INIQUI INTRECCI: si è scambiato l’offeso con l’offensore. (parte sesta)

Distinti sostenitori,
metto in luce altre peculiarità che ritengo essere degne di note.
«ATTACCARE PER NON ESSERE ATTACCATA sugli illeciti compiuti»: questo è il meccanismo d’azione innescato dall’avvocata *** con la denuncia querela (promossa contro la mia persona nel 2010) per mezzo della quale ha spostato l’attenzione dalle sue gravi responsabilità professionali indirizzando iniquamente l’osservazione su colei che aveva già abbondantemente danneggiato.
Detta rilevante disamina logico-deduttiva è avvalorata dal fatto che l’avvocata *** NON è MAI voluta entrare nel merito della questione risarcitoria (causa RG 3011/06) tanto che si è sperticata a produrre un «EFFETTO DISSUASIVO» inventando dichiarazioni dogmatiche, prive di riscontri oggettivi ma ritenute “credibili” a priori perché supportate dalla posizione di potere dominante, di cui è detentrice l’avvocata medesima.
Magistrali sono le parole di Goethe: «chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza!».
Anziché assumersi con ponderatezza la responsabilità professionale per gli illeciti compiuti, l’avvocata *** capovolge i fatti realmente occorsi e INVERTE le parti scambiando l’offeso con l’offensore.
Attribuisce a me ciò che effettivamente ha posto in essere lei stessa: mi incolpa di ingiuria, quando invece è stata proprio lei a ingiuriarmi continuativamente, persino in un’aula di Tribunale, senza peraltro esternare alcun timore di essere perseguita dalla legge. In quel definito contesto avrei dovuto denunciarla immediatamente; non mi sono attivata in quel senso perché ero terrorizzata dalle precedenti sue minacce espresse con ACRIMONIA e intrecciate di diffamazioni provocatorie, sprezzanti persino della mia sofferenza fisica.
Espongo un esempio attinente a quanto sopra descritto.
In data 19.11.2008, giorno in cui è stato letto il dispositivo della sentenza connessa alla causa per il risarcimento danni da sinistro stradale (RG 3011/06), a fine udienza ho descritto al Giudice la mia condizione esistenziale, sottolineando la mancanza di mezzi economici per sostenere le spese delle cure indispensabili al mio quadro clinico, dell’assistenza e dell’accompagnamento. Ho posto particolare attenzione sul fatto che la mia patrocinatrice, avvocata ***, e il medico legale di sua fiducia NON avevano prodotto in giudizio le CONTRODEDUZIONI alle considerazioni conclusive errate e infamanti formulate dal CTU che mi ha negato gran parte dell’equo indennizzo.
Ho aggiunto che l’avvocata *** ha scelto, senza interpellarmi, di accedere alle «CONCLUSIONI CONGIUNTE» con il legale delle mie controparti (assicurazione e suo assicurato) benché consapevole di non lasciarmi spazio di replica.
A quel punto l’avvocata *** si è rivolta al Giudice dicendo in tono aspro: “Giudice, querelerò la Ortis e Lei la chiamerò a testimone”. Poi, rivolgendosi al legale dell’Assicurazione, ha esclamato furente: “Ti avevo detto che è completamente fuori di testa. È pazza, pazza, pazza”.
Queste frasi di minaccia e ingiuria sono state sentite anche dalle due signore che mi avevano accompagnata, presenti in aula, e che sono rimaste sconcertate perché mi conoscevano bene e sapevano che ero nelle piene facoltà di intendere e volere, inoltre mi avevano sentito proferire solo dati oggettivi.
Fuori dell’aula l’avvocata *** si è espressa in questi termini: “FINALMENTE È FINITA! La metto a posto io adesso. Vedrà cosa le succede. Gliela farò pagare…”. Alle mie accompagnatrici ha invece apostrofato: “Vi pentirete di averla accompagnata, vedrete cosa succede anche a voi”.
Avanti al Giudice avevo enunciato solo la realtà fattuale, sicuramente scomoda all’avvocata *** per il cui comportamento, a mio avviso, sarebbe stato utile procedere con una valutazione criminologica.
Infatti, NEGANDOMI l’EQUO RISARCIMENTO, il Collegio peritale e i legali delle due parti in causa MI HANNO CONDANNATA A MORIRE PRIMA DEL TEMPO; mi hanno sottratto l’opportunità di accedere alle cure necessarie che il Servizio Sanitario Nazionale non prevede come gratuite; mi hanno condannata a morire intossicata da oppiacei, antidolorifici, cortisonici; hanno leso la mia libertà personale e l’autodeterminazione.
Ho combattuto strenuamente per difendere la vita e la verità, ma a soggetti ben noti importavano soltanto gli interessi economici e il potere iniquo da mantenere «intoccabile» imponendosi con modalità bieche e crudeli.
Questo è il fulcro della mia vicenda umana e giudiziaria!
Riallacciandomi ai fatti occorsi in data 19.11.2008 (sopra descritti), voglio sottolineare che, nonostante la circostanza palesasse che la “parte offesa” era Luigina Ortis, l’avvocata *** ha capovolto la situazione INVERTENDO le parti e scambiando l’offeso con l’offensore. Voleva intimorirmi? Voleva provocarmi? Voleva zittirmi? Voleva esternare la sua posizione di potere dominante? Certo è che il Giudice non si è prestato a sostenere le falsità espresse dalla mia patrocinatrice e, quindi, non sono stata da lei querelata.
Purtroppo, però, le intimidazioni ricevute nel 2008 si sono concretamente manifestate nel 2009 e 2010 attraverso una strategia studiata ad arte, nei minimi dettagli, e tesa a non lasciarmi vie di scampo al di là dell’esposizione al pubblico ludibrio e della condanna certa (a tal proposito si consultino i precedenti aggiornamenti).
Volendo punire il coraggio che ho esternato facendo conoscere al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati i trattamenti umilianti e degradanti perpetrati sulla mia persona dall’ottobre 2007 al novembre 2008 (cfr. Esposti datati 25.10.2008, 17.01.2009, 30.04.2009 e 27.10.2009) l’avvocata ***, tre anni dopo e attraverso un Atto di costituzione di parte civile, mi «rende la pariglia» ed escogita una ritorsione così cinica, madornale e scriteriata che solo una mente vendicativa e un animo crudele possono macchinare.
La trattazione di questo particolare tema è copiosa e quindi non producibile in succinto ma a disposizione di chiunque volesse approfondire l’argomento, tanto spinoso quanto ingarbugliato.
Nell’attacco frontale, con cui sono stata aggredita, è facile individuare il degrado morale e la commistione di spinte emotive da cui è sprigionata una ben definita concatenazione di contegni e condotte, quali: costante provocazione, arroganza supportata dalla posizione di potere dominante che ha garantito l’impunità, disprezzo e sfregio del mio essere senziente e raziocinante, spavalda astuzia nell’occultare gli illeciti compiuti, protervia e boriosa grandigia,… ostentazione del proprio potere attraverso la correità con alcuni colleghi.
L’elenco continua, si amplia di dettagli e si estende a guisa di intelligibilità nel momento in cui viene approfondita la conoscenza di tutti gli eventi realmente occorsi.
Il tema che sto trattando prosegue nel prossimo aggiornamento.