Per una legge che introduca l'insegnamento dell'educazione sessuale ed affettiva

Per una legge che introduca l'insegnamento dell'educazione sessuale ed affettiva

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UDS Bergamo ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Patrizio Bianchi (Ministro dell'Istruzione) e a

All’attenzione della Presidente del Senato, Sen. Elisabetta Alberti Casellati, del Presidente della Camera, On. Roberto Fico, del Ministro dell’Istruzione, Prof. Patrizio Bianchi, della Ministra per le Pari Opportunità, Prof.ssa Elena Bonetti,


premesso che: 


l’Italia è uno dei sette Paesi europei nei quali l’educazione sessuale non fa parte dei programmi scolastici, nonostante l’OMS la preveda nelle sue linee guida (“Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA Standard per l’Educazione Sessuale in Europa Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti”);

il nostro Paese ha conosciuto numerosi progetti legislativi in questa direzione, a partire dalla prima proposta di legge nel 1976 fino all’ultima nel più recente 2019 (presentata presso la VII Commissione Istruzione del Senato ma non ancora incardinata) nessuno dei quali è valso a garantire un adeguato, progressivo e completo insegnamento dell’educazione sessuale in ogni ordine e grado.


Il recente caso della scuola paritaria “La Traccia” di Calcinate (BG), attorno al quale in data 12/03/21 veniva presentata l’interrogazione a risposta in commissione 5/05506 presso la VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati, e che dunque dovrebbe ormai esservi noto, ha messo in luce lacune e contraddizioni nel nostro sistema di Istruzione su cui ormai non è più possibile indugiare.


La materia dell’educazione sessuale non costituisce disciplina a sé stante, né risulta avere una chiara e definita normativa in relazione ad un programma di formazione che gli istituti debbano necessariamente garantire. Essa non è neanche prevista come insegnamento che, in base all’autonomia scolastica e dei singoli Consigli di Classe, possa vedere una equa distribuzione fra le materie e prevedere una qualche forma di omogeneità per disciplina e/o anno e/o grado di istruzione, come per esempio avviene per la materia ‘educazione civica’. 


Pertanto, l’educazione sessuale risulta semmai affidata alla sensibilità del singolo docente (che va ben oltre la libertà di insegnamento dei costituzionalmente garantita ex Art. 33 comma 1 della Costituzione), o, nella migliore delle ipotesi, a specifici progetti del singolo istituto, che prevedano l’eventuale intervento di singoli professionisti quali pedagogisti ed educatori, oltre che psicologi. Ciò comporta un’ inevitabile disparità nell’offerta formativa e dunque nell’apprendimento di conoscenze e nella acquisizione di competenze da parte di studentesse e studenti.


Questa lacuna, impedendo a ragazze e ragazzi di maturare una adeguata consapevolezza della propria dimensione corporea, sessuale e relazionale, più facilmente potrà determinare il rischio di comportamenti connotati da violenza di genere e/o omo-lesbo-bi-transfobica. Questi due tipi di violenza hanno, in sostanza, una matrice comune, che consiste in un pregiudizio di stampo patriarcale circa una presunta superiorità dell’uomo sulla donna nonché circa la ‘normalità’ (legge in quanto consuetudine) della relazione eterosessuale: tutto ciò che diverge da questa - presunta - norma, sia esso un modello diverso rispetto alla femminilità ‘sottomessa’ o una relazione non eterosessuale, è bollato dunque come diverso e sbagliato in quanto tale, da correggere se non addirittura da eliminare. La scuola, in quanto principale agenzia educativa della nostra società, ha un ruolo cruciale nel fornire a studentesse e studenti gli strumenti culturali per decodificare queste stratificazioni ideologiche insite nella società. La mancata conoscenza di altre soggettività e di altri modelli, che non abbiano rappresentazione nel processo formativo, non solo rischia di rafforzare i tipici stereotipi sul genere e sul sesso nella sua performatività (atti di prestazione che rispondano ai canoni artificiali tipici della pornografia), ma rischia anche di reprimere processi di autocoscienza e autodeterminazione. La sessualità rischia così di rimanere incastrata in una dimensione demonizzata e tabuistica.


Come ci ricorda il documento dell’OMS (cfr supra, p. 17), “la salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti.”


Le essenziali conoscenze sulla prevenzione delle IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili), oltre che di gravidanze indesiderate, sono cruciali al fine di garantire una sessualità cosciente e sicura nel periodo della adolescenza.


Un’adeguata educazione sessuale ha infatti risvolti positivi sulla riduzione delle gravidanze e gli aborti nelle adolescenti, sulla diminuzione delle infezioni da HIV tra i giovani e le giovani tra i 15 e i 24 anni, sugli abusi sessuali e sugli episodi di omo-lesbo-bi-transfobia. 


Affrontare nel contesto scolastico la complessità dell’educazione sessuale e affettiva comporta anche  un miglioramento degli aspetti legati alla relazione, al desiderio, al rispetto della/del partner, all’identità e al consenso, come dimostrano i programmi di educazione sessuale già attuati in Svezia (dal 1956), in Germania (dal 1977), in Danimarca, Finlandia e Austria (dal 1970) e in Francia (dal 2001). In Francia, peraltro, da ventisei anni è previsto un corso di aggiornamento annuale per i docenti sulle nuove politiche relative ai diritti e alla salute sessuale.


In Italia, dove quest’ultimo tipo di aggiornamento formativo non è obbligatoriamente previsto per legge, questa serie di mancanze è percepita dalle studentesse e dagli studenti, in quanto l’Indagine nazionale sulla salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti, pubblicata nel 2019, evidenzia come esse/i ritengono che l’informazione sulla sessualità debba costituire parte integrante del loro percorso scolastico (quasi il 94% del campione).

Se da un lato questa richiesta emergenziale viene parzialmente coperta da consultori, associazioni e/o volontari/e, resta comunque un vuoto formativo da parte dell’istituzione scolastica. Questo vuoto rischia di essere colmato da corsi di natura antiscientifica, delegati a docenti impreparati o alimentati da propaganda ideologica carica di pregiudizi, come nel caso sopracitato de “La Traccia” di Calcinate.

Non è un caso quindi che l’Italia si trovi al ventiseiesimo posto sui quarantacinque Paesi europei in termini di accesso e promozione della contraccezione tra adolescenti. Urge pertanto che si realizzi un programma uniforme, che non deleghi alle singole Regioni e al loro colore politico o ai singoli istituti l’educazione sessuale e affettiva dei ragazzi/e e che non consenta il propagarsi di fake news dannose, come le fantomatiche “teorie gender” inventate e strumentalmente agitate come spettri da gruppi Provita (nonché da alcuni gruppi politici). Così facendo rischia di essere minata la libera espressione delle identità e della sessualità consapevole.


L’alternativa a un programma uniforme e unificato, finanziato dal Ministero dell’Istruzione e dagli organismi preposti, è una (de-)formazione autodidatta e dunque sommaria per mezzo di internet, via che certo presenta numerosi rischi. Se molti contenuti sono infatti curati e pubblicati da fonti riconosciute e affidabili, altri possono trarre ragazze e ragazzi in inganno, proponendo una visione parziale e semplificata di argomenti che meritano e richiedono una trattazione interattiva, dialogica e mediata, svolta da professionisti del settore all’interno di uno spazio sicuro fisico e non digitale. In ogni caso, sarebbe necessario fornire loro fonti qualificate e aggiornate dal punto di vista scientifico.

Non si può, del resto, ignorare la facilità con cui si entra in contatto con il mondo pornografico, spesso di stampo maschilista e patriarcale, che dipinge la donna come un mero oggetto da usare per stimolare il proprio piacere. Ciò va a discapito di un approccio rispettoso della sessualità, la quale necessariamente implica la piena ed esplicita consensualità.


Per questi motivi, in ottemperanza alle definizioni proposte dall’OMS (cfr. supra pp. 17-20), chiediamo di discutere e approvare una legge nazionale per un’educazione sessuale e all'affettività la quale promuova: benessere, autodeterminazione, consapevolezza e libertà; informazioni corrette di salute sessuale; i diritti sessuali. Essa deve inoltre prevenire stereotipi e pregiudizi legati alla sfera dell’identità sessuale (ossia sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere).

Promotori:
UDS Bergamo (https://www.instagram.com/uds_bergamo/
Bergamo Pride (https://www.instagram.com/bergamopride/
NUDM Bergamo (https://www.instagram.com/nudmbg/

Adesioni (per aderire inviare mail a bergamouds@gmail.com):

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