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… non giudizi, SOLO FATTI verificabili

Luigina OrtisItaly
Nov 16, 2017
Con tono di disprezzo c’è chi tuttora dice “Luigina ha mangiato anche la casa; cosa pretende essendo così indigente?”. Tengo a precisare che mi hanno degradata, riducendomi al rango di miserabile, proprio coloro i quali avevano il dovere etico e deontologico di seguirmi in scienza e coscienza, e che invece – certi dell’impunità – mi hanno stretta in una morsa letale in quanto detentori di un potere “intoccabile” (così com’è stato definito da loro stessi!). VIVO da donna povera, NON da povera donna! Questo è il messaggio che desidero far giungere a tutti quelli che hanno seppellito sotto una valanga di bugie il vero fattuale, assai scomodo a chi della verità se ne fa un baffo. Don Milani ha suggerito che è bene ridare ai poveri la parola, perché senza la parola NON c’è dignità, quindi, neanche libertà e giustizia. In ambito sociale e giudiziario sono stata zittita con metodi simili a quelli di certi regimi… impositivi. Ora lascio parlare i fatti. Nel novembre 2007, l’avvocatessa che mi patrocinava dall’1.10.2007 nella causa di risarcimento (danni da sinistro stradale) ha estromesso, senza preavvertirmi è perciò contro il mio volere, il medico legale Prof. F.M.A. da me scelto e GIÀ nominato CTP di fiducia 11 mesi prima, per poi far subentrare un medico legale di Sua personale conoscenza con cui NON avevo mai interloquito e di cui non avevo neppure contezza dell’esistenza. Detto professionista, che ho conosciuto il 26.11.2007, qualche minuto prima che si svolgesse la ctu (consulenza tecnica d’ufficio): a) non ha redatto alcuna perizia medico-legale; b) non ha visionato l’intera mia documentazione medica; c) non mi ha mai visitata; d) non ha presentato un “Richiamo del CTU a chiarimenti”, né le indispensabili CONTRODEDUZIONI alle considerazioni conclusive, erronee, formulate dal CTU; NON si è premurato di esigere dai CC.TT.UU. la risposta, chiara ed esaustiva, al secondo QUESITO formulato dal Giudice (02.10.2006); e) nonostante le mie varie e sollecite richieste, non mi ha informata adeguatamente… e HA PRETESO il compenso per le suddette attività NON SVOLTE. Più volte gli ho chiesto legittime informazioni; l’unica risposta ricevuta è la seguente: “Tutta la mia attività relativa al caso in esame, svolta nel corso dei vari incontri avuti con i CC.TT.UU. e con i CC.TT. delle parti a Udine, è ben nota all’Avv. …, alla quale ho inviato note critiche sulla ctu il 21.04.08. Ritengo, peraltro, che l’avv. … sia l’unico soggetto competente per poter valutare la qualità e la correttezza delle mie prestazioni. Si rivolga pertanto al suo legale per i quesiti da lei formulatimi nella recente corrispondenza del 02.05.08. Relativamente ai quesiti sull’attività svolta dall’avv. … sarà la stessa a fornirle adeguate risposte.” (missiva datata Trieste 13 maggio 2008) Dalla mia patrocinatrice, al posto delle informazioni, ho ricevuto aggressioni verbali, trattamenti umilianti e degradanti, inerzie nella tutela (tutto da me dimostrato con dovizia di particolari). Sottolineo che, precedentemente, il 1.10.2007, un attimo prima dell’udienza, minacciando di non entrare in aula, l’avvocatessa mi obbliga a firmare un secondo mandato in cui, rispetto al primo, viene citato l’ex art. 93; NON mi parla della sua intenzione di cambiare il CTP, anzi mi rassicura dicendomi che – attraverso l’art. 93 – il compenso a lei spettante le verrà rifuso direttamente dal Giudice mentre il compenso spettante al Prof. F.M.A. (CTP che ben conosceva il mio caso) sarebbe stato versato a lui e a me rimborsato il denaro delle parcelle già pagate ai precedenti legali e medici legali. In giudizio l’avvocatessa NON presenta la NOTA SPESE (la sua, quella del CTP) né i documenti che attestano il pagamento delle parcelle da me SALDATE ai precedenti professionisti. Nella sentenza del 19.11.2008 il Giudice mi ritiene INDENNE da SPESE DI LITE e, in assenza della nota spese, stabilisce una cifra forfettaria (24.420,95 Euro) per le spese di lite generali TRA CUI RIENTRANO INEVITABILMENTE QUELLE DEL CTP. Proprio sulla base dell’art. 93 stabilisce che tale cifra venga assegnata direttamente al mio avvocato che LA DOVEVA EQUAMENTE DISTRIBUIRE o che la doveva lasciare GESTIRE a me. L’avvocatessa NON ha MAI GIRATO il denaro richiesto dal CTP di sua fiducia quale compenso per la partecipazione (?) alle riunioni con il Collegio peritale, né ha fatto pervenire a me il denaro delle parcelle già saldate. Evidenzio che, essendo impaurita dalle spietate intimidazioni pervenute ai miei orecchi, su indicazione di un legale, nel giugno 2009 ho fatto pervenire un assegno al medico legale CTP, assegno recante una cifra superiore a quella definita dal Giudice per il compenso versato al CTU (che ha partecipato alla medesima causa del CTP). Faccio notare che nella missiva datata 12 febbraio 2008 la mia patrocinatrice mi aveva scritto: “[…] le ribadisco per l’ennesima volta che, vincendo la causa, la controparte provvederà al ristoro delle somme al suo CTP…” Successivamente (27.02.2013) la “terza” collega di studio dell’avvocatessa medesima (nell’ambito di un processo penale instaurato contro di me) dichiara il contrario: “[…] è frutto di una grande fantasia in particolare la parte in cui si sostiene che alla signora Ortis sarebbe stato garantito che NON avrebbe pagato il CTP…”. Fatto sta che, tra una contraddizione e l’altra, nel luglio 2009 l’ex CTP mi cita in giudizio per ottenere altro denaro. Durante la causa propongo per iscritto (tramite fax e raccomandate) al mio difensore, al medico legale in questione e alla sua patrocinatrice di saldare la cifra richiesta. Quest’ultima NON ACCETTA e scrive alla Giudice di Pace di non aver ricevuto alcuna proposta transattiva in merito alla causa. Dopo un iter a dir poco iniquo, la causa si chiude a favore del medico legale e mi vengono attribuite anche le spese della sua patrocinatrice (collega di studio della mia ex patrocinatrice!). Logorata dalla situazione giudiziale complessiva, sfiancata dalla sofferenza fisica, sfiduciata dalle inidonee tutele e sfinita per le minacce e le umiliazioni perpetrate nei miei confronti e verso chi mi accompagnava, NON SONO POTUTA umanamente ricorre in Appello e in Cassazione. Successivamente (2012), forti della mia grave condizione economica e di salute, l’ex CTP e la sua avvocatessa instaurano indisturbati l’ESECUZIONE IMMOBILIARE sulla casa di mia proprietà ben sapendo di condurmi in una situazione di morte forzosa! … dopo avermi lapidata con lo scredito e le mendacità. Mi rendo disponibile a declinare tutti i passaggi verificatisi nella realtà, e quanto è necessario per dimostrare accuratamente ciò che ho asserito: la credibilità richiede basi solide che io sono in grado di fornire. GRAZIE vivissime per essere giunti a leggere fino alla fine questo “rigoglioso e farcito” aggiornamento.
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