Richiesta di rivalutazione delle sanzioni inflitte alla "Viola Basket Reggio Calabria"

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Sig. Presidente,

consapevoli che ignorantia legis non excusat anche quando ci si riferisce a prassi consolidate che richiedono alle dirigenze una supervisione delle fideiussioni emesse per proprio conto e una verifica da parte dei beneficiari delle stesse, vogliamo rappresentarle la nostra costernazione relativa alla condanna emessa, in primo grado, dal Tribunale Federale.

L’Organo di Giustizia FIP contesta alla Società Viola Basket di aver presentato una falsa fideiussione all’atto dell’iscrizione al campionato e per tale circostanza stabilisce sanzioni che interessano il presidente Raffaele Monastero, il patron Giovanni Cesare Muscolino, la società e di conseguenza l’intera città di Reggio Calabria.

Non volendo e non potendo assumere il diritto di difesa, affidato ai legali della società, Le chiediamo consiglio su come motivare ai nostri figli la sentenza emessa.

Sa, la nostra città non offre molto e così negli anni abbiamo cercato di utilizzare lo sport, nonostante le strutture deputate a questo siano carenti, per insegnare ai nostri ragazzi i valori della vita quali la cooperazione, la meritocrazia, il rispetto dell’altro, la coesione, il senso di appartenenza, la relatività del denaro.

Abbiamo insegnato loro che i risultati non possono essere comprati, perché vanno conquistati con fatica e sacrificio sul campo. Li abbiamo convinti dell’imparzialità degli allenatori, degli arbitri, delle società, delle federazioni. Abbiamo cercato nello sport ciò che sovente è carente nella politica: attenzione e rispetto per il nostro territorio.

La nostra amata Viola ha rafforzato, soprattutto quest’anno, il nostro messaggio di speranza. I giocatori e i tecnici hanno dimostrato costantemente rispetto per le regole, per gli avversari, per le tifoserie. Ci hanno con determinazione resi cooprotagonisti di un’avventura sana, che ha facilitato la coesione territoriale, il sentirsi squadra dal campo agli spalti.

Ora però ci tocca spiegare ai nostri ragazzi che non basta l’impegno, la fatica, la correttezza, il rispetto garantito in campo; dobbiamo comunicare loro che “senza soldi non si canta messa”. Dobbiamo motivare che a un’irregolarità commessa da una (broker) o poche persone debba corrispondere una sanzione inflitta a una squadra e a un’intera città senza colpa. È necessario far comprendere loro che, qualora si accertasse la responsabilità della Società anche nei successivi gradi di giudizio, oltre ad essere stati truffati da chi ci aveva regalato speranza siamo stati sanzionati da chi avrebbe dovuto tutelarci e garantirci un futuro di sport sano, la FIP, accertando per tempo la regolarità delle fideiussioni e stabilendo condanne per i reali responsabili dell’accaduto.

Gentile Presidente, in realtà non sappiamo spiegare ai nostri figli tutto questo perché non lo abbiamo capito neppure noi. Non vogliamo di certo fare le vittime, ma ci consenta di escludere un delirio paranoide e persecutorio di massa se affermiamo che la nostra squadra avrebbe potuto perdere in campo, ma non in banca o in tribunale.

Ci auguriamo che i prossimi gradi di giudizio possano rivalutare l’asprezza delle sanzioni e perlomeno commisurarle all’irregolarità riscontrata. Se davvero la Società ha commesso una violazione economica, si possa almeno ricevere una sanzione di eguale natura.

Faccia in modo che la nostra città continui a credere che lo sport è salute!



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