STOP ACCORDO PER CESSIONE MARE ALLA FRANCIA

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I francesi ci riprovano a scippare il mare a largo della Sardegna e della Liguria. La lunga mano di Macron si proietta ancora una volta sulle acque internazionali a largo della Sardegna e non solo.

Ciclopici spazi marittimi internazionali al largo delle coste sarde e italiane finiscono nuovamente nelle carte dei piani di annessione della Francia.

L'ennesimo blitz si è concluso a giugno 2019 con una nuova consultazione pubblica con la quale si è giunti alla fase finale del Piano francese di scippo-furto di straordinari e imponenti specchi acquei ricadenti di pertinenza internazionale.

L'operazione francese, subdola sin dall'inizio, va avanti anche senza che l'Italia abbia ratificato l'accordo di Caen che prevedeva, arbitrariamente e illegalmente, la cessione alla Francia di ampie porzioni di acque internazionali a largo della Sardegna e della Corsica.

Operazione sottoscritta dal governo Renzi, mai ratificata dal parlamento, dopo la denuncia di Mauro Pili nel 2016, e che, nonostante tutto, va avanti con atti e documenti che continuano a pianificare e progettare sulle acque utilizzate da sempre dai pescatori sardi sia della Gallura che del versante di Porto Torres, e anche quello ligure.

Il documento riguarda la conclusione del processo deliberativo con il quale la Francia ha presentato un piano strategico economico e ambientale su quei tratti di mare.

Nelle carte si richiama in minuscolo la necessità che la modifica di quel confine modificato sia sottoposto agli Stati interessati ma nel silenzio dell'Italia il processo va avanti.

In questa direzione niente è stato fatto per respingere una volta per tutte quel trattato di modifica dei confini internazionali che resta latente sino a quando non interverrà una sostanziale e sopratutto formale revoca con tutti i passaggi del caso.

Il Piano francese è declinato in ogni suo aspetto a partire dalle valenze ambientali ed economiche delle aree di mare che si intendono portare sotto la giurisdizione dell'Eliseo.

Punto per punto, con una programmazione da padroni di casa in casa altrui, o meglio in casa di tutti.

Il piano lo si trova nelle pagine del ministero delegato :

https://www.merlittoral2030.gouv.fr/content/mediterranee

Il documento strategico sulla facciata mediterranea comprende la facciata della Strategia nazionale per il mare e la zona costiera adottata nel 2017. Lo stato della facciata e la visione per il 2030 sono presentati nella parte 1 del documento sintetico.

In pratica la procedura proposta già nel 2017 è diventata ora un fatto acquisito e nonostante le annunciate correzioni del governo italiano i francesi sono andati avanti senza colpo ferire.

L'Italia continua ad essere inesistente nello scenario internazionale incapace di qualsiasi decisione e di fatto lascia mare aperto a Macron.

Il governo italiano, una volta per tutte, deve disporre la revoca di quell'accordo oppure portare l'accordo all'esame del parlamento e chiederne la bocciatura.

In quel caso si vedrà chi veramente voleva regalare a Macron e alla Francia quelle porzioni di mare a est e a ovest della Sardegna.

Non sono evidentemente bastate le dure proteste dei pescatori sardi che arrivarono a bloccare le bocche di Bonifacio per fermare una volta per tutte l'accordo di Caen.

Per questa ragione prima che siano intraprese azioni ben più dure è indispensabile che il Presidente  del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli Esteri con apposito atto del Consiglio dei Ministri dispongano:

1) l'immediata revoca dell'Accordo sottoscritto a Caen il  21 marzo 2015 con il quale sono state modificate le perimetrazioni delle acque internazionali a favore della Francia o propongano alle Camere l'accordo di Caen per la definita bocciatura parlamentare;

2) una diffida ufficiale alla Repubblica Francese per impedire qualsiasi tipo di attività unilaterale di pianificazione o gestione di attività nelle acque internazionali oggetto di quell'Accordo di Caen e stralcino dalle proprie consultazioni quegli specchi acquei;

3) appositi atti tesi a valorizzare la posizione geopolitica dell'Italia in relazione alle direttive comunitarie anche in relazione alla definizione di zone economiche speciali;