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QUATTRO PUNTI CARDINALI

Luigina OrtisItaly
Jan 17, 2019

Parere tecnico espresso da alcuni legali che hanno studiato approfonditamente il caso giudiziario in questione.
Pilastri su cui si fonda il “verdetto di morte annunciata” della mia persona (Ortis Luigina). Questi pilastri sono l’essenza della perizia di 2 CTU su cui il Giudice dott. … e la Corte d’Appello hanno formulato le due sentenze senza comparare ciò che asseriscono i CTU con la copiosa documentazione medica nella versione originale e presente agli atti (relativa alle lesioni fisiche riportate dalla Ortis nel sinistro stradale del 04.06.2002).

- Fin dal giugno 2002 la Compagnia di assicurazione e il suo assicurato NON intendono risarcirmi per motivi a me sconosciuti, per legittima suspicione riconducibili a interessi economici.
CTU, dott. ### sostiene che: “la Ortis è in buone condizioni fisiche” fin dal primo gennaio 2003.


- Mantenendo nel tempo una paziente costanza e un coraggio mite e deciso, “continuo” a tentare di far valere i diritti civili e morali nonostante l’Assicurazione ed il suo assicurato esercitino un’azione di convincimento sui miei legali per distoglierli dallo svolgere una tutela efficace (2003, 2004, 2005).
CTU, scrive: “aspetto rivendicativo”; il CTU trasmuta il mio coraggio in un “aspetto rivendicativo” e la richiesta di vedermi riconosciuti i miei diritti, civili e morali, in “aspettative della lesa”.


- Espongo oggettivamente all’avvocata *** e al dott. E. B. (miei difensori) la necessità di cure, assistenza ed accompagnamento.
Per annullare/disconoscere queste mie necessità vitali, sollevando così dal risarcimento i responsabili,
il CTU, dott. …, sostiene – senza dimostrarlo – che io sia affetta da “nevrosi da indennizzo”.
È importante precisare che la “nevrosi da indennizzo” è un termine usato per indicare una immotivata richiesta di risarcimento che non ha riscontri oggettivi ai fini della richiesta stessa.
Tale versione (CTU) ben si coniuga con la versione rilasciata al Giudice dal legale dell’Assicurazione e del suo assicurato che così si è espresso: «Inspiegabile richiesta di risarcimento […] da intendersi come mera speranza di un incremento patrimoniale».
Tengo ancor più a precisare che mi è stata riconosciuta un’invalidità al 100% da varie Commissioni Medico legali a seguito dei danni fisici riportati nel sinistro stradale del 4 giugno 2002, danni fisici documentati con oltre due centinaia di certificazioni specialistiche e strumentali.

- COMUNE LINEA VALUTATIVA, simmetria di corrispondenze, affinità di valutazione, parallelismo di estimazione tra le mie controparti, i miei difensori e i CTU contro i miei diritti, non essendo stati riconosciuti nell’interezza.
COMUNE SOTTOVALUTAZIONE di tutti i danni da me riportati, provocati dal sinistro stradale (vedi fascicolo “Compendio”).

N.B.: Nulla di ciò che sostiene il CTU corrisponde al vero (relativamente ai punti suesposti 1, 2 e 3), e le note conclusive della sua perizia sono una sinfonia di inesattezze intercalate da alterazioni della verità fattuale riguardanti la mia persona e il mio quadro clinico.

La valutazione del CTU si esplica così:
- la Ortis sta bene fisicamente, perché – dunque – vuole un risarcimento che non le spetta?
(Aspetto FISICO)
- la Ortis presenta, di conseguenza, un aspetto rivendicativo poiché persiste nel pretendere di vedersi riconosciuti danni che non ha riportato in quanto è in “buone condizioni fisiche”
(Aspetto MORALE)
- il CTU in quale modo può spiegare e motivare il comportamento della Ortis? e come può sminuire i reali danni fisici che lei ha subito? Niente di meglio che addossarle una nevrosi che deriva dal pretendere un indennizzo che non le spetta poiché sta bene fisicamente.
La Ortis, secondo l’ortopedico CTU, è quindi affetta da “nevrosi da indennizzo”
(Aspetto PSICOLOGICO)
- La chiusura del cerchio si attua attraverso la condivisione, nel sostenere il costrutto della valutazione medico legale del CTU, tra il legale e i consulenti tecnici della Compagnia di Assicurazione (controparti della Ortis), il secondo CTU e l’avvocata **** con il dott. E. B. (“difensori” della Ortis). Questi ultimi non fanno opposizione alla perizia (considerazioni conclusive) dei CTU, anzi la sostengono e ne avvalorano pienamente i contenuti non autentici (si consulti il fascicolo “Compendio” che metto a disposizione di chi lo richiede).
Sono tutti coesi nella visione valutativa.

L’aspetto sociale consiste, da un lato, nell’imposizione assoluta di scelte inappropriate compiute da professionisti che hanno agito asetticamente (senza alcun coinvolgimento morale/umano) e dall’altro lato nell’impotenza totale della danneggiata che non ha mai potuto far valere la sua logica, la sua attenzione, la sua responsabilità, la sua consapevolezza perché l’hanno ricoperta di attribuzioni non etiche e di scredito, portandola anche alla totale dilapidazione economica cha ha messo in serio pericolo la sua esistenza terrena.
Dai fatti si evince che il loro obiettivo sia stato quello di indebolire ogni aspetto del suo essere senziente – raziocinante – fisico – sociale – vitale (diritto di critica).

N.B.: i GIUDICI di primo e di secondo grado si attengono esclusivamente a quanto asserito dai due CTU senza effettuare personalmente una COMPARAZIONE con i documenti medici e i verbali delle Commissioni medico – collegiali da me presentati e trascurati/“invalidati” dai CTU (pur avendole trascritte nel decorso clinico) attraverso una palese estromissione delle precise diagnosi espresse da esimi specialisti. I Giudici si son ciecamente fidati del loro primo Consulente Tecnico (CTU) che avrebbe dovuto operare in modo superpartes per onorare, perlomeno, la figura dell’organo giudicante.
P.S.: Il collegio peritale e i legali delle due parti in causa erano pienamente consapevoli del fatto che le conseguenze delle «considerazioni conclusive» formulate dai CTU sarebbero state per me letali…
NON ci sono dubbi sulla volontarietà del loro verdetto!

 

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