#RecoveryFund: riformiamo il settore cultura, rilanciamo lavoro e Paese!

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Sono Rosanna, sono una storica dell’arte e voglio lavorare in Italia.

Sono cresciuta convincendomi dell’unica verità raccontata da chi ha gestito negli anni il patrimonio culturale: i soldi non ci sono.

È stata scelta la strada del risparmio, senza comprenderne le conseguenze.

Il settore culturale, infatti, in questi decenni è stato trasformato in una fucina di sfruttamento, generante ricatti ed infelicità, tra contratti scadenti, lavoro gratuito o sottopagato, licenziamenti e nessuna tutela, come è stato evidenziato dal lavoro portato avanti da me e dai miei colleghi di Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali.

I soldi adesso ci sono, ed è un’opportunità straordinaria per intervenire in modo strutturale sui problemi del settore culturale, problemi che il lockdown ha radicalizzato ed esposto sotto gli occhi di tutti, mostrando le profonde debolezze e le storture del sistema.

Possiamo procedere con nuove assunzioni, basate sul fabbisogno di ogni comune, ogni regione, e del Ministero centrale, che oggi conta carenze organiche per almeno 6 mila posti. Si possono creare uffici specializzati in tanti altri settori per i quali oggi il Ministero si affida ad aziende esterne senza sviluppare alcuna progettualità nel tempo.

Possiamo riformare il sistema delle esternalizzazioni, che ha generato negli anni una situazione caotica in cui i salari sono a ribasso così come i diritti dei lavoratori: i più grandi musei italiani, infatti, cedono ad aziende esterne una fetta importante di proventi, e queste aziende risparmiano il più possibile sui lavoratori, non avendo come priorità quella di pagare le nostre competenze e professionalità.

Presidente del Consiglio, Ministro, avete l’occasione per fare quell’investimento, per assumere, per cambiare tutto, e per fare in modo che il sistema culturale italiano torni a creare ricchezza per le casse pubbliche, per tutti i nostri concittadini, basandosi sul lavoro di migliaia e migliaia di professioniste e professionisti dei beni culturali come me.

Con pochi miliardi si può fare. Non ci basta ripartire: stavolta, con i giusti correttivi, vogliamo rilanciare il lavoro, il Paese e arrivare lontano.