Ridiamo voce al Parlamento sui negoziati relativi al Partenariato Trans Atlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP)

Il problema

Vogliamo PARTECIPAZIONE e CONDIVISIONE alle scelte che verranno operato all’interno del negoziato in corso sul commercio e gli investimenti transatlantici (TTIP), non vogliamo che le grandi multinazionali e le lobbies industriali ad esse legate attuino un COLPO DI STATO ai danni dei cittadini.

Il 28 Marzo 2014 è stata presentata alla Camera dall’On. Gennaro Migliore, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà, la mozione 1-00413, le cui richieste indirizzate al Governo che riguardano il negoziato sul Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) sono riportate in calce a questo appello, mentre il testo completo è disponibile al link seguente:

http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2014/04/Atto-CameraTTP.pdf

In sintesi si richiede che il Parlamento Italiano riacquisti il proprio ruolo di controllo sui processi di negoziazione commerciale internazionali che possono incidere in modo significativo sulla legislazione e sulla normativa nazionali.

La possibilità di riportare sotto il controllo Parlamentare i negoziati attualmente in corso fra le parti (Commissione Europea e Dipartimento Commercio Estero US), sarebbe un segnale importante di democrazia nell’Europa dei liberismi e delle multinazionali che umiliano le legislazioni nazionali.

 

Per questa ragione chiediamo al Presidente della Camera, On.Laura Boldrini, di calendarizzare al più presto la discussione in Aula relativa alla mozione 1-00413 affinchè il Parlamento riacquisti il proprio ruolo centrale nei processi di negoziazione commerciale internazionale.

 

Anche in Spagna è stata presentato una mozione dal gruppo Parlamentare di Izquierda Plural affinché venga calendarizzata una discussione per svelare i termini dell’accordo ed i contenuti del negoziato in corso, ed una campagna a riguardo è avviata in molti Paese Europei, segno di una profonda e sentita sensibilità diffusa sull’argomento.

 

Per non tornare al feudalesimo economico chiediamo di poter partecipare ad una democratica discussione all’interno dei negoziati in corso sul TTIP. Perchè la democrazia prevalga contro l’attacco da parte delle multinazionali il cui obiettivo è l'integrale messa a valore della società e la realizzazione della piena agibilità delle regole del capitale al di sopra di qualunque sovranità politica, perchè si riaffermino le regole del mercato del lavoro contro la sua destrutturazione e desindacalizzazione volta alla completa individualizzazione del rapporto fra le parti e l'azzeramento delle garanzie implicite nel welfare-state, perchè i Beni Comuni rimangano inviolati dal continuo attacco verso la loro privatizzazione, FIRMIAMO QUESTA PETIZIONE!

 

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investments Partnership) è un accordo di  partenariato bilaterale sugli investimenti ed il commercio fra USA e UE che arriverà al traguardo a breve dopo alcuni anni di negoziati rigorosamente segreti: le informazioni disponibili sono arrivate al pubblico attraverso documenti filtrati nelle pieghe della burocrazia della Commissione Europea

Vedi: http://corporateeurope.org/trade/2014/02/what-are-you-hiding-opacity-eu-us-trade-talks

Si tatta di un importante accordo bilaterale (USA/EU), per la liberalizzazione del commercio di beni e servizi il cui obiettivo è quello di ridurre i dazi doganali (peraltro già molto bassi) ma soprattutto quello di armonizzare le cosiddette NTB (Non-Tariff Barriers, barriere non tariffarie), ovvero tutte quelle norme e leggi nazionali (incluse in ultima istanza le Costituzioni) che saranno subordinate alle regole internazionali del trattato e che oggi sono poste a tutela di interessi legittimi e di diritti fondamentali dei cittadini e dei consumatori, limitando le prevaricazioni commerciali e le opportunità delle multinazionali di trarre maggiori profitti.

Un accordo che potrebbe portare alla liberalizzazione e privatizzazione totale dei servizi, compresi quelli pubblici essenziali, come l’acqua, i trasporti o la totale liberalizzazione della produzione agricola e alimentare. Servizi e beni comuni che potrebbero essere sottratti al controllo degli Stati nazionale.

Si tratterà nel corso del negoziato anche sui diritti di proprietà intellettuale (IPR), mirando alla globalizzazione del regime dei brevetti, difendendo gli interessi delle multinazionali farmaceutiche, principalmente americane, e bloccando l’accesso agevolato ai farmaci generici, per acquisire vantaggi da monopolio.

Nel corso dei negoziati sulle barriere non commerciali si potrebbe discutere di come facilitare la diffusione del mercato degli OGM, di come limitare la sicurezza e gli standard di prodotto per ridurre le barriere alla loro introduzione sui mercati esteri, di brevetti a discapito della biodiversità, di pratiche di trattamento industriale dei prodotti alimentari (utilizzo di ormoni nell'allevamento degli animali da carne, trattamenti superficiali con prodotti antimicrobici, etc.), tutti settori nei quali ancora in Europa si applica il principio di "precauzione", mentre in USA si pratica il principio "della prova scientifica di nocività": si ammette quindi l'uso dell'additivo chimico o del trattamento del prodotto e rimane a carico della collettività l’onere della prova scientifica che questo sia nocivo (ormoni, farine animali, trattamenti superficiali, etc.).

 

A proposito delle barriere non tariffarie vedi: 

http://www.italia.attac.org/granello_di_sabbia/il_granello_di_sabbia_febbraio_14_link.pdf

http://www.collaboratory.de/images/archive/8/8d/20140118121833!TheTransatlanticColossus.pdf ;

Un altro capitolo del negoziato sul quale sono state espresse molte critiche riguarda il cosiddetto ISDS (Investment-State Dispute Settlement) un sistema di arbitrato internazionale, che consentirebbe di tutelare gli interessi delle multinazionale di fronte agli Stati che dovessero sottoscrivere l'accordo (per l'Europa ed i suoi Stati Membri, sarà la Commissione ed il Parlamento che dovranno sottoscrivere e ratificare la firma dell'accordo). Qualora dovessero sorgere controversie tra le Multinazionali e gli Stati, esse verranno risolte attraverso un meccanismo opaco, non dibattuto pubblicamente, operato da giudici internazionali non sottoposti ad alcun mandato democratico ed attraverso un meccanismo prevalente rispetto alla legislazione nazionale: le multinazionali potranno così citare in giudizio gli Stati che opporranno un interesse collettivo rispetto agli interessi privati delle Corporation, qualora queste dovessero ritenere danneggiati i propri interessi anche futuri e potenziali.

Le Corporation acquisiscono uno STATUS GIURIDICO pari a quello degli Stati Nazionali, mentre è evidente che dovrebbero essere gli Stati Nazionali sedi delle imprese a citare eventualmente in giudizio gli Stati dove queste operano all’estero nell’ipotesi di voler difendere i loro interessi. Nell’arbitrato, sono quasi sempre gli Stati Nazionali a soccombere sotto il maglio della legislazione sul commercio internazionale: una inaccettabile cessione di sovranità già pratica consolidata in svariati trattati bilaterali.

Dove questo meccanismo è stato adottato (Uruguay, Argentina, Australia….) gli Stati Nazionali hanno dovuto pagare multe salatissime alle multinazionali come risarcimento per mancati utili non realizzati, pur avendo in realtà operato all’interno del proprio quadro democratico, in quanto le attività legislative  andavano a modificare le condizioni del mercato sul quale la multinazionale operava. Cosi’ Philips Morris ha potuto citare Uruguay ed Australia per le perdite legate  ad un inasprimento della grafica informativa sui pacchetti delle sigarette votata dai rispettivi parlamenti nazionali (!!!!)

Vedi a riguardo gli articoli di George Monbiot apparsi su The Guardian (4 Nov. e 2 Dic. 2013):

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/02/transatlantic-free-trade-deal-regulation-by-lawyers-eu-us

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/04/us-trade-deal-full-frontal-assault-on-democracy

Questi negoziati condotti per la Commissione dal Commissario Karel De Gucht e dal capo negoziatore USA Ron Kirk, sarebbero dovuti arrivare a conclusione entro il primo semestre 2015, ma la paura di una svolta progressista del Parlamento Europeo a seguito delle Elezioni Europee del prossimo Maggio ha spinto i negoziatori ad imprimere un'accelerazione alla trattativa nella speranza di arrivare alla conclusione prima della fine del 2014.

QUESTO NON DEVE SUCCEDERE!

Il Trattato deve essere sottoposto ad un attenta analisi pubblica che consenta ai Parlamenti, alle associazioni, ai movimenti, ai partiti ed ai cittadini di valutarne l'impatto, di operare delle scelte e di chiedere emendamenti su quegli aspetti che potrebbero avere ricadute importanti sulla nostra vita da consumatori.

Vi chiediamo quindi di firmare questa petizione affinchè il Presidente del Parlamento Italiano, On Laura Boldrini, calenderizzi al più presto la discussione relativa alla mozione 1-00413 presentata dal capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà On.Gennaro Migliore, le cui richieste sono le seguenti:

  1. Richiedere alla Commissione europea il pieno accesso ai documenti negoziali per i Parlamenti nazionali, data l'incidenza prevista del loro contenuto sulle normative nazionali in essere anche in ambito non strettamente commerciale;

  2. Istituire un meccanismo efficace di trasparenza e di consultazione in itinere del Parlamento, delle parti sociali e della società civile sui negoziati commerciali in corso a livello bilaterale, plurilaterale e multilaterale

  3. Realizzare dei processi di valutazione d'impatto indipendenti delle trattative in corso sull'ambito nazionale, con meccanismi di partecipazione multistakeholder alla loro costruzione e diffusione;

  4. Promuovere in sede europea un'azione contro la proliferazione di accordi commerciali di nuova generazione, che travalicano gli ambiti di stretta competenza commerciale e limitano la capacità normativa nazionale in ambiti di competenza non comunitaria;

  5. Chiedere l'esclusione permanente dagli ambiti d'azione dei trattati di liberalizzazione commerciale di principi costituzionali nazionali e comunitari come il principio di precauzione, nonché di beni comuni come acqua, cibo ed energia, di servizi pubblici essenziali, in primo luogo quello idrico, di servizi sociali e sanitari e di diritti come il lavoro.

 

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SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - FORUM Economia Finanza e Lavoro e Politiche Internazionali, Fed MILANOPromotore della petizione
Questa petizione aveva 512 sostenitori

Il problema

Vogliamo PARTECIPAZIONE e CONDIVISIONE alle scelte che verranno operato all’interno del negoziato in corso sul commercio e gli investimenti transatlantici (TTIP), non vogliamo che le grandi multinazionali e le lobbies industriali ad esse legate attuino un COLPO DI STATO ai danni dei cittadini.

Il 28 Marzo 2014 è stata presentata alla Camera dall’On. Gennaro Migliore, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà, la mozione 1-00413, le cui richieste indirizzate al Governo che riguardano il negoziato sul Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) sono riportate in calce a questo appello, mentre il testo completo è disponibile al link seguente:

http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2014/04/Atto-CameraTTP.pdf

In sintesi si richiede che il Parlamento Italiano riacquisti il proprio ruolo di controllo sui processi di negoziazione commerciale internazionali che possono incidere in modo significativo sulla legislazione e sulla normativa nazionali.

La possibilità di riportare sotto il controllo Parlamentare i negoziati attualmente in corso fra le parti (Commissione Europea e Dipartimento Commercio Estero US), sarebbe un segnale importante di democrazia nell’Europa dei liberismi e delle multinazionali che umiliano le legislazioni nazionali.

 

Per questa ragione chiediamo al Presidente della Camera, On.Laura Boldrini, di calendarizzare al più presto la discussione in Aula relativa alla mozione 1-00413 affinchè il Parlamento riacquisti il proprio ruolo centrale nei processi di negoziazione commerciale internazionale.

 

Anche in Spagna è stata presentato una mozione dal gruppo Parlamentare di Izquierda Plural affinché venga calendarizzata una discussione per svelare i termini dell’accordo ed i contenuti del negoziato in corso, ed una campagna a riguardo è avviata in molti Paese Europei, segno di una profonda e sentita sensibilità diffusa sull’argomento.

 

Per non tornare al feudalesimo economico chiediamo di poter partecipare ad una democratica discussione all’interno dei negoziati in corso sul TTIP. Perchè la democrazia prevalga contro l’attacco da parte delle multinazionali il cui obiettivo è l'integrale messa a valore della società e la realizzazione della piena agibilità delle regole del capitale al di sopra di qualunque sovranità politica, perchè si riaffermino le regole del mercato del lavoro contro la sua destrutturazione e desindacalizzazione volta alla completa individualizzazione del rapporto fra le parti e l'azzeramento delle garanzie implicite nel welfare-state, perchè i Beni Comuni rimangano inviolati dal continuo attacco verso la loro privatizzazione, FIRMIAMO QUESTA PETIZIONE!

 

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investments Partnership) è un accordo di  partenariato bilaterale sugli investimenti ed il commercio fra USA e UE che arriverà al traguardo a breve dopo alcuni anni di negoziati rigorosamente segreti: le informazioni disponibili sono arrivate al pubblico attraverso documenti filtrati nelle pieghe della burocrazia della Commissione Europea

Vedi: http://corporateeurope.org/trade/2014/02/what-are-you-hiding-opacity-eu-us-trade-talks

Si tatta di un importante accordo bilaterale (USA/EU), per la liberalizzazione del commercio di beni e servizi il cui obiettivo è quello di ridurre i dazi doganali (peraltro già molto bassi) ma soprattutto quello di armonizzare le cosiddette NTB (Non-Tariff Barriers, barriere non tariffarie), ovvero tutte quelle norme e leggi nazionali (incluse in ultima istanza le Costituzioni) che saranno subordinate alle regole internazionali del trattato e che oggi sono poste a tutela di interessi legittimi e di diritti fondamentali dei cittadini e dei consumatori, limitando le prevaricazioni commerciali e le opportunità delle multinazionali di trarre maggiori profitti.

Un accordo che potrebbe portare alla liberalizzazione e privatizzazione totale dei servizi, compresi quelli pubblici essenziali, come l’acqua, i trasporti o la totale liberalizzazione della produzione agricola e alimentare. Servizi e beni comuni che potrebbero essere sottratti al controllo degli Stati nazionale.

Si tratterà nel corso del negoziato anche sui diritti di proprietà intellettuale (IPR), mirando alla globalizzazione del regime dei brevetti, difendendo gli interessi delle multinazionali farmaceutiche, principalmente americane, e bloccando l’accesso agevolato ai farmaci generici, per acquisire vantaggi da monopolio.

Nel corso dei negoziati sulle barriere non commerciali si potrebbe discutere di come facilitare la diffusione del mercato degli OGM, di come limitare la sicurezza e gli standard di prodotto per ridurre le barriere alla loro introduzione sui mercati esteri, di brevetti a discapito della biodiversità, di pratiche di trattamento industriale dei prodotti alimentari (utilizzo di ormoni nell'allevamento degli animali da carne, trattamenti superficiali con prodotti antimicrobici, etc.), tutti settori nei quali ancora in Europa si applica il principio di "precauzione", mentre in USA si pratica il principio "della prova scientifica di nocività": si ammette quindi l'uso dell'additivo chimico o del trattamento del prodotto e rimane a carico della collettività l’onere della prova scientifica che questo sia nocivo (ormoni, farine animali, trattamenti superficiali, etc.).

 

A proposito delle barriere non tariffarie vedi: 

http://www.italia.attac.org/granello_di_sabbia/il_granello_di_sabbia_febbraio_14_link.pdf

http://www.collaboratory.de/images/archive/8/8d/20140118121833!TheTransatlanticColossus.pdf ;

Un altro capitolo del negoziato sul quale sono state espresse molte critiche riguarda il cosiddetto ISDS (Investment-State Dispute Settlement) un sistema di arbitrato internazionale, che consentirebbe di tutelare gli interessi delle multinazionale di fronte agli Stati che dovessero sottoscrivere l'accordo (per l'Europa ed i suoi Stati Membri, sarà la Commissione ed il Parlamento che dovranno sottoscrivere e ratificare la firma dell'accordo). Qualora dovessero sorgere controversie tra le Multinazionali e gli Stati, esse verranno risolte attraverso un meccanismo opaco, non dibattuto pubblicamente, operato da giudici internazionali non sottoposti ad alcun mandato democratico ed attraverso un meccanismo prevalente rispetto alla legislazione nazionale: le multinazionali potranno così citare in giudizio gli Stati che opporranno un interesse collettivo rispetto agli interessi privati delle Corporation, qualora queste dovessero ritenere danneggiati i propri interessi anche futuri e potenziali.

Le Corporation acquisiscono uno STATUS GIURIDICO pari a quello degli Stati Nazionali, mentre è evidente che dovrebbero essere gli Stati Nazionali sedi delle imprese a citare eventualmente in giudizio gli Stati dove queste operano all’estero nell’ipotesi di voler difendere i loro interessi. Nell’arbitrato, sono quasi sempre gli Stati Nazionali a soccombere sotto il maglio della legislazione sul commercio internazionale: una inaccettabile cessione di sovranità già pratica consolidata in svariati trattati bilaterali.

Dove questo meccanismo è stato adottato (Uruguay, Argentina, Australia….) gli Stati Nazionali hanno dovuto pagare multe salatissime alle multinazionali come risarcimento per mancati utili non realizzati, pur avendo in realtà operato all’interno del proprio quadro democratico, in quanto le attività legislative  andavano a modificare le condizioni del mercato sul quale la multinazionale operava. Cosi’ Philips Morris ha potuto citare Uruguay ed Australia per le perdite legate  ad un inasprimento della grafica informativa sui pacchetti delle sigarette votata dai rispettivi parlamenti nazionali (!!!!)

Vedi a riguardo gli articoli di George Monbiot apparsi su The Guardian (4 Nov. e 2 Dic. 2013):

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/02/transatlantic-free-trade-deal-regulation-by-lawyers-eu-us

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/04/us-trade-deal-full-frontal-assault-on-democracy

Questi negoziati condotti per la Commissione dal Commissario Karel De Gucht e dal capo negoziatore USA Ron Kirk, sarebbero dovuti arrivare a conclusione entro il primo semestre 2015, ma la paura di una svolta progressista del Parlamento Europeo a seguito delle Elezioni Europee del prossimo Maggio ha spinto i negoziatori ad imprimere un'accelerazione alla trattativa nella speranza di arrivare alla conclusione prima della fine del 2014.

QUESTO NON DEVE SUCCEDERE!

Il Trattato deve essere sottoposto ad un attenta analisi pubblica che consenta ai Parlamenti, alle associazioni, ai movimenti, ai partiti ed ai cittadini di valutarne l'impatto, di operare delle scelte e di chiedere emendamenti su quegli aspetti che potrebbero avere ricadute importanti sulla nostra vita da consumatori.

Vi chiediamo quindi di firmare questa petizione affinchè il Presidente del Parlamento Italiano, On Laura Boldrini, calenderizzi al più presto la discussione relativa alla mozione 1-00413 presentata dal capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà On.Gennaro Migliore, le cui richieste sono le seguenti:

  1. Richiedere alla Commissione europea il pieno accesso ai documenti negoziali per i Parlamenti nazionali, data l'incidenza prevista del loro contenuto sulle normative nazionali in essere anche in ambito non strettamente commerciale;

  2. Istituire un meccanismo efficace di trasparenza e di consultazione in itinere del Parlamento, delle parti sociali e della società civile sui negoziati commerciali in corso a livello bilaterale, plurilaterale e multilaterale

  3. Realizzare dei processi di valutazione d'impatto indipendenti delle trattative in corso sull'ambito nazionale, con meccanismi di partecipazione multistakeholder alla loro costruzione e diffusione;

  4. Promuovere in sede europea un'azione contro la proliferazione di accordi commerciali di nuova generazione, che travalicano gli ambiti di stretta competenza commerciale e limitano la capacità normativa nazionale in ambiti di competenza non comunitaria;

  5. Chiedere l'esclusione permanente dagli ambiti d'azione dei trattati di liberalizzazione commerciale di principi costituzionali nazionali e comunitari come il principio di precauzione, nonché di beni comuni come acqua, cibo ed energia, di servizi pubblici essenziali, in primo luogo quello idrico, di servizi sociali e sanitari e di diritti come il lavoro.

 

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SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - FORUM Economia Finanza e Lavoro e Politiche Internazionali, Fed MILANOPromotore della petizione

I decisori

Laura Boldrini
Onorevole, Liberi e Uguali

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