
Esimi sostenitori,
ormai avete constatato che amo la chiarezza e che mi sono dovuta confrontare con una realtà che ben si riassume nelle seguenti parole: «Chi fa il male odia la luce e opera nell’ombra affinché non siano svelate le sue opere».
Nel mio specifico caso, alcuni professionisti non si sono limitati ad agire nell’ombra ma, successivamente, hanno adombrato il vero fattuale e documentale (a loro sfavorevole) con dichiarazioni fittizie, aleatorie, surreali. Queste ultime sono state accettate dogmaticamente come irreprensibili e corrette soltanto perché prodotti da signori aventi una posizione sociale di privilegio, motivo per cui viene loro accordata pubblicamente (e aprioristicamente) piena fiducia.
Desidero informarVi del particolare criterio attraverso cui il medico legale di Trieste (nominato CTP a mia insaputa dall’avv. ****) è riuscito a ottenere il pagamento delle proprie competenze professionali nonostante abbia operato in maniera inappropriata alle esigenze della mia difesa nel giudizio (risarcimento da sinistro stradale proc. civ. RG 3011/06) e benché gli avessi già versato 1.500 Euro.
Nella causa r.g.n. 166/09c, presieduta dalla Giudice di Pace, Egli ha prodotto una paginetta fotocopiata attinente agli onorari in ambito civilistico, con esclusivo riferimento a voci inserite nel tariffario predeterminato dal Sindacato Italiano Specialisti di Medicina Legale e delle Assicurazioni. In quel contesto risultava semplice e veloce verificare che il CTP
- non aveva redatto alcuna perizia medico legale;
- non aveva mai visionato l’intera mia documentazione medica;
- non mi aveva mai visitata;
- non aveva presentato un “Richiamo del CTU a chiarimenti”, né tantomeno le indispensabili “controdeduzioni” alle considerazioni conclusive formulate dal CTU;
- nonostante le mie varie e sollecite richieste, non mi aveva informata adeguatamente,
peculiari voci declinate nel già menzionato tariffario.
Mio malgrado, durante la causa civile n.g.n. 166/09, non è stato svolto nessun accertamento che rilevasse opportunamente e oggettivamente le suddette gravi inattività e inazioni, mentre la Giudice di Pace – in sentenza - ha menzionato ed evidenziato il tariffario del sindacato benché io avessi contestato la qualità e la quantità delle prestazioni rese dal CTP, facendo altresì presente le dichiarazioni dagli evidenti connotati diffamatori indirizzati dallo stesso alla mia persona (sua assistita).
La logica utilizzata è presto detta.
Ciò che è accaduto a seguito della produzione in giudizio del tariffario, da parte del CTP, è paragonabile a questa tesi:
è come se io presentassi il listino prezzi al proprietario di un negozio e pretendessi di ricevere il materiale indicato senza dimostrare di averne diritto o perlomeno di averlo pagato.
Il medico legale di Trieste non solo ha preteso da me denaro senza aver effettuato le attività necessarie per un diligente e corretto operato in sede di ctu (come elencato nelle voci del tariffario del Sindacato), ma ha quantificato la propria parcella sulla base della quota risarcitoria (oltre i quattro quinti del totale) che avevo percepito prima (2002-2006) che egli subentrasse in qualità di CTP (26.11.2007), ovvero prima che io lo conoscessi. L’appropriazione indebita di danaro è oggettiva, così come lo è la persecuzione giudiziaria attuata per capovolgere la realtà scomoda al medico legale (CTP) in questione, all’avvocata **** che lo ha nominato a mia insaputa e senza il mio consenso, alla Compagnia di Assicurazione che è stata compiaciuta da entrambi.
La trattazione prosegue nel prossimo aggiornamento.