Noi stiamo con Sebastiano Gulisano - Lettera aperta all'Ordine dei giornalisti del Lazio

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Cara collega,

Siamo i redattori e le redattrici del giornale I Siciliani giovani, prosecuzione della rivista I Siciliani fondata nel 1982 da Giuseppe Fava. Scriviamo questa lettera, aperta a tutti quelli che vorranno aderire, per raccontarle cosa è successo a uno dei nostri compagni di strada, il giornalista professionista Sebastiano Gulisano, in queste settimane.

In verità non dovremmo raccontarle molto, visto che conoscete benissimo la procedura che ha portato alla cancellazione dall'albo di Sebastiano. Però è utile scrivere in bella copia di cosa stiamo parlando.

Sebastiano Gulisano è un giornalista e uno scrittore. Ha collaborato con numerose testate e ha fatto parte delle redazioni de I Siciliani e di Avvenimenti. In particolare è arrivato nella redazione de I Siciliani dopo l'omicidio del direttore Fava. Ha trovato una scrivania libera e ha cominciato a scrivere di mafia, potere, corruzione. E anche di giornali, perché come saprete in Sicilia l'informazione è sempre stata a favore di pochi potenti (uno di questi, Mario Ciancio, risulta ancora iscritto all'Odg nonostanti processi per mafia e sequestro dei suoi giornali).

Poi Sebastiano ha raccontato le stragi degli anni '90, i depistaggi, le connivenze. È stato responsabile della redazione romana de I Siciliani. Non è mai sceso a compromessi. Dopo la chiusura de I Siciliani e di Avvenimenti, è rimasto individualmente in prima linea, non mollando mai un impegno professionale e politico di primissimo ordine, in condizioni personali per lo più precarie. Ha aperto un blog, ha continuato a scrivere sui social media e partecipato a molte inchieste e iniziative editoriali. È stato lui, ad esempio, a smascherare per primo l’imbroglio di Ciancimino junior, preso per buono da tutta la stampa ufficiale. Una carriera trentennale di alto valore, perché Sebastiano è stato un punto di riferimento per tantissimi suoi colleghi; siamo cresciuti leggendo le sue inchieste sui comitati d'affari catanesi e siciliani e i rapporti con le cosche mafiose, prima che se ne occupassero i magistrati. Il 5 gennaio di quest’anno gli è stato assegnato il premio Siciliani Giovani, alla carriera.

La notizia è che Sebastiano non farebbe più parte dell'Ordine dei giornalisti. E’ una notizia ben strana. Sebastiano, che ha avuto parecchie difficoltà economiche, non è riuscito a saldare le quote di iscrizione annuale all'Odg. All’Ordine, a quanto pare, non è stato possibile, andare oltre l’applicazione burocratica di regolamenti. Nè la solidarietà verso un collega anziano e meritevole nè la riconoscenza verso chi ha dato tanto al giornalismo italiano sono state, a quanto pare, prese in considerazione dai custodi dei regolamenti.

Come vogliamo risolvere questa spiacevole situazione? Non è ovviamente una questione burocratica o di denaro. Servono soldi? Faremo una colletta. Ma vorremmo una presa di posizione da parte vostra. Noi non crediamo che l'Ordine possa rinunciare alla professionalità di Sebastiano, alle sue inchieste, alla memoria storica e giornalistica di uno dei periodi più bui della Repubblica.

In un mondo dell'informazione serio e civile Sebastiano Gulisano sarebbe docente dei corsi di aggiornamento riservati ai giornalisti, magari insegnando giornalismo investigativo e storia dell'antimafia. C’è qualche paragrafo dei Regi Regolamenti che lo vieti? O è una scelta precisa, una decisione di cui l’Ordine intende farsi carico di fronte a tutti?   

In attesa di un gentile riscontro, inviamo i più devoti saluti e i sensi della nostra umilissima rispettosissima considerazione.

La redazione de I Siciliani Giovani

 

“Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l'infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero Un giornalista incapace - per vigliaccheria o calcolo - della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!”