ed economicamente efficace.
Per questo rivolgiamo un appello:
Chiediamo la sottoscrizione di questo documento a difesa di un sistema complesso che ha dimostrato efficienza, sostenibilità e capacità di generare valore pubblico.
Chiediamo la convocazione di un’assemblea pubblica di tutti gli attori della rete per costruire un’identità condivisa, una piattaforma di valori comuni e una strategia di tutela e sviluppo del modello territoriale.
SCEGLI LA PREVENZIONE ALL’EMERGENZA.
SCEGLI L’INTEGRAZIONE ALLA FRAMMENTAZIONE.
SCEGLI LA COMUNITÀ ALL’INDIFFERENZA.
DIFENDIAMO QUESTO MODELLO.
DIFENDIAMO IL TERRITORIO.
INVITIAMO ALLA PARTECIPAZIONE DI UN’ASSEMBLEA PUBBLICA
il 1 APRILE 2026
(orario e luogo da definire)
Il collettivo delle dipendenze del consorzio Gesco,
impegnati nei seguenti servizi:
CD Lilliput, CD Arteteca MP CD Palomar, Progetto Aleph e Villa Aleph, Spazio Emmeci, Drop in, Unità di Strada, Hybrid, Progetto IV Piano, I Poli DGA, le attività di Promozione della Salute e l’Orto Sociale Urbano

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Petizione creata in data 4 marzo 2026