Non un mio crimine ma una mia condanna: diritti per tutti i figli di genitori detenuti in Europa.

PETIZIONE CHIUSA

Non un mio crimine ma una mia condanna: diritti per tutti i figli di genitori detenuti in Europa.

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Mi chiamo Sara, ho 17 anni e un padre - al quale sono molto legata - che ha trascorso tanto tempo in carcere.

Varcare il portone ed entrare nella sala di attesa, prima del colloquio, mi ha sempre stravolto l'anima, divisa ogni volta tra il desiderio di riabbracciare mio padre e il senso di soffocamento che quel luogo mi provoca: mi sembra che le pareti si stringano, che i corridoi del carcere si trasformino in paludi dalle sabbie mobili, mentre i rumori mi rimbombano nella testa.

Gli anni passati tra il fuori e il dentro di mio padre sono stati, con l'arrivo della mia adolescenza, un crescendo di sensazioni, frustrazioni, traumi ed ansie, che mi hanno trascinata, inconsapevolmente, verso la solitudine. Mi sono chiusa in casa, ho iniziato a frequentare la scuola a singhiozzo e a passare poco tempo con i miei amici, i ragazzi della mia età.

Con l'arrivo della “Carta dei figli dei genitori detenuti”, mio padre è uscito per alcune ore e ha festeggiato, per la prima volta dopo tanto tempo, il mio compleanno a casa insieme a me. La sua presenza tra le pareti domestiche mi ha tirata fuori dall'incubo in cui mi ero cacciata, mi ha fatta di nuovo sorridere, mi ha dato la sensazione di una boccata d'aria fresca respirata di prima mattina. Ho capito che a piccoli passi potevo riprendere la mia vita di ragazza.

Oggi in Italia grazie alla “Carta dei figli dei genitori detenuti” - il Protocollo d'Intesa firmato lo scorso anno dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, l'Autorità Garante dell'Infanzia e dell'adolescenza, Vincenzo Spadafora, e Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre - ai figli di genitori detenuti è riconosciuto il diritto al mantenimento e alla continuità del legame affettivo. E al genitore il diritto alla genitorialità. Uno dei diritti che consente la Carta è quello che  madri e padri detenuti, previa autorizzazione del Giudice di Sorveglianza, possono uscire per trascorrere alcune ore con i propri figli ed essere così presenti a importanti eventi della vita familiare.

Questo è possibile per i 100.000 bambini e adolescenti italiani figli di genitori detenuti. Si tratta di un caso unico in Europa: negli altri Paesi i minori non hanno questa stessa opportunità.

Per i bambini e gli adolescenti come me, l’assenza del genitore alle proprie occasioni speciali è un'ulteriore sottolineatura della nostra fragilità sociale, della nostra condizione di “figli di detenuto”: la condanna del nostro familiare ricade in modo pesante sulla nostra vita.

Da qualche mese mio padre è di nuovo in famigliain affidamento ai servizi sociali. Questo mi ha permesso di riprendere la mia vita di adolescente. In Italia la “Carta dei figli dei genitori detenuti”, seppur lentamente, sta trasformando lo sguardo del carcere verso di noi, ma nel resto dell'Europa non è sempre così.

Per questo mi appello alle Istituzioni europee affinché questa Carta, manifesto dei diritti di tanti minorenni come me, sia estesa a tutti i figli di genitori detenuti d'Europa.



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