Difendiamo TUTTI i bambini. Vaccini non siano uno strumento di ricatto

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Ci rivolgiamo a tutti gli Onorevoli Parlamentari e Senatori, ma anche alla opinione pubblica in quanto il tema della prevenzione, ormai approdata sul web da tempo, sta diventando un forte disagio sociale con scontri che non si stanno più limitando a qualche colpo di commento sui social.

Prima di far sì che diventi uno scontro sociale a tutti gli effetti, chiediamo che la questione torni a essere trattata nelle aree competenti per far riassumere all’argomento il suo significato primario: la difesa di tutti i bambini e la prevenzione a tutti i livelli.

Si parla di proroghe, di autocertificazioni, di materia legislativa, ma nel contesto si sta perdendo di vista tutto quello da cui il Ministero era partito arrivando alla Legge 119, ovvero le coperture vaccinali per proteggere la nostra popolazione.

Chi sostiene le vaccinazioni a spada tratta senza se e senza ma, vuole un obbligo imposto per legge su una fascia della popolazione, quella pediatrica, che rappresenta (0/14 anni) meno del 13,5% della intera popolazione.

In termini numerici, se anche arrivassimo alla copertura del 95% per la fascia 0/16 attualmente colpita dalla normativa, non si comprende come potremmo di conseguenza arrivare alla stessa percentuale di copertura per l’intera popolazione.


Questa teoria è quella che oggi ci viene passata come l’“immunità di gregge”, una teoria che resta tale in quanto non supportata da solide basi scientifiche, ma che purtroppo è rientrata nello scenario collettivo come lo standard a cui tutte le regioni italiane dovrebbero allinearsi.
Peraltro, proprio per chi ha approfondito l’argomento, è ormai noto che una copertura troppo elevata per alcuni vaccini potrebbe essere più controproducente che portare reale efficacia nel tentativo di debellare la malattia, per questo l’immunità di gregge non sarebbe estendibile a tutti i vaccini. Il virus attenuato presente in alcuni di questi è stato, come riportato da cronaca ad approfondimento scientifico anche all’estero, uno dei motivi di diffusione della malattia che si voleva combattere.

Ma se questa teoria è tanto fondata, perché allora non obbligare anche gli adulti? Eppure gli strumenti ci sarebbero, basterebbe metterlo come obbligo per il contratto di lavoro o per il rinnovo di una patente.
Ma la risposta è presto data: perché dopo una certa età le vaccinazioni non vengono eseguite, semplicemente per ignoranza, perché si “ignora” anche lontanamente che per molte vaccinazioni la copertura non è a vita, anzi, in alcuni casi alquanto limitata.
Chiunque sta leggendo queste righe dovrebbe domandarsi se i richiami li ha fatti regolarmente o se conosce persone adulte che continuano nel loro percorso di prevenzione.


Eppure stiamo parlando di un 90% della popolazione, verso la quale nessun Governo si sognerebbe di imporre per legge un calendario vaccinale che non verrebbe compreso e soprattutto condiviso.

Dal 2017, con la Legge 119, le vaccinazioni vogliono essere imposte e per farlo viene usato lo strumento dell’obbligo, utilizzando quindi diversi livelli di sanzione nei confronti di famiglie con minori a carico dichiarate inadempienti: quello dell’accesso scolastico per la fascia 0/6 anni, quello economico invece sia per la 0/6 sia per la fascia 6/16 anni.

E allora perché tutto questo? Qualcuno sostiene che si imponga la questione vaccini a una fascia pediatrica perchè questa un giorno rappresenterà la fascia adulta e quindi teoricamente coperta.
Ma siamo certi che questi futuri adulti continueranno nei loro richiami, ma soprattutto siamo sicuri che avranno risposto al vaccino e quindi avranno sviluppato i relativi anticorpi? Perchè VACCINATO NON SIGNIFICA IMMUNIZZATO, ma nel calendario vaccinale non è previsto alcun tipo di controllo sul fatto che il soggetto vaccinato abbia realmente sviluppato gli anticorpi. Questo è assai grave proprio perchè la teoria dell’immunità di gregge si basa invece proprio sulla certezza della immunizzazione.

Probabilmente chi leggerà queste parole non avrà figli, e non si sentirà quindi colpito dalla questione, ma in realtà qualche riflessione dovrebbe farla.

Oggi gli interessi economici che ruotano attorno al mondo della prevenzione sono molto importanti.

Colpire una minoranza della popolazione con metodi coercitivi diventa più semplice.

La maggioranza oggi silente, che si sente tranquilla in tal senso, potrebbe essere colpita domani, con gli stessi metodi di imposizione e anche di discriminazione.

Saremmo davvero tutti felici di questo?

In un paese in assenza di epidemie, come confermato dalle stesse fonti ufficiali del Ministero e dell’Istituto Superiore della Sanità, non si può pensare di proporre a dei bambini 10 vaccinazioni che nel lungo periodo non danno certezza di efficacia, quindi è un voler chiedere ai genitori di giocare alla roulette russa con i propri figli, in quanto rischi di danni da vaccino, seppur contenuto, esiste come confermato anche dai rapporti ufficiali dell’AIFA.

In questo periodo state sentendo spesso parlare di soggetti immunodepressi o immunosoppressi, ogni TG nazionale o quotidiano sembra essere diventato l’esperto di turno in materia, sottolineando che la loro principale fonte di rischio siano bambini non vaccinati, in quanto il possibile contatto con questi ultimi potrebbe intaccare il loro sistema immunitario già in deficit o quasi del tutto assente.

Questo è sbagliato in quanto un bambino non vaccinato è un bambino di principio sano, non portatore necessariamente di alcuna malattia.

Sottolineare quindi che un immunodepresso o immunosoppresso deve essere salvaguardato limitatamente dall’entrare in contatto con un bambino che non ha effettuato le vaccinazioni, è fortemente superficiale dato che lo stesso non dovrebbe piuttosto frequentare:

  • scuole dove possono essere presenti bambini appena sottoposti a vaccinazioni dove è previsto l’uso di un virus attenuato che per un immunodepresso potrebbe essere fatale (come consigliato perfino sugli stessi foglietti illustrativi dei vaccini che dicono di tenere a casa il bambino appena vaccinato per almeno 4/6 settimane)
  • centri commerciali dove sono presenti migliaia di persone che potrebbero essere portatori di qualunque virus
  • parchi pubblici
  • piscine
  • studio del pediatra
  • un pronto soccorso dove spesso vengono accolti bambini con malattie come varicella o morbillo senza che gli stessi vengano separati dagli altri pazienti
  • i nosocomi italiani, dove dal recente rapporto AIFA sono emersi 7.000 decessi a causa di infezioni batteriche contratte proprio all’interno dell’ospedale (un esercito “silenzioso” di cui pochi giornali hanno dato notizia, nonostante la gravità della cosa considerando che hanno rappresentato il doppio degli incidenti stradali)

e molto altro ancora.
Tutti ambienti dove un soggetto a rischio potrebbe entrare in contatto con l’agente patogeno che potrebbe esse trasportato da chiunque, indipendentemente dalle vaccinazioni fatte.

Quindi ci chiediamo nuovamente perchè l’unico vero pericolo sia diventato il bambino non vaccinato.

Ma oltre ai bambini immunodepressi esistono anche bambini danneggiati, ben più numerosi rispetto agli stessi dati riportati dai rapporti dell’AIFA.
E di questi nessuno ne parla, nessuno parla del disagio che le famiglie vivono, di come costoro sono stati abbandonati dallo Stato.

Lo stesso Stato che attraverso le sue istituzioni ha chiesto loro di vaccinare i propri figli senza adeguatamente informarli dei rischi, perché il vaccino deve essere un atto di fede.
Esiste una Legge, la 210/92 - peraltro confermata per i seppur limitati fondi accantonati dalla legge sull’obbligo dei vaccini del 2017 - che necessita di essere rafforzata.
Nella scarsità di informazioni mancano anche quelle relative al fatto che ad alcune famiglie a cui era stato riconosciuto il danno da vaccino le sovvenzioni sono state tolte invece che confermate e magari aumentate.

Permettere una vita decente con adeguate terapie ad un soggetto danneggiato da vaccino richiede sforzi economici che nemmeno la famiglia più abbiente è in grado di sostenere.
Molte famiglie stanno chiedendo aiuto, ma di questo la stampa non ne parla.

Per tutto questo si sta creando uno scontro sociale tra cittadini favorevoli e contrari a questa Legge 119.

Ma questo pare che qualcuno lo voglia.

Sono state investite somme ingenti per una informazione unilaterale, che sta fomentando odio tra chi sostiene l’una o l’altra parte, spesso senza approfondire, ma dei rischi nessuno ne vuole parlare perchè per troppo tempo celati.

Per questo chiediamo al nostro Governo di fare un passo indietro.
La scienza c’è, quella non veicolata dagli scandali delle case farmaceutiche, i dati da analizzare anche.
C’è molto ancora da costruire come le stesse anagrafi vaccinali che potrebbero dare un panorama ben diverso da quello dipinto fino ad oggi.


Ma attaccare dei genitori che come unico fine hanno la difesa di TUTTI i bambini, non è la soluzione adatta per un paese civile.


per ora gli attuali promotori:
Stefano D'Eliseo
Mattia Marchi
Alessandra Atti
Vanessa Frasacarlo
Maria Antonietta D'Agrippino

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Di seguito la testimonianza di due genitori del Trentino Alto Adige, una mamma e un papà che si sono fidati ciecamente di questo sistema sanitario che impone vaccinazioni senza le adeguate informazioni:

Siamo mamma e papà di bimbi vaccinati a calendario che hanno subito reazioni avverse. 
Ci siamo fidati ed affidati. 
Abbiamo creduto fermamente nello strumento “vaccini” come utile, necessario ed imprescindibile, per i nostri figli, per noi e la comunità intera.

Ci troviamo oggi in un vuoto normativo che ci lascia senza fiato e non ci fa più vivere serenamente da mesi. 
I pediatri e medici di pronto soccorso quando i nostri bimbi sono stati male ci hanno detto di non vaccinarli più e che ciò che avevano subito era una reazione avversa da vaccino, ma non hanno prescritto accertamenti e non hanno effettuato la segnalazione di reazione avversa.
Noi eravamo ignoranti, eravamo giovani, era il nostro primo bambino, vivevamo in un turbine di emozioni nuove e non eravamo preparati, non sapevamo che potevamo fare da soli questa segnalazione ad AIFA, nessuno ce lo aveva detto, non conoscevamo la Legge 210/92 e la precedente sui danneggiati da vaccino, non avevamo neanche mai preso in considerazione che i vaccini potessero fare male in alcuni casi.

Lo sappiamo che la legge non ammette ignoranza, ma ora noi, a causa di una omissione di atti di ufficio dei medici che abbiamo incontrato sul nostro percorso, non possiamo più dimostrare che i nostri figli corrono rischi se verranno di nuovo sottoposti a vaccinazione obbligatoria imposta dalla Legge 119/2017. 
Dobbiamo solo fidarci nuovamente e “provare” sulla pelle dei nostri bambini che i nostri timori siano o meno infondati.

Ancora oggi alcuni medici che lavorano in scienza e coscienza pensando al “Primum non nocere” spingono per il rispetto del principio di precauzione previsto anche dal “Trattato per il funzionamento della UE in campo sanitario” (esattamente come faceva qualunque medico fino a prima che venisse imposta la 119/2017, ma non più oggi!).

Purtroppo gli esoneri dalle vaccinazioni pure citati nella 119/2017 spesso non vengono rilasciati neanche in casi gravissimi di danno dimostrato perché i pediatri hanno paura di esporsi ed essere richiamati dall’Ordine.
I nostri bambini, già offesi dalla pratica vaccinale in cui credevamo e a cui sono stati sottoposti, saranno discriminati ed estromessi dalle scuole anche se non presentano le malattie per cui dovrebbero venire vaccinati.
I loro compagni che hanno completato il libretto vaccinale invece potranno accedere tranquillamente alla scuola pure sotto antibiotico, nurofen/tachipirina e con la bronchite o la gastroenterite…con buona pace degli immunodepressi e delle tanto citata immunità di gregge.
 
Chiediamo solo di rispettare la scienza e la logica. La vaccinazione effettuata o meno non può essere oggetto di discriminazione ne un requisito di accesso alle scuole perché non tutti i vaccinati sono realmente immunizzati e la protezione si sa che decade, ma non si sa dopo quanto tempo.
Le malattie in atto invece devono essere il punto di partenza per non far entrare un bimbo a scuola se vogliamo davvero tutelare bambini (immunodepressi o meno) e personale scolastico, che è obbligato quotidianamente ad accettare in aula bambini vomitanti o con la febbre perché i genitori non sanno dove parcheggiarli.
Questo è davvero inaccettabile in un paese dove la questione vaccini sta diventando oggetto quotidiano di scontro sui social, sui media e tra famiglie.

Chiediamo quindi che si smetta di inveire come tra le curve di uno stadio che parteggiano per una o l’altra squadra in attesa di una vittoria schiacciante contro l’avversario….siamo tutti genitori, vogliamo tutti tutelare i nostri figli, e se volessimo davvero tutelare gli immunodepressi, le norme igieniche dovrebbero essere le prime ad essere messe in atto, non la valutazione del libretto vaccinale.

Chiediamo che i nostri bambini possano accedere alle scuole, normalmente, come è sempre stato negli ultimi anni e non siano trattati da diversi e solo perché non possono vaccinarsi, noi non correremo mai più il rischio di perderli per fargli avere l’istruzione garantita anche dalla nostra Costituzione. Sono sani e non portatori di morbi.

La popolazione oggetto della 119 è solo il 14-16% della popolazione secondo l’ISTAT, quindi anche fosse completamente vaccinata e anche se i vaccini dessero a tutti la copertura totale….il gregge non sarebbe comunque tutelato.

Cerchiamo di usare il cervello e ricominciare ad usare il cuore. Siamo genitori. I bambini NON devono essere discriminati e offesi per nessuna ragione, che sia orientamento sessuale, religione, colore o salute.
Infatti i bambini portatori di epatite o sieropositivi possono accedere alle scuole e sono tutelati e protetti dalla privacy….come si può tollerare che dei bimbi non ammalati di nulla siano invece esclusi? E’ irrazionale, è dettato solo dal terrore e dall’ipocondria imperante.

Vi preghiamo di fermarvi, di ragionare, di aprire il cuore. Ciò che sta succedendo sta solo creando fazioni pro o contro, sta solo dividendo famiglie e amicizie, senza dare nulla di utile a chi è realmente immunodepresso, ma danneggiando ancora una volta chi è già stato danneggiato perché ci ha creduto e si è fidato.



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