Un governo per i molti, che ci liberi dall'austerità


Un governo per i molti, che ci liberi dall'austerità
Il problema
Di fronte alla crisi di governo c'è un'opzione differente da tornare al voto o formare un governo “di palazzo”.
Il Presidente Conte vada in parlamento e chieda la fiducia a tutti coloro che in parlamento ritengono che le politiche neoliberiste e di austerità siano superate e sbagliate, e che bisogna girare veramente pagina con politiche economiche per una crescita sostenibile.
Non un accordo tra partiti, ma un'intesa sulle cose da fare, partendo dalla lettera scritta dal Presidente Conte ai 27 paesi membri dell'Unione Europea lo scorso 20 giugno
“I nostri popoli ci richiamano alla responsabilità, ricordandoci che la politica, se asservita alle ragioni dell’economia e, in particolare, della finanza e se orientata esclusivamente a contenere i debiti sovrani, abdica alla propria missione, finendo per perdere la propria legittimazione.
La società civile mostra crescenti segnali di insofferenza, dinanzi ai quali non possiamo rimanere indifferenti; questa insofferenza ha le sue origini nelle politiche di austerità applicate nell’ultimo decennio […] Dobbiamo coraggiosamente riconsiderare ciò che fino ad oggi è stato acriticamente accettato, se non in alcuni casi subìto, al fine di evitare che una certa disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni europee degeneri in instabilità sociale […] Una comunità integrata e solidale non può accettare, ad esempio, livelli di disoccupazione che si mantengono al di sopra di soglie molto elevate. […] L’equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea. Vero è che non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l’unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale. […] L’Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere”.
Sono gli stessi principi che molti in Europa e in Italia ripetono da anni. I parlamentari eletti nel Movimento 5 stelle, nel Partito Democratico con LeU e +Europa, e non solo, potrebbero sottoscriverli e fare nascere un nuovo governo che lavori nell'interesse dei molti e non dei pochi, per il bene dell'Italia e dell'Europa, dando vita a un governo che porti avanti una politica di crescita economica all'insegna di innovazione transizione ecologica. Carpe diem!

Il problema
Di fronte alla crisi di governo c'è un'opzione differente da tornare al voto o formare un governo “di palazzo”.
Il Presidente Conte vada in parlamento e chieda la fiducia a tutti coloro che in parlamento ritengono che le politiche neoliberiste e di austerità siano superate e sbagliate, e che bisogna girare veramente pagina con politiche economiche per una crescita sostenibile.
Non un accordo tra partiti, ma un'intesa sulle cose da fare, partendo dalla lettera scritta dal Presidente Conte ai 27 paesi membri dell'Unione Europea lo scorso 20 giugno
“I nostri popoli ci richiamano alla responsabilità, ricordandoci che la politica, se asservita alle ragioni dell’economia e, in particolare, della finanza e se orientata esclusivamente a contenere i debiti sovrani, abdica alla propria missione, finendo per perdere la propria legittimazione.
La società civile mostra crescenti segnali di insofferenza, dinanzi ai quali non possiamo rimanere indifferenti; questa insofferenza ha le sue origini nelle politiche di austerità applicate nell’ultimo decennio […] Dobbiamo coraggiosamente riconsiderare ciò che fino ad oggi è stato acriticamente accettato, se non in alcuni casi subìto, al fine di evitare che una certa disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni europee degeneri in instabilità sociale […] Una comunità integrata e solidale non può accettare, ad esempio, livelli di disoccupazione che si mantengono al di sopra di soglie molto elevate. […] L’equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea. Vero è che non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l’unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale. […] L’Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere”.
Sono gli stessi principi che molti in Europa e in Italia ripetono da anni. I parlamentari eletti nel Movimento 5 stelle, nel Partito Democratico con LeU e +Europa, e non solo, potrebbero sottoscriverli e fare nascere un nuovo governo che lavori nell'interesse dei molti e non dei pochi, per il bene dell'Italia e dell'Europa, dando vita a un governo che porti avanti una politica di crescita economica all'insegna di innovazione transizione ecologica. Carpe diem!

PETIZIONE CHIUSA
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I decisori

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Petizione creata in data 11 agosto 2019