Padre Tiziano resti a Ponte a Elsa e Brusciana!

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Il problema

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Al Reverendissimo Vescovo della Diocesi di San Miniato

Oggetto: Per una scelta condivisa sul futuro pastorale delle comunità di Ponte a Elsa, Pino, Brusciana,Pianezzoli, Roffia, Isola e delle realtà collegate

 

Eccellenza Reverendissima,

noi, fedeli, parrocchiani e cittadini delle comunità interessate dagli avvicendamenti pastorali recentemente comunicati dalla Diocesi, ci rivolgiamo a Lei con rispetto, filiale affetto ma anche con la responsabilità e la libertà che derivano dall'essere parte viva delle comunità alle quali tali decisioni sono destinate.

Abbiamo appreso con profondo sconcerto, smarrimento e preoccupazione la decisione di un prossimo e immediato trasferimento di Padre Tiziano Molteni. Non intendiamo mettere in discussione il ruolo del Vescovo né la responsabilità che a Lei compete nel governo pastorale della Diocesi.

Riteniamo, tuttavia, che una comunità cristiana non possa essere considerata soltanto destinataria in silenzio di una decisione già assunta.

Una comunità è anche un soggetto responsabile, capace di ascoltare, comprendere, proporre e assumersi responsabilità.

È con questo spirito che desideriamo sottoporre alla Sua attenzione la situazione di Padre Tiziano Molteni e, più in generale, il futuro pastorale delle comunità coinvolte.

 

Una storia che non può essere considerata soltanto un incarico

Padre Tiziano è presente a Ponte a Elsa da quarantacinque anni, quasi quanto i suoi cinquant'anni di sacerdozio, e nel corso di questo lungo periodo i suoi predecessori e Lei stesso hanno confermato la fiducia nel suo operato, arrivando ad ampliare, anche nei momenti di sua difficoltà personale, le responsabilità a lui affidate.

Oggi Padre Tiziano ha 74 anni. Chiedergli, dopo quarantacinque anni vissuti all'interno della stessa comunità, di lasciare quel luogo e quel tessuto umano con modalità così radicali significa necessariamente produrre un profondo turbamento. Non si tratta soltanto di modificare un incarico pastorale: significa sradicare una persona dal contesto umano, spirituale e relazionale nel quale ha trascorso la maggior parte della propria vita.

Siamo consapevoli che le strategie pastorali possono richiedere cambiamenti, che l'obbedienza appartiene alla vocazione sacerdotale e che Padre Tiziano stesso ha sempre dimostrato disponibilità e spirito di servizio. Ma proprio questi elementi, a nostro avviso, non possono far venire meno l'attenzione alla dignità e alla dimensione umana della persona.

Quarantacinque anni non sono soltanto un periodo di servizio pastorale.

Sono una storia.

Sono relazioni costruite nel tempo, persone accompagnate nelle diverse stagioni della vita, famiglie, anziani, giovani, bambini diventati adulti, persone vicine, e persone che nel corso degli anni si sono allontanate dalla pratica religiosa ma hanno continuato a riconoscere in lui una presenza significativa.

Per questo motivo, quando si parla del trasferimento di un sacerdote che ha accompagnato una comunità per quarantacinqueanni, non si sta semplicemente sostituendo una persona con un'altra.

Si sta intervenendo su un patrimonio umano, spirituale, relazionale e anche materiale che appartiene alla storia di quella comunità.

 

Il disagio e lo smarrimento delle comunità

La comunicazione dell'avvicendamento ha prodotto nelle comunità interessate un forte disagio e un significativo movimento di persone che chiedono di poter esprimere la propria posizione a tutela della comunità e a tutela di un essere umano.

Non si tratta soltanto della volontà di conservare una consuetudine.

È la manifestazione di un legame sano che, dopo così tanti anniper volontà della Diocesi, continua a essere percepito come importante.

La richiesta che Padre Tiziano possa rimanere non nasce quindi dal rifiuto del cambiamento o dal dispiacere ma dalla volontà di tutela delle nostre comunità e di rispetto per un essere umano che l’ha servita per volontà della Diocesi e del Suo Istituto.

Nasce dalla convinzione che prima di interrompere una presenza pastorale così radicata sia necessario comprendere fino in fondo ciò che quella presenza rappresenta e quali conseguenze potrebbe produrre la sua cessazione.

 

Non una richiesta, ma tre possibilità da valutare

È proprio per questo che non intendiamo limitarci a chiedere semplicemente di revocare o rendere attiva in un tempo che tenga conto della persona e della comunità una decisione.

Riteniamo più utile sottoporre alla Sua valutazione tre possibili scenari, lasciando aperto uno spazio reale di discernimento e confronto.

 

1. CONTINUITÀ

Mantenere Padre Tiziano a Ponte a Elsa, rinunciando al trasferimento previsto o rendendolo attivo al momento della sua ormai prossima età pensionabile.

Sarebbe la soluzione più aderente alla richiesta oggi espressa dalle comunità che desiderano fortemente mantenere la presenza del sacerdote che le ha accompagnate per più di quarant'anni.

Questa soluzione consentirebbe di preservare la continuità pastorale, il patrimonio relazionale esistente e il radicamento costruito nel tempo e ultima ma non ultima la dignità di Padre Tiziano che potrebbe terminare il suo Ministero nella Comunità e con i mezzi che ha fatto crescere e prosperare.

2. CONTINUITÀ E PASSAGGIO GENERAZIONALE

Costituire una Unità Pastorale comprendente Ponte a Elsa, Pino, Brusciana, Pianezzoli, Roffia, Isola e le altre comunità che potranno essere individuate nel confronto con la Diocesi, affidandone la responsabilità pastorale a una forma di guida condivisa tra Padre Tiziano Molteni e il giovane Don Simone Meini.

In questo scenario, l'esperienza e la conoscenza del territorio maturate da Padre Tiziano potrebbero affiancare il percorso di crescita e di assunzione di responsabilità di Don Simone.

Non una contrapposizione tra vecchio e nuovo.

Non una sostituzione, ma una trasmissione.

La presenza di Padre Tiziano potrebbe diventare così una risorsa per accompagnare un autentico passaggio generazionale, evitando che il patrimonio pastorale costruito in quarantacinque anni venga disperso e permettendo contemporaneamente a un sacerdote più giovane di assumere progressivamente nuove responsabilità.

Tale prospettiva è pienamente aderente all'obiettivo della semplificazione amministrativa e della visione di parrocchia come “comunità di comunità” che Vostra Eccellenza ha indicato nella Sua Lettera pastorale ma anche al Suo concetto di sinodalità come condivisione, ascolto, cammino comune a cui come comunità siamo pronti a contribuire.

3. UNA PRESENZA PASTORALE CONDIVISA E PROGRESSIVA

Una terza possibilità potrebbe essere quella di individuare, insieme alla Diocesi, una forma transitoria e progressiva di organizzazione pastorale, nella quale Padre Tiziano mantenga una presenza significativa nelle comunità che ha accompagnato per tanti anni, mentre la responsabilità pastorale e organizzativa venga progressivamente condivisa e trasferita a una nuova generazione di sacerdoti.

Un percorso definito nel tempo, con responsabilità chiare, verifiche periodiche e obiettivi condivisi.

In questa prospettiva, il trasferimento non sarebbe necessariamente considerato come un evento immediato e irreversibile, ma come l'ultima fase di un percorso costruito insieme.

Questa soluzione potrebbe consentire di tenere contemporaneamente in considerazione la continuità pastorale, le esigenze della Diocesi, la sostenibilità delle comunità e il rispetto della persona del sacerdote.

Anche tale prospettiva è pienamente aderente all'obiettivo della semplificazione amministrativa e della visione di parrocchia come “comunità di comunità” che Vostra Eccellenza ha indicato nella Sua Lettera pastorale e anche al Suo concetto di sinodalità come condivisione, ascolto, cammino comune a cui come comunità siamo pronti a contribuire.

 

Una responsabilità che deve essere condivisa

Siamo consapevoli che la Diocesi si trova ad affrontare problemi reali.

La diminuzione delle vocazioni, l'età dei sacerdoti, la necessità di garantire la presenza pastorale in territori sempre più articolati e la gestione delle strutture sono questioni che non possono essere ignorate.

Non chiediamo quindi che questi problemi vengano risolti semplicemente mantenendo tutto invariato.

Chiediamo piuttosto che anche le comunità possano essere chiamate a partecipare alla ricerca della soluzione.

Siamo disponibili a fare la nostra parte.

A condizione che questa responsabilità sia costruita insieme e che non venga disperso, attraverso decisioni non sufficientemente condivise, valutate e ponderate, il patrimonio umano costruito da Padre Tiziano e da tante persone che per decenni hanno lavorato per il bene delle proprie comunità.

La responsabilità cristiana, del resto, non riguarda soltanto il rapporto personale con la fede.

È anche responsabilità verso gli altri, verso il territorio, verso le comunità e verso il bene comune.

Ed è proprio questa responsabilità che intendiamo esercitare attraverso questa petizione.

Non soltanto chiedendo.

Ma proponendo.

Non soltanto protestando.

Ma assumendoci una parte del problema.

 

Sinodalità significa anche ascoltare chi vive le conseguenze

In questi anni la Chiesa ha posto con forza il tema della sinodalità: camminare insieme, ascoltare, discernere insieme, valorizzare la partecipazione del Popolo di Dio.

Pensiamo, proprio come Lei, che questo momento possa rappresentare un'occasione concreta per dare a questi principi una forma reale.

Non chiediamo che la comunità sostituisca chi ha la responsabilità pastorale.

Chiediamo che la voce della comunità possa entrare nel processo di discernimento prima che una decisione diventi irreversibile.

Perché chi governa deve necessariamente avere una visione più ampia.

Ma chi vive quotidianamente una comunità possiede una conoscenza che nessun documento o voce singola può restituire completamente.

Ed è proprio dall'incontro tra queste due prospettive — la responsabilità di chi governa e l'esperienza di chi vive il territorio — che può nascere una decisione realmente pastorale.

 

Una richiesta di confronto

Per queste ragioni chiediamo al Vescovo di San Miniato di riesaminare la situazione di Padre Tiziano Molteni e di valutare, insieme a una rappresentanza delle comunità interessate, le tre possibilità sopra indicate

• Continuità
• Continuità e passaggio generazionale
• Una presenza pastorale condivisa e progressiva
• o eventuali ulteriori soluzioni che possano emergere dal confronto.
Chiediamo in particolare che, prima dell'attuazione definitiva dell'avvicendamento, possa essere aperto un momento di ascolto e di discernimento con le comunità coinvolte.

Non chiediamo una concessione.

Chiediamo un confronto.

Non chiediamo che una decisione venga semplicemente ritirata.

Chiediamo che le ragioni, le conseguenze e le alternative possibili vengano considerate insieme.

Abbiamo fiducia che una Chiesa capace di chiedere ai propri fedeli responsabilità, partecipazione e corresponsabilità sappia anche riconoscere nella voce di una comunità non un ostacolo, ma una risorsa.

E che una decisione pastorale possa diventare più forte non quando viene semplicemente accettata, ma quando viene compresa, condivisa e vissuta insieme.

Con questo spirito sottoponiamo la presente petizione alla Sua attenzione e chiediamo un incontro con una rappresentanza delle comunità firmatarie.

La nostra richiesta nasce dall'amore per le nostre comunità, dal rispetto per la Chiesa locale e dalla volontà di contribuire responsabilmente al loro futuro.

 
 
RACCOLTA FIRME

I sottoscritti fedeli, parrocchiani e cittadini delle comunità interessate, condividendo i contenuti e le proposte della presente petizione, chiedono che la situazione pastorale di Padre Tiziano Molteni e delle comunità coinvolte venga riesaminata attraverso un confronto diretto con una rappresentanza dei firmatari.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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