Ospedale di Siracusa: libere dalla paura e dagli affari


Ospedale di Siracusa: libere dalla paura e dagli affari
Il problema
Il recente arresto di un ginecologo operante presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Umberto I di Siracusa con l'accusa di violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di alcune utenti ha rafforzato tra le donne della città un clima di sfiducia e di insicurezza già da tempo diffuso circa la concreta possibilità di accedere a cure mediche adeguate, professionalmente ed umanamente, alla delicatezza delle questioni che un reparto di Ostetricia e Ginecologia affronta ogni giorno.
Cure che invece sembrano garantite presso quella struttura a chi stabilisca un rapporto preferenziale, dietro pagamento, con il personale medico.
E' un dato di fatto che la qualità dei servizi sanitari erogati dalla struttura pubblica e il ricorso alle prestazioni professionali del personale medico che vi è impegnato siano tra di loro in relazione inversa: quanto più la qualità del servizio è scadente, tanto più chi vi deve accedere è indotto a sostenere costi ingenti per ottenere quella sicurezza che il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe garantire a tutti.
La scarsa dotazione di personale di genere femminile, in particolare di ostetriche ed infermiere qualificate sull’accoglienza a donne con specifiche esigenze (migranti, donne vittime di violenze, disabili), l’assenza di servizi di consulenza per la promozione del parto naturale e dell’allattamento al seno all’interno del reparto, la tendenza incontrastata a vincolare la prestazione di cure mediche al rapporto extramoenia con le utenti, sono tutti segnali della incuria in cui versa il reparto.
Alla luce di tutti questi dati e dell’ultima vicenda giudiziaria che ha interessato quel reparto, chiediamo un intervento, immediato, autorevole e risolutivo, da parte dei vertici dell’azienda sanitaria, che consenta di dissipare ogni dubbio sulla possibilità per le donne di rivolgersi a questa struttura per ottenere le migliori cure mediche, al riparo dal rischio di abusi, di violenze o umiliazioni.
Chiediamo che venga certificato e garantito il diritto all'integrità personale, alla sicurezza ed al rispetto delle diverse concezioni del corpo a tutte le donne che si recano in ospedale per ricevere cure mediche, soprattutto in occasione di un evento tanto delicato ed importante come il parto.
In concreto chiediamo che:
- venga inibita, da subito e cautelativamente, la possibilità per i dirigenti ed i medici che operano presso quel reparto di erogare qualunque prestazione professionale a pagamento.
- venga avviato un audit mirante ad accertare il rispetto di parametri di qualità obiettivi ed il livello di soddisfazione dell'utenza di quel servizio.
- al termine di questa indagine, che dovrà essere svolta con il concorso dei cittadini singoli ed associati che intendano prendervi parte e con il sostegno tecnico di un organismo qualificato ed indipendente, siano analizzate le eventuali criticità e intraprese congiuntamente le opportune azioni correttive.
Chiediamo che tutto ciò avvenga fornendo a tutte le parti interessate la possibilità di esprimere le proprie opinioni e proposte in forma pubblica ed in ossequio al principio di trasparenza.
Non si tratta, com'è evidente, di un'azione ostile nei confronti di nessuno bensì di un’iniziativa che tende a tutelare il bene comune della salute pubblica.
Confidiamo in una pronta, piena e convinta adesione alla nostra proposta.

Il problema
Il recente arresto di un ginecologo operante presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Umberto I di Siracusa con l'accusa di violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di alcune utenti ha rafforzato tra le donne della città un clima di sfiducia e di insicurezza già da tempo diffuso circa la concreta possibilità di accedere a cure mediche adeguate, professionalmente ed umanamente, alla delicatezza delle questioni che un reparto di Ostetricia e Ginecologia affronta ogni giorno.
Cure che invece sembrano garantite presso quella struttura a chi stabilisca un rapporto preferenziale, dietro pagamento, con il personale medico.
E' un dato di fatto che la qualità dei servizi sanitari erogati dalla struttura pubblica e il ricorso alle prestazioni professionali del personale medico che vi è impegnato siano tra di loro in relazione inversa: quanto più la qualità del servizio è scadente, tanto più chi vi deve accedere è indotto a sostenere costi ingenti per ottenere quella sicurezza che il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe garantire a tutti.
La scarsa dotazione di personale di genere femminile, in particolare di ostetriche ed infermiere qualificate sull’accoglienza a donne con specifiche esigenze (migranti, donne vittime di violenze, disabili), l’assenza di servizi di consulenza per la promozione del parto naturale e dell’allattamento al seno all’interno del reparto, la tendenza incontrastata a vincolare la prestazione di cure mediche al rapporto extramoenia con le utenti, sono tutti segnali della incuria in cui versa il reparto.
Alla luce di tutti questi dati e dell’ultima vicenda giudiziaria che ha interessato quel reparto, chiediamo un intervento, immediato, autorevole e risolutivo, da parte dei vertici dell’azienda sanitaria, che consenta di dissipare ogni dubbio sulla possibilità per le donne di rivolgersi a questa struttura per ottenere le migliori cure mediche, al riparo dal rischio di abusi, di violenze o umiliazioni.
Chiediamo che venga certificato e garantito il diritto all'integrità personale, alla sicurezza ed al rispetto delle diverse concezioni del corpo a tutte le donne che si recano in ospedale per ricevere cure mediche, soprattutto in occasione di un evento tanto delicato ed importante come il parto.
In concreto chiediamo che:
- venga inibita, da subito e cautelativamente, la possibilità per i dirigenti ed i medici che operano presso quel reparto di erogare qualunque prestazione professionale a pagamento.
- venga avviato un audit mirante ad accertare il rispetto di parametri di qualità obiettivi ed il livello di soddisfazione dell'utenza di quel servizio.
- al termine di questa indagine, che dovrà essere svolta con il concorso dei cittadini singoli ed associati che intendano prendervi parte e con il sostegno tecnico di un organismo qualificato ed indipendente, siano analizzate le eventuali criticità e intraprese congiuntamente le opportune azioni correttive.
Chiediamo che tutto ciò avvenga fornendo a tutte le parti interessate la possibilità di esprimere le proprie opinioni e proposte in forma pubblica ed in ossequio al principio di trasparenza.
Non si tratta, com'è evidente, di un'azione ostile nei confronti di nessuno bensì di un’iniziativa che tende a tutelare il bene comune della salute pubblica.
Confidiamo in una pronta, piena e convinta adesione alla nostra proposta.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 19 gennaio 2013