Salviamo l’Oasi Faunistica La Badia di Urbino, NO alla riapertura della caccia!

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Riaprire la caccia all'interno dell’Oasi Faunistica La Badia di Urbino, un’area posta a tutela ambientale dalla Regione Marche nel 1979 sotto richiesta del WWF, sarebbe una follia anacronistica e in controtendenza alle politiche green su cui si baserà lo sviluppo dei prossimi anni.

L’appello di Carrabs al Presidente Ceriscioli: “Riaprire la caccia? Una follia anacronistica e in controtendenza alle politiche green su cui si baserà lo sviluppo dei prossimi anni".

“Il mio è un appello alla coscienza ecologica ambientale del Presidente Ceriscioli per ribadire un deciso NO alla riapertura della caccia all’interno dell’Oasi Faunistica La Badia di Urbino”. Sono queste le parole di Gianluca Carrabs responsabile nazionale dei Verdi a commento dell’ipotesi della riapertura dell’area protetta alla caccia dell’oasi che si estende nelle Marche, nella provincia di Pesaro e Urbino, tra i comuni di Urbino e Montecalvo in Foglia, con tutti i suoi rigogliosi 650 ettari di boschi e colline, posta a tutela ambientale dalla Regione Marche nel 1979 sotto richiesta del WWF.

“E’ un’area di straordinaria bellezza paesaggistica e ricca di biodiversità – ha continuato Carrabs – all’interno ci sono querce secolari uniche, delle vere e proprio opere d’arte naturali e la pianura alluvionale che ne contraddistingue la morfologia è divenuta sede di specie migratorie protette come le Gru, Albanelle, Falchi e Poiane. Negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso l'area è stata teatro di importanti studi scientifici sui volatili e, inoltre, è stata luogo di didattica da parte delle scuole per le generazioni dei più giovani. Non a caso, all’interno dell’oasi, si trova il CRAS (Centro di recupero animali selvatici della Regione Marche). La riapertura dell’area alla caccia sarebbe un grandissimo passo indietro rispetto alle posizioni su tutela e conservazione ambientale prese nel passato che avevano fatto delle Marche una delle regioni più green e attente all’ambiente del Paese. Una scelta tanto giusta allora quanto sbagliata oggi poiché l’ambientalismo è inserito al vertice delle strategie di sviluppo sostenibile dell’Unione Europea e una decisione come quella paventata ci porrebbe in un’assurda e anacronistica controtendenza”.