Approvazione del reato di tortura

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Approvazione del reato di tortura!

<< Niente è concepibile, niente ha senso quando il mondo è attraversato da crimini come questo: la tortura >>.

Gli ultimi anni della storia dello Stato italiano sono coinvolti in una esperienza di violenza dilagante, sediziosa, palese o strisciante che sia, quella che coinvolge le menti e il corpo perché attraversata da fatti decisi per raggiungere obbiettivi e fini attraverso il sopruso dell’altro.

Una buona campagna anti-violenza non può non passare dalle leggi e prima ancora da una sensibilizzazione che sposti e disincentivi comportamenti violenti. La tortura di una persona non è che una delle gradazioni della violenza subita, la più brutta perché sistematica, che necessita che si mobiliti un intero paese a smobilitare proprio il sistema violento che la consente.

Dove vi è un soggetto torturato vi sono interessi e punti critici che facendosi convinzione bieca e meschina giungono a radicarsi nel piacere, violento appunto, e nella ricerca della crescita di sé stessi in forme totalmente squilibrate del patrimonio umano esistente.

La violenza cerca violenza, il sopruso cerca sopruso, la destabilizzazione cerca convinzioni falsamente di equilibrio, e difficilmente siffatto contesto umano svilupperà in sé altri comportamenti se non quelli derivanti da sé stessi.

La rimozione diviene l’unico meccanismo che si sperimenta per rimanere coscientemente vigili.

Capiamo bene dunque cosa sia la tortura e quali siano le fattezze tipiche delle situazioni in cui essa avviene, per consentire la piena abolizione di questa pratica.

Un punto da cui partire potrebbe ad esempio considerare che un corpo umano è un microcosmo delicatissimo e che esso sia soggetto a dei limiti di invasione da parte di qualsiasi altro corpo che noi stessi dobbiamo proteggere e fare di tutto perché qualsiasi essere umano sia allontanato da qualsiasi minaccia che superi siffatti limiti.

La tortura non è mai un comportamento ingenuo e ciò che deve essere superato, prima ancora dei comportamenti materiali i quali fendono un altro corpo, è l’ideologia che quasi sempre dietro ai comportamenti materiali accompagna e avvalora il piacere di ferire un’altra persona.

Da tutto può nascere una ideologia e, in contesti segreganti, quasi sempre questa si forma per ciò che stesso il contesto offre. Poche e costanti recriminazioni possono costituire una forma di pensiero.

La coscienza asfittica del sottoposto e delle cause scatenanti la condotta del crimine devono diventare campanello d’allarme per l’individuazione immediata delle reali condizioni che configurano la tortura perché la situazione divenga punibile di per sé. Ovunque si realizzi tortura questa deve essere eliminata e, comunque questa si ottenga, si deve essere in grado di individuarla alla svelta e stravolgere il contesto divenuto distorsivo perché cessi e non si verifichi più, sotto forma di tortura, alcuna condotta messa in atto.

Attualmente questo crimine è delegato ad una miriade di condotte punibili che non eliminano dal nostro ordinamento l’esistenza di quelle tante situazioni vessanti causa di una serie di commissioni di fatti ulteriormente gravi. C’è una falla enorme nel nostro sistema democratico, oggi posso superarle tutte le norme e commettere un reato di tortura senza che succeda nulla.

Troppe volte abbiamo assistito alla proposta, tutte le volte che si verifichi una violazione di sevizia, di una dicotomia esistente tra vittima di tortura e soggetto della sevizia, e il più delle volte lo si fa ponendo il contesto della vittima come esistente. Questa faciloneria valorizza il contesto amplificato e forte, e pretende imposizione su tutte le altre considerazioni che si devono fare in merito. Questo non è accettabile alla luce di tutte le conquiste sociali di cui ci distinguiamo, reali e solide. Esiste un contesto dell’abusatore ma prima di tutto non dimentichiamo che esiste un contesto della tortura. E cessare il reato di tortura significa non fare parte di entrambe le categorie, per lo meno per essere in grado di vedere il reato di tortura stesso. Parimenti al divieto di non consentire che nessuno subisca vi deve essere il divieto di costringere ad innalzare un livello di difesa che superi sproporzionatamente le normali necessità e possibilità, in quanto questa situazione stessa costituisce anche il configurarsi di una situazione di sevizia subita.

Una legge direttamente applicabile a tutti i livelli di applicazione deve avere una motivazione crescente verso questo tipo di riflessioni perché sia in grado di riorganizzare contesti esposti a violazioni.

La tortura viene recepita come un <<qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione >> dalla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1984 ed entrata in vigore il 26 giugno 1987 i cui Stati che ne fanno parte sono 154. L’Italia ha ratificato in data 12 gennaio 1989.

Un Protocollo opzionale alla Convenzione, adottato dall’Assemblea Generale delle NU il 18 dicembre 2002 ed entrato in vigore il 22 giugno 2006, instaura un meccanismo di controllo preventivo con un Sottocomitato sulla prevenzione della tortura da svolgere in collaborazione con organismi nazionali indipendenti. L'Italia ha proceduto alla ratifica del Protocollo opzionale con l. 195/2012.

Questa condotta deve accomunare tutti gli esseri viventi e la repressione deve operare allo stesso modo in tutti gli stati come biasimevole ovunque essa avvenga e si configuri.

Per gli stati che non sono parte del sistema internazionale contro la tortura opera dall’’85 un Rapporteur Speciale sulla tortura nell’ambito della Commissione e del Consiglio dei diritti umani.

Rendiamo riprovevole chi sbeffeggia delle leggi per far del male alle persone.

RIVOLGIAMO UNA PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO PERCHÉ IL CRIMINE DI TORTURA, RICONOSCIUTO COME UNO DEI PEGGIORI DELITTI DELLA STORIA DELL’ESSERE UMANO, DIVENTI REATO E L’ELIMINAZIONE DI QUESTO TRISTE FENOMENO RICEVA IMPULSO CON L’APPROVAZIONE DI UNA NOSTRA LEGGE. 

Kitsy Niaty

Foto © K N



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