Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

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Ivano Mausoli ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Presidente del consiglio Giuseppe Conte

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Spettabile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,
anzitutto ci tengo a porgerLe i miei più sentiti ringraziamenti per i tentativi di condurre l’Italia fuori da un’emergenza mai vista dal secondo dopoguerra del secolo scorso ad oggi.
Un’ecatombe straziante raccontata dalle immagini dei corpi trasportati dai militari per essere inceneriti, senza un saluto, senza una carezza, senza gesto alcuno di conforto. Immagini surreali per le quali ci si chiede se sia realtà o incubo quella che stiamo vivendo, immagini che tanto ricordano pagine e pagine dei libri di storia del passato, un passato che mai avremmo creduto di vivere sulla nostra pelle.
Ed è per questo strazio che Le chiedo di intervenire sulla questione della riapertura delle fabbriche in deroga dal 6 aprile prossimo. Fabbriche che sono allocate proprio nel focolaio italico! Fabbriche che sono luoghi di assembramento e nelle quali, pertanto, si rischia il contagio. I numeri sono spaventosi. Per esemplificare, solo per la provincia di Reggio Emilia pare ne riaprano 2500 e, contando al ribasso, implicherebbero il lavoro di almeno 100.000 operai. Operai in contatto con altri operai; operai, carne da macello sacrificata all’altare dell’economia, in contatto con il proprio nucleo famigliare. L’effetto domino di trasmissione del virus sarebbe devastante.
Signor Presidente, La prego di tenere in conto di quando, nella storia, si è indugiato con le misure restrittive dinnanzi ad epidemie e pandemie producendo una strage umana e anche economica.
Da umile cittadina di questa repubblica Le chiedo di porre uno stop a tutto questo: un incremento nuovo del picco ci distruggerebbe.
Gli italiani sono un popolo operoso, spettabile Presidente, e saranno in grado di risanare le sorti di questo paese terminata l’emergenza, com’è già occorso nella storia.
L’economia, con sacrifici, si salva, la vita no.
La vita volata via non torna! I conti torneranno nuovamente!
Signor Presidente,
Lei hai in mano la possibilità di limitare il numero di morti di questa strage; non esiti, salvi queste anime.
Salvi la vita, prima. Glielo chiedo a nome di questo popolo, del suo popolo.
Allentare ora significherebbe vanificare tutti i sacrifici e gli sforzi fatti, significherebbe mettere in campo la possibilità che altri focolai si riaccendano: lì, proprio nelle regioni più colpite dalla strage che sono anche le più produttive della nostra terra.
La lascio con la preghiera di fare la cosa che ritiene più giusta e che metta al primo posto la salvaguardia della vita, sempre.
Augurandole buon lavoro, con fiducia,
Le porgo distinti saluti,
Giovanna Todaro

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