PER IL BENESSERE EDUCATIVO NEI SERVIZI PER L’INFANZIA
PER IL BENESSERE EDUCATIVO NEI SERVIZI PER L’INFANZIA
Il problema
In seguito all’ennesimo e gravissimo episodio di violenza emerso in un nido, esprimiamo innanzitutto la nostra più sincera vicinanza ai bambini, alle bambine e alle famiglie coinvolte. Ogni gesto di violenza nei confronti di qualcuno è inaccettabile e contrario ai valori fondanti della nostra professione. Comprendiamo profondamente la paura e lo smarrimento che episodi simili generano nelle famiglie.
La sorveglianza non può essere assolutamente considerata l’unico e solo strumento per garantire la sicurezza nei servizi per l’infanzia.
Se si decide di introdurre sistemi di controllo, questi non possono essere pensati come soluzione risolutiva, ma devono essere accompagnati da interventi strutturali profondi che agiscano sulle reali cause del malessere nel settore educativo.
Questa petizione non nasce perché siamo contrarie alla trasparenza.
Da professioniste del settore siamo le prime a volere tutela, qualità e sicurezza nei servizi educativi. Proprio per questo sentiamo la responsabilità di dire che il problema è molto più complesso di quanto possa sembrare.
Gli episodi accaduti – che ci colpiscono e ci addolorano profondamente – non possono e non devono essere giustificati con lo stress lavorativo. Tuttavia, non si prevengono solo con strumenti di controllo: si prevengono investendo nelle persone e nelle condizioni di lavoro, così da costruire contesti sani e realmente protettivi.
L’educazione non può funzionare solo sulla logica del sospetto o della paura. Deve funzionare sulla qualità, sulla prevenzione e sulla cura del sistema dall’interno, cose che chiediamo da anni.
Per questo la nostra petizione chiede interventi concreti e strutturali:
- Rendere il lavoro delle educatrici mentalmente e fisicamente sostenibile.
- Ridurre e rendere adeguato il rapporto numerico educatrice/bambini, calibrandolo anche in base alla composizione del gruppo.
- Garantire personale aggiuntivo in presenza di bambini con difficoltà, con fragilità evidenti anche non formalizzate.
- Introdurre regole più rigorose a tutela della salute della comunità educativa, con limiti chiari in caso di malattie.
- Riconoscere l’usura fisica e psichica del lavoro educativo, prevedendo misure di recupero (riduzione oraria a parità di stipendio, giornate aggiuntive di riposo).
- Rafforzare la collaborazione nido–famiglia, costruendo un’alleanza educativa coerente, consapevole e bidirezionale, perché il benessere del bambino nasce dal lavoro condiviso.
- È necessario agire con coerenza e corresponsabilità, affinché le regole condivise non restino solo indicazioni formali ma diventino una scelta concreta a tutela di tutti.
La riduzione del rapporto numerico educatore/bambini è una scelta pedagogicamente fondata: gruppi meno numerosi permettono un’osservazione più accurata, interventi personalizzati e una migliore gestione delle dinamiche relazionali. Il primo beneficio è per i bambini, che possono sentirsi realmente riconosciuti, sostenuti nei momenti di fragilità e accompagnati nella costruzione della propria sicurezza emotiva. La qualità della relazione educativa richiede tempo, presenza e numeri sostenibili.
Questa non è una battaglia contro qualcuno.
È una richiesta di responsabilità collettiva.
Chiediamo che si creda nel valore dell’educazione come investimento sociale e non come voce di spesa da contenere.

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Il problema
In seguito all’ennesimo e gravissimo episodio di violenza emerso in un nido, esprimiamo innanzitutto la nostra più sincera vicinanza ai bambini, alle bambine e alle famiglie coinvolte. Ogni gesto di violenza nei confronti di qualcuno è inaccettabile e contrario ai valori fondanti della nostra professione. Comprendiamo profondamente la paura e lo smarrimento che episodi simili generano nelle famiglie.
La sorveglianza non può essere assolutamente considerata l’unico e solo strumento per garantire la sicurezza nei servizi per l’infanzia.
Se si decide di introdurre sistemi di controllo, questi non possono essere pensati come soluzione risolutiva, ma devono essere accompagnati da interventi strutturali profondi che agiscano sulle reali cause del malessere nel settore educativo.
Questa petizione non nasce perché siamo contrarie alla trasparenza.
Da professioniste del settore siamo le prime a volere tutela, qualità e sicurezza nei servizi educativi. Proprio per questo sentiamo la responsabilità di dire che il problema è molto più complesso di quanto possa sembrare.
Gli episodi accaduti – che ci colpiscono e ci addolorano profondamente – non possono e non devono essere giustificati con lo stress lavorativo. Tuttavia, non si prevengono solo con strumenti di controllo: si prevengono investendo nelle persone e nelle condizioni di lavoro, così da costruire contesti sani e realmente protettivi.
L’educazione non può funzionare solo sulla logica del sospetto o della paura. Deve funzionare sulla qualità, sulla prevenzione e sulla cura del sistema dall’interno, cose che chiediamo da anni.
Per questo la nostra petizione chiede interventi concreti e strutturali:
- Rendere il lavoro delle educatrici mentalmente e fisicamente sostenibile.
- Ridurre e rendere adeguato il rapporto numerico educatrice/bambini, calibrandolo anche in base alla composizione del gruppo.
- Garantire personale aggiuntivo in presenza di bambini con difficoltà, con fragilità evidenti anche non formalizzate.
- Introdurre regole più rigorose a tutela della salute della comunità educativa, con limiti chiari in caso di malattie.
- Riconoscere l’usura fisica e psichica del lavoro educativo, prevedendo misure di recupero (riduzione oraria a parità di stipendio, giornate aggiuntive di riposo).
- Rafforzare la collaborazione nido–famiglia, costruendo un’alleanza educativa coerente, consapevole e bidirezionale, perché il benessere del bambino nasce dal lavoro condiviso.
- È necessario agire con coerenza e corresponsabilità, affinché le regole condivise non restino solo indicazioni formali ma diventino una scelta concreta a tutela di tutti.
La riduzione del rapporto numerico educatore/bambini è una scelta pedagogicamente fondata: gruppi meno numerosi permettono un’osservazione più accurata, interventi personalizzati e una migliore gestione delle dinamiche relazionali. Il primo beneficio è per i bambini, che possono sentirsi realmente riconosciuti, sostenuti nei momenti di fragilità e accompagnati nella costruzione della propria sicurezza emotiva. La qualità della relazione educativa richiede tempo, presenza e numeri sostenibili.
Questa non è una battaglia contro qualcuno.
È una richiesta di responsabilità collettiva.
Chiediamo che si creda nel valore dell’educazione come investimento sociale e non come voce di spesa da contenere.

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Petizione creata in data 13 febbraio 2026