

Aboliamo il Consiglio di Stato e il Tar


Aboliamo il Consiglio di Stato e il Tar
Il problema
Nell'ambito delle riforme richieste da anni dall'Unione Europea e' necessario abolire la giustizia amministrativa (cioè i Tar ed il Consiglio di Stato) ed accorparla alla giustizia ordinaria.
Il Consiglio di Stato e i tribunali amministrativi decidono su qualsiasi cosa: appalti, privatizzazioni, commissariamenti, precari delle scuola primaria e delle università, provvedimenti della Banca d'Italia, agenzie fiscali, concessioni pubbliche, delibere Consob. E l'effetto è una paralisi generalizzata.
In questo momento, dopo la conclusione dell’anno scolastico, penso qui ad alcune famiglie con i loro ricorsi al TAR, i quali, sollecitati da genitori non disposti a prendere atto delle difficoltà scolastiche dei propri figli, non si limitano a verificare la legittimità e la congruità degli atti, ma pretendono di entrare nel merito delle decisioni dei consigli di classe.
In tempi di lotta alla burocrazia, non credo sia fuori luogo ritornare a questo problema aperto. Ben oltre la recente abolizione di alcune sedi distaccate e le polemiche sui privilegi e conflitti di interesse dei consiglieri di Stato.
Mentre negli altri Paesi queste istituzioni hanno limiti precisi, da noi hanno uno spazio di potere smisurato.
Ricorrere al Tar è diventato da noi quasi un fatto normale. Ovviamente non per i meno abbienti. Per una bocciatura, dicevo, ma anche per un concorso pubblico, per un appalto, ecc.. Senza limiti.
E le conseguenze? Poco importano: ricorsi usati “per scopi che il buon senso ritiene del tutto estranei a un’efficace difesa dei diritti”.
Ricorrere al Tar oggi è diventato lo strumento più efficace contro l’unica vera risorsa che ci può spingere oltre il burocratismo centralistico: l’etica della responsabilità. L’unico antidoto al dominante immobilismo del nostro sistema Paese.
La contromisura? Non occorre essere dei giuristi: abolire la giustizia amministrativa ed accorparla alla giustizia ordinaria. Ovviamente riformata e semplificata, per garantire l’effettiva certezza del diritto.
Si è detto che andrebbero sprecate delle preziose professionalità acquisite. Niente di più errato: al momento il sistema di privilegi dell’élite giudiziaria amministrativa ha circoscritto le competenze sulla materia a un ristretto cerchio di addetti ai lavori. Accorpando la giustizia si potrebbero avere molte centinaia di magistrati cui “attingere” alle competenze amministrative.
I giudizi al Tar ed al Consiglio di Stato sono paralizzati per anni. L’unica eccezione sono i riti “preferenziali” voluti dal legislatore.
Si è cercato di minimizzare le inchieste che coinvolgono i magistrati amministrativi. Sbagliato. Pur essendo poche centinaia in tutto, sono qualche decina i magistrati amministrativi coinvolti in scandali e inchieste più o meno gravi.
I costi: palazzi d’oro (nel senso vero della parola, considerando Palazzo Spada, la sede del Tar Napoli, del Tar Toscana, del Tar Palermo, del Tar Veneto) che meriterebbero di assurgere a fruttiferi musei aperti al pubblico, invece che a gravare su copiosi capitoli di bilancio (diversi milioni di euro l’anno) destinati a pochi privilegiati, con ambienti peraltro scomodi e non adatti alle funzioni pubbliche, ma sempre centralissimi e lussuosi. Poche stanze dei tribunali ordinari potrebbero bastare per ospitare il (poco) lavoro dei tribunali amministrativi.
I privilegi: quasi trenta presidenti per circa cento magistrati. Uno su tre. Questo è il Consiglio di Stato. Auto blu, udienze due volte al mese, produttività scarsissima se paragonata ai giudici ordinari, stipendi ben più copiosi di ogni altra magistratura. Per non parlare dei doppi incarichi e degli “straordinari” inventati dal “CSM” dei giudici amministrativi: una autentica contraddizione.
I conflitti di interessi: l’emblema del conflitto di interessi è il Consiglio di Stato. I suoi pochi componenti riescono a svolgere funzioni giurisdizionali, esecutive (capi di gabinetto di ministeri, sottosegretari e persino ministri) e legislative allo stesso tempo (capi degli uffici legislativi competenti sui decreti di attuazione, per esempio).
Se si abolissero i Tar e il Consiglio di Stato, il nostro Pil assumerebbe subito un cospicuo segno positivo.
Un aumento del Pil non solo senza spese ma con copiosi risparmi.
Il problema
Nell'ambito delle riforme richieste da anni dall'Unione Europea e' necessario abolire la giustizia amministrativa (cioè i Tar ed il Consiglio di Stato) ed accorparla alla giustizia ordinaria.
Il Consiglio di Stato e i tribunali amministrativi decidono su qualsiasi cosa: appalti, privatizzazioni, commissariamenti, precari delle scuola primaria e delle università, provvedimenti della Banca d'Italia, agenzie fiscali, concessioni pubbliche, delibere Consob. E l'effetto è una paralisi generalizzata.
In questo momento, dopo la conclusione dell’anno scolastico, penso qui ad alcune famiglie con i loro ricorsi al TAR, i quali, sollecitati da genitori non disposti a prendere atto delle difficoltà scolastiche dei propri figli, non si limitano a verificare la legittimità e la congruità degli atti, ma pretendono di entrare nel merito delle decisioni dei consigli di classe.
In tempi di lotta alla burocrazia, non credo sia fuori luogo ritornare a questo problema aperto. Ben oltre la recente abolizione di alcune sedi distaccate e le polemiche sui privilegi e conflitti di interesse dei consiglieri di Stato.
Mentre negli altri Paesi queste istituzioni hanno limiti precisi, da noi hanno uno spazio di potere smisurato.
Ricorrere al Tar è diventato da noi quasi un fatto normale. Ovviamente non per i meno abbienti. Per una bocciatura, dicevo, ma anche per un concorso pubblico, per un appalto, ecc.. Senza limiti.
E le conseguenze? Poco importano: ricorsi usati “per scopi che il buon senso ritiene del tutto estranei a un’efficace difesa dei diritti”.
Ricorrere al Tar oggi è diventato lo strumento più efficace contro l’unica vera risorsa che ci può spingere oltre il burocratismo centralistico: l’etica della responsabilità. L’unico antidoto al dominante immobilismo del nostro sistema Paese.
La contromisura? Non occorre essere dei giuristi: abolire la giustizia amministrativa ed accorparla alla giustizia ordinaria. Ovviamente riformata e semplificata, per garantire l’effettiva certezza del diritto.
Si è detto che andrebbero sprecate delle preziose professionalità acquisite. Niente di più errato: al momento il sistema di privilegi dell’élite giudiziaria amministrativa ha circoscritto le competenze sulla materia a un ristretto cerchio di addetti ai lavori. Accorpando la giustizia si potrebbero avere molte centinaia di magistrati cui “attingere” alle competenze amministrative.
I giudizi al Tar ed al Consiglio di Stato sono paralizzati per anni. L’unica eccezione sono i riti “preferenziali” voluti dal legislatore.
Si è cercato di minimizzare le inchieste che coinvolgono i magistrati amministrativi. Sbagliato. Pur essendo poche centinaia in tutto, sono qualche decina i magistrati amministrativi coinvolti in scandali e inchieste più o meno gravi.
I costi: palazzi d’oro (nel senso vero della parola, considerando Palazzo Spada, la sede del Tar Napoli, del Tar Toscana, del Tar Palermo, del Tar Veneto) che meriterebbero di assurgere a fruttiferi musei aperti al pubblico, invece che a gravare su copiosi capitoli di bilancio (diversi milioni di euro l’anno) destinati a pochi privilegiati, con ambienti peraltro scomodi e non adatti alle funzioni pubbliche, ma sempre centralissimi e lussuosi. Poche stanze dei tribunali ordinari potrebbero bastare per ospitare il (poco) lavoro dei tribunali amministrativi.
I privilegi: quasi trenta presidenti per circa cento magistrati. Uno su tre. Questo è il Consiglio di Stato. Auto blu, udienze due volte al mese, produttività scarsissima se paragonata ai giudici ordinari, stipendi ben più copiosi di ogni altra magistratura. Per non parlare dei doppi incarichi e degli “straordinari” inventati dal “CSM” dei giudici amministrativi: una autentica contraddizione.
I conflitti di interessi: l’emblema del conflitto di interessi è il Consiglio di Stato. I suoi pochi componenti riescono a svolgere funzioni giurisdizionali, esecutive (capi di gabinetto di ministeri, sottosegretari e persino ministri) e legislative allo stesso tempo (capi degli uffici legislativi competenti sui decreti di attuazione, per esempio).
Se si abolissero i Tar e il Consiglio di Stato, il nostro Pil assumerebbe subito un cospicuo segno positivo.
Un aumento del Pil non solo senza spese ma con copiosi risparmi.
PETIZIONE CHIUSA
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I decisori

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Petizione creata in data 15 luglio 2020