ENASARCO: STOP AGLI OMICIDI DI STATO...

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Abbiamo un amico che fra pochi  giorni inizierà uno sciopero della fame. E’ folle, depresso,  disperato? No, è solo Cittadino Italiano! Tra pochi giorni lui porrà in atto una battaglia decisiva, per costringere Enasarco a rispondere alla sua diffida dopo aver percorso tutti i gradini della legalità.

Eppure Enasarco oppone il silenzio. Eppure gli organi di stampa, le pagine de social, di titolati programmi televisivi di denuncia, hanno finora opposto solo silenzio, a lui e a quanti li hanno tempestati di mail.

Un silenzio colpevole, che estende un velo sinistro su tutta la vicenda.

Parliamo dei contributi silenti. “Sono i versamenti, fatti alle casse previdenziali nel corso della vita lavorativa che non sono sufficienti a raggiungere i requisiti per la pensione”; ebbene, trattandosi di uno scambio di soldi che il lavoratore versa in funzione di un ritorno sotto forma di pensione, non maturandosi questo requisito, dette somme dovrebbero essergli restituite. Alcune gestione previdenziali li restituiscono. Altre, invece, non prevedono questa possibilità.

Enasarco, cassa degli agenti di commercio, se non si raggiungono i 20 anni,non restituisce i contributi versati, quindi i soldi per il lavoratore sono persi.

“La previdenza gestita da Enasarco rappresenta un caso unico in Italia dal momento che essa è integrativa rispetto al trattamento pensionistico erogato dall'AGO (dove gli agenti versano presso la gestione artigiani e commercianti) ma al tempo stesso obbligatoria, a differenza della comune previdenza complementare. I rappresentanti e gli agenti di commercio sono pertanto obbligati a versare i contributi verso due enti, l'Inps e l'Enasarco per l'appunto”. ( cifr.web)

Si innesca quindi, con la complicità di leggi e leggine in materia, un perverso sistema di accaparramento di risorse del lavoratore: l’istituto incamera versamenti obbligatori effettuati dal lavoratore e non ne prevede la restituzione quando non si raggiungono i requisiti minimi per la pensione.

Un furto legalizzato.

Abbiamo un amico, ha 65 anni e 17 anni di contributi versati all' Enasarco, quasi 50 mila euro...volati via come una bolla di sapone, nelle migliaia di speculazioni ed investimenti fatti dall’istituto.

Per chi? In nome di chi è il sudore versato dal nostro amico e da quanti come lui affrontano il silenzio osceno di uffici, burocrati, istituzioni, leggi?

Una persona lasciata sola dallo Stato in cui credeva e in nome del quale ha lavorato, investito, contribuito alla crescita del Pil, non può andare in pensione e scopre amaramente che ciò che ha sottratto ai suoi figli per non pesare loro in futuro, non gli verrà neppure restituito.

Denaro divenuto patrimonio dell'Enasarco con una  appropriazione subdola legalizzata dallo Stato.

Quando lo Stato smette di essere Pater, cosa rimane al figlio cittadino?

L'onta della resa? O l'ultimo orgoglio di rifiutare un cibo divenuto elemosina nelle mani di Istituzioni lontane e sorde?

Abbiamo un amico, si chiama Francesco Briganti, agente di commercio e tra pochi giorni inizierà uno sciopero della fame a oltranza per veder riconosciuti i suoi diritti.

Non rassegnamoci al sopruso che cancella la dignità di un lavoratore e lo spinge alla ribellione estrema.

Non assisitiamo inerti a questo omicidio di Stato: facciamo sentire la nostra voce!

Si è Chiesa, Stato, Casa, Nazione, quando non uno solo dei figli viene lasciato solo a piangere la sua rabbia.

FIRMA LA PETIZIONE: UNISCI LA TUA RABBIA ALLA NOSTRA E A QUELLA DI FRANCESCO!



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