INSIEME PER L'OSPEDALE DI ALCAMO

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Prof. Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

 

Prof. Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

 

On. Nello Musumeci

Presidente della Regione Siciliana

Gentili Presidenti,

assistiamo da anni alla continua, inarrestabile soppressione di interi reparti del nostro Ospedale “San Vito e Santo Spirito” di Alcamo, ormai ridotto a presidio sanitario, nonostante gli oltre ottanta mila cittadini che abitano un territorio che comprende, oltre Alcamo, i centri di Castellammare del Golfo, Calatafimi-Segesta, Balestrate, Trappeto, Camporeale, Grisì. Popolazione che cresce notevolmente nel periodo estivo. 

Una terra a cui Lei Presidente Mattarella è profondamente legato per nascita, per formazione, per cultura, per tradizione familiare, con un popolo che si riconosce in Lei e ne ricambia, con discrezione, l’attenzione e la stima.  

Purtroppo oggi siamo costretti a rivolgerci alle più alte cariche istituzionali della nostra Repubblica e delle Regione Siciliana, con un filo di voce, perché affievolita dalle troppe sottrazioni che ne hanno compromesso in parte la più civile reattività.

Ripercorrere brevemente la triste storia dell’ospedale alcamese degli ultimi anni per noi è particolarmente doloroso, perché apre ferite non rimarginate, curate a male a pena con sottili garze intrise purtroppo anche di indifferenza.

Con qualche dichiarazione di maniera, appena balbettate interrogazioni, scontati comunicati stampa, la gente ha assistito impotente, anche con un senso civico talora assopito, alle “momentanee” chiusure dei reparti di ortopedia, ginecologia ed ostetricia, pediatria, al servizio di oncologia, ai tentativi di ridimensionamento del reparto di psichiatria, alla penuria di organici negli altri reparti e adesso al ridimensionamento “momentaneo” del reparto di cardiologia, che prelude, per esperienza, alla chiusura, nonostante le importanti professionalità che vi operano.

Malgrado le sistematiche rassicurazioni di imminenti ripristini, abbiamo provato con mano quanto queste promesse siano state non veritiere, ed il momentaneo ha assunto la veste della definitività, privando il nosocomio alcamese di interi servizi, alcuni di vera eccellenza.

Nel giorno di Natale del difficile 2020, apprendevamo dagli organi di stampa che, in quello che fu l’Ospedale di Alcamo, “la cardiologia chiude i battenti almeno fino a quando l’ASP non invierà il personale necessario alla salvaguardia della salute dei pazienti affetti da problemi cardiaci”.

L’annuncio si faceva beffa delle liete novelle e dei regali tipici della giornata natalizia, aggravata da una crisi sanitaria senza precedenti, determinata dalla pandemia, che sta colpendo duramente anche nel nostro territorio, dove ormai neanche i morti fanno più notizia.

Ci era sembrato corretto, doveroso, rivolgerci ai nostri rappresentanti politici, senza alcuna distinzione, chiedendo loro un aiuto e ricevendone ampie rassicurazioni, alle quali abbiamo sinceramente creduto, attendendo le date entro le quali il ripristino del reparto di cardiologia si sarebbe dovuto concretizzare.

Non è avvenuto!

Sappiamo Signor Presidente che le Sue prerogative, da lei saggiamente esercitate, sono rispettosissime dei ruoli istituzionali che appartengono ad altri; conosciamo il Suo ruolo di garante della Costituzione, che i Padri costituenti ci hanno generosamente voluto regalare, dei diritti in essa contenuti, dei doveri che essa richiama, del principio di uguaglianza che la anima in ogni passaggio, all’interno di ogni singolo articolo.

Abbiamo profondamente ed intimamente apprezzato il Suo garbato ed attento richiamo all’unità del Paese, al principio della solidarietà nazionale.

E’ in questa Sua veste, per questa Sua sensibilità, che a Lei ci rivolgiamo ed al contempo ci rimettiamo alle alte cariche istituzionali in indirizzo, in quanto non è solo in gioco la sopravvivenza di un reparto ospedaliero, ma gli stessi cardini di civiltà su cui si basa la nostra amata nazione.

Vi chiediamo di starci accanto, di camminare insieme alla nostra gente, nel percorso di ripristino dei reparti negli anni soppressi, affinché quando sarà costruito l’ospedale, promesso da trent’anni, non sia un edificio vuoto, privo di personale nei reparti di ortopedia, di ginecologia ed ostetricia, di pediatria, di cardiologia, nel servizio di oncologia.

Vi chiediamo insomma di dare alla nostra gente la possibilità di nascere e di curarsi nel nostro ospedale e di cominciare a rinsaldare, con le opere, un fondamentale concetto di prossimità nel prendersi cura delle vite umane, risparmiandoci l’onta ed il dramma di costosissimi, anche per le casse regionali, viaggi per la salute che, a volte, diventano viaggi della speranza.  

Rispettosamente

I cittadini