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Petitioning Ministro della salute

Petizione popolare per la piena applicazione della Legge 194 in Lombardia

Da molto tempo ed in molti ospedali della Lombardia, assistiamo ad una palese violazione di una legge dello Stato, la n°194, e dei diritti costituzionali di tante donne in merito all’interruzione di una gravidanza non desiderata.

Alla base di questa palese violazione la motivazione presentata sarebbe l’elevato numero di sanitari “obiettori di coscienza”. Questo “ostacolo”, in molti casi palesemente strumentale, potrebbe facilmente essere rimosso se soltanto ve ne fosse la volontà da parte delle amministrazioni ospedaliere che sono perfettamente in grado di risolverlo con gli attuali strumenti di legge.

Gli ospedali possono, infatti, ricorrere anche a personale esterno per soddisfare richieste di prestazioni sanitarie eccedenti le proprie dotazioni organiche. Pratica peraltro utilizzata ordinariamente per molte altre attività, in particolare chirurgiche.

Ritenendo intollerabile il protrarsi di questa situazione di negazione dell’autodeterminazione delle donne, tutelata dalla legge 194, Le chiediamo di intervenire sulla Presidenza della Regione Lombardia e sulla sua Direzione Centrale competente per porre fine a questa offesa ai diritti e alla nostra Costituzione.

 Da alcuni dati relativi all’obiezione di coscienza in Lombardia nel 2010 risulta che: sono obiettori il 66,9% dei ginecologi, il 47,1 degli anestesisti e il 40,3 del personale sanitario. Ma anche nel resto d’Italia le cose non vanno meglio essendo obiettori circa il 70% di tutti i ginecologi. È chiaro da questo dato il danno che viene arrecato alla libertà delle donne.

A Milano alla Mangiagalli c’erano 25 ginecologi obiettori su 62, al Sacco 8 su 20, a Niguarda 20 su 24. Situazione ancora più grave in alcune provincie: a Sondrio 16 obiettori su 19, al Sant’Anna di Como 23 obiettori su 26.
In questa situazione, non è quindi infrequenti, per le donne più benestanti, la pratica di andare all’estero oppure la pratica di procurarsi l’interruzione di gravidanza mediante farmaci.
In  questa situazione, la legge 194 è violata, nonostante all’articolo 9 si dica con chiarezza che: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.”
Quindi è solo la cattiva volontà e la cattiva politica che non consente la piena applicazione della legge nonostante gli strumenti giuridici per poter superare queste difficoltà ci sono. Per esempio, attraverso la richiesta di personale esterno all’ospedale, qualora ci siano troppi obbiettori di coscienza nella singola struttura ospedaliera. Il mancato ricorso a questa procedura negli ospedali lombardi è già di per sé il segno evidente di come le aziende ospedaliere non si assumono la responsabilità di applicare la Legge 194.

Letter to
Ministro della salute
Da molto tempo ed in molti ospedali della Lombardia, assistiamo ad una palese violazione di una legge dello Stato, la n°194, e dei diritti costituzionali di tante donne in merito all’interruzione di una gravidanza non desiderata.
Alla base di questa palese violazione la motivazione presentata sarebbe l’elevato numero di sanitari “obiettori di coscienza”. Questo “ostacolo”, in molti casi palesemente strumentale, potrebbe facilmente essere rimosso se soltanto ve ne fosse la volontà da parte delle amministrazioni ospedaliere che sono perfettamente in grado di risolverlo con gli attuali strumenti di legge.
Gli ospedali possono, infatti, ricorrere anche a personale esterno per soddisfare richieste di prestazioni sanitarie eccedenti le proprie dotazioni organiche. Pratica peraltro utilizzata ordinariamente per molte altre attività, in particolare chirurgiche.
Ritenendo intollerabile il protrarsi di questa situazione di negazione dell’autodeterminazione delle donne, tutelata dalla legge 194, Le chiediamo di intervenire sulla Presidenza della Regione Lombardia e sulla sua Direzione Centrale competente per porre fine a questa offesa ai diritti e alla nostra Costituzione.