Lettera Aperta a Sostegno e Sviluppo dei Coworking e centri di Innovazione


Lettera Aperta a Sostegno e Sviluppo dei Coworking e centri di Innovazione
Il problema
nell’esprimere apprezzamento, come cittadini e imprenditori, per quanto messo in atto per l’emergenza sanitaria, chiediamo di dare ascolto al nostro settore. Perché esso non soffre meno di altri, e concentra capacità che si riveleranno essenziali per il rilancio.
Il nostro settore è quello delle Business Community. Raggruppa più di 700 Spazi di Coworking, ove operano migliaia di lavoratori autonomi e microimprese del terziario; più di 37 Incubatori Certificati, ove nascono e crescono centinaia di startup e imprese innovative; più di 250 Business Center, sedi di professionisti e aziende di ogni età e specializzazione.
Occupa direttamente circa 5.000 addetti e organizza spazi e servizi per oltre 150.000 fruitori, che in essi trovano le condizioni per operare.
I risultati di questi ultimi anni - grazie a investimenti in immobili, piattaforme di servizio, tecnologie – sono stati importanti. Hanno risposto alla domanda di ambienti di lavoro sostenibili ed evoluti per fare impresa, crescere e creare occupazione. Luoghi che prima non c’erano, e che hanno anche animato il recupero edilizio.
Se si escludono le imprese del settore dal sostegno previsto per altri settori, tutto questo potrebbe fermarsi, riportandoci indietro e facendo mancare ai futuri programmi di rilancio, idee, energie e inneschi nel territorio. Questo non deve avvenire, nell’interesse di tutti, perché i nostri centri sono nati nel territorio, spontaneamente e come hub di servizio connessi al mondo delle professioni, alle Università, alle filiere, al mondo digitale.
Prendiamo atto delle disposizioni del DPCM, 8 marzo 2020, che hanno disposto il lockdown di talune filiere, inclusa la nostra, e poi anche di provvedimenti d’aiuto successivi, di cui apprezziamo lo spirito, ma auspichiamo che:
· il Decreto Liquidità del 4 aprile sia accompagnato da disposizioni che rendano più certi ambiti d’applicazione, tempi e procedure;
· l’art. 65 del DL Cura Italia e le sue successive proroghe siano estesi a tutti gli affitti e locazioni professionali, nonché noleggio uffici e postazioni in modo che sia i nostri clienti sia gli operatori del settore possano sentirsi sostenuti in questa fase;
Non abbiamo però solo da chiedere. Abbiamo anche molto da offrire, perché il nostro settore può anche favorire la fruizione di luoghi di lavoro più sicuri rispetto a molte piccole imprese e studi professionali. Esso infatti si candida a:
· ad adottare in modo ancora più stringente, controllato ed efficace, i protocolli di sicurezza e protezione dai contagi e di sanificazione;
· ad essere di riferimento per tutti i soggetti che vogliono sperimentare o dare consistenza alle nuove prassi di organizzazione del lavoro - dal team working allo smart working - che necessitano di piattaforme solide e sicure, non di semplici collegamenti da casa;
· a contribuire all'ammodernamento delle strutture tecnologiche fruibili da chiunque, in risposta alle policy per la digitalizzazione diffusa;
· a creare condizioni di favore per i più giovani, che in questa fase vivono le maggiori difficoltà;
Non va dimenticato che, contrariamente al home-working forzato di queste settimane, i coworking sono luogo simbolo di conciliazione tra vita e lavoro, una modalità organizzativa pensata per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Il coworking dovrebbe essere pertanto uno dei principali modelli organizzativi per l’uscita dalla fase emergenziale.
Il nostro profilo di innovatori è oggetto di frequenti e lusinghiere rappresentazioni sui media. In quelle rappresentazioni, non è però mai evidenziato abbastanza quanto impegno è necessario per giungere al risultato. E quanto quel risultato possa essere volatile in situazioni di difficoltà come quella che stiamo vivendo.
La maggior parte degli operatori del settore, seguendo le direttive, ha sospeso l’attività. Altri l’hanno drasticamente ridotta. Tutti con perdite che pongono interrogativi per il futuro, e che, in alcuni casi già si traducono nel dubbio di poter ripartire.
L’invito più appassionato e civile è di potervi incontrare nelle sedi più opportune per avviare subito un dialogo costruttivo, sulla base di ragioni rilevanti non solo per il nostro settore, ma per tutti. Lo ripetiamo: non abbiamo solo da chiedere, ma anche da dare.
Con la fiducia che le proposte portate alla Vostra attenzione possano essere presto adottate, vi auguriamo buon lavoro e porgiamo i nostri migliori saluti.

Il problema
nell’esprimere apprezzamento, come cittadini e imprenditori, per quanto messo in atto per l’emergenza sanitaria, chiediamo di dare ascolto al nostro settore. Perché esso non soffre meno di altri, e concentra capacità che si riveleranno essenziali per il rilancio.
Il nostro settore è quello delle Business Community. Raggruppa più di 700 Spazi di Coworking, ove operano migliaia di lavoratori autonomi e microimprese del terziario; più di 37 Incubatori Certificati, ove nascono e crescono centinaia di startup e imprese innovative; più di 250 Business Center, sedi di professionisti e aziende di ogni età e specializzazione.
Occupa direttamente circa 5.000 addetti e organizza spazi e servizi per oltre 150.000 fruitori, che in essi trovano le condizioni per operare.
I risultati di questi ultimi anni - grazie a investimenti in immobili, piattaforme di servizio, tecnologie – sono stati importanti. Hanno risposto alla domanda di ambienti di lavoro sostenibili ed evoluti per fare impresa, crescere e creare occupazione. Luoghi che prima non c’erano, e che hanno anche animato il recupero edilizio.
Se si escludono le imprese del settore dal sostegno previsto per altri settori, tutto questo potrebbe fermarsi, riportandoci indietro e facendo mancare ai futuri programmi di rilancio, idee, energie e inneschi nel territorio. Questo non deve avvenire, nell’interesse di tutti, perché i nostri centri sono nati nel territorio, spontaneamente e come hub di servizio connessi al mondo delle professioni, alle Università, alle filiere, al mondo digitale.
Prendiamo atto delle disposizioni del DPCM, 8 marzo 2020, che hanno disposto il lockdown di talune filiere, inclusa la nostra, e poi anche di provvedimenti d’aiuto successivi, di cui apprezziamo lo spirito, ma auspichiamo che:
· il Decreto Liquidità del 4 aprile sia accompagnato da disposizioni che rendano più certi ambiti d’applicazione, tempi e procedure;
· l’art. 65 del DL Cura Italia e le sue successive proroghe siano estesi a tutti gli affitti e locazioni professionali, nonché noleggio uffici e postazioni in modo che sia i nostri clienti sia gli operatori del settore possano sentirsi sostenuti in questa fase;
Non abbiamo però solo da chiedere. Abbiamo anche molto da offrire, perché il nostro settore può anche favorire la fruizione di luoghi di lavoro più sicuri rispetto a molte piccole imprese e studi professionali. Esso infatti si candida a:
· ad adottare in modo ancora più stringente, controllato ed efficace, i protocolli di sicurezza e protezione dai contagi e di sanificazione;
· ad essere di riferimento per tutti i soggetti che vogliono sperimentare o dare consistenza alle nuove prassi di organizzazione del lavoro - dal team working allo smart working - che necessitano di piattaforme solide e sicure, non di semplici collegamenti da casa;
· a contribuire all'ammodernamento delle strutture tecnologiche fruibili da chiunque, in risposta alle policy per la digitalizzazione diffusa;
· a creare condizioni di favore per i più giovani, che in questa fase vivono le maggiori difficoltà;
Non va dimenticato che, contrariamente al home-working forzato di queste settimane, i coworking sono luogo simbolo di conciliazione tra vita e lavoro, una modalità organizzativa pensata per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Il coworking dovrebbe essere pertanto uno dei principali modelli organizzativi per l’uscita dalla fase emergenziale.
Il nostro profilo di innovatori è oggetto di frequenti e lusinghiere rappresentazioni sui media. In quelle rappresentazioni, non è però mai evidenziato abbastanza quanto impegno è necessario per giungere al risultato. E quanto quel risultato possa essere volatile in situazioni di difficoltà come quella che stiamo vivendo.
La maggior parte degli operatori del settore, seguendo le direttive, ha sospeso l’attività. Altri l’hanno drasticamente ridotta. Tutti con perdite che pongono interrogativi per il futuro, e che, in alcuni casi già si traducono nel dubbio di poter ripartire.
L’invito più appassionato e civile è di potervi incontrare nelle sedi più opportune per avviare subito un dialogo costruttivo, sulla base di ragioni rilevanti non solo per il nostro settore, ma per tutti. Lo ripetiamo: non abbiamo solo da chiedere, ma anche da dare.
Con la fiducia che le proposte portate alla Vostra attenzione possano essere presto adottate, vi auguriamo buon lavoro e porgiamo i nostri migliori saluti.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 21 aprile 2020