Bombe italiane per la guerra. Non possiamo restare indifferenti

0 hanno firmato. Arriviamo a 7.500.


Perché non possiamo restare indifferenti


Dal nostro Paese, l’Italia, partono armi destinate alla “terza guerra mondiale a pezzi” che insanguina mezzo mondo.
Come fa notare l’istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, «l’ultima relazione governativa sulle esportazioni di materiali di armamento nel 2016 conferma la continua ascesa dell’export italiano sui mercati mondiali e in particolare su quelli nordafricani e mediorientali (59%), aree di crisi e di conflitti a noi vicine».


Colpisce, in particolare, l’incremento dell’esportazioni di bombe d’aereo MK82 e MK84 con 21.822 pezzi (nel 2015 erano 1.050) che corrispondono a quelle inviate in Arabia Saudita, Paese alla guida di una coalizione coinvolta nei bombardamenti sullo Yemen che continuano a provocare morti e feriti tra la popolazione civile e milioni di profughi.


Davanti alle proteste di tante associazioni (Rete Disarmo, Amnesty International, Banca etica, Rete Pace, Oxfam, Focolari, ecc.), le risposte finora ricevute dagli esponenti del governo italiano sono imbarazzanti quando si fanno scudo della mancanza di un veto dell’Onu. Come se la legge 185/90 e la stessa Costituzione che ripudia la guerra non esistessero. Altri esponenti politici si rifanno ad un generico realismo da rispettare, al di là della coscienza personale.
Non ci basta fare discorsi generici sulla pace.


Ascoltando quanto papa Francesco ha detto il 4 febbraio 2017 agli esponenti dell’Economia di Comunione bisogna agire sulle strutture inique che producono vittime e carnefici.
Restare silenziosi o indifferenti vuol dire lasciare interi territori da soli davanti al ricatto tra il poco lavoro assicurato dalle armi e il concorso al macello industriale della guerra.


Senza una vera riconversione economica rischiamo solo di fare del facile moralismo che scarica il peso della responsabilità politica sulle spalle dei lavoratori della fabbrica del Sulcis Iglesiente, in Sardegna, dove quelle bombe vengono allestite da una società di proprietà tedesca. Ma lo stesso possiamo dire per la mega commessa di 28 caccia bombardieri da consegnare al Kuwait, altro Paese facente parte della coalizione saudita, da parte di una cordata guidata dall’italiana Finmeccanica Leonardo.


Per questo motivo riteniamo decisivo e importante sostenere l’istanza che nasce direttamente dal territorio dell’Iglesiente dove il Movimento dei Focolari propone una marcia per il 7 maggio, legata alla rete internazionale Run for Unity, come segno di un percorso necessario per liberare da ogni trappola di povertà, materiale e morale, l’economia dell’Isola e del nostro Paese.
Esistono e vanno incoraggiate le migliori risorse intellettuali, finanziarie e politiche per cambiare radicalmente direzione in un mondo in fiamme, destinato altrimenti a scomparire.
Solo una realistica, seria, paziente e determinata scelta di fraternità può mutare segno alla storia. Sosteniamo e facciamo nostro l’appello che arriva dalla Sardegna come un dono da accogliere e far crescere a partire dal nostro impegno personale. Nessuno si può ritenere escluso o indifferente.
economia.disarmata@gmail.com



Oggi: Economia disarmata conta su di te

Economia disarmata ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: Bombe italiane per la guerra. Non possiamo restare indifferenti". Unisciti con Economia disarmata ed 5.305 sostenitori più oggi.