

Nuova classe politica italiana: serve un cambio di rotta!


Nuova classe politica italiana: serve un cambio di rotta!
Il problema
Cari cittadini italiani,
con questa Petizione vorremmo fare un appello e alcune proposte per un rinnovamento ed una selezione della classe politica italiana, che permetta di avere rappresentanti politici in grado di far fronte con le migliori capacità e competenze ai complessi problemi e scenari del mondo di oggi.
Vi fareste mai curare da un non medico? …. Oppure seguire una causa legale da un non avvocato?
Bene, per quasi tutte le professioni è ormai richiesto almeno il conseguimento della laurea triennale; per le professioni cd. intellettuali non solo è richiesta la laurea magistrale/specialistica, ma addirittura il sostenimento di un esame di Stato, che è possibile conseguire solo a seguito di un lungo tirocinio di formazione.
Eppure, per i Politici, dalla cui attività dipende il futuro di una Collettività ed in particolare, con riferimento alle cariche istituzionali nazionali, il successo o declino di un Paese, non è richiesto alcun requisito per ricoprire tali cariche: nessuno screening del curriculum e nessuna prova che attesti le loro competenze (es: economiche, giuridiche, la conoscenza della macchina governativa ed amministrativa e delle lingue per citarne alcune).
A problemi complessi corrispondono soluzioni complesse.
Diffidiamo da chi banalizza le problematiche e propone soluzioni semplicistiche, da slogan, come siamo spesso soliti ascoltare nelle campagne elettorali e nei talk show televisivi: completamente avulse da una preventiva analisi dei dati, sganciate dalle relative coperture finanziarie e non supportate da una pre-valutazione delle modalità e tempistiche realizzative.
È evidente – ed i fatti del quotidiano lo dimostrano sempre più di frequente – che il semplice cittadino una volta eletto, difficilmente può riuscire in questo arduo compito.
La semplice passione per la politica, una sensibilità o un orientamento politico specifici, l’aderenza ad un insieme di valori e principi (quando non risultano divisivi per l’opinione pubblica e la società) non sono più ingredienti sufficienti per discernere e rispondere con consapevolezza alle questioni complesse del Presente e alle sfide del Futuro, in un mondo sempre in più veloce cambiamento.
L’atteggiamento degli organi di informazione poi (televisioni e carta stampata), nati con lo scopo di informare il cittadino, a cui è delegato il compito di eleggere i propri rappresentanti di Governo, risultano essere oggi strumenti meno efficaci in tal senso, indeboliti dalla diffusione dei social media e dalla capacità per chiunque di generare e diffondere contenuti fake, di qualunque tipo e dubbia attendibilità.
Inoltre, anche a causa dello spoil system regolarmente praticato ad ogni cambio di Esecutivo, i media adottano nell’esposizione dei fatti le posizioni parziali della specifica parte politica di Governo di turno e non contribuiscono a fornire una versione obiettiva dei fatti, che permetterebbe al cittadino un’analisi critica e la creazione di una posizione politica propria e debitamente ponderata.
L’influenza esercitata in tal modo sull’opinione pubblica impedisce al cittadino la formazione di una visione sui temi consapevole dalle diverse posizioni e non contribuisce a generare una cittadinanza informata.
Tutto ciò si riverbera indirettamente ed inevitabilmente nella definizione e nella scelta dell’offerta politica e della classe dirigente che la incarna.
L’inadeguatezza della classe politica e della classe dirigente è anche indubbiamente una delle cause di stagnazione economica e culturale del nostro Paese, con una disgregazione sempre più evidente del suo tessuto sociale.
Ad ogni legge di bilancio annuale ci viene ripetuto che i margini di manovra sono molto stringati, che le risorse disponibili sono esigue! E' vero occorre rispettare i vincoli di bilancio del Patto di Stabilità e Crescita dell'UE. Ma di chi è la responsabilità di questo immobilismo? Si potrebbe prospettare uno scenario diverso se si introducessero dei criteri selettivi più rigidi per i Politici? E quindi con attori più competenti, pronti e preparati? Siamo Noi Cittadini che paghiamo le conseguenze, sulle nostre spalle, della mancata competenza ed abilità dei Politici e per questo assistiamo ripetutamente, ogni anno, ad una impraticata riduzione significativa del nostro prelievo fiscale e ad una centellinata disponibilità di risorse da investire nei settori strategici del Paese (sanità, scuola, incentivi alle imprese etc.). Nulla cambia veramente, tutto resta fermo.
Ecco che risulta di fondamentale importanza attestare le competenze e la propensione richieste per svolgere il ruolo di Politico e per garantire il possesso di almeno quegli strumenti base necessari per lo svolgimento di questo delicato compito e di responsabilità.
Per questo motivo, vi invitiamo a firmare questa petizione per una classe dirigente politica più preparata e competente grazie alle seguenti proposte:
1. Per gli incarichi esecutivi: in particolare assessori e sindaci di Comuni maggiori di 5.000 abitanti, assessori regionali e Presidente della Regione, ministri e Presidente del Consiglio si richiede:
- il possesso del titolo di studio di laurea specialistica;
- un’esperienza comprovata che attesti il possesso delle competenze specifiche dell’incarico di assessorato/ministero che si va a ricoprire, dimostrabile tramite:
- redazione di articoli scientifici o divulgativi nel campo;
- pregressa esperienza manageriale o tecnica di alto livello;
- esperienza amministrativa della cosa pubblica o di gestione di crisi o di progetti complessi;
- partecipazione a commissioni o task force governative;
- appartenenza a network professionali o iscrizione ad albi attinenti
- ruoli direttivi in associazioni che abbiano prodotto risultati concreti per la collettività.
2. Per le cariche elettive: consiglieri comunali, consiglieri regionali assessori e sindaci di Comuni minori di 5.000 abitanti e parlamentari, si richiede:
- frequentazione obbligatoria da parte dei candidati politici di percorsi di formazione e di abilitazione che forniscano le competenze fondamentali per lo svolgimento dell’attività politica pubblica;
- attestazione del possesso delle competenze attraverso l’istituzione di un esame pubblico di Stato.
A tale riguardo riteniamo che le competenze di base che un politico sia opportuno che disponga debbano riguardare i seguenti ambiti:
DISCIPLINE GIURIDICHE
- Diritto costituzionale, amministrativo e della comunità Europea
DISCIPLINE ECONOMICHE
- Macroeconomia
- Scienze delle Finanze
- Economia tributaria
- Sistemi Politici e Ordinamento degli Stati
- Relazioni Internazionali
- Governance UE
- Storia delle Relazioni Industriali
- Politiche del Lavoro
- Tecniche di negoziazione
DISCIPLINE SCIENTIFICHE
- Istituzioni di matematica selezionate secondo le "Indicazioni nazionali per il Liceo Scientifico"
- Basi di scienza dei dati
DISCIPLINE UMANISTICHE
- Elementi di sociologia
- Elementi di psicologia
- Storia d’Italia (dall’Unità d’Italia ad oggi)
- Storia dell’Unione Europea
LINGUE STRANIERE
- Livello B1 della Lingua Inglese
Se siete d’accordo con queste proposte, firmate!
Commento proposta n. 1)
Sino ad oggi le nomine politiche esecutive si sono basate solo ed univocamente sul fattore fiduciario, cioè sulla fiducia o valutazione soggettiva di chi di dovere che la persona nominata fosse in grado di ricoprire tale ruolo.
Ma questo processo, privo di fondamenti oggettivi, logici e razionali, non è più sostenibile.
La qualità della gestione delle risorse pubbliche ha un impatto su tutti noi, popolo italiano, sulla nostra vita e sulla vita delle generazioni future. E’ quindi fondamentale introdurre, nella selezione dei ruoli in questo ambito, il requisito della competenza consolidata dall’esperienza sul campo, per sottolineare altresì l’importanza del rispetto della meritocrazia.
Oltretutto la formulazione di politiche strategiche, la capacità di problem solving, la creatività delle soluzioni proposte ed il coordinamento di strutture complesse sono fattori che richiedono non solo conoscenze tecniche ma anche una comprovata esperienza di gestione e di leadership.
Senza evidenze oggettive della capacità di prendere decisioni informate e di attuare piani efficaci, il rischio di inefficienza, spreco di risorse o decisioni dannose per l’interesse collettivo aumenta considerevolmente! Inoltre, la credibilità istituzionale di chi ricopre ruoli di vertice dipende dalla sua capacità di dialogare con stakeholder nazionali e internazionali, negoziare riforme e garantire continuità amministrativa, aspetti che solo un solido background professionale e istituzionale può assicurare.
Commento proposta n. 2)
Si precisa che le materie indicate sono solo orientative. Sarà essenziale istituire una commissione composta da rappresentanti delle istituzioni ed esperti del mondo accademico, incaricata di definire le discipline e le modalità del concorso.
Tali percorsi di formazione dovrebbero avere la durata di almeno un anno ed essere resi obbligatori per chi intende candidarsi a partire dalla carica di Consigliere comunale per i comuni con un numero superiore di 5.000 abitanti ed a partire dalla carica di Sindaco per tutti gli altri Comuni.
L’organizzazione dei percorsi formativi potrebbe essere curata dallo Stato, all’interno dei Partiti stessi e da Enti privati.
I vari Partiti politici con un atto di responsabilità e per coinvolgere attivamente ed in maniera più funzionale i propri militanti dovrebbero comunque istituire e rendere procedurali al proprio interno (inserendoli nei propri Regolamenti/Statuti) tali percorsi di formazione, rendendone obbligatoria la partecipazione da parte dei propri candidati a prescindere dall'istituzione di una specifica legge a riguardo. Inoltre, tali percorsi potrebbero costituire un bacino di selezione degli stessi candidati da proporre a livello comunale, regionale e nazionale.
Se è vero che la passione e l’aderenza agli ideali di un Partito sono oggi i moventi che spingono un individuo ad intraprendere l’attivismo politico e a candidarsi per cariche istituzionali, ciò verrebbe maggiormente corroborato con l’investimento del proprio tempo in un percorso di formazione che sia prodromico ad un coinvolgimento più consapevole ed efficace a tal fine.
In questo modo i Partiti garantirebbero per i propri candidati l’idoneità e la preparazione di base necessaria per lo svolgimento delle proprie mansioni.
Sebbene la proposta in oggetto possa contenere previsioni astrattamente a rischio di illegittimità costituzionale, si richiama l’attenzione all’art. 51 della stessa Costituzione. Tale articolo prevede infatti che l’accesso alle cariche elettive possa essere regolato da: “requisiti stabiliti dalla legge”. Infatti, la disposizione citata contiene una riserva di legge che autorizza il Legislatore a limitare l’elettorato passivo e il diritto di accedere agli uffici pubblici anche per motivi ulteriori e diversi. Si ritiene che l’inserimento del requisito della frequentazione obbligatoria di un corso di formazione ed il sostenimento di un esame di stato che attesti le specifiche competenze per i candidati alle cariche elettive risponda a principi di ragionevolezza e razionalità e pertanto rientri nell’ambito di applicazione di tale disposizione; inoltre risulterebbe per di più garante del buon funzionamento della pubblica amministrazione sancito dall’art. 97 della stessa Costituzione.
Riteniamo che questa “patente” sia ormai necessaria ed inevitabile alla luce del difficile contesto socio-economico italiano (che verrà meglio rappresentato dagli indicatori di seguito selezionati) che rischia di minare, qualora non lo abbia già fatto in maniera irreparabile, le possibilità di crescita, di sviluppo e di mantenimento della giustizia sociale nel nostro Paese.
Riteniamo che le proposte descritte rappresentano un passaggio fondamentale per iniziare a riattribuire coerenza, credibilità, etica e competenza alla Politica ed ai suoi singoli attori e porre rimedio all’astensionismo dilagante.
IN CONCLUSIONE
È giunto il momento di restituire dignità, autorevolezza e competenza alla classe politica italiana. La democrazia ha bisogno di rappresentanti che non solo incarnino i valori di onorabilità e presentabilità richiesti dalla Costituzione, ma che siano anche dotati della preparazione necessaria per affrontare le sfide complesse del presente e del futuro.
La qualità della classe politica di un Paese determina in larga misura il suo sviluppo economico, sociale e culturale.
Troppo spesso, in Italia, abbiamo assistito a una progressiva perdita di autorevolezza e competenza da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, con conseguenze dirette sulla qualità delle decisioni politiche e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Questo ha contribuito ad alimentare un senso diffuso di disillusione e di impotenza, allontanando sempre più le persone dalla partecipazione attiva alla vita pubblica e rendendo la Politica un luogo distante dai reali bisogni della società.
Per invertire questa tendenza, riteniamo indispensabile introdurre criteri di selezione più rigorosi per chi aspira a ricoprire ruoli di rappresentanza, affinché la politica possa tornare a essere un luogo di competenza, cultura e visione strategica.
La Costituzione italiana richiede ai rappresentanti delle istituzioni di essere onorabili e presentabili, ma riteniamo che queste caratteristiche debbano essere affiancate da una solida preparazione e da una reale conoscenza dei problemi del Paese. Solo attraverso un innalzamento degli standard di accesso alla politica possiamo garantire che le scelte legislative e amministrative siano guidate dall’interesse collettivo e non da logiche opportunistiche o di mero consenso elettorale.
E’ fondamentale inoltre che la politica torni a essere attrattiva per le nuove generazioni, che oggi si sentono escluse dalle dinamiche decisionali e raramente sono il reale obiettivo delle misure adottate. Un Paese che non valorizza il contributo dei giovani e non offre loro la possibilità di incidere sul proprio futuro è destinato a un declino inarrestabile. Per questo, chiediamo che le istituzioni mettano in campo politiche che favoriscano un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, sia attraverso una riforma dei meccanismi di selezione della classe dirigente, sia attraverso strumenti che incentivino la partecipazione attiva alla vita pubblica.
Non possiamo più permetterci di assistere passivamente a un progressivo deterioramento della qualità della nostra democrazia. La politica deve tornare a essere sinonimo di serietà, competenza e dedizione al bene comune. Per questo, con questa petizione, chiediamo un cambiamento concreto, affinché chi governa il nostro Paese sia all’altezza delle sfide che ci attendono e possa rappresentare con dignità e responsabilità l’intera collettività.
Firma anche tu per un futuro migliore! E se sei d’accordo condividi la petizione!
Meritocrazia sostenibile
da Henri-Frederic Amiel - filosofo svizzero:
"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento."
***
Come sopra accennato si ritiene che l’inadeguatezza e l’impreparazione della classe politica attuale e pregressa abbia contribuito alla stagnazione economica e culturale del nostro Paese.
A dimostrazione di ciò, di seguito abbiamo identificato alcuni indicatori economici/sociali ritenuti rappresentativi, che descrivono e sintetizzano oggettivamente la situazione del nostro Paese.
Nella lista sottostante è fornito un breve commento ed un grafico che mette a confronto la situazione dell’Italia con quella degli altri Paesi dell’Unione Europea o dell’Ocse.
1. CRESCITA DEL PIL
Analizzata la crescita del Pil dal 2008 al 2021. L’Italia riscontra la crescita più rallentata del PIL rispetto agli altri Paesi Ocse selezionati (Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti) e alla media europea.
fonte: Elaborazione Economia Centrale Digitale su dati Ocse 2008-2021

2. DEBITO PUBBLICO
Analizzato il rapporto tra il livello di debito pubblico ed il PIL dei paesi europei dell’ultimo trimestre del 2023. L’Italia presenta un rapporto pari al 137% è al secondo posto per livello di debito pubblico tra i paesi europei, nettamente al di sopra della media europea.
fonte: Eurostat IV trimestre 2023

3. LIVELLO DEI SALARI
Analizzata la crescita dei salari dal 1990 al 2020. L’Italia è l’unico Paese UE con salari addirittura decrescenti (-2,9%).
fonte: Openpolis dati 1990 - 2020

4. POVERTA’
Analizzata la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nei paesi dell'Unione europea nel 2019. In Italia il 25,6% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale. Il livello è al di sopra della media europea 21% circa.
fonte: Openpolis dati 2019

5. DISOCCUPAZIONE
Analizzato il livello di disoccupazione a marzo 2024. L'Italia presenta un tasso di disoccupazione pari al 7,2% tra i più alti tra i paesi UE.
fonte: Eurostat/Commissione Europea dati 2024

6. NEET
Analizzato il tasso di NEET da 15 a 24 anni come percentuale annua di ragazzi che né studiano né lavorano, per Stato. Il dato annuale è la differenza % dell’anno 2021 sul 2020. Il tasso italiano è pari al 19,8%, il peggiore a livello europeo.
fonte: Openpolis dati 2021

7. LAVORO SOMMERSO (cd. NERO)
Analizzato il valore medio dell’economia sommersa per il periodo a disposizione (1991-2015) espresso come percentuale del PIL. L’Italia riscontra una percentuale pari a 24,9% del PIL, al di sopra la media europea (22,1%).
Fonte: Elaborazione dati Medina e Schneider 2017 – dati 1991-2015

8. CUNEO FISCALE
Analizzato il rapporto ‘Taxing wages 2024’ (riferito all’anno 2023) dell’Ocse. L’Italia è al quinto posto tra i Paesi dell’Ocse per livello di pressione fiscale pari al 45,1% nel 2023. Nettamente superiore rispetto alla media Ocse (34,8%).
Fonte: Rapporto Ocse 2023

9. EVASIONE FISCALE
Analizzato uno studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP del 2015 dove emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa.
Fonte: University of London for Socialists and Democrats Group in the European Parliament dati 2015

10. CORRUZIONE
Analizzato il Corruption perception index (indice di corruzione percepita) del 2023 realizzato da Transparency International. L’indice è tanto più basso quanto più alta è la corruzione percepita. L’Italia si posiziona a quota 56 sotto la media dell’Europa Occidentale (circa 65).
Fonte: Transparency International – Indice percezione corruzione dati 2023

11. NUMERO DI LAUREATI
Analizzata la percentuale di laureati nel 2019. Con solo il 27,6% di laureati tra 30-34 anni, l’Italia è penultima in classifica seguita solo dalla Romania, a quota 25,8%, ben al di sotto della media europea 40%.
fonte: elaborazione Openpolis - con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Ottobre 2020) dati anno 2019

12. IMPIEGO DI ENERGIE RINNOVABILI
Nel 2023, il 24,5% del consumo finale lordo di energia dei paesi dell’Unione europea è arrivato da fonti rinnovabili. Questa quota è di 18 punti percentuali inferiori rispetto all’obiettivo del 2030 (42,5%). L’Italia si ferma al diciottesimo posto in classifica con appunto il 19,5%, al di sotto della media europea (24,5%).
fonte: Eurostat dati 2023

13. ABBONADONO SCOLASTICO
Analizzato il tasso di abbandono scolastico prima del diploma di ragazzi dai 19 a 24 anni nel 2019. L’Italia presenta un tasso pari a 13,5%, al di sopra della media europea (10,2%).
fonte: Eurostat dati 2019

14. FUGA DEI CERVELLI
Dal 2011 al 2020 gli espatri di laureati in Italia sono saliti da circa 5.000 a 25.000. In quasi dieci anni, il saldo migratorio di laureati italiani (ossia la differenza tra rimpatri ed espatri) è peggiorato del 388 per cento e del 489 per cento per i laureati più giovani. La retribuzione di chi espatria: I laureati di secondo livello trasferitisi all’estero percepiscono a un anno dal titolo 1.963 euro mensili netti, +41,8% rispetto al 1.384 euro in Italia.
fonte: Elaborazioni OCPI su dati Istat dati dal 2011 al 2020

fonte: il Sole 24 Ore

15. LIVELLO DELLE NASCITE
Il livello di nascite in confronto dal 2023 al 2008, ultimo anno di “picco”, presenta un calo superiore a un terzo (-34,2%).
fonte Openpolis: numero di bambini nati vivi per ogni anno, dal 2001 al 2023

Commento agli indicatori considerati
Come si evince dagli indicatori selezionati la situazione italiana non è per niente rosea: secondo Paese europeo per ammontare del debito pubblico (ormai superiore di molto al PIL prodotto internamente) primo Paese europeo per livello di evasione fiscale, quinto Paese europeo per ammontare del cuneo fiscale, primo Paese europeo per numero di Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione), etc..
Ad essere colpiti e a farne maggiormente le spese della situazione stagnante economica e culturale del nostro Paese sono infatti i giovani. I Neet italiani sono per la maggior parte inattivi ossia coloro che, scoraggiati, hanno smesso di cercare lavoro: il 66% del totale, quindi 2 su 3 (Fonte il Sole 24 Ore – 22 novembre 2022) e ad oggi non percepiscono alcuna forma di reddito. L’elevato numero di Neet nel nostro Paese è sintomatico anche della poca ricettività e mobilità del nostro mercato del lavoro generato dalle imprese italiane.
SCARSA PRODUTTIVITA’ DELLE PMI ITALIANE
In Italia il tessuto imprenditoriale ed il conseguente mercato del lavoro sono dominati da piccole e medie imprese (PMI), molte delle quali familiari.
Queste aziende, se da un lato garantiscono resilienza e identità culturale, dall'altro presentano una gestione antiquata, incentrata sul controllo familiare piuttosto che sulle competenze e meritocrazia dei dipendenti. Il processo di selezione è meno basato sul merito e sulle competenze e questo crea un ambiente lavorativo che soffoca l'innovazione e la crescita professionale.
La struttura piramidale e centralizzata delle PMI limita la produttività, che risulta in Italia tra le più basse al mondo. Le piccole dimensioni delle imprese italiane le rendono meno competitive e innovative rispetto ai concorrenti internazionali, con un impatto negativo sulla crescita economica del Paese.
Fonte: Financial Times

Inoltre, la resistenza al cambiamento delle PMI si riflette nella scarsa adozione di tecnologie moderne e modelli di business sostenibili, che non solo ostacolano la redditività e competitività dell’impresa stessa, ma danneggiano anche il sistema ambientale: per esempio le imprese quotate in borsa sono oggi obbligate ad adottare i parametri ESG – Environmental, Social and Governance.
Il sistema attuale, che penalizza il merito e la valorizzazione dei lavoratori, genera una stagnazione che ha conseguenze anche sul piano sociale, con salari bassi e lavoro precario.
Il mancato intervento della politica ha contribuito a mantenere questo status quo, non proponendo soluzioni per modernizzare il sistema imprenditoriale oggi sempre meno competitivo a livello internazionale.
Fonte: Financial Times

Per superare questa situazione, è necessario un cambiamento culturale che promuova l'innovazione, l'inclusività, la valorizzazione del talento e la sostenibilità. Solo così le PMI italiane potranno affrontare le sfide globali e contribuire a un'economia più produttiva e giusta.
La politica che fino ad ora ha assecondato questo assetto, dovrebbe sostenere questo cambiamento, creando incentivi per gli imprenditori disposti a crescere ed evolversi investendo nella qualità, nell’ innovazione e nella sostenibilità.
SCARSA ATTRATTIVITA’ DEL PAESE PER I GIOVANI PIU’ PREPARATI
La fuga di cervelli (brain drain) è un fenomeno significativo che evidenzia la scarsa attrattività dell'Italia, con sempre più giovani che emigrano verso Paesi con migliori condizioni di lavoro, tassazione e opportunità, soprattutto nel campo della ricerca. Questa perdita di talenti ha gravi ripercussioni economiche e sociali, in quanto sottrae al Paese capitale intellettuale in cui ha investito e riduce la capacità di innovazione e crescita. Si stima che gli espatri siano ben più numerosi di quelli ufficialmente registrati, con un flusso equivalente alla perdita di una città come Bari ogni anno.

Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che l'emigrazione riduce l'imprenditorialità, con un calo significativo delle nuove imprese, in particolare tra i giovani e nelle startup innovative. In un contesto di crescita economica lenta, basso livello di istruzione e invecchiamento della popolazione, questa emigrazione di talenti alimenta una spirale negativa che frena ulteriormente l'economia italiana.
MANCANZA DI RIFORME ED INIZIATIVE SERIE ED EFFICACI PER LE START UP E LE IMPRESE NASCENTI
Chi sono i nuovi imprenditori in Italia? Quante nuove imprese profittevoli si sono create e si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi 30 anni? Quanti “unicorni” sono nati?
In Italia, gli investimenti in startup stanno crescendo, ma sono ancora insufficienti ed inferiori rispetto a Paesi come Francia e Germania, che hanno sviluppato politiche di supporto molto più efficaci delle nostre.
In Francia, ad esempio, l'incubatore Station F e incentivi fiscali come il credito di imposta e la semplificazione delle normative hanno creato un ecosistema favorevole alla nascita di startup, portando il Paese a essere tra i leader nel settore. La Francia offre anche esenzioni fiscali per il personale coinvolto in R&D e sostiene l'incremento dei risparmi privati destinati alle imprese.
Il Regno Unito, con il programma Global Entrepreneur, e la Germania, con il supporto a startup tramite fondi pubblici e prestiti a basso interesse, sono altri esempi di Paesi che investono in iniziative per l'innovazione e il sostegno agli imprenditori. In Germania, per esempio, esistono programmi come "EXIST" che supportano studenti e laureati nell'avvio di imprese, insieme a incentivi per la ricerca e sviluppo.
In Italia, invece, l'ecosistema delle startup è ancora poco sviluppato, con una carenza di sostegno pubblico e privato. La politica italiana è spesso disinteressata al tema, e l'università non promuove attivamente l’imprenditorialità. La pubblica amministrazione, inoltre, è vista dagli investitori esteri come un ostacolo per la digitalizzazione e l'innovazione, con un focus eccessivo su burocrazia e regolamenti. Nonostante la crescita degli investimenti, l'Italia non ha ancora implementato riforme concrete per sostenere le startup, come esenzioni fiscali temporanee o finanziamenti a fondo perduto, richiesti dagli imprenditori.
Gli incentivi fiscali attivati sino ad ora in Italia, come a esempio la detrazione fiscale per gli investimenti in startup o pmi innovative, hanno due limiti. Il primo è che, trattandosi di una detrazione fiscale, questa genera effettiva liquidità solo in capo all’investitore che abbia altri redditi e, quindi, raramente in capo all’imprenditore che in una startup difficilmente può avere redditi riconosciuti in misura tale da generare crediti significativi. Il secondo sono le tempistiche della macchina burocratica italiana per l’ottenimento dei rimborsi. La liquidità derivante dal rimborso di detrazioni fiscali torna in capo al richiedente almeno due anni dopo il sostenimento dell’investimento, cosa che inibisce il reinvestimento di tali proventi nell’attività e impone all’imprenditore di fare affidamento ad altre risorse.
Per quanto attiene i bandi di finanziamenti a tassi agevolati o a fondo perduto, questi risultano di difficile accesso e di utilizzo per iniziative di crescita necessarie ad aziende digitali o di innovazione. Infatti, il loro funzionamento è legato strettamente e pedissequamente a specifiche e dettagliate iniziative proposte in fase di richiesta che spesso risultano per la start up obsolete nel momento in cui i fondi sono erogati, molto tempo dopo la fase di applicazione. Inoltre la maggior parte dei bandi agevola per lo più investimenti di natura materiale (beni, macchinari e immobili) mentre per le startup sono fondamentali investimenti di natura immateriale (marketing, pubblicità, attività di tipo promozionale e intangibili).
Per stimolare davvero l'ecosistema delle startup in Italia, sono necessari un commitment molto più consapevole e focalizzato da parte dello Stato, strutture, riforme che incentivino l'innovazione e semplifichino il quadro normativo, rendendo il Paese più competitivo rispetto agli altri leader europei.
***
La nostra classe politica non è stata in grado di dare una direzione strategica al Paese, di prendere nei decenni recenti decisioni fondamentali per l’indirizzo economico, per la politica industriale, per gli investimenti necessari per lo sviluppo e l’ammodernamento del Paese.
La conseguenza più evidente di questa incapacità sono gli scarsi risultati evidenziati dagli indicatori economici riportati relativi al nostro Paese e l’emigrazione all’estero, dei giovani più formati e preparati.
L’emigrazione crescente dell’ultimo decennio è il sintomo più evidente del malessere economico e sociale, dell’assenza di prospettive che attanaglia il Paese.
Si sottraggono così risorse che avrebbero potuto essere impiegate da un lato per lo sviluppo, il cambiamento, l’innovazione del tessuto economico-produttivo e sociale, e dall’altro per il rinnovamento e miglioramento della classe politica stessa.
Riteniamo che tale situazione in cui ci troviamo, sia riconducibile anche alla mancata preparazione e dotazione da parte dei politici italiani di quegli strumenti e competenze essenziali per svolgere in maniera efficace ed efficiente questo delicato e rilevante compito.
Nel mondo di oggi sono infatti necessari strumenti e parametri oggettivi che dimostrino la capacità e le competenze acquisite per poter ricoprire adeguatamente tale ruolo, da cui dipendono il benessere e le sorti non di un solo individuo ma di un’intera Collettività.
Ed oggi più che mai è necessario perseguire e costruire il Bene Comune.
Riteniamo quindi che sia il momento di investire per migliorare la qualità dell’offerta politica, essendo anche venuta meno quella selezione della classe dirigente che veniva svolta in passato all’interno dei partiti politici.
Siamo coscienti che le sole proposte citate, per selezionare una classe politica più preparata e competente, non sono sufficienti a sanare il difficile quadro economico/sociale del nostro Paese.
Serve infatti anche incentivare una partecipazione alla vita politica più ampia tra i cittadini, per renderli parte dei cambiamenti ed edotti riguardo alle loro necessità.
Tuttavia, la competenza e la formazione della classe politica è un imprescindibile punto di ripartenza.
email: meritocraziasostenibile@gmail.com

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Il problema
Cari cittadini italiani,
con questa Petizione vorremmo fare un appello e alcune proposte per un rinnovamento ed una selezione della classe politica italiana, che permetta di avere rappresentanti politici in grado di far fronte con le migliori capacità e competenze ai complessi problemi e scenari del mondo di oggi.
Vi fareste mai curare da un non medico? …. Oppure seguire una causa legale da un non avvocato?
Bene, per quasi tutte le professioni è ormai richiesto almeno il conseguimento della laurea triennale; per le professioni cd. intellettuali non solo è richiesta la laurea magistrale/specialistica, ma addirittura il sostenimento di un esame di Stato, che è possibile conseguire solo a seguito di un lungo tirocinio di formazione.
Eppure, per i Politici, dalla cui attività dipende il futuro di una Collettività ed in particolare, con riferimento alle cariche istituzionali nazionali, il successo o declino di un Paese, non è richiesto alcun requisito per ricoprire tali cariche: nessuno screening del curriculum e nessuna prova che attesti le loro competenze (es: economiche, giuridiche, la conoscenza della macchina governativa ed amministrativa e delle lingue per citarne alcune).
A problemi complessi corrispondono soluzioni complesse.
Diffidiamo da chi banalizza le problematiche e propone soluzioni semplicistiche, da slogan, come siamo spesso soliti ascoltare nelle campagne elettorali e nei talk show televisivi: completamente avulse da una preventiva analisi dei dati, sganciate dalle relative coperture finanziarie e non supportate da una pre-valutazione delle modalità e tempistiche realizzative.
È evidente – ed i fatti del quotidiano lo dimostrano sempre più di frequente – che il semplice cittadino una volta eletto, difficilmente può riuscire in questo arduo compito.
La semplice passione per la politica, una sensibilità o un orientamento politico specifici, l’aderenza ad un insieme di valori e principi (quando non risultano divisivi per l’opinione pubblica e la società) non sono più ingredienti sufficienti per discernere e rispondere con consapevolezza alle questioni complesse del Presente e alle sfide del Futuro, in un mondo sempre in più veloce cambiamento.
L’atteggiamento degli organi di informazione poi (televisioni e carta stampata), nati con lo scopo di informare il cittadino, a cui è delegato il compito di eleggere i propri rappresentanti di Governo, risultano essere oggi strumenti meno efficaci in tal senso, indeboliti dalla diffusione dei social media e dalla capacità per chiunque di generare e diffondere contenuti fake, di qualunque tipo e dubbia attendibilità.
Inoltre, anche a causa dello spoil system regolarmente praticato ad ogni cambio di Esecutivo, i media adottano nell’esposizione dei fatti le posizioni parziali della specifica parte politica di Governo di turno e non contribuiscono a fornire una versione obiettiva dei fatti, che permetterebbe al cittadino un’analisi critica e la creazione di una posizione politica propria e debitamente ponderata.
L’influenza esercitata in tal modo sull’opinione pubblica impedisce al cittadino la formazione di una visione sui temi consapevole dalle diverse posizioni e non contribuisce a generare una cittadinanza informata.
Tutto ciò si riverbera indirettamente ed inevitabilmente nella definizione e nella scelta dell’offerta politica e della classe dirigente che la incarna.
L’inadeguatezza della classe politica e della classe dirigente è anche indubbiamente una delle cause di stagnazione economica e culturale del nostro Paese, con una disgregazione sempre più evidente del suo tessuto sociale.
Ad ogni legge di bilancio annuale ci viene ripetuto che i margini di manovra sono molto stringati, che le risorse disponibili sono esigue! E' vero occorre rispettare i vincoli di bilancio del Patto di Stabilità e Crescita dell'UE. Ma di chi è la responsabilità di questo immobilismo? Si potrebbe prospettare uno scenario diverso se si introducessero dei criteri selettivi più rigidi per i Politici? E quindi con attori più competenti, pronti e preparati? Siamo Noi Cittadini che paghiamo le conseguenze, sulle nostre spalle, della mancata competenza ed abilità dei Politici e per questo assistiamo ripetutamente, ogni anno, ad una impraticata riduzione significativa del nostro prelievo fiscale e ad una centellinata disponibilità di risorse da investire nei settori strategici del Paese (sanità, scuola, incentivi alle imprese etc.). Nulla cambia veramente, tutto resta fermo.
Ecco che risulta di fondamentale importanza attestare le competenze e la propensione richieste per svolgere il ruolo di Politico e per garantire il possesso di almeno quegli strumenti base necessari per lo svolgimento di questo delicato compito e di responsabilità.
Per questo motivo, vi invitiamo a firmare questa petizione per una classe dirigente politica più preparata e competente grazie alle seguenti proposte:
1. Per gli incarichi esecutivi: in particolare assessori e sindaci di Comuni maggiori di 5.000 abitanti, assessori regionali e Presidente della Regione, ministri e Presidente del Consiglio si richiede:
- il possesso del titolo di studio di laurea specialistica;
- un’esperienza comprovata che attesti il possesso delle competenze specifiche dell’incarico di assessorato/ministero che si va a ricoprire, dimostrabile tramite:
- redazione di articoli scientifici o divulgativi nel campo;
- pregressa esperienza manageriale o tecnica di alto livello;
- esperienza amministrativa della cosa pubblica o di gestione di crisi o di progetti complessi;
- partecipazione a commissioni o task force governative;
- appartenenza a network professionali o iscrizione ad albi attinenti
- ruoli direttivi in associazioni che abbiano prodotto risultati concreti per la collettività.
2. Per le cariche elettive: consiglieri comunali, consiglieri regionali assessori e sindaci di Comuni minori di 5.000 abitanti e parlamentari, si richiede:
- frequentazione obbligatoria da parte dei candidati politici di percorsi di formazione e di abilitazione che forniscano le competenze fondamentali per lo svolgimento dell’attività politica pubblica;
- attestazione del possesso delle competenze attraverso l’istituzione di un esame pubblico di Stato.
A tale riguardo riteniamo che le competenze di base che un politico sia opportuno che disponga debbano riguardare i seguenti ambiti:
DISCIPLINE GIURIDICHE
- Diritto costituzionale, amministrativo e della comunità Europea
DISCIPLINE ECONOMICHE
- Macroeconomia
- Scienze delle Finanze
- Economia tributaria
- Sistemi Politici e Ordinamento degli Stati
- Relazioni Internazionali
- Governance UE
- Storia delle Relazioni Industriali
- Politiche del Lavoro
- Tecniche di negoziazione
DISCIPLINE SCIENTIFICHE
- Istituzioni di matematica selezionate secondo le "Indicazioni nazionali per il Liceo Scientifico"
- Basi di scienza dei dati
DISCIPLINE UMANISTICHE
- Elementi di sociologia
- Elementi di psicologia
- Storia d’Italia (dall’Unità d’Italia ad oggi)
- Storia dell’Unione Europea
LINGUE STRANIERE
- Livello B1 della Lingua Inglese
Se siete d’accordo con queste proposte, firmate!
Commento proposta n. 1)
Sino ad oggi le nomine politiche esecutive si sono basate solo ed univocamente sul fattore fiduciario, cioè sulla fiducia o valutazione soggettiva di chi di dovere che la persona nominata fosse in grado di ricoprire tale ruolo.
Ma questo processo, privo di fondamenti oggettivi, logici e razionali, non è più sostenibile.
La qualità della gestione delle risorse pubbliche ha un impatto su tutti noi, popolo italiano, sulla nostra vita e sulla vita delle generazioni future. E’ quindi fondamentale introdurre, nella selezione dei ruoli in questo ambito, il requisito della competenza consolidata dall’esperienza sul campo, per sottolineare altresì l’importanza del rispetto della meritocrazia.
Oltretutto la formulazione di politiche strategiche, la capacità di problem solving, la creatività delle soluzioni proposte ed il coordinamento di strutture complesse sono fattori che richiedono non solo conoscenze tecniche ma anche una comprovata esperienza di gestione e di leadership.
Senza evidenze oggettive della capacità di prendere decisioni informate e di attuare piani efficaci, il rischio di inefficienza, spreco di risorse o decisioni dannose per l’interesse collettivo aumenta considerevolmente! Inoltre, la credibilità istituzionale di chi ricopre ruoli di vertice dipende dalla sua capacità di dialogare con stakeholder nazionali e internazionali, negoziare riforme e garantire continuità amministrativa, aspetti che solo un solido background professionale e istituzionale può assicurare.
Commento proposta n. 2)
Si precisa che le materie indicate sono solo orientative. Sarà essenziale istituire una commissione composta da rappresentanti delle istituzioni ed esperti del mondo accademico, incaricata di definire le discipline e le modalità del concorso.
Tali percorsi di formazione dovrebbero avere la durata di almeno un anno ed essere resi obbligatori per chi intende candidarsi a partire dalla carica di Consigliere comunale per i comuni con un numero superiore di 5.000 abitanti ed a partire dalla carica di Sindaco per tutti gli altri Comuni.
L’organizzazione dei percorsi formativi potrebbe essere curata dallo Stato, all’interno dei Partiti stessi e da Enti privati.
I vari Partiti politici con un atto di responsabilità e per coinvolgere attivamente ed in maniera più funzionale i propri militanti dovrebbero comunque istituire e rendere procedurali al proprio interno (inserendoli nei propri Regolamenti/Statuti) tali percorsi di formazione, rendendone obbligatoria la partecipazione da parte dei propri candidati a prescindere dall'istituzione di una specifica legge a riguardo. Inoltre, tali percorsi potrebbero costituire un bacino di selezione degli stessi candidati da proporre a livello comunale, regionale e nazionale.
Se è vero che la passione e l’aderenza agli ideali di un Partito sono oggi i moventi che spingono un individuo ad intraprendere l’attivismo politico e a candidarsi per cariche istituzionali, ciò verrebbe maggiormente corroborato con l’investimento del proprio tempo in un percorso di formazione che sia prodromico ad un coinvolgimento più consapevole ed efficace a tal fine.
In questo modo i Partiti garantirebbero per i propri candidati l’idoneità e la preparazione di base necessaria per lo svolgimento delle proprie mansioni.
Sebbene la proposta in oggetto possa contenere previsioni astrattamente a rischio di illegittimità costituzionale, si richiama l’attenzione all’art. 51 della stessa Costituzione. Tale articolo prevede infatti che l’accesso alle cariche elettive possa essere regolato da: “requisiti stabiliti dalla legge”. Infatti, la disposizione citata contiene una riserva di legge che autorizza il Legislatore a limitare l’elettorato passivo e il diritto di accedere agli uffici pubblici anche per motivi ulteriori e diversi. Si ritiene che l’inserimento del requisito della frequentazione obbligatoria di un corso di formazione ed il sostenimento di un esame di stato che attesti le specifiche competenze per i candidati alle cariche elettive risponda a principi di ragionevolezza e razionalità e pertanto rientri nell’ambito di applicazione di tale disposizione; inoltre risulterebbe per di più garante del buon funzionamento della pubblica amministrazione sancito dall’art. 97 della stessa Costituzione.
Riteniamo che questa “patente” sia ormai necessaria ed inevitabile alla luce del difficile contesto socio-economico italiano (che verrà meglio rappresentato dagli indicatori di seguito selezionati) che rischia di minare, qualora non lo abbia già fatto in maniera irreparabile, le possibilità di crescita, di sviluppo e di mantenimento della giustizia sociale nel nostro Paese.
Riteniamo che le proposte descritte rappresentano un passaggio fondamentale per iniziare a riattribuire coerenza, credibilità, etica e competenza alla Politica ed ai suoi singoli attori e porre rimedio all’astensionismo dilagante.
IN CONCLUSIONE
È giunto il momento di restituire dignità, autorevolezza e competenza alla classe politica italiana. La democrazia ha bisogno di rappresentanti che non solo incarnino i valori di onorabilità e presentabilità richiesti dalla Costituzione, ma che siano anche dotati della preparazione necessaria per affrontare le sfide complesse del presente e del futuro.
La qualità della classe politica di un Paese determina in larga misura il suo sviluppo economico, sociale e culturale.
Troppo spesso, in Italia, abbiamo assistito a una progressiva perdita di autorevolezza e competenza da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, con conseguenze dirette sulla qualità delle decisioni politiche e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Questo ha contribuito ad alimentare un senso diffuso di disillusione e di impotenza, allontanando sempre più le persone dalla partecipazione attiva alla vita pubblica e rendendo la Politica un luogo distante dai reali bisogni della società.
Per invertire questa tendenza, riteniamo indispensabile introdurre criteri di selezione più rigorosi per chi aspira a ricoprire ruoli di rappresentanza, affinché la politica possa tornare a essere un luogo di competenza, cultura e visione strategica.
La Costituzione italiana richiede ai rappresentanti delle istituzioni di essere onorabili e presentabili, ma riteniamo che queste caratteristiche debbano essere affiancate da una solida preparazione e da una reale conoscenza dei problemi del Paese. Solo attraverso un innalzamento degli standard di accesso alla politica possiamo garantire che le scelte legislative e amministrative siano guidate dall’interesse collettivo e non da logiche opportunistiche o di mero consenso elettorale.
E’ fondamentale inoltre che la politica torni a essere attrattiva per le nuove generazioni, che oggi si sentono escluse dalle dinamiche decisionali e raramente sono il reale obiettivo delle misure adottate. Un Paese che non valorizza il contributo dei giovani e non offre loro la possibilità di incidere sul proprio futuro è destinato a un declino inarrestabile. Per questo, chiediamo che le istituzioni mettano in campo politiche che favoriscano un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, sia attraverso una riforma dei meccanismi di selezione della classe dirigente, sia attraverso strumenti che incentivino la partecipazione attiva alla vita pubblica.
Non possiamo più permetterci di assistere passivamente a un progressivo deterioramento della qualità della nostra democrazia. La politica deve tornare a essere sinonimo di serietà, competenza e dedizione al bene comune. Per questo, con questa petizione, chiediamo un cambiamento concreto, affinché chi governa il nostro Paese sia all’altezza delle sfide che ci attendono e possa rappresentare con dignità e responsabilità l’intera collettività.
Firma anche tu per un futuro migliore! E se sei d’accordo condividi la petizione!
Meritocrazia sostenibile
da Henri-Frederic Amiel - filosofo svizzero:
"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento."
***
Come sopra accennato si ritiene che l’inadeguatezza e l’impreparazione della classe politica attuale e pregressa abbia contribuito alla stagnazione economica e culturale del nostro Paese.
A dimostrazione di ciò, di seguito abbiamo identificato alcuni indicatori economici/sociali ritenuti rappresentativi, che descrivono e sintetizzano oggettivamente la situazione del nostro Paese.
Nella lista sottostante è fornito un breve commento ed un grafico che mette a confronto la situazione dell’Italia con quella degli altri Paesi dell’Unione Europea o dell’Ocse.
1. CRESCITA DEL PIL
Analizzata la crescita del Pil dal 2008 al 2021. L’Italia riscontra la crescita più rallentata del PIL rispetto agli altri Paesi Ocse selezionati (Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti) e alla media europea.
fonte: Elaborazione Economia Centrale Digitale su dati Ocse 2008-2021

2. DEBITO PUBBLICO
Analizzato il rapporto tra il livello di debito pubblico ed il PIL dei paesi europei dell’ultimo trimestre del 2023. L’Italia presenta un rapporto pari al 137% è al secondo posto per livello di debito pubblico tra i paesi europei, nettamente al di sopra della media europea.
fonte: Eurostat IV trimestre 2023

3. LIVELLO DEI SALARI
Analizzata la crescita dei salari dal 1990 al 2020. L’Italia è l’unico Paese UE con salari addirittura decrescenti (-2,9%).
fonte: Openpolis dati 1990 - 2020

4. POVERTA’
Analizzata la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nei paesi dell'Unione europea nel 2019. In Italia il 25,6% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale. Il livello è al di sopra della media europea 21% circa.
fonte: Openpolis dati 2019

5. DISOCCUPAZIONE
Analizzato il livello di disoccupazione a marzo 2024. L'Italia presenta un tasso di disoccupazione pari al 7,2% tra i più alti tra i paesi UE.
fonte: Eurostat/Commissione Europea dati 2024

6. NEET
Analizzato il tasso di NEET da 15 a 24 anni come percentuale annua di ragazzi che né studiano né lavorano, per Stato. Il dato annuale è la differenza % dell’anno 2021 sul 2020. Il tasso italiano è pari al 19,8%, il peggiore a livello europeo.
fonte: Openpolis dati 2021

7. LAVORO SOMMERSO (cd. NERO)
Analizzato il valore medio dell’economia sommersa per il periodo a disposizione (1991-2015) espresso come percentuale del PIL. L’Italia riscontra una percentuale pari a 24,9% del PIL, al di sopra la media europea (22,1%).
Fonte: Elaborazione dati Medina e Schneider 2017 – dati 1991-2015

8. CUNEO FISCALE
Analizzato il rapporto ‘Taxing wages 2024’ (riferito all’anno 2023) dell’Ocse. L’Italia è al quinto posto tra i Paesi dell’Ocse per livello di pressione fiscale pari al 45,1% nel 2023. Nettamente superiore rispetto alla media Ocse (34,8%).
Fonte: Rapporto Ocse 2023

9. EVASIONE FISCALE
Analizzato uno studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP del 2015 dove emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa.
Fonte: University of London for Socialists and Democrats Group in the European Parliament dati 2015

10. CORRUZIONE
Analizzato il Corruption perception index (indice di corruzione percepita) del 2023 realizzato da Transparency International. L’indice è tanto più basso quanto più alta è la corruzione percepita. L’Italia si posiziona a quota 56 sotto la media dell’Europa Occidentale (circa 65).
Fonte: Transparency International – Indice percezione corruzione dati 2023

11. NUMERO DI LAUREATI
Analizzata la percentuale di laureati nel 2019. Con solo il 27,6% di laureati tra 30-34 anni, l’Italia è penultima in classifica seguita solo dalla Romania, a quota 25,8%, ben al di sotto della media europea 40%.
fonte: elaborazione Openpolis - con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Ottobre 2020) dati anno 2019

12. IMPIEGO DI ENERGIE RINNOVABILI
Nel 2023, il 24,5% del consumo finale lordo di energia dei paesi dell’Unione europea è arrivato da fonti rinnovabili. Questa quota è di 18 punti percentuali inferiori rispetto all’obiettivo del 2030 (42,5%). L’Italia si ferma al diciottesimo posto in classifica con appunto il 19,5%, al di sotto della media europea (24,5%).
fonte: Eurostat dati 2023

13. ABBONADONO SCOLASTICO
Analizzato il tasso di abbandono scolastico prima del diploma di ragazzi dai 19 a 24 anni nel 2019. L’Italia presenta un tasso pari a 13,5%, al di sopra della media europea (10,2%).
fonte: Eurostat dati 2019

14. FUGA DEI CERVELLI
Dal 2011 al 2020 gli espatri di laureati in Italia sono saliti da circa 5.000 a 25.000. In quasi dieci anni, il saldo migratorio di laureati italiani (ossia la differenza tra rimpatri ed espatri) è peggiorato del 388 per cento e del 489 per cento per i laureati più giovani. La retribuzione di chi espatria: I laureati di secondo livello trasferitisi all’estero percepiscono a un anno dal titolo 1.963 euro mensili netti, +41,8% rispetto al 1.384 euro in Italia.
fonte: Elaborazioni OCPI su dati Istat dati dal 2011 al 2020

fonte: il Sole 24 Ore

15. LIVELLO DELLE NASCITE
Il livello di nascite in confronto dal 2023 al 2008, ultimo anno di “picco”, presenta un calo superiore a un terzo (-34,2%).
fonte Openpolis: numero di bambini nati vivi per ogni anno, dal 2001 al 2023

Commento agli indicatori considerati
Come si evince dagli indicatori selezionati la situazione italiana non è per niente rosea: secondo Paese europeo per ammontare del debito pubblico (ormai superiore di molto al PIL prodotto internamente) primo Paese europeo per livello di evasione fiscale, quinto Paese europeo per ammontare del cuneo fiscale, primo Paese europeo per numero di Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione), etc..
Ad essere colpiti e a farne maggiormente le spese della situazione stagnante economica e culturale del nostro Paese sono infatti i giovani. I Neet italiani sono per la maggior parte inattivi ossia coloro che, scoraggiati, hanno smesso di cercare lavoro: il 66% del totale, quindi 2 su 3 (Fonte il Sole 24 Ore – 22 novembre 2022) e ad oggi non percepiscono alcuna forma di reddito. L’elevato numero di Neet nel nostro Paese è sintomatico anche della poca ricettività e mobilità del nostro mercato del lavoro generato dalle imprese italiane.
SCARSA PRODUTTIVITA’ DELLE PMI ITALIANE
In Italia il tessuto imprenditoriale ed il conseguente mercato del lavoro sono dominati da piccole e medie imprese (PMI), molte delle quali familiari.
Queste aziende, se da un lato garantiscono resilienza e identità culturale, dall'altro presentano una gestione antiquata, incentrata sul controllo familiare piuttosto che sulle competenze e meritocrazia dei dipendenti. Il processo di selezione è meno basato sul merito e sulle competenze e questo crea un ambiente lavorativo che soffoca l'innovazione e la crescita professionale.
La struttura piramidale e centralizzata delle PMI limita la produttività, che risulta in Italia tra le più basse al mondo. Le piccole dimensioni delle imprese italiane le rendono meno competitive e innovative rispetto ai concorrenti internazionali, con un impatto negativo sulla crescita economica del Paese.
Fonte: Financial Times

Inoltre, la resistenza al cambiamento delle PMI si riflette nella scarsa adozione di tecnologie moderne e modelli di business sostenibili, che non solo ostacolano la redditività e competitività dell’impresa stessa, ma danneggiano anche il sistema ambientale: per esempio le imprese quotate in borsa sono oggi obbligate ad adottare i parametri ESG – Environmental, Social and Governance.
Il sistema attuale, che penalizza il merito e la valorizzazione dei lavoratori, genera una stagnazione che ha conseguenze anche sul piano sociale, con salari bassi e lavoro precario.
Il mancato intervento della politica ha contribuito a mantenere questo status quo, non proponendo soluzioni per modernizzare il sistema imprenditoriale oggi sempre meno competitivo a livello internazionale.
Fonte: Financial Times

Per superare questa situazione, è necessario un cambiamento culturale che promuova l'innovazione, l'inclusività, la valorizzazione del talento e la sostenibilità. Solo così le PMI italiane potranno affrontare le sfide globali e contribuire a un'economia più produttiva e giusta.
La politica che fino ad ora ha assecondato questo assetto, dovrebbe sostenere questo cambiamento, creando incentivi per gli imprenditori disposti a crescere ed evolversi investendo nella qualità, nell’ innovazione e nella sostenibilità.
SCARSA ATTRATTIVITA’ DEL PAESE PER I GIOVANI PIU’ PREPARATI
La fuga di cervelli (brain drain) è un fenomeno significativo che evidenzia la scarsa attrattività dell'Italia, con sempre più giovani che emigrano verso Paesi con migliori condizioni di lavoro, tassazione e opportunità, soprattutto nel campo della ricerca. Questa perdita di talenti ha gravi ripercussioni economiche e sociali, in quanto sottrae al Paese capitale intellettuale in cui ha investito e riduce la capacità di innovazione e crescita. Si stima che gli espatri siano ben più numerosi di quelli ufficialmente registrati, con un flusso equivalente alla perdita di una città come Bari ogni anno.

Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che l'emigrazione riduce l'imprenditorialità, con un calo significativo delle nuove imprese, in particolare tra i giovani e nelle startup innovative. In un contesto di crescita economica lenta, basso livello di istruzione e invecchiamento della popolazione, questa emigrazione di talenti alimenta una spirale negativa che frena ulteriormente l'economia italiana.
MANCANZA DI RIFORME ED INIZIATIVE SERIE ED EFFICACI PER LE START UP E LE IMPRESE NASCENTI
Chi sono i nuovi imprenditori in Italia? Quante nuove imprese profittevoli si sono create e si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi 30 anni? Quanti “unicorni” sono nati?
In Italia, gli investimenti in startup stanno crescendo, ma sono ancora insufficienti ed inferiori rispetto a Paesi come Francia e Germania, che hanno sviluppato politiche di supporto molto più efficaci delle nostre.
In Francia, ad esempio, l'incubatore Station F e incentivi fiscali come il credito di imposta e la semplificazione delle normative hanno creato un ecosistema favorevole alla nascita di startup, portando il Paese a essere tra i leader nel settore. La Francia offre anche esenzioni fiscali per il personale coinvolto in R&D e sostiene l'incremento dei risparmi privati destinati alle imprese.
Il Regno Unito, con il programma Global Entrepreneur, e la Germania, con il supporto a startup tramite fondi pubblici e prestiti a basso interesse, sono altri esempi di Paesi che investono in iniziative per l'innovazione e il sostegno agli imprenditori. In Germania, per esempio, esistono programmi come "EXIST" che supportano studenti e laureati nell'avvio di imprese, insieme a incentivi per la ricerca e sviluppo.
In Italia, invece, l'ecosistema delle startup è ancora poco sviluppato, con una carenza di sostegno pubblico e privato. La politica italiana è spesso disinteressata al tema, e l'università non promuove attivamente l’imprenditorialità. La pubblica amministrazione, inoltre, è vista dagli investitori esteri come un ostacolo per la digitalizzazione e l'innovazione, con un focus eccessivo su burocrazia e regolamenti. Nonostante la crescita degli investimenti, l'Italia non ha ancora implementato riforme concrete per sostenere le startup, come esenzioni fiscali temporanee o finanziamenti a fondo perduto, richiesti dagli imprenditori.
Gli incentivi fiscali attivati sino ad ora in Italia, come a esempio la detrazione fiscale per gli investimenti in startup o pmi innovative, hanno due limiti. Il primo è che, trattandosi di una detrazione fiscale, questa genera effettiva liquidità solo in capo all’investitore che abbia altri redditi e, quindi, raramente in capo all’imprenditore che in una startup difficilmente può avere redditi riconosciuti in misura tale da generare crediti significativi. Il secondo sono le tempistiche della macchina burocratica italiana per l’ottenimento dei rimborsi. La liquidità derivante dal rimborso di detrazioni fiscali torna in capo al richiedente almeno due anni dopo il sostenimento dell’investimento, cosa che inibisce il reinvestimento di tali proventi nell’attività e impone all’imprenditore di fare affidamento ad altre risorse.
Per quanto attiene i bandi di finanziamenti a tassi agevolati o a fondo perduto, questi risultano di difficile accesso e di utilizzo per iniziative di crescita necessarie ad aziende digitali o di innovazione. Infatti, il loro funzionamento è legato strettamente e pedissequamente a specifiche e dettagliate iniziative proposte in fase di richiesta che spesso risultano per la start up obsolete nel momento in cui i fondi sono erogati, molto tempo dopo la fase di applicazione. Inoltre la maggior parte dei bandi agevola per lo più investimenti di natura materiale (beni, macchinari e immobili) mentre per le startup sono fondamentali investimenti di natura immateriale (marketing, pubblicità, attività di tipo promozionale e intangibili).
Per stimolare davvero l'ecosistema delle startup in Italia, sono necessari un commitment molto più consapevole e focalizzato da parte dello Stato, strutture, riforme che incentivino l'innovazione e semplifichino il quadro normativo, rendendo il Paese più competitivo rispetto agli altri leader europei.
***
La nostra classe politica non è stata in grado di dare una direzione strategica al Paese, di prendere nei decenni recenti decisioni fondamentali per l’indirizzo economico, per la politica industriale, per gli investimenti necessari per lo sviluppo e l’ammodernamento del Paese.
La conseguenza più evidente di questa incapacità sono gli scarsi risultati evidenziati dagli indicatori economici riportati relativi al nostro Paese e l’emigrazione all’estero, dei giovani più formati e preparati.
L’emigrazione crescente dell’ultimo decennio è il sintomo più evidente del malessere economico e sociale, dell’assenza di prospettive che attanaglia il Paese.
Si sottraggono così risorse che avrebbero potuto essere impiegate da un lato per lo sviluppo, il cambiamento, l’innovazione del tessuto economico-produttivo e sociale, e dall’altro per il rinnovamento e miglioramento della classe politica stessa.
Riteniamo che tale situazione in cui ci troviamo, sia riconducibile anche alla mancata preparazione e dotazione da parte dei politici italiani di quegli strumenti e competenze essenziali per svolgere in maniera efficace ed efficiente questo delicato e rilevante compito.
Nel mondo di oggi sono infatti necessari strumenti e parametri oggettivi che dimostrino la capacità e le competenze acquisite per poter ricoprire adeguatamente tale ruolo, da cui dipendono il benessere e le sorti non di un solo individuo ma di un’intera Collettività.
Ed oggi più che mai è necessario perseguire e costruire il Bene Comune.
Riteniamo quindi che sia il momento di investire per migliorare la qualità dell’offerta politica, essendo anche venuta meno quella selezione della classe dirigente che veniva svolta in passato all’interno dei partiti politici.
Siamo coscienti che le sole proposte citate, per selezionare una classe politica più preparata e competente, non sono sufficienti a sanare il difficile quadro economico/sociale del nostro Paese.
Serve infatti anche incentivare una partecipazione alla vita politica più ampia tra i cittadini, per renderli parte dei cambiamenti ed edotti riguardo alle loro necessità.
Tuttavia, la competenza e la formazione della classe politica è un imprescindibile punto di ripartenza.
email: meritocraziasostenibile@gmail.com

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Petizione creata in data 6 marzo 2025