
Gentili e cari sostenitori,
non mi diverto ad analizzare e descrivere il mio dramma esistenziale, sono costretta a farlo per proteggere il mio soffio vitale e per chiarire ciò che è stato offuscato e capovolto da altri.
Mi aggancio alla tematica riflessiva del precedente aggiornamento e continuo la dissertazione.
È ormai noto che, coloro i quali mi hanno arrecato nocumento, hanno concertato, e poi condiviso nel tempo, un PIANO per loro facilissimo da attuare perché basato su ben definite menzogne e su un imbarazzante, per me insopportabile, scredito. Attraverso detto piano strategico la costante e manifesta mia disponibilità al dialogo costruttivo, la trasparenza, la mitezza e la determinazione, su cui ho basato ogni relazione, sono state fraintese e interpretate come espressione di aggressività, irragionevolezza e depressione.
Questo bieco e aberrante escamotáge, avvalorato solo e soltanto dalle false testimonianze di alcuni colleghi avvocati, ha indirizzato il loro agire verso un obiettivo “risolutivo”: la sottrazione forzosa della mia libertà personale, privazione che, nel caso in cui si concretizzasse,metterebbe una pietra tombale sul vero documentale, imbarazzante e fastidioso esclusivamente per quei professionisti che mi hanno danneggiata in modo indelebile, nonché per l’assicurazione e il suo assicurato (vedi sin. str. 04.06.2002).
Sono sincera, ad ogni minaccia di «interdizione», sentivo il terrore scorrere nelle vene, per tale ragione non ho trovato subitamente il coraggio di esporre e spiegare le modalità furbesche attraverso le quali i signori più volte menzionati hanno concretato una condotta vessatoria
reiterata, istigando la lite e il conflitto, formulando accuse prive di fondatezza (ma che successivamente venivano rinfrancate dai testimoni di comodo!), divulgando false dichiarazioni, esercitando indebite pressioni su chi mi stava porgendo una mano caritatevole, estrinsecando provocazioni studiate ad arte allo scopo di invertire e scaricare su di me la responsabilità di alcune loro decisioni e di altre significative scelte giudiziarie.
La tattica aspirava a raggiungere questo obiettivo: far credere, agli occhi esterni, che colei che realmente stava subendo una vittimizzazione, fosse, invece, una criminale e sobillatrice di discordie.
Si sa, la macchina del fango porta sempre i suoi frutti!
Il tentativo di aggirare la verità documentale (infedeli patrocini e loschi interessi) è stato apparentemente giustificato spostando l’attenzione, a fini manipolatori, sulla mia persona:regìa magistralmente attuata negli anni mediante il ricorso a sotterfugi e persino con la commistione di qualche altro soggetto (esterno ai contenziosi, ma interessato a ciò che mistava accadendo).
E poi, l’aver mandato illegittimamente la casa di mia proprietà in esecuzione immobiliare, azione che ho dimostrato essere stata premeditata dall’avvocata *** congiuntamente al medico legale di sua fiducia (responsabili del mancato equo indennizzo), ha indirettamente
creato il trampolino di lancio per sollecitare la mia rinchiusone in un ospizio, per poi assegnarmi un tutore (come già mi era stato preannunciato!) con l’intento di privarmi dell’autodeterminazione, della libertà personale e (cosa da loro palesemente bramata e agognata) della lucidità mentale, unico bene che mi è rimasto.
Vi ricordate la frase proferitami dall’avvocata *** (nel novembre 2008) “Vedrà quello che le succede, lei è già morta”?
Beh, in quelle parole (come successivamente ho avuto modo di appurare) era sotteso e racchiuso il progetto volto a zittirmi definitivamente.
Infatti, a febbraio 2008, la signora avvocata, violando il segreto d’ufficio, aveva contattato i Servizi Sociali e l’allora Sindaco del Comune di residenza al mero scopo di screditarmi e di far ricadere la responsabilità e le conseguenze delle sue inefficienze legali e della sua malafede sulla mia persona.
Voglio dirlo chiaramente: non sono più disposta a tacere, né a subire passivamente ciò che vorrebbero infliggermi o ciò che già mi hanno propinato. I miei patrocinatori e il CTP devono essere posti nella condizione di riparare tutti i danni che mi hanno cagionato in piena
consapevolezza. Penso che, se una pratica di risarcimento viene intesa come una questione rutinaria dove il profitto sta sopra ogni cosa e il cliente è solo un oggetto, l’esito che ne consegue può avere solo una dimensione violenta. Pertanto, se altri sono violenti, non devono attribuire a me la violenza!
Si comprende la ragione per cui intendo rendere pubblici, in tempi brevissimi, gli illeciti, le errate valutazioni e le false testimonianze?
Risulta afferrabile il motivo per cui i signori più volte menzionati aspirano a bloccarmi anche a livello intellettivo? Guai a loro se riuscissi a far valere nelle sedi opportune (Corte Europea per i diritti umani) e a diffondere i documenti che certificano la mia inabilità lavorativa al
100% quale conseguenza delle lesioni fisiche riportate il 4 giugno 2002 (sinistro stradale), unitamente all’esito dei test e delle perizie che dichiarano la mia completa sanità mentale, tutte valutazioni già note a chi mi osteggia.
Il loro piano andrebbe a rotoli, mentre le responsabilità professionali verrebbero finalmente a galla, senza ombra di dubbio.
La mia vita è in serio pericolo, e, siccome desidero far fruttare positivamente, anche per il Bene comune, l’esperienza che ho vissuto, spero che voi, sagaci lettori, continuiate a seguirmi e a supportarmi.
Grazie, di cuore! Onore alla vita e alla verità.