Aggiornamento sulla petizioneInvoco il Diritto alla Vita !

INIQUI INTRECCI: deumanizzazione della mia persona. (parte settima)

Luigina OrtisItalia
22 lug 2019

… nel precedente aggiornamento ho spiegato le modalità attraverso cui hanno posto in essere l’attacco frontale per aggredirmi, zittirmi, e confondere le acque della verità concreta.

Ora completo il quadro generale.

Se si effettuano opportune comparazioni di dati e da esse se ne traggono logiche deduzioni in riferimento al movente e in attinenza all’impulso emotivo/reattivo che hanno fomentato nell’avvocata *** la decisione di aggredirmi con la denuncia querela (febbraio 2010) e successivamente con l’Atto di costituzione di parte civile (febbraio 2013), ecco che risulta agevole desumere la seguente peculiarità: gli avvocati che mi hanno danneggiata sanno come usare la legge per far credere che la giustizia è quella sostenuta da loro.

Di più.

Il puzzle si completa solo con l’accertamento degli avvenimenti e delle azioni, delle negligenze e delle inefficienze che esplicitano il sostegno incondizionato tra colleghi, spalleggiamento che ha fatto da collante alla concretizzazione delle intenzioni inique di coloro i quali avevano tutto l’interesse di insabbiare i propri infedeli patrocini zittendomi risolutivamente.

In sentenza il Giudice che ha presieduto il processo penale scrive:

“… il contenuto della querela e le circostanze di tempo, di luogo e di fatto scritte e dedotte nella dichiarazione di costituzione di parte civile, NON RISULTANO CONTESTATE.

Né esistono in atti altri elementi, oggettivi e soggettivi, contrari alle deposizioni dei testi”.

(Sentenza N. 77/14 – proc. pen.

N. 98/13 RG. DIB)

Tutto poteva essere contestato, ma nulla è stato fatto da chi aveva il dovere di tutelarmi.

C’è dell’altro. Seppur dopo una lunga e decisa mia opposizione scritta e verbale, il 13 marzo 2014 sotto minacce e ricatto, sono stata costretta dall’allora mio patrocinatore a sottoscrivere le “scuse” nei confronti dell’avvocata ***, colei che mi aveva querelata.

A tal proposito, in sentenza il Giudice sopraccitato specifica:

“… lettera di scuse inammissibile perché tardiva… […] la lettera di scuse è un mero atto, occasionale, d’opportunità soggettiva”.

Ero in balia del nulla, mi trovavo stretta nelle grinfie di soggetti privi di scrupoli e sicuri dell’impunità!

Chiedo a Voi, egregi sostenitori: come vi sareste sentiti di fronte a una simile impotenza nel difendere le proprie ragioni?

Posso affermare con tranquillità che la MANCATA incisiva tutela in sede di giudizio – da parte dei miei difensori – è stata determinante per il raggiungimento della mia condanna correlata a un reato che NON ho commesso. È stato violato il «DIRITTO AD UN EQUO PROCESSO» (ART. 6 Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali):

mi hanno inflitto un martirio infernale. Ora è giusto che il boom di menzogne si trasmuti in BOOMERANG di verità vere, reali, documentali.

Negli anni si è esplicato un processo di DEUMANIZZAZIONE della mia persona; ritengo indispensabile che si attivi la REVISIONE del PROCESSO PENALE perché, in ambito giudiziario, mi è stato negato il diritto alla difesa (ART. 48 Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e perché non ho potuto spiegare ciò che realmente è accaduto, in particolare NON mi è stato concesso lo spazio per contestare le false testimonianze rilasciate da persone influenti a favore della mia controparte.

Va accertata la verità vera, oggettiva.

Va accertata la sussistenza dell’interpretazione applicata alle testimonianze della mia controparte e va accertato se c’è stato un pregiudizio dell’Organo giudicante nei confronti dell’imputata.

Va accertato il quadro di alleanze che potrebbe spiegare lo STALLO DIFENSIVO dei miei patrocinatori.

Va smascherato il sistema organizzato, frutto di una precisa pianificazione tesa a nascondere le attività carenti e le negligenze inescusabili poste in essere da coloro i quali avevano il dovere di tutelarmi in scienza e coscienza.

Penso che il rispetto si guadagni con azioni diligenti e leali, non certo con lo scredito che mortifica l’identità della persona a cui è rivolto, per questo motivo NON sono disposta a tollerare l’arroganza, tantomeno la menzogna.

Nell’ambito di un contenzioso si può imboccare o la strada del braccio di ferro o la strada della diplomazia e del buon senso.

Ho sempre optato per il dialogo costruttivo e per il rispetto reciproco; purtroppo la fetta di potere iniquo e intoccabile che mi ha danneggiata ha interpretato la mia mitezza e la mia chiarezza come segni tangibili di debolezza…

Sottolineo con forza che l’agire dei miei patrocinatori ha portato rilevante disdoro ad una parte della classe forense, in particolare a quegli avvocati che operano con diligenza, lealtà, competenza e correttezza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della difesa (ART. 9 del CDF).

Auspico che questa difformità di comportamento sia presa in considerazione e risolta in modo giusto e definitivo.

 

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