Opponiamoci alla sentenza del bidello molestatore!!

Il problema

Il Tribunale di Roma ha assolto un bidello, Antonio Avola, di 66 anni, che ha molestato una ragazza 17 enne. L'uomo  ha infilato le mani sotto gli slip della giovane mentre lei saliva le scale per andare in classe assieme ad un'amica poi, dopo averla palpeggiata, l'ha sollevata di due centimetri dalle mutandine. L'amica ha confermato di aver assistito alla molestia, e anche lo stesso imputato ha ammesso parte della versione della ragazza, tuttavia il Tribunale ha giudicato la manovra "maldestra ma priva di concupiscenza" e "durata una manciata di secondi, senza alcun indugio nel toccamento". Riteniamo inaccettabile che, dopo che la ragazza abbia preso il coraggio di sporgere denuncia, affidandosi allo Stato per difendersi dall'atto totalmente privo di consenso subito, questo sia rimasto sordo alle sue richieste. È impellente che questa sentenza venga rivista e che questo caso non venga dimenticato!

Maria Bonaventura, giudice del Tribunale di Roma, presidente della quinta sezione collegiale, ha emanato la sentenza di assoluzione di Antonio Avola. Bonaventura, esperta in reati sessuali, ha dei precedenti per le sentenze sessiste e difensive del perpetratore del crimine. Interpellata dal Corriere, commenta di non aver "Mai 'esondato' dalla mia sfera di competenza", dichiarando: «Il mio ruolo mi conferisce autonomia e indipendenza ed è in ragione di questi principi che ho scritto la mia sentenza».  È lei ad aver prosciolto il dirigente di un museo accusato di molestare una sua dipendente, sentenziando: "Alla luce di tutte le considerazioni qui svolte non si può escludere che la parte lesa, probabilmente mossa dai complessi di natura psicologica sul proprio aspetto fisico (segnatamente il peso) abbia rivisitato inconsciamente l’atteggiamento dell’imputato nei suoi confronti fino al punto di ritenersi aggredita fisicamente.” La sentenza si concentra sulle caratteristiche della vittima rispetto agli atti del presunto perpetratore. Il Corriere riporta inoltre le affermazioni di Bo Guerreschi, presidente dell’associazione antiviolenza Bon’t Worry: (Bonaventura) “sarebbe responsabile di una ritorsione nei confronti della giovane vittima del cosiddetto stupro di Capodanno, rea di aver rilasciato un’intervista a Repubblica e perciò ascoltata in un’aula ordinaria senza tutela.” Queste sentenze e azioni giudiziarie fanno sentire le vittime non tutelate o ascoltate, e porteranno sicuramente a una diminuzione delle denunce. Chiediamo dunque, oltre alla revisione della sentenza di assoluzione di Antonio Avola, una revisione del ruolo di Bonaventura stessa!

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Sofia MorselliPromotore della petizione

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Il Tribunale di Roma ha assolto un bidello, Antonio Avola, di 66 anni, che ha molestato una ragazza 17 enne. L'uomo  ha infilato le mani sotto gli slip della giovane mentre lei saliva le scale per andare in classe assieme ad un'amica poi, dopo averla palpeggiata, l'ha sollevata di due centimetri dalle mutandine. L'amica ha confermato di aver assistito alla molestia, e anche lo stesso imputato ha ammesso parte della versione della ragazza, tuttavia il Tribunale ha giudicato la manovra "maldestra ma priva di concupiscenza" e "durata una manciata di secondi, senza alcun indugio nel toccamento". Riteniamo inaccettabile che, dopo che la ragazza abbia preso il coraggio di sporgere denuncia, affidandosi allo Stato per difendersi dall'atto totalmente privo di consenso subito, questo sia rimasto sordo alle sue richieste. È impellente che questa sentenza venga rivista e che questo caso non venga dimenticato!

Maria Bonaventura, giudice del Tribunale di Roma, presidente della quinta sezione collegiale, ha emanato la sentenza di assoluzione di Antonio Avola. Bonaventura, esperta in reati sessuali, ha dei precedenti per le sentenze sessiste e difensive del perpetratore del crimine. Interpellata dal Corriere, commenta di non aver "Mai 'esondato' dalla mia sfera di competenza", dichiarando: «Il mio ruolo mi conferisce autonomia e indipendenza ed è in ragione di questi principi che ho scritto la mia sentenza».  È lei ad aver prosciolto il dirigente di un museo accusato di molestare una sua dipendente, sentenziando: "Alla luce di tutte le considerazioni qui svolte non si può escludere che la parte lesa, probabilmente mossa dai complessi di natura psicologica sul proprio aspetto fisico (segnatamente il peso) abbia rivisitato inconsciamente l’atteggiamento dell’imputato nei suoi confronti fino al punto di ritenersi aggredita fisicamente.” La sentenza si concentra sulle caratteristiche della vittima rispetto agli atti del presunto perpetratore. Il Corriere riporta inoltre le affermazioni di Bo Guerreschi, presidente dell’associazione antiviolenza Bon’t Worry: (Bonaventura) “sarebbe responsabile di una ritorsione nei confronti della giovane vittima del cosiddetto stupro di Capodanno, rea di aver rilasciato un’intervista a Repubblica e perciò ascoltata in un’aula ordinaria senza tutela.” Queste sentenze e azioni giudiziarie fanno sentire le vittime non tutelate o ascoltate, e porteranno sicuramente a una diminuzione delle denunce. Chiediamo dunque, oltre alla revisione della sentenza di assoluzione di Antonio Avola, una revisione del ruolo di Bonaventura stessa!

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Sofia MorselliPromotore della petizione
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Petizione creata in data 10 luglio 2023