
Proseguo con il tema in parte trattato nel precedente aggiornamento affinché le Autorità, o chiunque altro, volgano uno sguardo che superi la crosta dell’apparenza. Secondo il parere di alcuni tecnici forensi prima di formulare la sentenza era necessario verificare la qualità dell’attività realmente svolta dal CTP e le di lui inadempienze; le “Conclusioni” della Giudice di Pace (causa r.g.n. 166/09c) si sono invece basate su un astratto tariffario e su tre testimonianze non aderenti al vero rilasciate dal medico legale ricoprente la carica di CTU nella causa (RG 3011/06) in cui era intervenuto il CTP menzionato, colui il quale ha promosso il procedimento civile r.g.n. 166/09c e successivamente (con la relativa sentenza) l’esecuzione immobiliare della casa di mia proprietà.
Ho tutti gli elementi per scrivere un libro su detta causa civile (di primo grado), sui trattamenti umilianti e degradanti che mi sono stati riservati durante il procedimento, sulle minacce ricevute, sulle manipolazioni del vero oggettivo e sugli escamotàge usati da professionisti, privi di scrupoli, per sfuggire a giusta condanna. Su tanto altro.
Aggiungo che il CTP in questione, medico legale di Trieste, nella causa r.g.n. 166/09c aveva formulato la richiesta di ammissione testimoniale oltre che del CTU sopra menzionato anche di altri due colleghi intervenuti nella mia pratica risarcitoria rispettivamente nel 2003 e nel 2004 (fase stragiudiziale).
L’attività professionale del primo medico legale (2003) è stata volutamente sleale, inconcludente, inadempiente, tanto che non ha riportato alcun esito positivo. Sulla base delle azioni dallo stesso compiute, congiuntamente alla Gestione sinistri che amministrava, si sarebbero potuti racimolare sufficienti prove e idonei elementi affinché venisse perseguito per presunta truffa.
Nel 2010, avanti alla Giudice di Pace (causa r.g.n. 166/09c) avrebbe dovuto rispondere alla seguente domanda: «Vero che Lei ha promosso azione esecutiva immobiliare per il pagamento degli onorari maturati per l’attività svolta?».
Non si è presentato all’udienza.
Preciso che l’unica attività effettivamente svolta al meglio dal citato professionista è stata quella di abbindolarmi affinché firmassi il mandato fiduciario, poi si è impegnato nella formulazione delle parcelle elencando sia attività che in realtà non ha mai svolto e mai dimostrato, sia spese a suo parere sostenute ma non provate. Nel 2006, al fine di non perdere la mia casa, posta in esecuzione immobiliare dalla Gestione sinistri, sono stata costretta a sborsare oltre 50.000 Euro per il pagamento forzoso delle summenzionate notule e tanto altro. Non ho mai ricevuto le attestazioni fiscali.
Il terzo collega, chiamato a testimoniare nel 2010 dal CTP nella causa r.g.n. 166/09c, non è comparso in udienza. Egli era stato contattato nel novembre 2004 dall’allora mia patrocinatrice affinché quantificasse i danni che avevo subito nel sinistro stradale per poi procedere celermente alla relativa liquidazione instaurando un procedimento civile. Dopo continue insistenze presso l’avvocata per avere copia della perizia, la ottengo e vedo che sulla stessa c’è scritto: «Relazione riservata da non produrre agli atti». Chiedo spiegazioni –in merito- al mio legale che mi dice di essere stata dissuasa dall’intraprendere una causa perché, secondo l’opinione del medico legale, avrei perso il contenzioso e mi sarebbero state addebitate anche le spese di lite, comprese quelle della Compagnia di Assicurazione. Non fornisce le motivazioni del suo assurdo giudizio.
Successivamente i fatti hanno smentito il parere e il consiglio espressi dal medico legale che comunque, nel 2004, ha fatto sì che l’avvocata mi piantasse in asso e non mi seguisse più (nemmeno stragiudizialmente).
Non servono commenti per comprendere gli effetti e le ripercussioni che hanno travolto la mia vita, le mie finanze, la mia dignità.
Per anni ho subito il danno e la beffa nell’assoluta e obbligata impotenza.
Spero che il macigno – in cui sono condensate le azioni inique compiute dai succitati potentissimi medici legali – pesi così tanto sulle loro coscienze dal farli convertire al Vero. Auspico si decidano a riparare il male che hanno riversato consapevolmente sulla vita di una persona provata dalla sofferenza fisica, «prostrata nella povere» del discredito e, a questo punto, sorretta soltanto dalla fede nella Giustizia dell’Onnisciente Onnipotente.
In sintesi: il risarcimento che ho percepito è finito quasi totalmente nelle tasche dei professionisti che avrebbero dovuto tutelarmi in scienza e coscienza, ma che hanno agito in modo opposto ai doveri deontologici.
Resta indubbio che il CTP ha riunito i colleghi che mi avevano in precedenza danneggiata (2002-2008), favorendo in tal modo gli interessi della Compagnia di Assicurazione e del suo assicurato, mie controparti e responsabili dell’indennizzo. Nel 2006, il loro legale ha dichiarato per iscritto al Giudice: «Inspiegabile richiesta di risarcimento […] da intendersi come mera speranza di un incremento patrimoniale». Alla luce dei fatti occorsi, sarebbe opportuno che le Autorità competenti attivassero un’inchiesta a 360° relativamente all’operato svolto dai summenzionati e intoccabili medici legali nell’ambito di vari risarcimenti da sinistro stradale (trattati stragiudizialmente o per via giudiziaria): potrebbe scaturire qualcosa su cui riflettere accuratamente.
L’equazione: «COMPETENZA = LEALTà» non sempre si realizza.
A mio parere, è più che mai necessario premiare e dare maggiori opportunità ai professionisti che operano con integra condotta, senza cedere alle coesioni occulte e inique.
Spero di essermi espressa con sufficiente chiarezza.
Non è facile riassumere vicende tanto complesse, intricate, con sembianze di apparente legittimità.
Grazie per l’impegno nel seguire con attenzione gli aggiornamenti.