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INCIDENTE – archiviazione - MOVENTE

Luigina OrtisItaly
May 14, 2018
Anche con il presente aggiornamento non è mia intenzione offendere qualcuno ma solamente far conoscere quanto accadutomi. Tutto parte dal movente. In un precedente aggiornamento Vi avevo informati che dopo 14 anni di richieste (ai legali prima e poi personalmente alla Procura della Repubblica) per poter visionare il fascicolo relativo al sinistro, solo il 7.12.2016 ne ho ottenuto la copia. Dallo stesso si evince che: - non risultano esserci indagati e tra le “parti offese” non sono indicata io (che ho subito gravi lesioni), bensì il ragazzo autore dell’incidente e deceduto sul colpo - il giovane viene indicato come unico responsabile del sinistro - è stato effettuato solo l’esame esterno sulla salma (non ci sono esami autoptici o tossicologici, né richieste in tal senso, ma solo un prelievo di sangue di cui non si dice più nulla) - gli esiti degli esami sul materiale trovato dalla Polizia in suo possesso confermano trattarsi di ashish - sulla base delle testimonianze e dei rilievi, si dice chiaramente che il giovane uomo sbandava più volte sulla corsia opposta prima dell’impatto. Le ultime pagine del fascicolo riportano la richiesta di archiviazione operata dal PM, datata novembre 2003, nella quale si dice testualmente che “quanto alle lesioni riportate da Ortis Luigina […] la parte lesa non ha presentato querela”. Faccio notare che la parte lesa, cioè io, è rimasta in ospedale per tre mesi e mezzo, che la mia tutela fu allora subito affidata a un legale e che lo stesso e i successivi colleghi mai mi hanno fornito informazioni in merito. La Procura, quindi, non richiese gli esami tossicologici e autoptici sul corpo del giovane, non verificò se vi fossero gli estremi del reato di “incauto affidamento” del furgone – di proprietà della ditta di famiglia – guidato dalla vittima (che faceva uso di sostanze stupefacenti), né – di conseguenza – accertò se si trattasse di un presunto omicidio colposo dovuto all’incauto affidamento. Nel caso fossero state accertate tali responsabilità, la compagnia assicurativa si sarebbe potuta rivalere sul titolare della polizza (art. 1916 codice civile); la stessa compagnia avrebbe dovuto allora instaurare una causa contro il suo assicurato e difficilmente avrebbe potuto recuperare la cifra di un equo e lauto risarcimento, vista l’esiguità dei beni della famiglia. La Compagnia assicurativa ha sempre mostrato una pervicace e ingiustificata resistenza a riconoscermi l’equo risarcimento (pur avendo a disposizione ampia documentazione medica) e, fra i resistenti nella causa di risarcimento RG 3011/06, compaiono, oltre alla Compagnia, lo stesso proprietario del furgone ed eredi del fautore dell’incidente (tutti sotto la tutela del medesimo legale). È di tutta evidenza che quanto descritto avrebbe implicato una PERDITA del patrimonio immobiliare sia del proprietario del furgone, sia degli eredi. Ciò induce a ritenere che la Compagnia di assicurazione ed il suo assicurato avessero, alla base del loro comportamento ostile, INTENTI COMUNI rispetto alle CONSEGUENZE (economiche, sociali, giudiziarie) dell’incidente. Da questa riflessione logica e pragmatica nasce il MOVENTE che, se avvalorato (come lo è!) da elementi concreti, è una prova (e non solo un indizio). Sottolineo con forza quanto segue. Nonostante il coraggio e la tenacia che ho manifestato costantemente per difendere la vita, la verità e i diritti civili e morali, per ben quindici anni sono stata vittima di una campagna diffamatoria e di un accanimento giudiziario così devastanti da ridurmi in condizioni esistenziali subumane. Cui bono? Anche la nobile attività e l’etica degli esimi medici che mi hanno curata e seguita con rispetto, unitamente alla generosità di amici benevoli, sono state annullate e scalfite da professionisti privi di scrupoli e sicuri dell’impunità. Dopo oltre quindici anni di attesa, ritengo sia giunta l’ora di conoscere l’esito dei rilievi tecnico scientifici e delle indagini svolte dagli Organi investigativi, o perlomeno il motivo per cui non sono stati effettuati né gli esami tossicologici, né l’esame autoptico sul corpo del Signor […] dopo l’evento traumatico (per lui, purtroppo, mortale). Presumo che la Polizia Municipale fosse a conoscenza del giro di droga presente nel Comune di […] e nei Comuni limitrofi, inoltre suppongo abbia contezza di coloro i quali ne hanno fatto uso. Mi sembra giusto pretendere di conoscere la vera causa che ha portato al decesso l’autore del sinistro, affinché ciò che è rimasto nell’ombra – per tanti anni – venga alla luce e ci aiuti a capire avvenimenti particolarmente discutibili ed inquietanti che hanno offuscato o insabbiato la verità e posto in serissimo pericolo la mia vita. “La sapienza si interroga sul come e sul perché di ogni cosa e di ogni evento” (Balzac). Ultima chiosa: mi è stato riferito che il proprietario del furgone il 04.06.2002 risultava essere titolare di una ditta che installava .... Questo particolare non è di poco conto in quanto, se egli fosse stato indagato per incauto affidamento del furgone – riferentesi alla ditta – e per omicidio colposo, avrebbe potuto avere ben diverse conseguenze tra cui, ad esempio, una verifica fiscale da parte della Guardia di Finanza (che ha specifica competenza per il traffico di sostanze stupefacenti). Io mi trovavo ricoverata in ospedale (dal 04.06.2002 al 13.09.2002) e non ero a conoscenza né del verbale della Polizia, né di come ci si doveva muovere a livello giudiziario. Il mio legale di fiducia avrebbe dovuto porre in luce quanto esposto e soprattutto avrebbe dovuto pretendere di far effettuare dagli Organi competenti gli esami tossicologici e l’esame autoptico, nonché l’esame scientifico sul veicolo e tutti i rilievi del caso sugli elementi coinvolti nel sinistro stradale. L’allora mio patrocinatore di fiducia, infatti, era di certo a conoscenza delle conseguenze a cui sarei andata incontro senza l’espletamento di dette verifiche sanitarie e delle relative approfondite indagini giudiziarie. Il mio primo avvocato avrebbe dovuto nominare un medico legale di parte che assistesse all’esame autoptico sul Signor […] al fine di garantire un quadro probatorio solido. Nulla di ciò è stato fatto; in compenso ho pagato parcelle pari a numerose decine di migliaia di Euro senza avere alcun riscontro equo e positivo, soprattutto perché la realtà oggettiva non è – ancora – mai stata completamente presa in considerazione. In conclusione: l’opposizione dell’Assicurazione e degli altri responsabili dell’indennizzo, pur essendo fondata su elementi del tutto aleatori / inesistenti o inconsistenti, ha potuto prendere sempre più forza e mantenersi nel tempo solo perché nessuno dei miei difensori di fiducia (e relativi medici legali di loro fiducia), si è attivato efficacemente a far valere la realtà oggettiva pluridocumentata. Infatti, hanno agito attraverso tutele inidonee, blande, inefficaci, deficitarie concedendo – in questo modo – ampio spazio alle intenzioni e agli obiettivi iniqui delle controparti. Negli anni, l’assurdo e l’inesistente sono stati trasformati in assunti potentissimi – in primis – attraverso il sistema delle non verifiche approfondite e delle mancate opposizioni da parte dei miei difensori e – in secundis – attraverso le imprecisioni, le incongruenze, le lacune e le illogicità presenti nei vari iter procedurali. La realtà vera deve ancora essere scritta. Ho tentato costantemente di far emergere il vero fattuale con i supporti tecnici riferitimi verbalmente da vari legali e medici legali onesti e competenti, ma a nulla è servito. LA MAFIA BIANCA HA PREVALSO SULLA GIUSTIZIA giusta e sui principi costituzionali protetti. Vi chiedo gentilmente di aiutarmi a rendere pubblici i dati oggettivi e gli accadimenti che hanno distorto la verità vera. Portare in luce il suddetto “sistema” potrebbe servire a mettere in guardia altre persone ignare come lo ero io stessa prima di farne esperienza.
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