Stop ai cimiteri per feti!

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Stop ai cimiteri per feti e resti abortivi!

Diciamo basta ai cimiteri per feti e resti abortivi e alla cessione degli stessi da parte delle Aziende Sanitarie Locali alle associazioni antiabortiste.

Chiediamo al Governo di intervenire per modificare la legge 285 del 1990 in tema di “Regolamento nazionale di polizia mortuaria”.  Il testo, infatti, prevede che – nel caso in cui una donna non desideri farlo personalmente – il Comune si debba occupare della sepoltura del feto, in forma rigorosamente anonima.
Al contrario, se si tratta ancora di resti abortivi, quindi sotto le 20 settimane di vita, è la stessa Azienda sanitaria a provvedere all'incenerimento.
Peraltro l'anonimato è fondamentale: l'articolo 21 della legge 194 prevede che chiunque riveli il nome della donna che abortisce è passibile di denuncia ai sensi dell'articolo 622 del codice penale. Il vulnus normativo è nell'articolo 7 della 285, in cui si legge che la donna o “chi per essa” può seppellire il feto entro 24 ore dalla sua estrazione.

Molte associazioni ultracattoliche e antiabortiste, infatti, si pongono proprio “al posto della donna”, facendo leva sull'ambiguità del dettato normativo e spesso fornendo dei pareri legali a sostegno delle loro richieste. Questo è gravissimo, perché è evidente che la legge non si riferisce a loro, ma ai parenti o a chi ne fa le veci.
Chi ritiene che i resti vadano seppelliti, nulla in contrario, ci mancherebbe: può farlo nella tomba di famiglia. Ma la legge non prevede cimiteri collettivi. Che, a livello simbolico, servono solo a colpevolizzare chi abortisce.

È un modo per mettere sotto processo le donne ed esporle alla pubblica gogna.