
Luigina OrtisItaly
May 12, 2018
Anche con il presente aggiornamento non è mia intenzione offendere qualcuno ma solamente far conoscere quanto accadutomi
Cordiali e fedeli lettori,
desidero condividere con Voi ulteriori dati e riflessioni in merito alla vicenda umana e giudiziaria connessa all’ormai noto sinistro automobilistico in cui sono stata rimasta coinvolta senza alcuna colpa.
È certo che, a partire dal 4 giugno 2002, c’è stato qualcuno che ha avviato e poi canalizzato l’esito della vertenza risarcitoria e, di conseguenza, anche l’andamento della mia esistenza e il relativo epilogo, ponendo in atto quanto necessario per rendere concreto l’assunto a me proferito con le parole:
«È SOTTO LA MAFIA BIANCA. NON HA VIE DI SCAMPO»
Per capire quale fosse il significato di “mafia bianca”, nel 2006, mi sono rivolta ad un Ispettore di Polizia di Stato.
Nel tempo, ho avuto l’opportunità di riflettere sui fatti accadutimi e di giungere alla seguente conclusione: “la mafia bianca” accompagna a miglior vita la preda attraverso
- la dilapidazione economica,
- la lapidazione morale,
- l’alterazione della verità fattuale persino nelle sedi giudiziarie.
Così le mani degli iniqui e degli improbi rimangono, seppur apparentemente, pulite!!! Quindi, bianche!
La “mafia bianca” è una barbarie che tortura la preda designata mettendo in atto una metodologia precisa ed infallibile: a me ha tolto – a macchia d’olio – la credibilità in ambito sociale e mi ha sottratto il patrimonio avvalendosi di truffe, inganni, coesioni sotterranee.
L’ombra della “mafia bianca” è tuttora attiva e usa tecniche sopraffine per portare all’esasperazione e alla morte coatta la vittima prescelta.
BISOGNA SPEZZARE LA CATENA DEL MALE!
… per questo ho sempre cercato di trasformare il dolore in impegno volto alla difesa della Vita e della Verità.
La coscienza mi dice che, far conoscere il mio caso ed il conseguente mio vissuto esistenziale, è una responsabilità civile e sociale.
Due sono le circostanze inquietanti da districare:
- una MORTE SOSPESA/irrisolta, ovvero un presunto omicidio colposo su cui non si è mai indagato, derivante dal presunto incauto affidamento del furgone di proprietà della ditta di famiglia dell’autore del sinistro stradale (deceduto nell’evento traumatico);
- un TENTATIVO OMICIDIARIO MASCHERATO DI LEGITTIMITà conseguente a valutazioni medico legali NON aderenti al vero (formulate dal collegio peritale durante il proc. civ. RG 3011/6) che mi hanno precluso l’equo risarcimento ponendomi in una condizione esistenziale priva delle necessità primarie e vitali, causando altresì una legittima compressione della libertà personale e dell’autodeterminazione.
Mi preme ricordare che il 19.11.2008 l’avvocato *** mi ha espresso una frase premonitrice che tutt’ora mantiene l’effettiva potenzialità: “VEDRA' QUELLO CHE LE SUCCEDE. LEI è Già MORTA”.
I fatti sono seguiti alla minaccia verbale. Ci tengo a sottolineare che le parole fanno male quanto una violenza fisica e che sono ancora in vita perché lo ha voluto l’ALTISSIMO!
Al fine di zittirmi, il piano di eliminazione è stato “edulcorato” non solo da reiterate minacce, ma anche da uno scredito spietato e indomito, nonché da un flusso persistente e ostinato di mendacità.
In questo periodo si parla tanto di VIOLENZA SULLE DONNE: sono curiosa di vedere se qualcuno si muove in mia difesa per rendere pubblici i soprusi, le sopraffazioni, lo stupro morale, l’efferata inumanità, i trattamenti umilianti e degradanti, lo sfregio della mia dignità e della mia intelligenza per mezzo dei quali sono stata “violentata” nell’arco di interminabili quindici anni.
Lancio l’appello a un giornalista che voglia seriamente considerare il mio caso umano: ritengo cosa utile e buona scrivere un libro su quanto ho vissuto e sperimentato, la lettura potrebbe stimolare la consapevolezza delle persone candide e inesperte come lo ero io prima di acquisire conoscenza del mondo.
Inoltre, mi stuzzica fortemente l’idea di trovare il modo per sottoporre alla “MACCHINA della VERITA'” me stessa, i responsabili dell’indennizzo, il CTU, i CC.TT.PP. e i legali delle due parti in causa (proc. civ. RG 3011/06 correlato alla definizione del risarcimento danni da sinistro stradale), l’avvocato XXX che ha stilato il Ricorso introduttivo ex art. 3 Legge 102/06 e i suoi testimoni di comodo, l’avvocato *** e le sue testimoni di comodo, il medico legale e la responsabile della Gestione sinistri (intervenuta nel 2003) e altri soggetti che hanno ostacolato e insabbiato la verità vera a mio unico svantaggio.
In Italia l’esito fornito dalla “macchina della verità” non ha alcun valore in sede di giudizio, ma – a mio parere – in questo specifico caso avrebbe un’efficacia simbolica su cui iniziare a riflettere con rigore e maturità. Non è mai troppo tardi.
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