Patto di rifioritura: uscire dal tunnel

Il problema

Se sei un genitore, un figlio, un consorte, un fratello… di una persona con disturbo psichico o dipendenza, conosci bene questa angoscia che ti segue giorno e notte: il tuo caro rifiuta la diagnosi o non è consapevole delle conseguenze della sua patologia, o comunque non riesce a mantenere la costanza nella cura che gli servirebbe (terapia farmacologica o psicoterapia), ma - poiché è maggiorenne e "libero di decidere" - è abbandonato a se stesso, forse è pericoloso per sé e per gli altri, in certi casi commette reati anche gravi, entra ed esce da comunità, ospedali e carceri, senza un futuro.

Ti chiediamo 3 minuti del tuo tempo per guardare il video del prof. Paolo Cendon che racconta una possibile soluzione al problema: il Patto di Rifioritura.

Col termine ‘’Patto di rifioritura’’ ci si ferisce alla disciplina che il neo 411 c.c., secondo il Progetto Cendon-Rossi-Franceschini, pendente presso il Parlamento, introduce nell’ordinamento italiano.

Obiettivo è  evitare l’abbandono delle persone  portatrici di malattie psichiche o gravi dipendenze, e gestire la via d’uscita  dal ‘tunnel’ attraverso  gli strumenti del diritto civile.

Il giudice tutelare e l’amministratore di sostegno, col puntello dei Servizi, contornati da équipes di specialisti, tracceranno volta per volta –  in  accordo con l’interessato - un percorso di trattamenti medici, offerte farmacologiche, passaggi in comunità, terapie dinamiche, borse lavoro, inserimenti scolastici e professionali, recuperi formativi, momenti di creatività, impegno sociale, valorizzazione del tempo libero e dello sport, presidi familiari e affettivi, esperienze di volontariato, e così via.

Non saranno da escludere occasioni di richiamo ai doveri gravanti su chi è fragile, appelli alla autoresponsabilità/responsabilità verso gli altri, nonché momenti di prudente coattività, sempre con la previsione di garanzie, riscontri, verifiche, oneri di rendiconto progressivo a carico dell’amministratore di sostegno e dei terapeuti.

Chiediamo alle autorità competenti di completare l’iter legislativo, per dare speranza a migliaia di famiglie.

Unitevi a noi firmando questo appello. Grazie di cuore!

Se vuoi saperne di più, clicca qui

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Diritti in MovimentoPromotore della petizione
Questa petizione aveva 373 sostenitori

Il problema

Se sei un genitore, un figlio, un consorte, un fratello… di una persona con disturbo psichico o dipendenza, conosci bene questa angoscia che ti segue giorno e notte: il tuo caro rifiuta la diagnosi o non è consapevole delle conseguenze della sua patologia, o comunque non riesce a mantenere la costanza nella cura che gli servirebbe (terapia farmacologica o psicoterapia), ma - poiché è maggiorenne e "libero di decidere" - è abbandonato a se stesso, forse è pericoloso per sé e per gli altri, in certi casi commette reati anche gravi, entra ed esce da comunità, ospedali e carceri, senza un futuro.

Ti chiediamo 3 minuti del tuo tempo per guardare il video del prof. Paolo Cendon che racconta una possibile soluzione al problema: il Patto di Rifioritura.

Col termine ‘’Patto di rifioritura’’ ci si ferisce alla disciplina che il neo 411 c.c., secondo il Progetto Cendon-Rossi-Franceschini, pendente presso il Parlamento, introduce nell’ordinamento italiano.

Obiettivo è  evitare l’abbandono delle persone  portatrici di malattie psichiche o gravi dipendenze, e gestire la via d’uscita  dal ‘tunnel’ attraverso  gli strumenti del diritto civile.

Il giudice tutelare e l’amministratore di sostegno, col puntello dei Servizi, contornati da équipes di specialisti, tracceranno volta per volta –  in  accordo con l’interessato - un percorso di trattamenti medici, offerte farmacologiche, passaggi in comunità, terapie dinamiche, borse lavoro, inserimenti scolastici e professionali, recuperi formativi, momenti di creatività, impegno sociale, valorizzazione del tempo libero e dello sport, presidi familiari e affettivi, esperienze di volontariato, e così via.

Non saranno da escludere occasioni di richiamo ai doveri gravanti su chi è fragile, appelli alla autoresponsabilità/responsabilità verso gli altri, nonché momenti di prudente coattività, sempre con la previsione di garanzie, riscontri, verifiche, oneri di rendiconto progressivo a carico dell’amministratore di sostegno e dei terapeuti.

Chiediamo alle autorità competenti di completare l’iter legislativo, per dare speranza a migliaia di famiglie.

Unitevi a noi firmando questo appello. Grazie di cuore!

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Diritti in MovimentoPromotore della petizione

I decisori

On. Marta Cartabia - Ministro della Giustizia
On. Marta Cartabia - Ministro della Giustizia
Ufficio per le Politiche in favore delle persone con disabilità
Ufficio per le Politiche in favore delle persone con disabilità

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