#BringHerBack - Riportiamo Lyudmyla Kozlovska in UE!

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#BringHerBack - Riportiamo Lyudmyla Kozlovska in UE!

I governi illiberali stanno smantellando lo stato di diritto e la democrazia negli Stati membri dell'UE. Non lasciamo che facciano lo stesso con l'Unione Europea e l'accordo di Schengen!

In seguito allo scandaloso abuso dell'accordo di Schengen da parte delle autorità polacche - le quali hanno utilizzato questo strumento per perseguire cittadini non comunitari e i loro familiari, facciamo appello a tutte le forze politiche dell'UE, affinché dimostrino solidarietà e fermezza nei confronti di questa ingiustizia.

Chiediamo quindi di consentire a Lyudmyla Kozlovska di tornare a casa, nell'Unione Europea, concedendole idealmente la cittadinanza di uno stato membro dell'UE. Un tale atto di giustizia le consentirebbe di ricongiungersi con la sua famiglia in Polonia, nonché di continuare l’attività professionale sul territorio UE all’interno della sua fondazione per i diritti umani, senza il rischio di essere espulsa nuovamente.

L'accordo di Schengen ha rimodellato l'Europa. Circolare tra paesi europei non è mai stato così semplice. I valichi di frontiera sono scomparsi, il turismo e l'economia sono stati potenziati, la vita di milioni di cittadini è diventata molto più facile.

Purtroppo, le autorità polacche hanno deciso di usare l’accordo di Schengen a scopo di persecuzione politica. Senza fornire alcun motivo o presentare alcuna accusa, senza una sentenza del tribunale, senza la possibilità di un ricorso effettivo, noncuranti delle circostanze personali o familiari, il governo del partito di governo, Diritto e Giustizia (PiS), abusa dei privilegi di Schengen per espellere cittadini stranieri ritenuti scomodi al consolidamento del suo potere. La procedura utilizzata contro l'attivista per i diritti umani Lyudmyla Kozlovska, cittadina ucraina, è - secondo i trattati europei - riservata a criminali, spie o sospettati di terrorismo.

Lyudmyla vive in Polonia da dieci anni ed è sposata con un cittadino polacco da cinque. Non ha mai avuto problemi con la legge, né rappresentato una minaccia alla sicurezza pubblica. Le sue difficoltà sono cominciate quando suo marito, l'attivista Bartosz Kramek, ha iniziato a criticare il partito del PiS sui social media e a partecipare ai moti di protesta contro i tentativi del partito di smantellare l’indipendenza della magistratura in Polonia.

Numerose verifiche effettuate dalle autorità sulla Fondazione Open Dialog di Lyudmyla - una ONG che difende i diritti umani negli stati post-sovietici - non hanno finora prodotto alcuna prova di illecito. Le forze dell'ordine non hanno mai spinto alcuna accusa nei confronti della fondazione e un tribunale ha respinto la richiesta del governo polacco di ottenere un controllo diretto sull’amministrazione della fondazione.

Le autorità polacche hanno quindi optato per una soluzione più drastica e cioè inserendo una segnalazione nel Sistema d'informazione Schengen (S.I.S), con la richiesta di immediata espulsione dall’area Schengen. Il metodo e le circostanze usate sollevano gravi preoccupazioni circa la violazione dei trattati europei da parte della Polonia.

Invitiamo le forze politiche e i governi degli Stati membri dell'UE ad agire per prevenire ulteriori abusi del S.I.S a scopi politici da parte delle autorità facenti parte dell’accordo - un diritto sancito dall’Unione Europea. L'Europa non può accettare che questo atto rappresenti un precedente pericoloso. Dobbiamo difendere i valori fondamentali su cui è stata fondata la nostra unione, come la libertà, la democrazia e lo stato di diritto e coloro che hanno il coraggio di battersi per quei valori.

#BringHerBack in UE!

/ La petizione è stata firmata dall’ex Presidente della Polonia e premio Nobel Lech Wałęsa, così come da numerose personalità del mondo della cultura, della scienza e della politica. La lista completa delle firme è disponibile nella versione in inglese della petizione. /

/ If you or the person/organisation you represent would like to join this list please email us, with your name and title, at BringHerBackPetition@gmail.com / We cannot guarantee publication on the list if signatories. You are of course always welcome to sign the petition online /