

Petizione popolare per la difesa delle terre collettive in Sardegna.
Il problema
Al Presidente della Regione autonoma della Sardegna,
e per conoscenza al Ministro della Cultura,
i sottoscritti cittadini,
considerato che
- la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna il 26 novembre 2025 chiede alla Giunta regionale di contrattare con lo Stato una nuova norma di attuazione dello statuto speciale per giungere a “un nuovo processo di mappatura dei terreni regionali gravati da uso civico sulla base di un’interlocuzione diretta con le comunità, affiancando alle risultanze meramente cartolari la valorizzazione della conoscenza consuetudinaria come elemento interpretativo essenziale per la ricostruzione giuridica e cartografica del demanio civico”. In parole povere l’obiettivo appare quello di stravolgere le centinaia di provvedimenti di accertamento dei demani civici di proprietà delle collettività locali sarde;
- il rischio evidente è quello di veder sottratti alle collettività locali sarde terreni a uso civico magari oggetto di mire o già occupati illegittimamente da complessi turistico-edilizi (come nel Sarrabus, nel Sinis, a Orosei), da centrali eoliche (come nel Goceano, a Macomer e sul Montiferru, nel Villacidrese, nel Parteolla), da condotte idriche a fini energetiche (a Orgosolo), da mega-discariche gestite da aziende private (come a Serdiana) e così via sottraendo ai diritti delle collettività locali;
- nei 377 Comuni sardi: le terre collettive sono stati già accertate in 340 territori comunali, in 30 sono risultati assenti, nei restanti 7 le operazioni di accertamento sono in corso. Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi. L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola, riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.
- i domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale. I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.). Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017);
- quando si verifica l’avvenuta irreversibile trasformazione di terreni dei demani civici si può avviare il procedimento di trasferimento dei diritti di uso civico: la legge n. 168/2017 in materia di usi civici è stata integrata con le disposizioni poste dall’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) che consente il trasferimento dei diritti di uso civico da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.). In Sardegna vi sono già stati diversi procedimenti in proposito (per esempio, a Monti, ad Abbasanta, a San Vero Milis, a Oristano, a Lanusei, a Sindia, ecc.) che hanno consentito un recupero ai demani civici di terreni di valore ambientale e contemporaneamente han risolto le problematiche di tanti cittadini.
Pertanto,
CHIEDONO
l’assoluta salvaguardia delle terre collettive della Sardegna, già accertate e da accertare, nonché l’adozione dei necessari provvedimenti di recupero ai demani civici dei terreni illegittimamente occupati (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.), nonché il rafforzamento delle strutture regionali preposte alla gestione della materia degli usi civici.
Si ringrazia per l’attenzione.

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Il problema
Al Presidente della Regione autonoma della Sardegna,
e per conoscenza al Ministro della Cultura,
i sottoscritti cittadini,
considerato che
- la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna il 26 novembre 2025 chiede alla Giunta regionale di contrattare con lo Stato una nuova norma di attuazione dello statuto speciale per giungere a “un nuovo processo di mappatura dei terreni regionali gravati da uso civico sulla base di un’interlocuzione diretta con le comunità, affiancando alle risultanze meramente cartolari la valorizzazione della conoscenza consuetudinaria come elemento interpretativo essenziale per la ricostruzione giuridica e cartografica del demanio civico”. In parole povere l’obiettivo appare quello di stravolgere le centinaia di provvedimenti di accertamento dei demani civici di proprietà delle collettività locali sarde;
- il rischio evidente è quello di veder sottratti alle collettività locali sarde terreni a uso civico magari oggetto di mire o già occupati illegittimamente da complessi turistico-edilizi (come nel Sarrabus, nel Sinis, a Orosei), da centrali eoliche (come nel Goceano, a Macomer e sul Montiferru, nel Villacidrese, nel Parteolla), da condotte idriche a fini energetiche (a Orgosolo), da mega-discariche gestite da aziende private (come a Serdiana) e così via sottraendo ai diritti delle collettività locali;
- nei 377 Comuni sardi: le terre collettive sono stati già accertate in 340 territori comunali, in 30 sono risultati assenti, nei restanti 7 le operazioni di accertamento sono in corso. Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi. L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola, riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.
- i domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale. I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.). Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017);
- quando si verifica l’avvenuta irreversibile trasformazione di terreni dei demani civici si può avviare il procedimento di trasferimento dei diritti di uso civico: la legge n. 168/2017 in materia di usi civici è stata integrata con le disposizioni poste dall’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) che consente il trasferimento dei diritti di uso civico da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.). In Sardegna vi sono già stati diversi procedimenti in proposito (per esempio, a Monti, ad Abbasanta, a San Vero Milis, a Oristano, a Lanusei, a Sindia, ecc.) che hanno consentito un recupero ai demani civici di terreni di valore ambientale e contemporaneamente han risolto le problematiche di tanti cittadini.
Pertanto,
CHIEDONO
l’assoluta salvaguardia delle terre collettive della Sardegna, già accertate e da accertare, nonché l’adozione dei necessari provvedimenti di recupero ai demani civici dei terreni illegittimamente occupati (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.), nonché il rafforzamento delle strutture regionali preposte alla gestione della materia degli usi civici.
Si ringrazia per l’attenzione.

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Petizione creata in data 30 novembre 2025