diciamo NO! alla terza caldaia dell'inceneritore di Parona Lomellina PV

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Noi cittadini di RifiutiAMOci, cittadini della Lomellina e della Provincia di Pavia, insieme al Comitato No fanghi in Lomellina, Bosco della Merlata, il Comitato No discarica di Sannazzaro de' Burgondi, il Comitato Vivo la Bassa, il Comitato NO inceneritore di Retorbido, il WWF Lodigiano Pavese, l'Associazione Vigevano Sostenibile e La Lomellina dice ORA BASTA chiediamo di bloccare sul nascere il progetto di ampliamento dell'inceneritore di Parona Lomellina (Pv) perché riteniamo che perseguire la strada dell’incenerimento dei rifiuti, sia un grave errore. NO!, dunque alla terza caldaia nell’impianto di  Lomellina Energia  che attualmente lavora a metà regime e brucia rifiuti da altre regioni anche se in sostituzione di un vecchio camino ormai obsoleto. La raccolta differenziata nel pavese sta aumentando e di conseguenza è sempre minore la quantità di rifiuti da bruciare e di conseguenza la necessità di mantenere in vita questo inceneritore.

Siamo inoltre convinti della necessità di una pianificazione territoriale virtuosa che diversifichi le attività di selezione e pretrattamento dei rifiuti, volta al recupero dei materiali e ad una riduzione della spesa pro-capite per ogni cittadino nello smaltimento degli stessi.

Noi sottoscritti, cittadini di un territorio già denso di manufatti inquinanti  e pratiche come lo spargimento di fanghi in agricoltura che depauperano le matrici ambientali di uno dei terreni più fertili del mondo, una provincia  a vocazione agricola area tra le più inquinate anche da smog di tutta l’Europa,  chiediamo a gran voce di bloccare questa follia.

Vogliamo tutelare la nostra salute. Ricordiamo che nella nostra provincia nel periodo tra il 2006 e il 2011, il tasso di mortalità della popolazione pavese è stato per alcune patologie pesanti  del  14%, rispetto alla media lombarda, e del  10% in più rispetto a quella nazionale.

Siamo i cittadini di RifiutiAMoci, che insieme alle associazioni del territorio, chiediamo alle Istituzioni di bloccare sul nascere questo progetto di ampliamento dell'inceneritore di Parona Lomellina riportando virtù, salute e bellezza nelle città e nei luoghi in cui abitiamo e viviamo.

Riteniamo quindi che la costruzione di una terza caldaia – seppur in sostituzione della prima obsoleta – non serva.

PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

Noi cittadini chiediamo di bloccare sul nascere il progetto di ampliamento dell'inceneritore di Parona Lomellina (Pv) perché riteniamo che perseguire la strada dell’incenerimento dei rifiuti, sia un grave errore. Siamo consci che la nuova caldaia è prevista in sostituzione della prima ormai obsoleta, ma è comunque una decisione che non condividiamo. Di seguito spieghiamo le motivazioni della nostra profonda contrarietà fornendo dettagli e collegamenti a supporto delle nostre ragioni:

1.Gemello di Robbins: inquinamento e discriminazione

l’attuale impianto è definito il “gemello di Robbins” in quanto la ditta che lo costruì aveva già utilizzato la stessa tecnologia alla fine degli anni ‘80 per realizzare un impianto uguale nella cittadina di Robbins a 22 km Chicago negli Stati Uniti, definito appunto “gemello”. La ditta è la “Foster Wheeler”, partner di Lomellina Energia, e la tecnologia utilizzata è definita a “letto fluido circolante”.

Alla fine degli anni ’90 l’ EPA, l’organo istituzionale americano equivalente della nostra ARPA, portò in giudizio l’impianto di Chicago per violazione delle norme sull’inquinamento atmosferico, per la cattiva combustione e per il venir meno dei contributi alle energie rinnovabili decretandone poi il fallimento.  

La scelta logistica di posizionare l’inceneritore nella cittadina di Robbins fu probabilmente dovuta dalla costituzione della popolazione esclusivamente afro-americana: movimenti di giustizia ambientale negli USA hanno costatato che il razzismo ambientale esisteva e nota è “la battaglia per l'inceneritore di Robbins a Chicago”; comunità afro-americane, come quelle di Robbins, sono state descritte a livello ambientale come "zone sacrificate".

Pensiamo che la stessa cosa stia capitando qui da noi in Lomellina, terra sempre più definita come “l’altra terra dei fuochi”, così definita anche dal nostro Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sempre più al centro di servizi come “TV7 di RAI 1” che mostrano un territorio martoriato in una zona a vocazione agricola che combatte quotidianamente con l’inquinamento ambientale che si manifesta in tante troppe casistiche. Un territorio che possiamo definire “sacrificato” come quello di Robbins per l’alta concentrazione proprio di queste casistiche.  La politica ambientale nel pavese non ha mai considera le esigenze del territorio nella fase di pianificazione e progettazione di nuove opere, ma ha solo guardato agli interessi e al profitto di pochi, incurante della salute delle persone e del degrado che stava causando, in Lomellina e nella Provincia Pavese. Questa gestione sbagliata dei rifiuti che non tiene conto delle realtà ed esigenze locali, ha contribuito a creare le condizioni di favore al proliferare di ripetuti incendi, il caso dell’Eredi Bertè di Mortara del 6 settembre 2017 fu plateale (e Mortara confina con Parona).

2.Salute: diossina ed effetto Seveso

La conseguenza drammatica si ha sulla salute dei cittadini: la provincia di Pavia stando agli ultimi dati Istat ha un tasso di mortalità standardizzato per età che è il più alto del Nord d’Italia incluso la mortalità tumorale.

A Parona Lomellina vige un’Ordinanza comunale dal 2011 che vieta di allevare polli e galline e di consumare le uova per via dell’alta concentrazione di diossina nel terreno. Studi successivi commissionati dal CLIR (società demandata alla raccolta dei rifiuti da parte di diversi comuni lomellini) all’Istituto Mario Negri fecero notare la notevole differenza di contaminazione tra Parona Lomellina e altri paesi in Lomellina, tra cui Sannazzaro de’ Burgondi che ha una raffineria, specialmente riguardo proprio le diossine.

Altro dato che preoccupa è la natività: dal 2006 in avanti, si nota che a Parona Lomellina nascono maggiormente femmine rispetto ai maschi; una differenza così marcata di “Sex Ratio” era stata notata a Seveso (Mi) per via della contaminazione con la diossina legata al disastro del 1976 con l’incidente all’Icmesa di Meda che causò danni alla popolazione e all’ambiente.

3.Dubbio iter approvativo già dalla seconda caldaia

Ricordiamo anche l’iter approvativo della seconda linea: fu nel 2005, nel mese di Agosto (il più gettonato per le sorprese) che un funzionario autorizzò la seconda linea di combustione. Immediata fu la contrarietà dei comitati locali, degli ambientalisti, dei partiti politici che presentarono mozioni nei paesi confinanti e un esposto alla “Procura della Repubblica” di Vigevano perché era stato autorizzato il raddoppio del conferimento con il parere contrario, oltre che dei comuni, anche dalla Provincia di Pavia.

L’impianto di Parona Lomellina era nato per chiudere la discarica della Belcreda – frazione di Gambolò (Pv), circa 15 km da Parona Lomellina - che riceveva i rifiuti dei 49 Comuni del CLIR. Una sola caldaia bastava già a risolvere il problema del conferimento dell’intera Provincia, per cui nell’ambito dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) creava una contraddizione legata alla movimentazione dei rifiuti che potevano arrivare anche da altre province.

Leggendo le osservazioni del WWF Lodigiano Pavese al P.R.G.R. della Regione Lombardia ci chiediamo quanta considerazione hanno le istituzioni della politica ambientale visto che non hanno mai tenuto conto del parere di comitati o associazioni, che sono sul territorio anche per proteggere la salute di chi ci abita, dal degrado ambientale. 

Gli ambientalisti che si opposero alla costruzione della caldaia non chiedevano cose impossibili, fecero proposte sostenibili che rispettavano i nuovi criteri che l’Unione Europea impone ai paesi membri. Queste soluzioni contribuivano a ridurre l’inquinamento da diossina, nanopolveri e polveri sottili legate alla movimentazione dei camion per trasportare i rifiuti dal Centro-SUD a Parona Lomellina (la quantità è tale che si prospetta inquinino più dell’inceneritore).

4.Scelta anacronistica e accanimento territoriale

E’ per noi evidente la mancanza di una cultura dell’ambiente che abbia la consapevolezza di quanto suggerisce il buon senso e l’Unione Europea quando invita gli stati membri a praticare un’ “Economia Circolare” e uno “Sviluppo Sostenibile”. Nella provincia di Pavia invece le scelte ambientali sono state e continuano a essere anacronistiche, senza virtù né lungimiranza.

Gli ultimi dati sui rifiuti conferiti che l’Inceneritore ha fornito alla “Commissione Consultiva Comunale di Parona”, dicono per l’anno 2018:

·         Rifiuti totali conferiti all'inceneritore circa 232.625 tonnellate

·         Rifiuti che arrivano da province di altre regioni 91.166

·         Rifiuti che arrivano da varie province Lombarde 141.459 di cui Pavia 48.441

·         Rifiuti dei comuni del CLIR della Provincia di Pavia 39.300

Evidenziamo come la provincia di Pavia abbia conferito 48.411 tonnellate contro le 232.625 gestite, ossia il 20.81% del totale dei rifiuti bruciati e non ci sembra una politica equilibrata quella che consente un tale accanimento in una zona oltretutto già estremamente provata dal punto di vista ambientale, una zona a vocazione agricola dove sono presenti radioattività, amianto, fanghi e una raffineria tra le eccellenze europee.

Questi dati configurano delle realtà territoriali più marcate rispetto ai dati generali che l’ISPRA ha pubblicato riguardo il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare comunicato dalla Commissione Europea.

Nel 2013 Legambiente pubblicò un dossier sugli inceneritori affermando che serve una ricognizione delle scadenze autorizzative e delle prestazioni tecnologiche e ambientali degli impianti in attività, indicando criteri e priorità alla luce dei quali gli impianti prossimi a scadenza, specie se inquinanti, non investano in interventi di ristrutturazione (revamping), ma - più semplicemente - cessino l'attività e vengano smantellati, per far spazio a nuovi impianti di trattamento ('fabbriche dei materiali').

Nel dossier di Legambiente: “Inceneritori in Lombardia: quanto basta?”, si evidenzia che la chiusura di soli quattro inceneritori tra quelli con prestazioni più mediocri (Parona, Desio, Busto Arsizio e Cremona) permetterebbe non solo di ridurre di oltre un quinto la potenzialità impiantistica, ma anche di abbattere le emissioni atmosferiche prodotte dal parco inceneritori lombardi: del 49% per quanto riguarda le polveri, del 34% per gli ossidi d'azoto, e addirittura del 51% per le diossine.

Purtroppo tutti questi suggerimenti delle Associazioni Ambientaliste non sono mai stati presi in considerazione.

5.Dubbio rendimento energetico

Anche la giustificazione della produzione energetica riteniamo non sia adeguata come pure sia impropria la definizione di “termovalorizzatore”: in Lomellina non ci sono aree idonee per allacciare l’impianto produttivo di energia da combustione a una rete centralizzata che raccolga l’energia prodotta e la incanali fra gli utilizzatori. Questi impianti sono in genere costruiti in prossimità delle metropoli predisposte proprio per ottenere la massima efficienza energetica anche per via della produzione di energia termica (oltre che elettrica). Il rendimento in Lomellina pertanto è ridimensionato rispetto a luoghi più convenienti.

Riteniamo quindi che la costruzione di una terza caldaia – seppur in sostituzione della prima obsoleta – non serva.



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