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L’ERRORE

Luigina OrtisItalia
11 abr 2019

Errori valutativi, deduzioni errate, informazioni alterate e/o inquinate, interpretazioni pregiudizievoli possono risultare mezzi idonei per attuare un disegno criminoso teso a distruggere la credibilità e la reputazione di una persona, finanche a spegnerle il soffio vitale.
A fondamento di ciò è facilmente riscontrabile una parola chiave che fa da filo conduttore: l’ERRORE.
Gli esperti dicono che un errore di per sé non è un problema, ma diventa un problema se non viene corretto. L’errore non corretto in modo giusto, si ripete e si perpetua nel tempo. Possiamo paragonarlo al freno a mano: blocca la vettura e non si procede. Così è l’errore: finché manca la vera soluzione, non si riesce a proseguire. Per esperienza posso affermare che gli errori non corretti non solo conducono a conclusioni errate ma si sommano tra loro, e questo è un grosso guaio. Pertanto, correggere l’errore in modo esatto e completo è indispensabile in ogni ambito o situazione della vita e nei rapporti interpersonali.
Ho già spiegato che la mia questione risarcitoria (sinistro stradale 04.06.2002) era di facile soluzione. Ma, i molteplici errori di tutela e le abbondanti inefficienze posti in essere dai miei patrocinatori hanno letteralmente capovolto la realtà fattuale a mio danno e a vantaggio dei responsabili dell’indennizzo (assicurazione e suo assicurato). Per ben sedici anni mi sono logorata e consumata nel tentativo di trovare le azioni più appropriate per rimediare gli errori compiuti con dolo da coloro i quali avrebbero dovuto, invece, tutelarmi in scienza e coscienza.
L’esito è presto detto: io sono rimasta perennemente inascoltata, mentre i sopra citati signori, con sofisticata scaltrezza, si sono affrettati a chiudere la partita attribuendomi indebitamente e capziosamente peculiarità che non mi appartengono e che loro stessi hanno riassunto in tre parole: aggressività, dissennatezza e depressione. Una barbarie!
Siccome voglio far conoscere la verità vera, prendo la decisione di mettere in fila alcune ragionevoli domande che faranno luce sul criterio consequenziale errato (direi paradossale!) formulato con abile destrezza dai miei patrocinatori e appoggiato/rafforzato dai colleghi compiacenti.
Premetto che, ad ogni domanda sotto riportata, detti signori hanno fatto corrispondere una risposta affermativa, sicuramente affermativa in quanto già estrapolata dagli scritti, dalle accuse e dalle errate ricostruzioni da loro prodotte e che ho avuto modo di valutare approfonditamente.
Ecco il dritto e il rovescio dell’interrogazione.

- Dimostrare correttamente i reali danni e le lesioni fisiche che ho patito, e che sto patendo, a seguito del sinistro stradale (04.06.2002), chiederne un adeguato risarcimento e un’idonea riparazione: è forse sinonimo di aggressività e depressione?

- Cercare, trovare le prove, scoprire le modalità con le quali l’assicurazione e il suo assicurato hanno formulato la lite temeraria, scegliendo così di adottare una condotta di pervicace e ingiustificata resistenza per ritardare colposamente l’equo risarcimento alla danneggiata pur avendo a disposizione ogni elemento per provvedervi immediatamente: è forse indicazione di aggressività, dissennatezza e depressione?

- Ottenere dalla Procura, solamente dopo dieci anni di vani tentativi (2006-2016), la copia del fascicolo relativo al sinistro stradale, scoprire le gravi inefficienze compiute dal mio primo legale che NON ha affrontato né la tematica attinente al presunto incauto affidamento del furgone che mi ha investita, né tantomeno la mancata (seppur necessaria) esecuzione degli esami tossicologici sul fautore dell’incidente: è forse segno di aggressività, dissennatezza e depressione?

- Documentare, in modo inoppugnabile, gli infedeli patrocini (posti in essere dai miei stessi avvocati) e le conseguenze esistenziali, economiche, sociali, morali, giudiziarie che ne sono scaturite: è forse prova di aggressività e depressione?

- Specificare i trattamenti umilianti e degradanti riservatimi dai responsabili dell’indennizzo e perpetrati da alcuni professionisti che hanno leso il diritto alla dignità e all’integrità della mia persona: è forse indice di aggressività e depressione?

- Provare e confutare le false testimonianze rilasciate dai colleghi compiacenti a favore degli avvocati XXX, ***, nonché quelle espresse dal CTU (al cospetto della Giudice di Pace) per salvare da giusta condanna risarcitoria il collega CTP dott. E.B.: denota forse aggressività e depressione?

- Dimostrare oggettivamente il movente e i mezzi usati dal medico legale E.B. (CTP) per mandare illegittimamente in esecuzione immobiliare la casa di mia proprietà: è sintomo di aggressività, dissennatezza e depressione?

- Manifestare coraggio, determinazione, precisione al fine di vedermi riconosciuti diritti costituzionalmente protetti/garantiti: è forse segno di aggressività, dissennatezza e depressione?

Tutte le succitate mie azioni, che io reputo ragionevoli e fondate, sono state fraintese e interpretate dai diretti interessati come “prova provata” (??) di aggressività e depressione.
Questo è uno dei motivi per cui voglio rendere pubblica la realtà fattuale e documentale.
Ai professionisti che mi hanno danneggiata vorrei dire: “Signori, i fatti palesano che sono state proprio le Vostre scelte errate e le Vostre inefficienze ad aver mandato in depressione le mie finanze, la mia esistenza e la mia reputazione, i miei rapporti sociali e professionali.
Spero abbiate, perlomeno ora, la nobiltà d’animo di non attribuire più a me ciò che appartiene solo e soltanto alle vostre deliberate decisioni e alla qualità del vostro operato”.
Esiste ancora la CREANZA: facciamone buon uso.

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