DECISIONI SULLE SCUOLE UNICHE E CENTRALIZZATE: NON LASCIAMO INDIETRO GLI STUDENTI CAMPANI

Il problema

Scriviamo nuovamente per sollecitare l’attenzione della Presidenza del Consiglio e del Governo tutto su un tema su cui si continua a fare finta di niente. In Campania, contrariamente a quanto accade per il resto d’Italia, le scuole sono chiuse, TUTTE dalle materne alle superiori, praticamente da un anno, da marzo 2020.

Vi sono state solamente due brevi aperture (ma sempre senza servizio mensa, tranne che per i convitti), dal 24.09.2020 al 15.10.2020 e dal 16.01.2021 (soltanto asili e prime elementari dal 23.11.2020) al 26.02.2021: quest’ultima apertura è dovuta solamente al tenace impegno dei genitori che hanno impugnato le ordinanze che il presidente della regione Campania si ostina ad emanare, per tentare di frenare l’aumentare dei contagi ma sostanzialmente negando il diritto all’istruzione in Campania, indiscriminatamente ed a prescindere da qualsivoglia differenziazione per fascia d’età (invece doverosa).

Oggi, in tutta Italia, persino nelle zone rosse, le scuole materne, elementari e medie sono aperte e per le scuole superiori si ragiona sulle percentuali di alunni da inserire in DAD. Ma nessuno dice niente sui nostri bambini campani, che sono a casa - senza scuola - da un anno; anzi per i più piccolini c’è anche lo smarrimento dovuto al continuo on/off delle scuole, ora aperte ora chiuse, che non è certo un elemento da sottovalutare, per l’influenza che ha sul loro equilibrio psicologico.

Scriviamo, oggi, in merito all’ordinanza n. 6/2021 della Regione Campania, pubblicata in data 27.02.2021, che ha stabilito la chiusura generalizzata delle scuole sull’intero territorio regionale campano.

Nell’ordinanza si cita il d.l. n. 19/20 (conv. in l. n. 35/20) e, in particolar modo, l’art. 3, che riconosce la possibilità per la Regioni di assumere misure urgenti più stringenti; ma si dimentica che ciò è possibile soltanto “Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri” e soprattutto si dimentica che questi provvedimenti statali ci sono! Per cui appare illogico oltre che illegittimo prescinderne, ed anzi, a tal riguardo e da ultimo, il D.P.C.M. 14.01.2021, all’art. 1, lett. s) (ancora in vigore), prevede che la scuola sia in presenza per tutti tranne che per le secondarie di secondo grado, per le quali si adottano forme flessibili in DAD (con la previsione che per una percentuale di studenti tra il 50 e il 75% sia garantita la scuola in presenza). Non può ancora sottacersi che, per quanto ancora in bozza, anche il prossimo D.P.C.M. prevedrà sempre e comunque le scuole in presenza (tutte in fascia gialla; con DAD al 50% per le sole superiori in zona arancione; si stanno poi valutando chiusure puntuali delle scuole nelle fasce arancione scuro e rosse in base al numero di contagi rapportato al numero di abitanti addirittura guardando i dati ogni 7 gg): ma da nessuna parte è prevista la chiusura indiscriminata e totale di tutte le scuole come invece è successo (per l’ennesima volta) in Campania (che attualmente è in zona arancione).

Ancora non possiamo esimerci dall’evidenziare che ormai gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali sono lasciati da soli in classe e che per loro, grazie ai provvedimenti regionali (che fingono di tutelarli mandandoli a scuola), non si realizza alcuna inclusione scolastica e non si instaura alcuna relazione educativa.

Altro dato oltremodo rilevante di cui la Regione non tiene conto è che i vari Decreti del Ministro della Salute con cui, di volta in volta, vengono decisi i “colori” delle regioni, prevedono sempre e comunque la scuola in presenza, con la sola limitazione della zona rossa, che, comunque, prevede la scuola in presenza per i più piccolini per i quali la DAD non può in alcun modo sostituire la scuola in presenza.

Non si comprende dunque su quali basi il Presidente della Regione Campania decida di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche perché i dati del Report di sintesi nazionale del Ministero della salute danno conto dell’accelerazione nell’aumento dei contagi, ma ciò nel resto di Italia non porta alla chiusura delle scuole, in Campania sì.

Oggi, anche se soltanto dopo un mese di scuola, è possibile estrarre i soli dati dei contagi relativi alle scuole (dati MIUR e Asl Na 1), che non significa contagi avvenuti e moltiplicatisi nelle scuole, ma si tratta semplicemente di dati relativi ai positivi in età scolare. Trattasi di puntualizzazione importante perché da questi dati si ricava che il virus si trasmette il più delle volte in famiglia, mentre a seguito dell’isolamento del positivo e conseguenti quarantene delle classi (e tamponi per i contatti stretti), si evince una incidenza irrisoria sulla curva dei contagi: a Napoli, tra il 25 gennaio e il 4 febbraio 2021, ci sono stati n. 2 cluster (quindi almeno 2 positivi) su 156 classi: cioè la percentuale è dell’1%.

Invece, l’Unità di crisi regionale, a fronte della crescita della curva e nonostante la Campania sia in zona arancione, consiglia – come misura di contenimento dei contagi – la chiusura di tutte le scuole e delle Università in considerazione: della variante inglese che colpisce le fasce più giovani della popolazione; delle problematiche irrisolte sul distanziamento in aula e sul tempo medio di permanenza in aula; della esigenza di assicurare l’efficacia della campagna vaccinale in corso per il mondo della scuola. Tali argomentazioni, però, entrano in contrasto con la realtà: innanzitutto, la diffusione del virus tra i giovani non si ferma se gli stessi ragazzi che non vanno a scuola si assembrano per strada (ed è tutt’altro che raro trovare in giro per Napoli, ma ad ogni modo in tutte le città campane ragazzi che si abbracciano, si baciano, mangiano, fumano, bevono, maneggiano insieme i cellulari, tutti rigorosamente senza mascherina e in gruppi numerosi) e, di certo, in tutto questo la scuola non c’entra. Non c’entra ancor di più per i più piccolini che, invece, stanno a casa e senza la scuola non avranno più alcuna socialità: come possono mai contribuire questi bambini piccoli (che nemmeno utilizzano il trasporto pubblico locale) a combattere l’aumento dei contagi?

Le problematiche logistiche scolastiche, poi, non possono più essere un alibi e, ad ogni modo, tra ingressi scaglionati, classi divise per gruppi, uso delle mascherine, ricambio d’aria in classe (in Campania dove il clima mite consente quasi tutto l’anno di tenere le finestre aperte), è plausibile ritenere che si sia fatto tutto il possibile per convivere in sicurezza con il virus e che le scuole – tra tanti posti ancora aperti e frequentabili da bambini e ragazzi – restano il posto per loro più sicuro! E ribadiamo che la questione trasporti (altro fallimento del governatore) non ha nulla a che fare con i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria.

Infine, totalmente inconferente appare l’argomentazione relativa alla campagna vaccinale: se il virus circola tra gli studenti, ma vengono vaccinati gli insegnanti e il personale amministrativo, come si influisce sui contagi???? O forse il Presidente Da Luca ha intenzione di riaprire le scuole quando verrà vaccinato anche l’ultimo bimbi di due anni????  

La verità è che il presidente della Regione Campania ha deciso di coprire le falle nella sanità campana (di cui è responsabile) tentando di fermare la crescita della curva dei contagi a discapito dei nostri figli, fingendo di proteggerli e facendo presa sulla paura dei genitori, che si fidano di lui senza rendersi conto che nel resto del mondo e non solo dell’Italia le scuole sono aperte e si frequentano regolarmente.

La verità è che tenere le scuole chiuse è a costo zero perché i bambini non hanno voce e le scuole chiuse non richiedono ristori; anzi, il corpo docente che avrebbe dovuto essere in testa alla lotta a tutela del diritto all’istruzione, si trincera, per la maggior parte, dietro la tutela del diritto alla salute, forse per godere dei benefici di questa vacanza prolungata. E se anche i medici si rifiutassero di lavorare per tutelare la propria salute? Ebbene l’istruzione e lo sviluppo psicologico dei nostri bambini e ragazzi va ugualmente tutelato.

E, ormai, non se ne può più di sentirci dire che “le scuole non sono chiuse, ma c’è la didattica a distanza”: non è vero! La scuola è un’altra cosa! Scuola non è solo imparare la storia o le operazioni aritmetiche; scuola è avere delle regole e un ritmo da rispettare (completamente stravolto da quando non si va a scuola); scuola è confronto con gli altri, condivisione, autonomia, crescita. E tutto questo un pc non te lo dà. Non parliamo, poi, dei più piccini che da soli non riescono neanche a prendere il libro o il quaderno necessari alla lezione. E pensiamo ancora alle prime classi elementari, medie e superiori, composte da ragazzini che non hanno neanche avuto il modo di conoscersi tra loro e con gli insegnanti e si ritrovano a fare lezione con degli sconosciuti.

E tutto ciò mentre strade, piazze e lungomare si affollano nei weekend e in serata, di persone che non rispettano le misure di distanziamento e di protezione: e il presidente della regione Campania non è stato assolutamente in grado, in un anno, di garantire il controllo dei luoghi nei quali si creano occasioni di contagio né tantomeno di rafforzare il sistema di trasporto pubblico; ed, invece, i contagi devono essere contenuti facendo pagare ai bambini ed agli studenti il prezzo più alto. È evidente che, chiudendo le scuole, mentre tutte le altre attività restano aperte, i contagi non si fermeranno e ciò costituirà il pretesto per consentire al presidente De Luca di prorogare di 14 giorni in 14 giorni la chiusura delle scuole (così come ha fatto fino ad ora).

Quando dal 23.11.2020, poi, si era aperto uno spiraglio (dopo screening di massa) con la riapertura delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria, ci si sono messi i Sindaci. E in tantissimi Comuni campani le scuole sono rimaste tutte chiuse sulla base di ordinanza dell’ultimo minuto assunte anche dopo sondaggi sui social (le nuove forme di democrazia), fino alle due decisioni del Tar Napoli di gennaio che hanno, finalmente, sospeso l’ennesima ordinanza regionale vigente e disposto l’apertura di tutte le scuole.

Ma De Luca pare essersi dimenticato nella sua ultima ordinanza delle pronunce dell’Autorità giudiziaria di poco più di un mese fa. È possibile che possa impunemente discostarsi da quanto deciso dal Tribunale Amministrativo Regionale? È possibile che il TAR dica che la valutazione di idoneità e proporzionalità delle misure di contenimento è operata a livello statale e che le eventuali misure più restrittive a livello regionale non possono essere assunte sic et simpliciter, ma restano confinate all’ipotesi residuale di necessità ravvisabili nei casi in cui circostanze non previste e non prevedibili impongano l’improcrastinabile adozione di misure straordinarie finalizzare a fronteggiare situazioni di emergenza-urgenza, e, ciononostante, in Campania si continua a colpire soltanto le scuole che, nel resto di Italia, non vengono “toccate”? È possibile che il TAR sottolinei l’importanza del bilanciamento tra tutela del diritto alla salute e diritto all’istruzione e che è necessario dimostrare l’insufficienza delle misure in atto costituenti gestione centralizzata e, invece, De Luca si discosti dalle decisioni statali sempre e soltanto in riferimento alle scuole?? E quale sarebbe questo elemento sopravvenuto e riscontrato da De Luca quando proprio in questi giorni verrà pubblicato il nuovo DPCM con validità dal 5 marzo e che sicuramente sarà basato sugli stessi dati attuali in possesso dell’Unità di crisi regionale, ma che nel resto di Italia non portano alla chiusura totale e in blocco delle scuole? E come si coniuga l’autoesecutività delle pronunce TAR con la nuova ordinanza della Campania?   

Di recente (il 24.02.2021) poi la Corte Costituzionale, esaminando un ricorso del Governo contro la Regione Valle d’Aosta, ha stabilito che “spetta allo Stato, non alle Regioni, determinare le misure necessarie al contrasto della pandemia” ed ha specificato che “il legislatore regionale non può invadere con una propria disciplina una materia avente ad oggetto la pandemia da covid 19, diffusa a livello globale e perciò affidata interamente alla competenza legislativa dello Stato”.

Perché il Governo non impugna anche le ordinanze della Campania? Perché invece in Campania è consentito adottare misure diversificate rispetto al resto d’Italia nel settore dell’istruzione? Non si tratta di un diritto costituzionalmente garantito, che dovrebbe essere tutelato su tutto il territorio nazionale?

Questa è una peculiarità solo della Campania. DAPPERTUTTO i bambini delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria non hanno perso un giorno di scuola. In Campania stiamo ancora discutendo di questo.

Il diritto all’istruzione viene  sacrificato senza esitazione alcuna, sebbene studi scientifici seri abbiano dimostrato i gravi danni psicologici arrecati ai bambini dall’uso eccessivo di dispositivi elettronici (dall’insofferenza, tic e nervosismo; alla depressione e addirittura ai suicidi); ancora non si pensa ai bambini diversamente abili che perdono del tutto il diritto all’inclusione fondamentale per loro crescita e sviluppo; ed, infine, si tace del tutto sulla piaga della dispersione scolastica che già affliggeva la Campania e ancor di più adesso poiché per molte famiglie la DAD è di fatto irrealizzabile oltre che senza alcun appeal per i ragazzi abituati a stare in strada. Tutto questo è veramente sacrificabile a fronte del basso rischio che i bambini corrono con il virus e soprattutto con le misure preventive rispettate nelle scuole? Non è piuttosto plausibile ritenere che gli studenti, privati della scuola, correranno un maggiore rischio di essere contagiati, affollando strade, piazze e dintorni? E chi li tutelerà, per strada, con gli amici, mentre faranno sport, al supermercato con la mamma, a casa dei nonni dove i più fortunati finiranno considerate le scuole chiuse (ma non bisognava tutelare i più anziani? Forse De Luca non sa che anche in Campania ci sono mamme che lavorano)?  

Abbiamo sopportato di tutto: ogni 15 gg il presidente della Regione Campania ci ha illuso che avrebbe riaperto, ma poi sosteneva che la curva era preoccupante; prima ci sottopone allo screening di massa e poi dice che la partecipazione è stata scarsa.

E così noi preparavamo lo zaino, la scuola ci inviava gli orari di ingresso scaglionati, ma la sera prima del ritorno a scuola il presidente della Regione tirava fuori l’ennesima incomprensibile ordinanza con cui prorogava la chiusura delle scuole.

Siamo arrivati adesso alla ordinanza n. 6/2021, in virtù della quale ci tocca aspettare fino al 14 marzo. Ma è ovvio che non basteranno due settimane per completare la campagna di vaccinazione, né per addrizzare con la sola chiusura delle scuole la curva dei contagi.

Nel frattempo, siamo a 12 mesi senza scuola: unico dato certo.

Registriamo un’inversione delle priorità che dovrebbero connotare le scelte politiche: per rimediare a questo scempio è indispensabile un intervento dello Stato e del Presidente del Consiglio!

Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto e continueremo a fare quanto in nostro potere: abbiamo impugnato e continueremo ad impugnare le ordinanze regionali e comunali dinanzi al TAR per i nostri figli e per tutti i bambini della Campania; abbiamo partecipato alla raccolta fondi per manifesti contro la chiusura delle scuole; abbiamo scritto al Presidente della Repubblica anche se senza esito alcuno, ma lo rifaremo; abbiamo aderito alle iniziative collettive; abbiamo firmato petizioni; abbiamo investito tv e giornali. Ma nulla. Siamo ancora e di nuovo a casa.

Ma adesso tocca al Governo perché non si può continuare con questo braccio di ferro per tutelare i diritti dei nostri figli. Andare a scuola è un diritto e un dovere e deve essere tutelato in egual modo per tutti i bambini e i ragazzi italiani. Basta con questa disparità di trattamento, esigiamo una decisione unica per tutti in una materia così importante.

Ogni giorno per tanti genitori in Campania si rinnova il dolore di vedere i propri figli a casa per colpa di ordinanze che postergano l’istruzione a tutto il resto. Perché il tira e molla sulle scuole altro non è che l’ennesimo scempio della politica.

Quello che succede qui è gravissimo: noi genitori non vogliamo più essere lasciati soli a combattere per la tutela dei diritti dei nostri figli; vogliamo che siano tutelati come avviene nel resto di Italia e chiediamo che il Governo agisca tempestivamente per garantire la riapertura una volta e per tutte delle scuole in Campania!

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Lorella SantorelliPromotore della petizione
Questa petizione aveva 3667 sostenitori

Il problema

Scriviamo nuovamente per sollecitare l’attenzione della Presidenza del Consiglio e del Governo tutto su un tema su cui si continua a fare finta di niente. In Campania, contrariamente a quanto accade per il resto d’Italia, le scuole sono chiuse, TUTTE dalle materne alle superiori, praticamente da un anno, da marzo 2020.

Vi sono state solamente due brevi aperture (ma sempre senza servizio mensa, tranne che per i convitti), dal 24.09.2020 al 15.10.2020 e dal 16.01.2021 (soltanto asili e prime elementari dal 23.11.2020) al 26.02.2021: quest’ultima apertura è dovuta solamente al tenace impegno dei genitori che hanno impugnato le ordinanze che il presidente della regione Campania si ostina ad emanare, per tentare di frenare l’aumentare dei contagi ma sostanzialmente negando il diritto all’istruzione in Campania, indiscriminatamente ed a prescindere da qualsivoglia differenziazione per fascia d’età (invece doverosa).

Oggi, in tutta Italia, persino nelle zone rosse, le scuole materne, elementari e medie sono aperte e per le scuole superiori si ragiona sulle percentuali di alunni da inserire in DAD. Ma nessuno dice niente sui nostri bambini campani, che sono a casa - senza scuola - da un anno; anzi per i più piccolini c’è anche lo smarrimento dovuto al continuo on/off delle scuole, ora aperte ora chiuse, che non è certo un elemento da sottovalutare, per l’influenza che ha sul loro equilibrio psicologico.

Scriviamo, oggi, in merito all’ordinanza n. 6/2021 della Regione Campania, pubblicata in data 27.02.2021, che ha stabilito la chiusura generalizzata delle scuole sull’intero territorio regionale campano.

Nell’ordinanza si cita il d.l. n. 19/20 (conv. in l. n. 35/20) e, in particolar modo, l’art. 3, che riconosce la possibilità per la Regioni di assumere misure urgenti più stringenti; ma si dimentica che ciò è possibile soltanto “Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri” e soprattutto si dimentica che questi provvedimenti statali ci sono! Per cui appare illogico oltre che illegittimo prescinderne, ed anzi, a tal riguardo e da ultimo, il D.P.C.M. 14.01.2021, all’art. 1, lett. s) (ancora in vigore), prevede che la scuola sia in presenza per tutti tranne che per le secondarie di secondo grado, per le quali si adottano forme flessibili in DAD (con la previsione che per una percentuale di studenti tra il 50 e il 75% sia garantita la scuola in presenza). Non può ancora sottacersi che, per quanto ancora in bozza, anche il prossimo D.P.C.M. prevedrà sempre e comunque le scuole in presenza (tutte in fascia gialla; con DAD al 50% per le sole superiori in zona arancione; si stanno poi valutando chiusure puntuali delle scuole nelle fasce arancione scuro e rosse in base al numero di contagi rapportato al numero di abitanti addirittura guardando i dati ogni 7 gg): ma da nessuna parte è prevista la chiusura indiscriminata e totale di tutte le scuole come invece è successo (per l’ennesima volta) in Campania (che attualmente è in zona arancione).

Ancora non possiamo esimerci dall’evidenziare che ormai gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali sono lasciati da soli in classe e che per loro, grazie ai provvedimenti regionali (che fingono di tutelarli mandandoli a scuola), non si realizza alcuna inclusione scolastica e non si instaura alcuna relazione educativa.

Altro dato oltremodo rilevante di cui la Regione non tiene conto è che i vari Decreti del Ministro della Salute con cui, di volta in volta, vengono decisi i “colori” delle regioni, prevedono sempre e comunque la scuola in presenza, con la sola limitazione della zona rossa, che, comunque, prevede la scuola in presenza per i più piccolini per i quali la DAD non può in alcun modo sostituire la scuola in presenza.

Non si comprende dunque su quali basi il Presidente della Regione Campania decida di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche perché i dati del Report di sintesi nazionale del Ministero della salute danno conto dell’accelerazione nell’aumento dei contagi, ma ciò nel resto di Italia non porta alla chiusura delle scuole, in Campania sì.

Oggi, anche se soltanto dopo un mese di scuola, è possibile estrarre i soli dati dei contagi relativi alle scuole (dati MIUR e Asl Na 1), che non significa contagi avvenuti e moltiplicatisi nelle scuole, ma si tratta semplicemente di dati relativi ai positivi in età scolare. Trattasi di puntualizzazione importante perché da questi dati si ricava che il virus si trasmette il più delle volte in famiglia, mentre a seguito dell’isolamento del positivo e conseguenti quarantene delle classi (e tamponi per i contatti stretti), si evince una incidenza irrisoria sulla curva dei contagi: a Napoli, tra il 25 gennaio e il 4 febbraio 2021, ci sono stati n. 2 cluster (quindi almeno 2 positivi) su 156 classi: cioè la percentuale è dell’1%.

Invece, l’Unità di crisi regionale, a fronte della crescita della curva e nonostante la Campania sia in zona arancione, consiglia – come misura di contenimento dei contagi – la chiusura di tutte le scuole e delle Università in considerazione: della variante inglese che colpisce le fasce più giovani della popolazione; delle problematiche irrisolte sul distanziamento in aula e sul tempo medio di permanenza in aula; della esigenza di assicurare l’efficacia della campagna vaccinale in corso per il mondo della scuola. Tali argomentazioni, però, entrano in contrasto con la realtà: innanzitutto, la diffusione del virus tra i giovani non si ferma se gli stessi ragazzi che non vanno a scuola si assembrano per strada (ed è tutt’altro che raro trovare in giro per Napoli, ma ad ogni modo in tutte le città campane ragazzi che si abbracciano, si baciano, mangiano, fumano, bevono, maneggiano insieme i cellulari, tutti rigorosamente senza mascherina e in gruppi numerosi) e, di certo, in tutto questo la scuola non c’entra. Non c’entra ancor di più per i più piccolini che, invece, stanno a casa e senza la scuola non avranno più alcuna socialità: come possono mai contribuire questi bambini piccoli (che nemmeno utilizzano il trasporto pubblico locale) a combattere l’aumento dei contagi?

Le problematiche logistiche scolastiche, poi, non possono più essere un alibi e, ad ogni modo, tra ingressi scaglionati, classi divise per gruppi, uso delle mascherine, ricambio d’aria in classe (in Campania dove il clima mite consente quasi tutto l’anno di tenere le finestre aperte), è plausibile ritenere che si sia fatto tutto il possibile per convivere in sicurezza con il virus e che le scuole – tra tanti posti ancora aperti e frequentabili da bambini e ragazzi – restano il posto per loro più sicuro! E ribadiamo che la questione trasporti (altro fallimento del governatore) non ha nulla a che fare con i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria.

Infine, totalmente inconferente appare l’argomentazione relativa alla campagna vaccinale: se il virus circola tra gli studenti, ma vengono vaccinati gli insegnanti e il personale amministrativo, come si influisce sui contagi???? O forse il Presidente Da Luca ha intenzione di riaprire le scuole quando verrà vaccinato anche l’ultimo bimbi di due anni????  

La verità è che il presidente della Regione Campania ha deciso di coprire le falle nella sanità campana (di cui è responsabile) tentando di fermare la crescita della curva dei contagi a discapito dei nostri figli, fingendo di proteggerli e facendo presa sulla paura dei genitori, che si fidano di lui senza rendersi conto che nel resto del mondo e non solo dell’Italia le scuole sono aperte e si frequentano regolarmente.

La verità è che tenere le scuole chiuse è a costo zero perché i bambini non hanno voce e le scuole chiuse non richiedono ristori; anzi, il corpo docente che avrebbe dovuto essere in testa alla lotta a tutela del diritto all’istruzione, si trincera, per la maggior parte, dietro la tutela del diritto alla salute, forse per godere dei benefici di questa vacanza prolungata. E se anche i medici si rifiutassero di lavorare per tutelare la propria salute? Ebbene l’istruzione e lo sviluppo psicologico dei nostri bambini e ragazzi va ugualmente tutelato.

E, ormai, non se ne può più di sentirci dire che “le scuole non sono chiuse, ma c’è la didattica a distanza”: non è vero! La scuola è un’altra cosa! Scuola non è solo imparare la storia o le operazioni aritmetiche; scuola è avere delle regole e un ritmo da rispettare (completamente stravolto da quando non si va a scuola); scuola è confronto con gli altri, condivisione, autonomia, crescita. E tutto questo un pc non te lo dà. Non parliamo, poi, dei più piccini che da soli non riescono neanche a prendere il libro o il quaderno necessari alla lezione. E pensiamo ancora alle prime classi elementari, medie e superiori, composte da ragazzini che non hanno neanche avuto il modo di conoscersi tra loro e con gli insegnanti e si ritrovano a fare lezione con degli sconosciuti.

E tutto ciò mentre strade, piazze e lungomare si affollano nei weekend e in serata, di persone che non rispettano le misure di distanziamento e di protezione: e il presidente della regione Campania non è stato assolutamente in grado, in un anno, di garantire il controllo dei luoghi nei quali si creano occasioni di contagio né tantomeno di rafforzare il sistema di trasporto pubblico; ed, invece, i contagi devono essere contenuti facendo pagare ai bambini ed agli studenti il prezzo più alto. È evidente che, chiudendo le scuole, mentre tutte le altre attività restano aperte, i contagi non si fermeranno e ciò costituirà il pretesto per consentire al presidente De Luca di prorogare di 14 giorni in 14 giorni la chiusura delle scuole (così come ha fatto fino ad ora).

Quando dal 23.11.2020, poi, si era aperto uno spiraglio (dopo screening di massa) con la riapertura delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria, ci si sono messi i Sindaci. E in tantissimi Comuni campani le scuole sono rimaste tutte chiuse sulla base di ordinanza dell’ultimo minuto assunte anche dopo sondaggi sui social (le nuove forme di democrazia), fino alle due decisioni del Tar Napoli di gennaio che hanno, finalmente, sospeso l’ennesima ordinanza regionale vigente e disposto l’apertura di tutte le scuole.

Ma De Luca pare essersi dimenticato nella sua ultima ordinanza delle pronunce dell’Autorità giudiziaria di poco più di un mese fa. È possibile che possa impunemente discostarsi da quanto deciso dal Tribunale Amministrativo Regionale? È possibile che il TAR dica che la valutazione di idoneità e proporzionalità delle misure di contenimento è operata a livello statale e che le eventuali misure più restrittive a livello regionale non possono essere assunte sic et simpliciter, ma restano confinate all’ipotesi residuale di necessità ravvisabili nei casi in cui circostanze non previste e non prevedibili impongano l’improcrastinabile adozione di misure straordinarie finalizzare a fronteggiare situazioni di emergenza-urgenza, e, ciononostante, in Campania si continua a colpire soltanto le scuole che, nel resto di Italia, non vengono “toccate”? È possibile che il TAR sottolinei l’importanza del bilanciamento tra tutela del diritto alla salute e diritto all’istruzione e che è necessario dimostrare l’insufficienza delle misure in atto costituenti gestione centralizzata e, invece, De Luca si discosti dalle decisioni statali sempre e soltanto in riferimento alle scuole?? E quale sarebbe questo elemento sopravvenuto e riscontrato da De Luca quando proprio in questi giorni verrà pubblicato il nuovo DPCM con validità dal 5 marzo e che sicuramente sarà basato sugli stessi dati attuali in possesso dell’Unità di crisi regionale, ma che nel resto di Italia non portano alla chiusura totale e in blocco delle scuole? E come si coniuga l’autoesecutività delle pronunce TAR con la nuova ordinanza della Campania?   

Di recente (il 24.02.2021) poi la Corte Costituzionale, esaminando un ricorso del Governo contro la Regione Valle d’Aosta, ha stabilito che “spetta allo Stato, non alle Regioni, determinare le misure necessarie al contrasto della pandemia” ed ha specificato che “il legislatore regionale non può invadere con una propria disciplina una materia avente ad oggetto la pandemia da covid 19, diffusa a livello globale e perciò affidata interamente alla competenza legislativa dello Stato”.

Perché il Governo non impugna anche le ordinanze della Campania? Perché invece in Campania è consentito adottare misure diversificate rispetto al resto d’Italia nel settore dell’istruzione? Non si tratta di un diritto costituzionalmente garantito, che dovrebbe essere tutelato su tutto il territorio nazionale?

Questa è una peculiarità solo della Campania. DAPPERTUTTO i bambini delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria non hanno perso un giorno di scuola. In Campania stiamo ancora discutendo di questo.

Il diritto all’istruzione viene  sacrificato senza esitazione alcuna, sebbene studi scientifici seri abbiano dimostrato i gravi danni psicologici arrecati ai bambini dall’uso eccessivo di dispositivi elettronici (dall’insofferenza, tic e nervosismo; alla depressione e addirittura ai suicidi); ancora non si pensa ai bambini diversamente abili che perdono del tutto il diritto all’inclusione fondamentale per loro crescita e sviluppo; ed, infine, si tace del tutto sulla piaga della dispersione scolastica che già affliggeva la Campania e ancor di più adesso poiché per molte famiglie la DAD è di fatto irrealizzabile oltre che senza alcun appeal per i ragazzi abituati a stare in strada. Tutto questo è veramente sacrificabile a fronte del basso rischio che i bambini corrono con il virus e soprattutto con le misure preventive rispettate nelle scuole? Non è piuttosto plausibile ritenere che gli studenti, privati della scuola, correranno un maggiore rischio di essere contagiati, affollando strade, piazze e dintorni? E chi li tutelerà, per strada, con gli amici, mentre faranno sport, al supermercato con la mamma, a casa dei nonni dove i più fortunati finiranno considerate le scuole chiuse (ma non bisognava tutelare i più anziani? Forse De Luca non sa che anche in Campania ci sono mamme che lavorano)?  

Abbiamo sopportato di tutto: ogni 15 gg il presidente della Regione Campania ci ha illuso che avrebbe riaperto, ma poi sosteneva che la curva era preoccupante; prima ci sottopone allo screening di massa e poi dice che la partecipazione è stata scarsa.

E così noi preparavamo lo zaino, la scuola ci inviava gli orari di ingresso scaglionati, ma la sera prima del ritorno a scuola il presidente della Regione tirava fuori l’ennesima incomprensibile ordinanza con cui prorogava la chiusura delle scuole.

Siamo arrivati adesso alla ordinanza n. 6/2021, in virtù della quale ci tocca aspettare fino al 14 marzo. Ma è ovvio che non basteranno due settimane per completare la campagna di vaccinazione, né per addrizzare con la sola chiusura delle scuole la curva dei contagi.

Nel frattempo, siamo a 12 mesi senza scuola: unico dato certo.

Registriamo un’inversione delle priorità che dovrebbero connotare le scelte politiche: per rimediare a questo scempio è indispensabile un intervento dello Stato e del Presidente del Consiglio!

Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto e continueremo a fare quanto in nostro potere: abbiamo impugnato e continueremo ad impugnare le ordinanze regionali e comunali dinanzi al TAR per i nostri figli e per tutti i bambini della Campania; abbiamo partecipato alla raccolta fondi per manifesti contro la chiusura delle scuole; abbiamo scritto al Presidente della Repubblica anche se senza esito alcuno, ma lo rifaremo; abbiamo aderito alle iniziative collettive; abbiamo firmato petizioni; abbiamo investito tv e giornali. Ma nulla. Siamo ancora e di nuovo a casa.

Ma adesso tocca al Governo perché non si può continuare con questo braccio di ferro per tutelare i diritti dei nostri figli. Andare a scuola è un diritto e un dovere e deve essere tutelato in egual modo per tutti i bambini e i ragazzi italiani. Basta con questa disparità di trattamento, esigiamo una decisione unica per tutti in una materia così importante.

Ogni giorno per tanti genitori in Campania si rinnova il dolore di vedere i propri figli a casa per colpa di ordinanze che postergano l’istruzione a tutto il resto. Perché il tira e molla sulle scuole altro non è che l’ennesimo scempio della politica.

Quello che succede qui è gravissimo: noi genitori non vogliamo più essere lasciati soli a combattere per la tutela dei diritti dei nostri figli; vogliamo che siano tutelati come avviene nel resto di Italia e chiediamo che il Governo agisca tempestivamente per garantire la riapertura una volta e per tutte delle scuole in Campania!

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Lorella SantorelliPromotore della petizione

I decisori

Ministro Affari Regionali e Autonomie
Ministro Affari Regionali e Autonomie

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