

PETIZIONE URGENTE: NO AL NUOVO INCENERITORE IN TRENTINO!


PETIZIONE URGENTE: NO AL NUOVO INCENERITORE IN TRENTINO!
Il problema
SEI RESIDENTE IN PROVINCIA DI TRENTO?
FIRMA LA PETIZIONE!
Al Presidente del Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento,
VOGLIAMO
> che si affronti la sfida della rigenerazione dei materiali post consumo, attraverso le migliori tecnologie.
> che si investa in soluzioni sostenibili e all’avanguardia, affinché il Trentino diventi un Hub dell’innovazione e della ricerca in materia di gestione dei rifiuti, potenziando il riciclo meccanico avanzato (upcycling).
La gestione dei rifiuti in Trentino è una questione concreta che richiede scelte politiche chiare e orientate al futuro. Ridurre il problema a una scelta tra discarica o incenerimento non è lungimirante, ma anzi riduttivo, perché ignora approcci più sostenibili.
Le politiche europee stanno già andando in un’altra direzione: prodotti più durevoli, diritto alla riparazione, recupero dei materiali.
Un modello che punta a ridurre i rifiuti, non a bruciarli.
Oggi gran parte dei materiali del secco residuo è ancora recuperabile, in particolare le plastiche. Tecnologie come la depolimerizzazione o i polimeri di origine non-fossile, pur non risolutive, aprono la strada a un riciclo rigenerativo capace di ridurre la dipendenza da materie prime fossili sempre più costose.
In questo contesto, invece, il Trentino rischia di investire i prossimi 8 - 10 anni in un impianto che, per caratteristiche e tempi di realizzazione, risulterebbe già superato. Una scelta che incide su una situazione ambientale già delicata per il nostro territorio, ad esempio in termini di qualità dell’aria.
CON LA TUA FIRMA PUOI DIRE NO A:
1. Un impianto non necessario
Su circa 100.000 tonnellate di rifiuti trattati restano fino a 25.000 tonnellate di scorie, una parte delle quali da esportare.
Trento ha una tassa rifiuti fra le più basse d'Italia e il Trentino ha già livelli elevati di raccolta differenziata (oltre l’80%). Inoltre, per funzionare in modo continuo, un inceneritore richiede grandi quantità di rifiuti, con il rischio concreto di doverli importare da altri territori, aumentando traffico ed emissioni.
2. Una tecnologia poco efficiente
La cosiddetta “termovalorizzazione” è in realtà un recupero energetico limitato rispetto all’energia impiegata per produrre quei materiali. Puntiamo su prevenzione e rigenerazione dei rifiuti, non sulle fasi meno sostenibili come il recupero energetico e lo smaltimento. Un impianto come l’inceneritore, non è autosufficiente ma anzi richiede energia per funzionare, spesso legata a fonti fossili e quindi esposta ai costi e alle instabilità dei mercati globali. Per di più, il sito individuato per l’inceneritore è l’area di Ischia Podetti, nonostante le valutazioni tecniche abbiano evidenziato l’inidoneità del sito.
3. Una scelta onerosa che vincola il futuro
Si tratta di un investimento pubblico di circa 240 milioni di euro per un impianto che, già nel 2010, non aveva trovato operatori interessati a realizzarlo. Inoltre, questa tecnologia sarà sempre più esposta ai costi legati alle politiche europee sulle emissioni (carbon tax, dal 2028).
ESISTONO SOLUZIONI ALTERNATIVE
- Potenziare impianti già esistenti, come il Polo di Rovereto.
- Sviluppare filiere modulari con le imprese locali per il recupero di materiali specifici (ad es. il tessile sanitario, che rappresenta circa il 25% del residuo è già recuperabile), investendo in innovazione e industria locale, creando occupazione e valore sul territorio.
- Migliorare ancor di più la qualità della raccolta differenziata.
- Avviare oggi un percorso concreto per fare del Trentino un laboratorio avanzato di gestione sostenibile dei rifiuti.
Non siamo di fronte a un’emergenza immediata: proprio per questo possiamo scegliere con responsabilità e costruire una strategia solida per il futuro.
I prossimi anni possono essere usati per consolidare un modello anacronistico oppure per costruire un sistema più efficiente e innovativo.
LA SCELTA È ORA.
NON BRUCIAMO IL FUTURO DEL TRENTINO!
FIRMA LA PETIZIONE.
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Il problema
SEI RESIDENTE IN PROVINCIA DI TRENTO?
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Al Presidente del Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento,
VOGLIAMO
> che si affronti la sfida della rigenerazione dei materiali post consumo, attraverso le migliori tecnologie.
> che si investa in soluzioni sostenibili e all’avanguardia, affinché il Trentino diventi un Hub dell’innovazione e della ricerca in materia di gestione dei rifiuti, potenziando il riciclo meccanico avanzato (upcycling).
La gestione dei rifiuti in Trentino è una questione concreta che richiede scelte politiche chiare e orientate al futuro. Ridurre il problema a una scelta tra discarica o incenerimento non è lungimirante, ma anzi riduttivo, perché ignora approcci più sostenibili.
Le politiche europee stanno già andando in un’altra direzione: prodotti più durevoli, diritto alla riparazione, recupero dei materiali.
Un modello che punta a ridurre i rifiuti, non a bruciarli.
Oggi gran parte dei materiali del secco residuo è ancora recuperabile, in particolare le plastiche. Tecnologie come la depolimerizzazione o i polimeri di origine non-fossile, pur non risolutive, aprono la strada a un riciclo rigenerativo capace di ridurre la dipendenza da materie prime fossili sempre più costose.
In questo contesto, invece, il Trentino rischia di investire i prossimi 8 - 10 anni in un impianto che, per caratteristiche e tempi di realizzazione, risulterebbe già superato. Una scelta che incide su una situazione ambientale già delicata per il nostro territorio, ad esempio in termini di qualità dell’aria.
CON LA TUA FIRMA PUOI DIRE NO A:
1. Un impianto non necessario
Su circa 100.000 tonnellate di rifiuti trattati restano fino a 25.000 tonnellate di scorie, una parte delle quali da esportare.
Trento ha una tassa rifiuti fra le più basse d'Italia e il Trentino ha già livelli elevati di raccolta differenziata (oltre l’80%). Inoltre, per funzionare in modo continuo, un inceneritore richiede grandi quantità di rifiuti, con il rischio concreto di doverli importare da altri territori, aumentando traffico ed emissioni.
2. Una tecnologia poco efficiente
La cosiddetta “termovalorizzazione” è in realtà un recupero energetico limitato rispetto all’energia impiegata per produrre quei materiali. Puntiamo su prevenzione e rigenerazione dei rifiuti, non sulle fasi meno sostenibili come il recupero energetico e lo smaltimento. Un impianto come l’inceneritore, non è autosufficiente ma anzi richiede energia per funzionare, spesso legata a fonti fossili e quindi esposta ai costi e alle instabilità dei mercati globali. Per di più, il sito individuato per l’inceneritore è l’area di Ischia Podetti, nonostante le valutazioni tecniche abbiano evidenziato l’inidoneità del sito.
3. Una scelta onerosa che vincola il futuro
Si tratta di un investimento pubblico di circa 240 milioni di euro per un impianto che, già nel 2010, non aveva trovato operatori interessati a realizzarlo. Inoltre, questa tecnologia sarà sempre più esposta ai costi legati alle politiche europee sulle emissioni (carbon tax, dal 2028).
ESISTONO SOLUZIONI ALTERNATIVE
- Potenziare impianti già esistenti, come il Polo di Rovereto.
- Sviluppare filiere modulari con le imprese locali per il recupero di materiali specifici (ad es. il tessile sanitario, che rappresenta circa il 25% del residuo è già recuperabile), investendo in innovazione e industria locale, creando occupazione e valore sul territorio.
- Migliorare ancor di più la qualità della raccolta differenziata.
- Avviare oggi un percorso concreto per fare del Trentino un laboratorio avanzato di gestione sostenibile dei rifiuti.
Non siamo di fronte a un’emergenza immediata: proprio per questo possiamo scegliere con responsabilità e costruire una strategia solida per il futuro.
I prossimi anni possono essere usati per consolidare un modello anacronistico oppure per costruire un sistema più efficiente e innovativo.
LA SCELTA È ORA.
NON BRUCIAMO IL FUTURO DEL TRENTINO!
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Petizione creata in data 21 maggio 2026