Cultura e non paura: non lasciamo i papà fuori dal parto!


Cultura e non paura: non lasciamo i papà fuori dal parto!
Il problema
Sono un medico-psicoterapeuta e un futuro papà, preoccupato e arrabbiato. Insieme a mia moglie abbiamo, infatti, scoperto che all'Ospedale Sant'Anna di Torino, dove pensavamo di partorire, è permesso ai papà (o altri partner scelti dalla donna) di partecipare solo nella fase del travaglio attivo e nel parto, mentre per tutto il travaglio iniziale e nella degenza post-parto non potrò mai mettere piede in ospedale, lasciando così da sole mia moglie e mia figlia in questo periodo estremamente delicato. Se fosse necessario un taglio cesareo potrei, invece, solo aspettare in sala di attesa per vedere, fugacemente, mia moglie e mia figlia prima del trasferimento in reparto [1]. Inoltre, se mia moglie fosse positiva al COVID-19 ci hanno detto che non potrei neppure entrare in ospedale, anche se fossi negativo [2].
Nella mia situazione ci sono molte altre persone [3]. In Italia ad oggi "solo il 51% delle donne [covid positive] ha potuto avere accanto una persona di sua scelta durante il travaglio/parto e il 54% dei neonati è potuto rimanere accanto alla mamma, di questi il 27% ha praticato il contatto pelle-a-pelle" [4]
Ricordo quando è nata la nostra prima bambina e ho passato 5 notti in ospedale in una brandina dormendo accanto a mia moglie e mia figlia. Ricordo le notti passate in preda al panico e all'impotenza di una mamma accanto a noi con un bambino che ha continuato a piangere e a contorcersi tutta la notte.
Alcuni amici che hanno partorito al Sant'Anna nel periodo della pandemia mi hanno inoltre raccontato di una situazione "infernale" in cui madri disperate non potevano fare altro che chiamare, in lacrime, i papà che le assistevano inermi dall'altra parte dello schermo…
Tutto ciò è giustificato da esigenze scientifiche? No, anzi è vero il contrario. Queste scelte sembrano più dettate dalla paura che dalla cultura (scientifica) e da una medicina che si fa sempre più difensiva. Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), emanate nel bel mezzo della pandemia (21 Maggio 2020), a riguardo sono molto chiare. Anche per le pazienti COVID positive "deve essere garantita la presenza di una persona di propria scelta per tutta la durata del travaglio, il parto e durante la degenza a sostegno di una migliore esperienza della nascita documentata da evidenze. Una singola persona, asintomatica, può rimanere accanto alla donna durante il travaglio e il parto, tranne in caso di anestesia generale" (ovvero dovrebbe essere possibile assistere durante un taglio cesareo di tipo ordinario, in anestesia spinale) [5]. E', inoltre, raccomandato dall'ISS sia il contatto pelle a pelle che l'allattamento per le donne covid positive [4]. Analoghe indicazioni sono state emanate, inoltre, dalle principali società scientifiche italiane di ginecologia e ostetricia [6].
Agamben ha scritto che non era mai avvenuto prima nella storia, da Antigone a oggi che i cadaveri fossero bruciati senza un funerale [7]. Forse non è mai nemmeno successo, se non per gravi calamità naturali o guerre, che delle madri abbiamo partorito senza poter stringere per giorni una mano cara (non solo durante ma anche dopo il parto).
Viviamo in un momento di estrema fragilità come società e tutta una serie di misure di contenimento dell'epidemia sono più che appropriate, ma facciamo attenzione a non superare una soglia sopra la quale i danni diventano fortemente maggiori dei benefici, ciò che Ivan Illich ha definito come "controproduttività" (iatrogenesi fisica, ma anche sociale e culturale) [8]. I segni di questi potenziali piccoli traumi non saranno forse molto visibili, ma sappiamo dalla psicologia che, sia per il bambino che per la madre, possono influenzare le traiettorie di un'esistenza intera, a fronte di un minimo rischio per tutti se venissero prese le precauzioni necessarie (DPI idonei, lavaggio mani, distanziamento ove possibile, anamnesi mirata e eventualmente tampone rapido antigenico ai partner, etc.).
Si richiede all'Ospedale Sant'Anna di Torino, così come a tutti gli altri ospedali italiani che non sono in linea con le direttive dell'ISS, di rivedere al più presto le loro procedure, in ragionevole sicurezza per tutti, in linea con le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità e delle società scientifiche di ginecologia e ostetricia, per permettere ai partner di poter sostenere in presenza la donna durante tutto il travaglio, il parto e nel corso della degenza post-parto, anche nel caso che la donna sia COVID positiva.
Rivolgiamo, inoltre, questo appello alla Regione Piemonte e a tutte le altre regioni italiane perché pongano in essere delle disposizioni legislative che vincolino tutte le strutture ospedaliere regionali all'implementazione delle sopracitate linee guida, fornendole i mezzi necessari per farlo (materiale, personale, etc.).
Facciamo nascere i nostri bambini nell'amore e non nel terrore! Per la salute di tutti... Ce ne saranno grati tutta la vita.
Bibliografia di riferimento
[1] Informativa Visita Ostetrica, Azienda Ospedaliero - Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, a firma del Direttore Grace Rabacci, 24/09/2020.
[2] "In presenza di sintomi o condizioni di rischio il partner NON POTRA’ essere ammesso." https://www.cittadellasalute.to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3333:orari-di-visita-regina-margherita-e-santanna&catid=197:orari-e-modalita-di-visita&Itemid=399
[4] Istituto Superiore di Sanità, https://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/id/5538604
[5] Istituto Superiore di Sanità, 2020b, Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19,
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/rapporto-covid-19-45-2020.pdf
[6] SIGO, AOGOI, AGUI, FNOPO, SIN. Gravidanza e parto in epoca COVID-19: consigli pratici. 24 aprile 2020. http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5279972.pdf
[7] Agamben, G., 2020, A che punto siamo? L’epidemia come politica, Quodlibet, ebook, ISBN 9788822905390
[8] Illich I., 1976. Nemesi medica. L'espropriazione della salute, Boroli Editore, Milano, 2005.

Il problema
Sono un medico-psicoterapeuta e un futuro papà, preoccupato e arrabbiato. Insieme a mia moglie abbiamo, infatti, scoperto che all'Ospedale Sant'Anna di Torino, dove pensavamo di partorire, è permesso ai papà (o altri partner scelti dalla donna) di partecipare solo nella fase del travaglio attivo e nel parto, mentre per tutto il travaglio iniziale e nella degenza post-parto non potrò mai mettere piede in ospedale, lasciando così da sole mia moglie e mia figlia in questo periodo estremamente delicato. Se fosse necessario un taglio cesareo potrei, invece, solo aspettare in sala di attesa per vedere, fugacemente, mia moglie e mia figlia prima del trasferimento in reparto [1]. Inoltre, se mia moglie fosse positiva al COVID-19 ci hanno detto che non potrei neppure entrare in ospedale, anche se fossi negativo [2].
Nella mia situazione ci sono molte altre persone [3]. In Italia ad oggi "solo il 51% delle donne [covid positive] ha potuto avere accanto una persona di sua scelta durante il travaglio/parto e il 54% dei neonati è potuto rimanere accanto alla mamma, di questi il 27% ha praticato il contatto pelle-a-pelle" [4]
Ricordo quando è nata la nostra prima bambina e ho passato 5 notti in ospedale in una brandina dormendo accanto a mia moglie e mia figlia. Ricordo le notti passate in preda al panico e all'impotenza di una mamma accanto a noi con un bambino che ha continuato a piangere e a contorcersi tutta la notte.
Alcuni amici che hanno partorito al Sant'Anna nel periodo della pandemia mi hanno inoltre raccontato di una situazione "infernale" in cui madri disperate non potevano fare altro che chiamare, in lacrime, i papà che le assistevano inermi dall'altra parte dello schermo…
Tutto ciò è giustificato da esigenze scientifiche? No, anzi è vero il contrario. Queste scelte sembrano più dettate dalla paura che dalla cultura (scientifica) e da una medicina che si fa sempre più difensiva. Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), emanate nel bel mezzo della pandemia (21 Maggio 2020), a riguardo sono molto chiare. Anche per le pazienti COVID positive "deve essere garantita la presenza di una persona di propria scelta per tutta la durata del travaglio, il parto e durante la degenza a sostegno di una migliore esperienza della nascita documentata da evidenze. Una singola persona, asintomatica, può rimanere accanto alla donna durante il travaglio e il parto, tranne in caso di anestesia generale" (ovvero dovrebbe essere possibile assistere durante un taglio cesareo di tipo ordinario, in anestesia spinale) [5]. E', inoltre, raccomandato dall'ISS sia il contatto pelle a pelle che l'allattamento per le donne covid positive [4]. Analoghe indicazioni sono state emanate, inoltre, dalle principali società scientifiche italiane di ginecologia e ostetricia [6].
Agamben ha scritto che non era mai avvenuto prima nella storia, da Antigone a oggi che i cadaveri fossero bruciati senza un funerale [7]. Forse non è mai nemmeno successo, se non per gravi calamità naturali o guerre, che delle madri abbiamo partorito senza poter stringere per giorni una mano cara (non solo durante ma anche dopo il parto).
Viviamo in un momento di estrema fragilità come società e tutta una serie di misure di contenimento dell'epidemia sono più che appropriate, ma facciamo attenzione a non superare una soglia sopra la quale i danni diventano fortemente maggiori dei benefici, ciò che Ivan Illich ha definito come "controproduttività" (iatrogenesi fisica, ma anche sociale e culturale) [8]. I segni di questi potenziali piccoli traumi non saranno forse molto visibili, ma sappiamo dalla psicologia che, sia per il bambino che per la madre, possono influenzare le traiettorie di un'esistenza intera, a fronte di un minimo rischio per tutti se venissero prese le precauzioni necessarie (DPI idonei, lavaggio mani, distanziamento ove possibile, anamnesi mirata e eventualmente tampone rapido antigenico ai partner, etc.).
Si richiede all'Ospedale Sant'Anna di Torino, così come a tutti gli altri ospedali italiani che non sono in linea con le direttive dell'ISS, di rivedere al più presto le loro procedure, in ragionevole sicurezza per tutti, in linea con le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità e delle società scientifiche di ginecologia e ostetricia, per permettere ai partner di poter sostenere in presenza la donna durante tutto il travaglio, il parto e nel corso della degenza post-parto, anche nel caso che la donna sia COVID positiva.
Rivolgiamo, inoltre, questo appello alla Regione Piemonte e a tutte le altre regioni italiane perché pongano in essere delle disposizioni legislative che vincolino tutte le strutture ospedaliere regionali all'implementazione delle sopracitate linee guida, fornendole i mezzi necessari per farlo (materiale, personale, etc.).
Facciamo nascere i nostri bambini nell'amore e non nel terrore! Per la salute di tutti... Ce ne saranno grati tutta la vita.
Bibliografia di riferimento
[1] Informativa Visita Ostetrica, Azienda Ospedaliero - Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, a firma del Direttore Grace Rabacci, 24/09/2020.
[2] "In presenza di sintomi o condizioni di rischio il partner NON POTRA’ essere ammesso." https://www.cittadellasalute.to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3333:orari-di-visita-regina-margherita-e-santanna&catid=197:orari-e-modalita-di-visita&Itemid=399
[4] Istituto Superiore di Sanità, https://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/id/5538604
[5] Istituto Superiore di Sanità, 2020b, Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19,
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/rapporto-covid-19-45-2020.pdf
[6] SIGO, AOGOI, AGUI, FNOPO, SIN. Gravidanza e parto in epoca COVID-19: consigli pratici. 24 aprile 2020. http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5279972.pdf
[7] Agamben, G., 2020, A che punto siamo? L’epidemia come politica, Quodlibet, ebook, ISBN 9788822905390
[8] Illich I., 1976. Nemesi medica. L'espropriazione della salute, Boroli Editore, Milano, 2005.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 10 dicembre 2020